- Dalla pagina sui Fleetwood Mac di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

In breve:
I Fleetwood Mac di Peter Green,vero nome Peter Allen Greenbaum (Londra, 1946), furono una delle band britanniche più creative e competenti del blues revival. Black Magic Woman (1968), Albatross (1968), Man Of The World (1969) e The Green Mahalishi (1970) divennero degli standard molto rispettati.
Trasferitisi a San Francisco e rimodellati dal chitarrista Lindsey Buckingham e dal cantante Stevie Nicks, i Fleetwood Mac divennero un sofisticato gruppo vocale e percussivo, eredi del folk-rock e degli arrangiamenti barocchi di Brian Wilson, consapevoli della new wave e del suono artificiale da studio dei Pink Floyd e, da questa improbabile fusione, riuscirono a creare due dei best-seller e capolavori di produzione di tutti i tempi: Rumours (1977) e Tusk (1979), per i quali Buckingham compose alcune delle melodie più memorabili dell'epoca.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Bio:
I Fleetwood Mac, una delle formazioni storiche del blues revival inglese, si formarono nel 1967 sulle ceneri della formazione di Hard Road, l'album di John Mayall.
Alla chitarra c'era un altro enfant prodige scoperto da Mayall, Peter “Green” Greenbaum.
John McVie al basso, Mick Fleetwood alla batteria (entrambi nei Bluesbreakers con Green), e Jeremy Spencer alla chitarra bottleneck completavano il quartetto.
Green e Fleetwood erano già stati compagni nel 1965 nei Peter B's Looners (con Peter Bardens, futuro Camel) e nel 1967 nei Shotgun Express (con Rod Stewart, futuro Faces).

Fleetwood Mac (Blue Horizon, 1968), Mr Wonderful (Blue Horizon, 1968), con lo strumentale Evening Boogie, English Rose (Warner, 1969), con un terzo chitarrista, Danny Kirwan, erano album molto diversi dai tanti album dell'epoca che riprendevano lo stile del blues elettrico di Chicago. Il pubblico, sorprendentemente, tributò loro ovazioni.
Nel 1969 calarono a Chicago per una spettacolare session con i sacerdoti del tempio in persona (Otis Spann, Will Dixon e altri), immortalata su Blues Jam At Chess (Blue Horizon, 1969). Nel frattempo usciva Then Play On (1969), con cui culminava questo periodo (l'epico shuffle di Oh Well), seguito da Kiln House (1970).

Peter Green, il principale compositore, pennellava brani eccentrici e accattivanti (tutti usciti su singolo): il primitivismo voodoo di Ramblin Pony (1967), il suo brano più sinistro, il tribalismo esoterico di Black Magic Woman (1968), il suo tema più celebre (inspirato a All Your Love di Willie Dixon e Otis Rush), lo strumentale hawaiano Albatross (1968), la sua prima confessione mistica, la serenata dilatata di Man Of The World (1969), la sua canzone più lisergica, e l'inno trascendente The Green Mahalishi (1970), tutti contrassegnati dal poetico accompagnamento della chitarra e da un sound volutamente arcaico e dimesso.
La maggior parte del loro repertorio era comunque costituito da riproduzioni fedelissime, per quanto elettriche, dei classici blues.
Se i Savoy Brown erano i più trascinanti esponenti del boogie, i Fleetwood erano i più raffinati cultori del "lento".
Vintage Years (Sire, 1977) è un'antologia di questi primi anni.

Vittime di crisi religiose, sia Green sia Spencer (convertitosi a una setta religiosa di Los Angeles) lasciarono il complesso, mwntre subentrò invece Christine Perfect (già nei Chicken Shack, ma adesso sposa di McVie) al canto e alle tastiere.

Il nuovo chitarrista Bob Welch domina gli album del periodo peggiore: Future Games (1971), forte di una title-track di otto minuti, Bare Trees (1972), l'ultimo con Kirwan (che pennella Bare Trees, Dust, e Sunny Side Of Heaven) e quello con Sentimental Lady, Penguin (1973), Mystery To Me (1973), Heroes Are Hard To Find (1974).
Il sound era diventato un pop senza grandi pretese artistiche.

Licenziato Welch, il gruppo, che nel frattempo si era trasferito in California, assunse un duo di San Francisco, il chitarrista Lindsey Buckingham e la cantante Stevie Nicks, che erano stati i leader del complesso psichedelico Fritz (dal 1968 al 1972) e avevano registrato Buckingham-Nicks (Polydor, 1973).
L'arrivo di Buckingham segnò una svolta decisiva. Nei panni di compositore, produttore, cantante e chitarrista, lo stagionato hippie (stessa età di Mick Fleetwood) seppe amalgamare la sezione ritmica originaria con le armonie vocali sognanti ed eteree delle due cantanti e con le sue melodie gotiche, forgiando un gruppo vocale e percussivo di alta classe, erede del folk-rock e del pop melodrammatico.
Buckingham compì un'operazione unica: fuse gli arrangiamenti alla Brian Wilson con le armonie bizzarre della new wave, stendendo così un ponte ideale fra due decenni molto diversi.

Fleetwood Mac (1975) celebrò così l'avvento di un nuovo gruppo, molto più commerciale ma anche molto più coraggioso.
Fleetwood Mac (1975) vendette cinque milioni di copie, ma era soltanto l'inizio: Rumours (Warner, 1977) ne vendette 25 milioni (al primo posto delle classifiche di vendita per 31 settimane).
Il gruppo si era reinventato una carriera grazie a una raffinata e vellutata musica di consumo, ben rappresentato da Rhiannon, Over My Head e Say You Love Me (sul primo album), dal ritornello bubblegum di Second Hand News, apice dei loro esperimenti sul ritmo e sulle armonie vocali, dalle epiche e corali Don't Stop e Go Your Own Way (il trio su cui fa perno il secondo album, che peraltro annovera anche The Chain, Dreams, You Make Loving Fun). Buckingham ne approfittò per prendersi qualche licenza artistica e scodellò un album sperimentale come il doppio Tusk (Warner, 1979), caso più unico che raro nella storia dei gruppi commerciali. Tusk è una piece psicotica, strati e strati di suoni in cui si sublimano i contrappunti vocali e le bizzarrie ritmiche del complesso. Mirage (1982), nonostante il superbo gioco vocale di Hold Me (che fa il verso ai Beach Boys e ai Mamas & Papas), non è all'altezza di quelle opere. Lo è invece Tango In The Night (1987), lavoro molto sottovalutato perche' i membri si erano di fatto separati da anni ma che in realtà contiene la dolce Little Lies e Big Love, e la soffice vertigine melodica di Everywhere. Dal 1975 al 1987 avevano pubblicato soltanto quattro dischi, ma di essi hanno venduto più di 40 milioni di copie.
Le tensioni interne (i McVie avevano divorziato, Buckingham e Nicks si erano lasciati, Nicks era diventata un sex symbol e vendeva dischi solisti a palate) stavano comunque lasciando un segno nel gruppo.

La formazione cambiò nuovamente per la partenza di Buckingham e il gruppo non riuscì più a trovare quella magia sul successivo Behind The Mask (1990).

Le carriere soliste dei membri dei Fleetwood Mac sono state molto diverse. Peter Green diede alla musica rock uno degli album più stralunati e incredibili di tutti i tempi.

Buckingham registrò dischi coraggiosi che continuavano gli esperimenti ambiziosi delle produzioni dei Fleetwood Mac: Law And Order (Asylum, 1981), che comunque contiene la ballad Trouble, e Go Insane (Elektra, 1984), il capolavoro del suo genio eccentrico di studio (DW Suite è il suo brano più ardito, dedicato a Dennis Wilson).
Ci vollero diversi anni prima che Buckingham terminasse il terzo album, Out Of The Cradle (Reprise, 1992), lavoro più misurato e curato, un concept quasi interamente suonato da lui che musicalmente sembra un omaggio alla storia degli anni '50 e '60, al Brill Building e a Tin Pan Alley (dal country di Soul Drifter al rockabilly di Street Of Dreams al folk-rock di Say We'll Meet Again al bubblegum di You Do Or You Don't e Countdown) e alla sua storia personale (Don't Look Down, wrong).

La roca bambola Stevie Nicks trovò il successo nelle discoteche con ballad melodrammatiche, imperniate su un romanticismo femminile piuttosto convenzionale, assorte nel fascino mistico delle proprie emozioni: la fatale Stop Dragging My Heart Around, l'incalzante Sing A Song, da Bella Donna (Modern, 1981), Stand Back (1983), da The Wild Heart (1983), Talk To Me, da Rock A Little (1985).
Nel 1987 si dovette far curare in una clinica di riabilitazione e non riuscì più a ritrovare la forma smagliante dei bei tempi.

The Other Side Of The Mirror (1988) e Street Angel (1994) ne decretarono un rapido decadimento.

Il problema principale della formazione era i problemi di droga e di alcohol dei leader.
Riabilitatisi, i Fleetwood Mac tornarono sulle scene con The Dance (Reprise, 1997), un album in gran parte dal vivo (Silver Springs, la nuova hit, è un leftover di Rumours) che riuscì a conquistare di nuovo il primo posto delle classifiche.


(Tradotto da Stefano Iardella)

La reunion dei Fleetwood Mac del 2003 (Lindsey Buckingham, Stevie Nicks, Mick Fleetwood e John McVie) portò a Say You Will (2003), un'altra banale riproduzione dei loro cliché.

Dopo una lunga pausa, Buckingham pubblicò il suo quarto album solista, l'acustico Under The Skin (2007), un caso eccentrico di muzak di classe per yuppie, seguito dai molto meno creativi Gift Of Screws (2008) e Seeds We Sow (2011).

Sorprendentemente Seeds We Sow (2011) andò contro le principali capacità di Buckingham (il produttore eclettico e innovativo) e optò invece per una raccolta di brani acustici quasi spirituali (End of Time, In Our Own Time, Rock Away Blind).

Nel 2018 Lindsey Buckingham è stato espulso dai Fleetwood Mac.
Lindsey Buckingham (2021) è stato il suo primo album solista in un decennio (in realtà scritto e registrato nel 2018).

Peter Green è morto nel luglio 2020, all'età di 73 anni. Christine McVie è morta nel 2022 all'età di 79 anni.


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