- Dalla pagina su Diana Ross & The Supremes di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
Le melodie semplici e contagiose delle Supremes hanno incarnato l'esuberanza romantica degli anni Sessanta del 1900: Where Did Our Love Go (1964), Baby Love (1964), Stop In The Name Of Love (1965), I Hear A Symphony (1965), My World Is Empty Without You (1965), You Can't Hurry Love (1965), The Happening (1967).
Da sola, Diana Ross (Detroit, 1944) si ÃĻ abbandonata a tour de force vocali per Ain't No Mountain High Enough (1970) di Ashford e Simpson, Do You Know Where Are You Going To (1975) di Gerry Goffin e il monolite erotic disco Love Hangover (1976) di Pam Sawyer e Marilyn McLeod.
Bio:
Diana Ross, una ventenne pelle e ossa del ghetto di Detroit che da quattro
anni calcava le scene con un tipico gruppo vocale da high-school, venne a
impersonare dal 1964 l'immagine della ragazzina ye-ye della Motown.
Le Supremes furono studiate a tavolino da Gordy in persona per essere il gruppo crossover da hit a catinelle. Il successo inter-classista venne come preventivato, e nei sei anni della loro convivenza le tre "Beatles nere" in gonnella infilarono una serie (senza precedenti per la musica nera) di dodici n. 1, curati personalmente dal trio H-D-H, fra cui Where Did Our Love Go e Baby Love nel 1964; Stop In The Name Of Love e I Hear A Symphony nel 1965; My World Is Empty Without You e You Can't Hurry Love nel 1966; e infine The Happening nel 1967; canzoni stellari che sono entrate di diritto nel patrimonio delle melodie piÃđ familiari degli Stati Uniti d'America.
In tutti i loro dischi Diana Ross sembra cantare
(con il suo tono candido, un po' freddo ed estatico,
mai veramente emotivo) un ritornello che non finisce mai.
La sua voce continua a fluttuare melodicamente sul motivo che si ripete
all'infinito (tipica I Hear A Symphony),
mentre le due compagne riempiono l'atmosfera di contrappunti adolescenziali.
Al mutare dei tempi Gordy staccÃē la Ross dalle compagne e nel giro di pochi mesi le rifece una reputazione: da spensierata adolescente a matura sofisticata regina della canzone, erede di Billie Holiday.
Attrice, cantante e donna d'affari (sposÃē il suo boss
Gordy), Diana continuÃē a sfornare un hit all'anno, permettendosi persino nel
1981 di metter su ditta in proprio, piantando in asso Motown, marito e musica soul.
I suoi nuovi successi, arrangiati con tanto di orchestra,
fra cui la classica Ain't No Mountain High Enough (1970),
di Ashford/Simpson, suo tour de force vocale,
la patetica Do You Know Where Are You Going To (1975), il suo ritornello
piÃđ tenero e melodrammatico (scritta da Gerry Goffin),
i sette sensuali minuti di Love Hangover (1976), di Pam Sawyer-Marilyn McLeod, uno dei dischi che diedero vita alla disco-music, e la novelty da ballo Upside Down (1980),
testimoniano l'inalterata fedeltà al clichÃĻ sentimentale dell'high-school e,
sommati ai precedenti, le conferiscono il primato assoluto di n. 1 negli Stati Uniti d'America
(diciotto).
Nel 1983 il Central Park di New York si riempÃŽ a dismisura (oltre il mezzo
milione di persone) per un suo concerto gratuito.
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