- Dalla pagina sui Love di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

In Breve:
I Love hanno rappresentato tre diverse fasi del rock psichedelico: le sue radici nel folk-rock, ancora evidenti sul naive Love (fine 1966 o inizio 1967); la sua piena maturità creativa, dopo aver digerito blues, jazz e raga, come nel loro capolavoro Da Capo (1966); il suo apice barocco, quando, influenzati (come tutti gli altri) da Pet Sounds dei Beach Boys, la band adottò i sontuosi arrangiamenti pop di Forever Changes (1967).
Furono in un certo senso un raro caso schizofrenico, poiché vantavano sia un chitarrista fantastico, Arthur Lee, degno della più gloriosa tradizione blues-rock, sia arrangiamenti barocchi, degni di Van Dyke Parks e Brian Wilson.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Bio:
I Love furono uno dei complessi più importanti della metà degli anni '60, e in particolare di quel genere che sposava la sensibilità psichedelica con la riscoperta della melodia pop. Furono in tal senso un caso schizofrenico, dato che vantavano un chitarrista prodigioso come Arthur Lee, degno erede della tradizione blues-rock, e al tempo stesso arrangiamenti barocchi, degni di Van Dyke Parks e Brian Wilson.

Il complesso si formò nel 1965 a Los Angeles sulla scia del folk-rock dei Byrds, il fenomeno del momento. Arthur Lee, cantante nero che militava in formazioni rhythm'n'blues fin dal 1963 (persino uno con il giovane Jimi Hendrix alla chitarra nel 1964), decise di suonare il folk-rock dei Byrds e formò uno dei primi gruppi di razza mista, con un chitarrista nero spettacolare Johnny Echols, suo compagno d'infanzia, che era stato il chitarrista di Little Richard, e con un altro chitarrista e cantante ma bianco (Bryan McLean, ex road manager dei Byrds) e una sezione ritmica bianca (Ken Forssi e Michael Stuart).
Il gruppo incise subito un 45 giri di grande successo, Little Red Book (scritta da Burt Bacharach), forte di un ritornello enfatico dal ritmo pulsante.
L'album d'esordio, Love (Elektra, 1966) venne trascinato in classifica dal nobile e doloroso blues di Hey Joe (scritta da Dino Valenti, futuro Quicksilver), ma il disco annovera anche l'atmosfera funerea e spettrale di Signed D.C., che intona un gospel solenne con il vigore degli Animals, e l'altrettanto eterea Mushroom Clouds, nelle quali si intuisce la personalità del secondo leader, Bryan MacLean.

I Love abbracciarono decisamente la psichedelia (nonchè il jazz) sul successivo Da Capo (Elektra, november 1966). Il disco perfezionava la tecnica dura/dolce del primo disco: da un lato un sound d'assieme affilato e compatto, con la strumentazione estesa a fiati (Tjay Cantrell) e tastiere, e dall'altro composizioni relativamente melodiche che si prestano a una digestione controllata. Per di più la chitarra di Echols, una delle più audaci dell'epoca, a rivaleggiare con Hendrix.
Gli arrangiamenti sono fra i più eccentrici dell'epoca. Brani d'assalto come Stephanie Knows Who, un rhythm and blues da shouter con clavicembali, e soprattutto l'epilessi concitatissima di Seven And Seven Is, propulsa da un rullo a velocità supersonica, uno dei grandi classici del garage-rock, anticipazione del punk-rock di dieci anni dopo, si alternano a canzoni più soffici e melodiche, con flauti (She Comes In Colors e la jazzata Orange Skies, capolavoro di MacLean) e clavicembali (The Castle, con una delle più suggestive parti strumentali di Echols, che da country sfuma in flamenco), profumate di sole californiano, di paesi esotici e di LSD e costruite su armonie eterodosse. Sul retro si stagliano i venti minuti della suite Revelation, che dopo un frenetico attacco di clavicembalo sdipana un blues canonico, sincopato e crepitante, splendide fiondate di armonica, strimpelli liberi su ipnotici ritmi pseudo-boogie e gargarismi lascivi. La casa discografica salvò soltanto venti minuti del pezzo, che dal vivo arrivava spesso a un'ora.

Forever Changes (Elektra, december 1967) fu in parte un compromesso con la musica di consumo e in parte un ennesimo caso di disco "psichedelico" in realtà agghindato di strumenti non rock dal produttore/arrangiatore (in questo caso David Angel). Ma è indubbiamente un disco originale, con orchestrazioni qua e là degne della musica classica che si integrano elegantemente con la strumentazione rock.
è anche l'album più leggero ed evanescente della loro carriera, ricco di vignette surreali e di idilliaci sogni da allucinogeno, fra cui Andmoreagain (registrata da Lee con session musicians), Alone Again Or (composta da McLean), Red Telephone, You Set The Scene, Old Man. è il loro album più lambiccato e barocco, il loro Pet Sounds. one of the first rock musicians to play double-necked guitar Nelle intenzioni del gruppo doveva essere un doppio album con materiale più sperimentale ma la casa discografica pensò altrimenti. Il contributo di Lee è dubbio perchè le musiche erano scritte dagli altri membri e l'arrangiamento è di David Angel.

La travagliata storia della formazione si protrasse, fra continue ristrutturazioni, fino agli anni '70, ma senza significative aggiunte al repertorio maggiore, salvo forse le melodie schizoidi di Singing Cowboy, su Four Sail (Elektra, 1969), e Love Is More Than Words, sul doppio Out Here (Blue Thumb, 1969). False Start (One Way, 1970) si colloca nel solco degli album dei chitarristi eroici dell'epoca.
Meglio l'album solista di Arthur Lee, Vindicator (A&M, 1972), che fece seguito all'album registrato con Jimi Hendrix e mai pubblicato. Il secondo album solista di Lee non venne mai pubblicato (cominciava a diventare una maledizione) e Lee decise di riformare i Love. Come spesso capita, Reel To Real (RSO, 1974) fu una grossa delusione.

Love Revisited (Elektra, 1972) è un'antologia del periodo 1965-68, ma l'antologia migliore è Love Story (Rhino, 1995), su doppio CD, che è anzi preferibile agli album (usa i master originali).

Arthur Lee rispolverò la sigla Love per l'album Arthur Lee And Love (New Rose, 1992), per lo più affogato in arrangiamenti alla Forever Changes (Five String Serenade sembra una cover di She Comes In Colors), e per il singolo Girl On Fire (Distortion, 1994).
Ma problemi di salute e un arresto cardiaco ne congelarono di nuovo la carriera.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Ken Forssi è morto per un tumore al cervello nel 1998, all'età di 54 anni.
Bryan MacLean è morto per un attacco cuore a Los Angeles nel giorno di Natale del 1998, all'età di 52 anni.
Arthur Lee è morto di leucemia a Memphis nel 2006, all'età di 61 anni.

Black Beauty (High Moon, 2012), registrato nel 1973, è stato infine pubblicato 39 anni più tardi, presenta Arthur Lee alla guida di una "inedita" line up tutta di colore.


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