- Dalla pagina su Nick Drake di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

In breve:
Prima della sua morte, avvenuta nel 1974, Nick Drake riuscì a registrare solamente tre album, eppure quel repertorio esiguo è sufficiente a collocarlo tra i cantautori più influenti di tutti i tempi. Ribaltò le carte in tavola nel rock e nel folk, proiettando le emozioni dall'esterno verso l'interno anziché dall'interno verso l'esterno. Se il rock aveva enfatizzato l'aspetto emotivo della musica in modi sempre più creativi, Drake fece il contrario: la sua musica sembra annullare il fattore emotivo, la sua voce suona neutra, anemica e indifferente, gli arrangiamenti sono spettrali e quasi "silenziosi". Il silenzio è, in effetti, il referente ultimo del "minimalismo" di Drake. Drake aveva poco da dire, e lo diceva con mezzi minimali. Sorprendentemente (e questa fu la grande scoperta di Drake), il suo sussurro quasi senza voce trasmetteva emozioni più forti della maggior parte della musica magniloquente. Il modo di fare smarrito, tenue e taciturno di Drake scandagliava gli stati terminali di malinconia, angoscia e disperazione, alla ricerca di una ragione per vivere questa vita. C'era qualcosa di terrificante in quelle note fragili: la musica di Drake era l'equivalente di una lettera di suicidio. Drake brancolava bendato sull'orlo dell'abisso, e le sue canzoni erano i pensieri che lo accompagnavano nell'attesa di cadere.
Il lirico, elegiaco e ingenuo Five Leaves Left (1969) era già rappresentativo del dramma che si sarebbe sviluppato in Bryter Layter (1970), leggermente ravvivato da sprazzi soul e rhythm'n'blues, e che avrebbe raggiunto il suo culmine con Pink Moon (1972), il capolavoro di Drake e uno degli album più deprimenti di tutti i tempi.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi, modificato da Stefano Iardella)

Bio:
Nick Drake non ebbe una lunga carriera e certamente non ebbe una carriera prolifica, ma la sua influenza sui singer-songwriter degli anni '90 è stata immensa. La musica rock era sempre stata una musicalmente altamente emotiva, e l'epoca d'oro degli anni 1967-1969 non aveva fatto altro che esaltare quell'emotività in maniere sempre più creative, lasciandosi alle spalle il ritornello della canzone melodica alla Beatles e lanciandosi in titaniche imprese armoniche.
Drake compì invece il percorso opposto. La sua musica sembra annullare completamente il fattore emotivo. La sua voce possiede un tono neutro, un po' indifferente e un po' anemico, che gli arrangiamenti (spettrali a dir poco) contribuiscono a rendere ancor più "silenziosa". Il suo "minimalismo" era l'antitesi non solo dei principi della musica rock ma anche dell'atteggiamento intellettuale di gran parte dei suoi contemporanei. Drake aveva poco da dire e lo diceva con il minimo di mezzi. Fatto è che il bisbiglio quasi afono di Drake finiva per convogliare, paradossalmente, proprio le emozioni più estreme. La voce tenue e smarrita di Drake scandagliava gli stati terminali della malinconia, dell'angoscia, della disperazione. C'è qualcosa di davvero agghiacciante in quelle note senza force: la musica di Drake era l'equivalente musicale di una lettera di suicidio. Drake brancolava senza meta sul bordo dell'abisso, e le sue canzoni erano i pensieri che lo accompagnavano nell'attesa della caduta.
A questa tragedia "esistenziale" si somma quella artistica: Drake ebbe ben pochi fan in vita. Dovettero passare molti anni dalla sua morte perche' la sua arte venisse rivalutata. In un certo senso, nel 1974 Nick Drake morì di incomprensione.

La breve carriera di Nick Drake (nato in Birmania nel 1948) consta di appena tre dischi, incisi a distanza di due anni l'uno dall'altro a partire dal 1968.

Five Leaves Left (Island, 1969), registrato quando era ancora uno studente a Cambridge, presenta uno stile teneramente naive. Con tono pacato e meditativo Drake si rivela poeta lirico ed elegiaco, dedito alla ricerca della saggezza attraverso un suono ermetico che si sposa però ad un linguaggio molto colloquiale. Per nulla auto-indulgenti, le sue canzoni si avvalgono di dimessi accompagnamenti orchestrali (forniti da un altro studente, Robert Kirby), oltre ai rintocchi quasi jingle-jangle della sua chitarra. L'atmosfera fatalista che ne risulta è talvolta da film-noir del Dopoguerra (Fruit Tree, Way To Blue, River Man, Three Hours, Cello Song).

La formula di Drake è espressa più chiaramente dal secondo album, Bryter Layter (Island, 1970): Drake coniuga il rhythm and blues magico e introverso di Van Morrison con le acrobazie psichiche e vocali di Tim Buckley.
Un linguaggio sempre più tenue spiega la dolce tristezza adolescenziale, che non è ancora crisi esistenziale ma è ancora tenera sognante.
Nascono così superbe odi come Northern Sky e At The Chime Of The City Clock. Canzoni come Hazey Jane sono più vicine al cocktail jazz e al soul da night-club che al folk, ma il sound è più frutto dei collaboratori (John Cale, Richard Thompson, l'orchestra di Robert Kirby e due jazzisti) che di Drake.

Il suo stile è più radicale (ovvero minimale) su Pink Moon (Island, 1972). Drake canta senza altro accompagnamento che la chitarra e il piano. Il disco sembra il frutto di un travaglio esistenziale sempre più sofferto. Le sue favole adolescenziali si sono trasformate in soffi freddi che esalano un senso acuto di desolazione, indulgono nella suggestione della solitudine, ossessionate dalla caducità di tutte le cose. La crisi è arrivata al punto di non ritorno: il tessuto armonico è disossato, gracile e smunto, il canto è un bisbiglio dimesso, la concisione dei brani ha del maniacale, i testi sono indecifrabili, bislacchi, allucinati. I brani salienti sono proprio quelli di soli quattro versi, aforismi criptici e penetranti, frammenti di un delirio ormai prosciugato, confessioni che sembrano cadaveri insepolti, nei quali la chitarra ha spesso il rintocco malinconico di un orologio: ballate apocalittiche e surreali (Pink Moon), filastrocche alla Donovan (Road), litanie catalettiche (Which Will), blues dall'incedere arcaico (Know), folk angosciati di strada (Parasite). Le serenate crepuscolari di Place To Be e From The Morning sono le uniche canzoni che si distendono nel ritmo dei grandi spazi aperti; ma sono spettrali dichiarazioni d'amore che vivono di un romanticismo schizoide.
L'apice tetro e maestoso della filosofia di Drake si trova nelle elucubrazioni surreali di Things Behind The Sun, una delle canzoni più depresse di ogni tempo, parabola terrificante sulla solitudine in mezzo alla folla.

Drake era in cura presso un ospedale psichiatrico (per esaurimento nervoso, con sospetto di schizofrenia) quando uscì il disco.
L'anno dopo decise di abbandonare la musica e darsi all'informatica.
Venne trovato morto per abuso di farmaci (amitriptilina), probabilmente suicida, il 25 novembre 1974, nella casa dove viveva assieme ai genitori, all'età di 26 anni.

Time Of No Reply (Hannibal, 1986) raccoglie dieci inediti mentre Fruit Tree (Hannibal, 1986) raccoglie i tre album di Drake.


(Tradotto e integrato da Stefano Iardella)

Family Tree (2007) raccoglie materiale inedito che Drake aveva registrato prima della pubblicazione del primo album.
In alcune di queste canzoni è presente anche la sorella maggiore di Nick, Gabrielle, che sarebbe poi diventata una nota attrice, soprattutto teatrale e televisiva.


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