- Dalla pagina su Little Richard di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Little Richard, vero nome Richard Wayne Penniman (Macon, 1931), nato in Georgia, fu uno dei primi rockers, ma fu soprattutto uno dei primi rockers a impersonare lo spirito selvaggio e libidinoso del rock and roll.
Fu uno dei primi a truccarsi in maniera "decadente" (senza far molto per nascondere le sue tendenze omosessuali), a esplodere sul palcoscenico, a storpiare la voce in maniera animalesca e sensuale.
Il suo stile musicale costituisce il ponte naturale fra il rhythm and blues di New Orleans e quello di Chicago nel momento in cui il secondo diventava un nuovo genere.
A differenza dei rocker di Chicago e Memphis, che usavano la chitarra come strumento guida, Little Richard usava il pianoforte, uno strumento che non era né "nero" (blues) né "bianco" (country) bensì gospel e boogie.
E nessuno aveva mai "suonato" (o, meglio, "percosso") il pianoforte come lui.
Richard Penniman era emerso grazie al suo modo
viscerale di cantare i gospel, e aveva ottenuto i primi ingaggi discografici all'età di vent'anni
(nel 1951) per cantare brani di rhythm and blues ma, scoperto il pianoforte,
trovò il successo (dicembre del 1955) come cantante e
pianista di rock and roll con un suo vecchio brano-nonsense riadattato:
Tutti Frutti (settembre 1955), con i versi immortali
“Whop bop b-luma b-lop bam bom... Awop-bop-a-loo-mop alop-bom-bom”.
Quel brano, esagitato, cadenzatissimo e assolutamente senza senso, contagiò
decine di rocker, ma nessuno seppe riprodurre il suo piglio iper-cinetico e bambinesco.
Il suo modo di tenere la scena era impressionante, soprattutto quando si
truccava il volto e suonava (letteralmente) con i piedi;
come se non bastasse di solito intercalava
alle canzoni monologhi da invasato narcisista e mitomane.
Il suo spettacolare ultra-boogie scenico fu soprannominato "thang".
Little Richard si ispirava in realtà a due personaggi underground dell'epoca:un oscuro cantante blues di Atlanta, Billy Wright, che fu il primo a truccarsi
e vestirsi in maniera decadente, ed Esquerita, un altro pianista maniacale.
Nel 1956 registrò una serie di hit, tutti fondati sullo stesso principio di frenesia, di ferocia e di clownerie: Long Tall Sally (febbraio 1956), la prima delle sue eroine (“she's built for speed/ she's got anything uncle John needs”), un tempestoso rhythm & blues sincopato, tirato al limite delle sue possibilità vocali, Rip It Up (maggio 1956) di Bumps Blackwell (la più vicina al gospel, scandita dal battito di mani a ritmo velocissimo, con chitarra e fiati) e l'ironica The Girl Can't Help It (ottobre 1956), colonna sonora del suo primo film.
Il sound si incattivì ulteriormente l'anno dopo, quando ogni sua canzone
irrompeva nelle charts con la delicatezza di un ciclone:
Lucille (luglio 1956), un reboante boogie antropofago, una delle sue interpretazioni più
epilettiche, Jenny Jenny (ottobre 1956), non meno allucinata, con le liriche più insensate
dell'era, e Keep A-Knockin' (gennaio 1957), un vecchio hit di Louis Jordan basato su un hit degli anni '20, nella quale il canto stesso, feroce e ululante
sembra avere lo stesso ritmo delle percussioni, dei fiati, delle chitarre (e
l'introduzione di batteria diventerà una sigla standard del rock).
Good Golly Miss Molly (ottobre 1956, pubblicata soltanto nel 1958) di Bumps Blackwell, con la più tipica cadenza del boogie di palude,
fu il suo canto, o meglio urlo, del cigno.
Here's Little Richard (1957) fu il primo album, e contiene le prime hit.
Molti di questi brani ottennero la consacrazione internazionale nelle (più ragionevoli) interpretazioni dei bianchi, secondo la vecchia tradizione razziale/razzista.
Il suo canto sgolato, con frequenti ululati incontrollati e frasi sincopate
in progressione, si faceva largo nel bailamme rhythm and blues, fortemente
ritmato e con tanto di sassofoni, del suo favoloso gruppo di accompagnamento
(Earl Palmer alla batteria, Lee Allen al sax tenore, Alvin Tyler al sax
baritono e due-tre chitarristi).
Per di più i versi erano del tutto sconclusionati.
Ma Little Richard era tanto più espressivo quanto più insignificanti
e sconnessi erano i testi.
Nell'insieme era l'apologia del caos più maniacale e dissoluto,
l'apocalissi del rock and roll.
E per la massa dei fan
il suo boogie vulcanico e iper-cinetico venne a identificare
il giovane aggressivo, estroverso e incolto.
Primo sacrilego del gospel, primo cultore dell'eccesso sonoro, primo teatrante del rock, il vulcanico pianista della Georgia usava sia la voce sia lo strumento come potenti e duttili percussioni; martellava l'ascoltatore con un selvaggio incontrollato emotivo primitivismo da cavernicolo. I testi assurdi e surreali delle sue sceneggiate musicali, accoppiati all'esibizionismo maniacale, costituirono il veicolo ideale per un suono che era tutto istintivo e irrazionale.
Sorprese tutti abbandonando di colpo la scena per la religione, colto da un'autentica crisi esistenziale (abbandonò le scene già nel 1957, ma la sua casa discografica tenne la cosa segreta fino all'uscita dell'ultimo hit).
Il suo miglior album di gospel rimane
King Of Gospel Singers (settembre 1961 - Mercury, 1962).
Little Richard assunse persino il giovane chitarrista Jimi
Hendrix per rifare tutti i vecchi pezzi in un tiepido stile soul-rock.
Incise almeno un brano degno del passato, Bama Lama Bama Loo (aprile 1964), ma sostanzialmente rimase devoto alla religione, anche quando il revival gli avrebbe consentito un ritorno in grande stile.
Negli anni ’70 Little Richard cercò di ritornare al successo come cantante rock, ma The Rill Thing (Reprise, 1970), King Of Rock'n'Roll (1971) e Second Coming (1972) erano album mediocri, soprattutto per i standard dell’epoca; i suoi album successivi furono addirittura peggio.
Little Richard rimase un cristiano convinto, che si era oramai pentito dei suoi peccati giovanili e aveva rinunciato ai suoi comportamenti decadenti.
Negli anni ’90 registrò altre canzoni per ragazzi e per beneficenza.
Souther Child (1972 - Reprise, 2005) è rimasto inedito per oltre trent'anni.
Si è esibito per l'ultima volta a Las Vegas nel 2013 ed è morto a causa di un tumore osseo nel maggio 2020, all'età di 87 anni.
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