- Dalla pagina su John Mayall di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
Spettacolare armonicista e formidabile direttore d'orchestra, John Mayall (Macclesfield, 1933) è stato per diversi anni il principale punto di riferimento della scena blues britannica. La sua band, i Bluesbreakers, svolse il ruolo di cinghia di trasmissione tra il blues revival degli anni '50 e il blues-rock degli anni '60, formando talenti che avrebbero fatto la storia della musica rock.
Uno degli eventi che cambiò radicalmente la scena musicale britannica nel 1966 fu l'uscita dell'album Bluesbreakers (1966), con la partecipazione di Eric Clapton, ex chitarrista degli Yardbirds, che definì di fatto un genere di rhythm'n'blues suonato da musicisti europei bianchi, l'epitome del "blues-rock", che presto divenne una delle correnti più forti del rock britannico. Gettò anche le basi per il progressive-rock: Hard Road (Decca, 1967), con il nuovo chitarrista Peter Green, i sontuosi arrangiamenti jazz di Bare Wires Suite (1968), dall'album Bare Wires (1968) quasi interamente composto da Mayall stesso, la sofisticata musica lounge del concept-album Blues From Laurel Canyon (1969), interamente composto da Mayall, e del suo capolavoro, The Turning Point (1969), con il chitarrista Jon Mark e il sassofonista Johnny Almond, preludio a un'ambiziosa Jazz-Blues Fusion (1972).
I Fleetwood Mac, i Colosseum e i Mark-Almond (tutti gruppi formati da questo gruppo di musicisti) sarebbero state le logiche conseguenze dei continui esperimenti di Mayall con il blues.
Il limite di Mayall fu quello di essere forse più un talent scout che non un musicista.
Bio:
Spettacolare armonicista e grande conduttore di ensemble,
John Mayall fu per anni il princicpale punto di riferimento della scena blues
inglese. Il suo complesso, i Bluesbreakers, funse da cinghia di trasmissione
fra il blues revival degli anni '50 e il blues-rock degli anni '60, allevando
molti talenti che avrebbero fatto la storia del rock Britannico.
In effetti, è forse passato alla storia più come talent scout che come
musicista.
Dopo anni di oscuro apprendistato nella nativa Manchester, Mayall giunge
nel 1963 a Londra, armato di una passione viscerale per il blues elettrico
di Chicago.
I Bluesbreakers indovinarono il formato di successo: un blues molto ritmato,
agghindato con assoli intrepidi, spesso fischiettabile, poco rallentato
dai fiati del rhythm and blues (che erano invece la palla al piede del suo
maestro Alexis Korner).
Crawling Up The Hill (1964) fu il primo singolo di Mayall, e rimarrà
una delle sue composizioni più originali, in seguito raccolta su
Thru The Years (Deram, 1971).
Plays John Mayall (Decca, 1965) non è un granchè come disco (in
particolar modo se paragonato all'esordio degli Stones), ma
documenta un'epoca e testimonia come Mayall scrivesse il proprio materiale
in un'epoca in cui i bluesman bianchi si limitavano a rielaborare il materiale
dei neri.
Nel 1965 Mayall ebbe la fortuna di scoprire un chitarrista imberbe di
nome Eric Clapton, che si era appena
fatto le ossa nel complesso degli Yardbirds.
Gli assoli di Clapton non erano soltanto fedeli alla tradizione del blues, ma
erano anche improvvisati, un fatto che a quei tempi parve rivoluzionario.
Bluesbreakers (Decca, 1966), noto anche come Beano, fu l'album che fece epoca.
Dei brani originali svettano i lenti (Double Crossing Time e la lunga
Have You Heard) e un vivace rhythm and blues, Key To Love.
Le sigle dei concerti sono però All Your Love (di Willie Dixon e Otis Rush, con il primo grande assolo di Clapton) e lo
strumentale Steppin Out (di Freddie King).
Nel 1967, con il più fantasioso Peter Green allo strumento e un Ainsley Dunbar
alla batteria, Mayall cesellò Hard Road (Decca, 1967), forse il
capolavoro del blues revival
(e in Supernatural compaiono le prime avvisaglie di una diserzione
fantastica).
Peter Green registrò con Mayall anche alcuni singoli, poi raccolti su
Thru The Years (Deram, 1971), fra cui il leggendario
Out Of Reach.
Alla fine dell'anno, quando il leader comincia a dar segni di
megalomania, l'organico si rinnova, assumendo il diciottenne Mick Taylor alla
chitarra e due fiati.
Il risultato, Crusade (Decca, 1967), fu un album più convenzionale,
dedicato interamente a cover di musica nera (protagonista però sempre
l'arrangiamento di Mayall).
Alla fine di quell'intenso anno Mayall licenziò anche il primo album solista,
Blues Alone (Deram, 1967), che servì soltanto a dimostrare come la
fama di Mayall fosse dovuta ai suoi "gregari". Quei gregari stavano tutti
diventando delle star, formando gruppi importanti come
Cream, Colosseum e Fleetwood Mac.
Con Mick Taylor alla chitarra,
Dick Heckstall-Smith al sax e Jon Hiseman alla batteria, i Bluesbreakers
compirono con Bare Wires (1968) un passo storico, seppellendo il blues
sotto un cumulo di raffinatezze jazz (la Bare Wires Suite di 23 minuti).
Bare Wires era quasi interamente composto da Mayall.
Blues From Laurel Canyon (Polydor, 1969), interamente composto da lui, fu addirittura un concept-album
dedicato a Los Angeles (il titolo si riferisce all'indirizzo di Frank Zappa,
presso cui Mayall aveva soggiornato), e suonato con lo stesso tono prezioso
dei combo di cocktail lounge.
Looking Back (Deram, 1969) è un'antologia dei singoli, fra cui
Jenny, una delle gemme di Mayall come cantautore.
London Blues (Polydor, 1992) è un'ottima antologia del periodo 1966-69.
Taylor si unì agli Stones e altri membri formarono i Colosseum.
Assunti Jon Mark alla chitarra e Johnny Almond al sax, Mayall sfornò
The Turning Point (Polydor, 1969), forse il suo capolavoro, un album
puramente acustico che
adottava un sound a metà strada fra lo stile sofisticato e lo stile ruspante,
concedeva più libertà strutturale ai brani,
e offriva per la prima volta soltanto composizioni originali del gruppo:
il travolgente jug di Room To Move, uno dei suoi capolavori all'armonica
e al canto, e la lunga ballata acustica swingante California,
con un assolo jazz del sax e un assolo arabo del flauto.
La Jazz-Blues Fusion (Polydor, 1972) progettata da Mayall con questi album era forse troppo
ambiziosa per i limiti compositivi del leader, ma in questo album diede frutti
suggestivi.
L'esperimento senza batteria e con un sound vellutato venne proseguito con
meno successo su Empty Room (Polydor, 1970), che peraltro contiene il
singolo di successo Don't Waste My Time.
Mark e Almond proseguiranno il progetto con i loro
Mark-Almond.
USA Union (1971), il suo primo album "Americano", con Harvey Mandel
alla chitarra, tornò a un formato
più tradizionale, e, grazie a una
spalla di lusso come il violinista jazz Don Sugarcane Harris, riuscì ancora a
inventare alcune brillanti ballate jazz-blues (Night Flyer, Deep Blue
Sea) e altre fedeli partiture blues (Took The Car).
L'idea della "jazz-blues fusion" venne proseguita su Memories (1971) da
un trio più umile.
Back To The Roots (1971) era un album-evento che raggruppava tutta
la dinastia dei gruppi di Mayall per una sorta di tributo al leader.
Moving On (1972) fu un altro album di jazz-blues fusion.
Il periodo commemorativo culminò con Ten Years Are Gone (1973),
che era un disco doppio. Quello dal vivo conteneva due delle sue migliori
jam, Dark Of the Night e Harmonica Free Form.
Latest Edition (Polydor, 1974) fu l'ultimo album della stagione d'oro,
e venne seguito da una valanga di registrazioni (per lo più dal vivo) di
dubbia qualità, inaugurate da
New Year New Band New Company (ABC, 1975).
Room To Move (Polydor, 1992) è un'ottima antologia del periodo 1970-74.
Mayall riformò i Bluesbreakers per Behind The Iron Country (GNP, 1985), registrato in Ungheria, e per il suo primo album in studio da tempo immemore, Chicago Line (Island, 1988), seguito da A Sense of Place (Island, 1990), Wake Up Call (Silvertone, 1993), Blues For The Lost Days (Silvertone, 1997).
Along For The Ride (Eagle, 2000) vede Mayall alla guida di un cast stellare (Gary Moore, Peter Green, Steve Miller, Chris Rea, ecc.), come ai bei vecchi tempi.
Complessivamente la sua opera monumentale non ha eguali nella storia del blues moderno. Mayall ha creato più brani di ogni altro bluesman ed è l'unico ad aver tentato e (seppur saltuariamente) raggiunto la fusione sia con il rock sia con il jazz. Ma, per quanto finemente cesellati, i numerosi classici del "Re Lear" del blues inglese sono rimasti lettera morta e tutti i suoi seguaci hanno prima o poi disertato la causa, chi per il jazz, chi per l'hard-rock e chi per la canzoncina pop.
Mayall è morto a Los Angeles nel 2024, all'età di 90 anni.
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