- Dalla pagina su Howlin' Wolf di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

In breve:
A Chicago, il chitarrista dominante era Chester “Howling Wolf” Burnett (White Station, 1910). Discepolo di Charlie Patton nel suo Mississippi natale, Wolf aveva già registrato How Many More Years (agosto 1951), Moaning At Midnight (agosto 1951) e Saddle My Pony (aprile 1952), e aveva sviluppato la simbiosi tra la sua voce funerea e i riff di chitarra pesanti (e a volte distorti) di Willie Johnson, archetipo del dialogo chitarra-voce nell'era elettrica. Ancor più influenti furono le registrazioni con Hubert Sumlin alla chitarra, come Evil Is Going On (maggio 1954), Smokestack Lightning (gennaio 1956), basato su Moon Going Down di Charley Patton, e Killing Floor (agosto 1964), oltre a innumerevoli canzoni di Willie Dixon. Il suo blues selvaggio, sismico e cristallino implicava non solo un messaggio diverso, ma un modo di comunicare completamente diverso. Fu forse il primo artista a capire come creare musica sperimentale completamente moderna enfatizzando gli elementi autentici e più primitivi della musica ancestrale; come riconnettersi con la creatività originaria dell'anima umana.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Bio:
Howlin' Wolf (Chester Burnett) imparò il blues da Charley Patton nel nativo Mississippi, dove lavorò come bracciante fino allo scoppio della guerra. Nel Dopoguerra si trasferì come disc-jockey a Memphis, dove fece comunella con l'armonicista James Cotton e con il pianista Ike Turner.
In breve ampliò la band fino a comprendere due armoniche (Junior Parker, o Cotton, più se stesso), piano, batteria e chitarra. In brani come How Many More Years (agosto 1951), Moaning At Midnight (agosto 1951) e Saddle My Pony (aprile 1952) Willie Johnson fece risuonare un pesante riverbero di riff chitarristico che, accoppiato al funereo vocalizzo di Wolf, divenne l'archetipo del dialogo fra canto e strumento nell'era elettrica.

Nel 1952 i Chess lo chiamarono a Chicago, dove rivaleggiò a lungo con Waters, pur rappresentando uno stile più compromesso con il boogie amplificato di Memphis e più lontano dalle origini rurali, basato più sull'irruenza che sulla tecnica.
Affidato a Willie Dixon, e con il fido Hubert Sumlin alla chitarra (che era subentrato a Johnson nel 1954), Wolf ricatturò lo spirito di Memphis in Evil Is Going On (maggio 1954), Smokestack Lightning (gennaio 1956, basato su Moon Going Down di Charley Patton) e la sua Killing Floor (agosto 1964), e pubblicò nel 1961 il miglior disco blues di Chicago, Howlin' Wolf (Chess 1469, 1961), che contiene due brani di Wolf, Who's Been Talking (giugno 1957) e Tell Me (giugno 1957), e una sorta di "greatest hits" di Dixon registrati in diverse sessions: giugno 1960 (Wang Dang Doodle, Back Door Man, Spoonful), maggio 1961 (Down in the Bottom), giugno 1961 (Shake for Me, Red Rooster), dicembre 1961 (You'll be Mine), ecc.

Nei primi anni '60 i brani firmati da Willie Dixon tradivano anche l'influenza del rock'n'roll.
Il suo tour del 1964 in Gran Bretagna ispirò gran parte dei complessi rock dell'epoca (in particolare i chitarristi, che appresero molto da Sumlin).

I suoi grugniti, torbidi, aspri, selvatici, gravidi di libidini erotiche palesi, di consumazioni carnali, di lascivie irreprimibili, e al tempo stesso di rabbia, orgoglio, amarezza e sarcasmo, aggredivano ogni nota con un'irruenza e un'esuberanza tanto rozze e sanguigne quanto lucide e argute.
Le grevi dosi di volgarità e di caricatura, le bestemmie abrasive, le smorfie al vetriolo, gli ululati e i ringhi debosciati, erano il frutto del traumatico adattamento della comunicatività blues al violento clima lirico del ghetto metropolitano.

Il suo blues sismico è l'ultimo grande testamento eroico della civiltà nera.

Going Back Home (Syndicate Chapter) contiene incisioni del 1948-58.

Burnett morì per un tumore al cervello nel gennaio 1976, all'età di 65 anni.


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