- Dalla pagina su John Fahey di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

In breve:
John Aloysius Fahey (Washington, 1939) ha reso la musica folk più adatta a un auditorium classico che a un palcoscenico di Nashville.
John Fahey è l'uomo che ha introdotto il flusso di coscienza nella musica folk, trasformandola in musica classica e facendola poi travalicare i confini della musica occidentale e orientale. Padre spirituale della "chitarra primitiva americana", Fahey ha trasformato l'assolo di chitarra in un esercizio metafisico.
Great San Bernardino Party (1966) e Requia (1967) hanno introdotto il suo mondo surreale di visioni tragiche e solenni; immagini scritte dalla chitarra, piuttosto che dalla voce. Il suo "raga western", come definito dai suoi tre capolavori strumentali, A Raga Called Pat Part 3 &i; 4, su Voice Of The Turtle (1968), The Voice Of The Turtle, su America (1971), e la title-track di Fare Forward Voyagers (1973), intreccia un flusso lento e ipnotico di suoni tintinnanti, una maestosa marea di frammenti melodici in forma libera. Queste lunghe meditazioni operano su due livelli: prima evocano ampi paesaggi e una natura imponente, poi resuscitano i fantasmi di tutti coloro che li hanno attraversati. I sogni degli esploratori, l'ansia degli avventurieri, le speranze dei pionieri sono uniti, ma Fahey rifugge la modalità epica e preferisce una forma di impressionismo domestico, tenero e caldo. La sua arte riguarda i miti collettivi dell'umanità. Il suo pellegrinaggio musicale rappresenta l'odissea di tutti gli "Ulisse" che hanno viaggiato (camminato, cavalcato, navigato) verso l'ignoto.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi, traduzione completata da Stefano Iardella)

Bio:
Eremita del folk, guru del primitivismo, menestrello del raga occidentale, John Fahey edificò sull'etnologia populista una nuova arte del sound, l'equivalente del flusso di coscienza di William James o della scrittura automatica surrealista.

Fahey è il padre spirituale dell'"american primitive guitar", lo stile folk che privilegia l'assolo metafisico di chitarra acustica (soprattutto se rigorosamente solista e strumentale). Fahey aveva due modelli a cui ispirarsi, il Pete Seeger di Goofing Off Suite (1955) e il Sandy Bull di Fantasia For Guitar & Banjo (1963), ma il risultato fu una musica introspettiva e personale che aveva poco in comune con quei modelli (puramente tecnico il primo, e trascendentale il secondo).

John Fahey, originario del Maryland (nato a Takoma Park), si era formato musicalmente in California verso la fine degli anni '50.
La sua formazione avvenne nel mondo del blues, genere del quale acquisirà una conoscenza quasi enciclopedica. Ai tempi del college divideva la camera con Al Wilson (Canned Heat) e in sua compagnia riscopriva i classici del genere. Si laureò con una tesi su Charley Patton.

Nel 1958 registrò il suo primo disco, Blind Joe Death (Takoma, 1959), dedicato a un bluesman inesistente. L'album venne stampato in sole 95 copie, ma, a lungo andare, lanciò su scala nazionale il fenomeno del primitivismo. Fra tanti brani tradizionali spiccavano due sue composizioni originali, Transcendental Waterfall e On Doing An Evil Deed Blues, che avevano poco in comune con il folk revival di quegli anni.

Death Chants (Takoma, 1963) contiene dieci brani, fra cui alcune vignette surreali (Stomping Tonight On The Pennsylvania-Alabama Border, The Downfall Of The Adelphi Rolling Grist Mill real audio, Dance Of The Inhabitants Of The Palace Of King Phillip XIV).

Dovettero comunque passare altri sei anni prima che Fahey decidesse di intraprendere seriamente la carriera di musicista, Dance Of Death (Takoma, 1964).
Per avere mano libera nella sua "trasfigurazione" del folk Fahey fondò una sua etichetta discografica, battezzata Takoma in omaggio al suo paese d'origine. L'album contiene due lunghe improvvisazioni, Dance Of Death e What The Sun Said, che anticipano i capolavori dell'età matura.

In questi anni di apprendistato Fahey si rivela discepolo dei chitarristi di colore, dai quali apprende la tecnica che porterà ai massimi estremi, ma anche curioso rivisitatore e adattatore di stili eterodossi che si ispirano tanto ai poemi sinfonici del romanticismo quanto alle colonne sonore dei film muti.

I primi risultati maturi si trovano in Great San Bernardino Party (Takoma, 1966), soprattutto la lunga Birthday Party, e in Requia (Vanguard, 1967), in particolare quello per Molly in quattro parti (che porta sovraincisi rumori di guerra e inni nazisti).

Transfiguration Of Blind Joe Death (Riverboat, 1965), che miniaturizza quella concezione profana di musica sacra a ritmo honky-tonk (Oringa-Moraga) e blues (Death Of Clayton Peacock) introducendo elementi delle religioni orientali (I Am The Resurrection) per definire un nuovo tipo di litania estatica (On The Sunny Side); Days Have Gone By (Takoma, 1967), che contiene uno dei primi collage di rumori, Raga Called Pat, e altre miniature eccentriche (Night Train Of Valhalla, The Portland Cement Factory At Monolith California, My Shepherd Will Supply My Needs); e Yellow Princess (Vanguard, 1968), che si lascia trasportare dagli umori hippie del tempo (il raga Dance Of The Inhabitants Of The Invisible City Of Bladensburg, la psichedelia orrifica di Singing Bridge Of Memphis Tennessee, il madrigale di Yellow Princess) testimoniano della stessa maturità espressiva su un piano più umile.

In questi dischi Fahey distilla una mole sterminata di idee. Ogni album è un mosaico di monologhi strumentali mai petulanti, retorici o marziali, sempre cristallini e delicati. Fahey rifugge dal sensazionalismo e dalle acrobazie mozzafiato dei virtuosi di bluegrass: il suo è un "picking" molto più raccolto, composto e dimesso.

Gli ingredienti del suo stile sono ancora riconoscibili: il blues, il gospel, il country, le danze irlandesi, la musica da chiesa, la psichedelia. Ad amalgamarli in un continuum unico e renderli irriconoscibili è la musica classica indiana.

Su Voice Of The Turtle (Takoma, 1968) Fahey sperimenta una fusione di chitarrismo occidentale e scale indiane (A Raga Called Pat Part 3 and 4) e da quel momento matura la sua concezione metafisico-primitivista. Fahey mette a punto uno stile chitarristico che è l'equivalente folk del flusso di coscienza.

The Voice Of The Turtle è il primo dei tre capolavori solisti e strumentali di Fahey, seguito da America (Takoma, 1971 - Fantasy, 1999 - 4 Men With Beards, 2009) e Fare Forward Voyagers (Takoma, 1973). I brani si allungano, si distendono, si rincorrono in cieli e vallate senza fine e senza tempo, nel trascorrere di albe e di tramonti, si inalberano come tappeti magici, vanno alla deriva trascinati dalla corrente dei ricordi e dei sogni. Fahey sposta l'enfasi verso il misticismo, la trascendenza, la metafisica.
In dissertazioni come Mark 1:15 e The Voice Of The Turtle (su America), When the Fire and the Rose are One e soprattutto Fare Forward Voyagers le intense atmosfere blues/raga dell'"uomo-tartaruga" trasfigurano l'esistenza in una sorta di viaggio interno/eterno nella mente.
I lenti tintinnii della chitarra, lasciata andare alla deriva da sola, cullano i sogni dei pionieri, le ansie degli avventurieri solitari, le speranze delle carovane; attraversano paesaggi di praterie sconfinate, di montagne inesplorate, di fiumi maestosi, di oceani terribili. Quello di Fahey è un flusso di coscienza collettivo, è il flusso di coscienza di un'umanità intera che si riconosce nelle odissee di tutti i "viaggiatori lontano in avanti", tutti i grandi piccoli Ulisse che navigarono, cavalcarono o camminarono, verso l'ignoto.
E' questo il messaggio del "raga occidentale" da lui fondato: di quell'ipnotico e occulto frangersi degli accordi su cadenze pacate e anemiche, lontano da qualsiasi tentazione di descrittivismo o di imitazione della tradizione. La musica che ne risulta, criptica e oscura, è nondimeno pregna di un umanesimo ricco e caloroso.

Rocco Stilo scrive:

Fra tutti gli aggiornamenti, hai dimenticato di segnalare la nuova riedizione su CD di «America» che restaura il disco nel suo «concept» originario di dimensioni doppie, recuperando nove brani che Fahey fu convinto dalla Takoma ad accantonare, per non riprenderli in seguito mai più. Questo è, secondo me, uno degli eventi più importanti della musica folk americana degli ultimi anni; le dimensioni monumentali del disco, la presenza di tanti capolavori, quelli già noti e quelli «nuovi», non lo fanno apparire inferiore a «Fare Forward Voyagers». Fra le «novità» spiccano in particolare: la title-track (assente dall’LP originale), che secondo la Takoma è l’unico brano conosciuto di Fahey alla dodici corde; il brano «Dalhart, Texas, 1967», forse il migliore tra quelli recuperati; il tema bellissimo, a due riprese, di «Jesus Is A Dying Bedmaker»; «Dvorak», ripreso da un tema dell’omonimo compositore.
Pagina di riferimento: John Fahey.

Voyagers è in assoluto la sua composizione più lirica, complessa e maestosa. Laddove Voice rimane ancora legata a un mondo favolistico, alla cadenza del racconto, Voyagers si innalza in uno spettacolare tourbillon di visioni celestiali, di mandala pudichi e ascetici.

A quel punto, in corrispondenza con il generale rallentamento delle istanze alternative degli anni '60, subentra un periodo di rilassamento, di imborghesimento, in cui Fahey si accontenta spesso di sfogliare con erudita nonchalance le pagine del passato americano:
Of Rivers And Religion (Reprise, 1972), arrangiato in modo più professionale (dobro, mandolino, tromba, clarinetto, pianoforte, contrabbasso) e che riecheggia la musica Dixieland, ma meno "personale" e unico rispetto ad altri album di questo periodo, After The Ball (Reprise, 1973) e alcuni album natalizi.

La migliore di queste nostalgiche rivisitazioni della musica dei primi del secolo è forse Old Fashioned Love (Takoma, 1975), sulla quale è accompagnato da una banda con tuba, tromba, trombone, jug, banjo, e piano e dove, divagando fra blues e ragtime, finisce per pervenire a un altro dei suoi mantra estatici, Dry Bones In The Valley.

La curiosità patologica per gli arcaici 78 giri rimarrà comunque una costante della sua carriera, una febbre che lo assalirà a intervalli regolari.

La stanchezza creativa è però compensata da una suggestiva fantasia tematica e da una dolcezza, una bonarietà, un ottimismo che mancavano nei capolavori.
Fahey dispensa esuberanti impressioni di viaggio, su Visits Washington D.C. (Takoma, 1979), con il mozzafiato Grand Finale; una raccolta di "imitazioni" di treni, Railroad I (Takoma, 1983); le romanze cortesi su temi della musica rock di Old Girlfriends And Other Horrible Memories (Varrick, 1990); variazioni folk su brani celebri di musica rock e classica, su Let Go (Varrick, 1984) e Rain Forests (Varrick, 1985).
Si tratta di album un po' "distratti".


(Tradotto da Gianluca Mantovan, modificato e completato da Stefano Iardella)

Yes Jesus Loves Me (Takoma, 1980), una collezione di musica sacra, e I Remember Blind Joe Death (Rounder, 1987) sono gli altri album di questo periodo.
God Time And Causality (Shanachie, 1990) è forse l'apice della sua tecnica chitarristica benchè contenga principalmente materiale degli anni '60.

The Return Of The Repressed (Rhino, 1994) è un'antologia.

Una grave malattia che afflisse la sua carriera a cominciare dal 1986 lo costrinse di fatto al ritiro dalle scene musicali.
Fahey tornò tuttavia con un doppio 78 giri, Morning/ Evening Not Night (Perfect, 1996).

City of Refuge (Tim Kerr, 1997) segnò il ritorno in modo contraddittorio.
Fahey aveva abbandonato il progressive-folk in favore della moderna tecnologia.
City of Refuge è una lunga ed epica esplorazione delle possibilità testuali, e On the Death and Disembowelment of the New Age è di fatto una manipolazione di nastri (venti minuti).
Il Fahey musicista prevale sul Fahey poeta.

Womblife (Table Of The Elements, 1997), un esercizio di ambience psichedelica, contiene cinque lunghi pezzi: Sharks (9:20), Planaria (9:54), Eels (6:13), Coelacanths (7:28), Juana (12:34).
Tra i capolavori del periodo figura il succitato pezzo da incubo Planaria.

L'EP The Mill Pond (Little Brother, 1997) è ben più avventuroso del precedente: Ghosts, Garbage e Mill Pond sono ottima musica elettronica e dissonante.

The Epiphany Of Glenn Jones (Thirsty Ear, 1997) è una collaborazione con i Cul De Sac. Alcuni pezzi sono suggestivi (Gamelan Collage, New Red Pony, Our Puppet Selves, Magic Mountain, Tuff) ma la musica perde di personalità ed emozione, suonando come una lezione universitaria.

Georgia Stomps Atlanta Struts (Table of the Elements, 1998) è la sua prima registrazione totalmente elettronica, con un repertorio di quasi sole covers.

Hitomi (Livhouse, 2000) ha ben poco di rivoluzionario nonostante gli splendidi acquerelli di Delta Flight 53.

Red Cross (Revenant, 2003), l'ultimo album registrato prima della sua morte, è un lavoro molto minore.

Hard Time Empty Bottle Blues (1-4) (Table Of The Elements, 2004) è un EP che documenta quattro pezzi di una performance live del 1996.

The Great Santa Barbara Oil Slick (2005) documenta performance dal vivo degli anni '60.

Sea Changes and Coelacanths - A Young Person's Guide To John Fahey (Table Of The Elements, 2006) è un doppio CD che raccoglie i già pubblicati Womblife, Georgia Stomps, Atlanta Struts, & Other Contemporary Dance Favorites e Hard Time Empty Bottle Blues.

Twilight On Prince Georges Avenue (Rounder, 2009) è una raccolta del periodo 1984-1992.

I cinque dischi del box-set Your Past Comes Back To Haunt You (The Fonotone Years 1958-1965) (Dust-to-Digital, 2011) raccolgono le prime registrazioni di John Fahey.

John Fahey morì nel febbraio 2001 per le complicazioni poster operatorie di un intervento chirurgico al cuore, all'età di 62 anni.

Il cofanetto The Transcendental Waterfall: Guitar Excursions 1962-1967 (4 Men With Beards, 2013) raccoglie Blind Joe Death del 1959, Death Chants del 1963, Dance of Death del 1964, The Great San Bernardino Birthday Party del 1966, The Transfiguration of Blind Joe Death del 1965 e Days Have Gone By del 1967.


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