- Dalla pagina su John Martyn di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
Il chitarrista e cantante scozzese John Martyn (New Malden, 1948) è stato uno dei più originali sostenitori della fusione folk-rock-jazz. Come cantante, la sua esecuzione libera poteva competere con quella di Tim Buckley. Come chitarrista, la sua tecnica ha preso in prestito (in modo creativo) dal jazz e dalla musica indiana. Il suo primo ingenuo tentativo di fondere folk e jazz, su The Tumbler (1968), forse influenzato dagli album di Donovan dell'anno precedente, e l'appropriazione dell'orchestrazione jazz all'interno del formato della canzone folk-rock, tentata per la prima volta su Stormbringer (1970) e The Road To Ruin (1970) e forse influenzata dall'album contemporaneo di Van Morrison, hanno aperto la strada alla prima formulazione matura della sua arte, Bless The Weather (1971). Acrobazie vocali, armonici di chitarra e arrangiamenti jazz si fondono con sublime eleganza su Solid Air (1973), il suo primo capolavoro. Inside Out (1973), il suo secondo e supremo capolavoro, si addentra nel misticismo orientale e amplia ulteriormente le strutture delle canzoni per avvicinarsi alla jam free-form. Dopo Sunday's Child (1975), Martyn mostra il suo enorme talento solo occasionalmente: Small Hours (1977), John Wayne (1986), Cooltide (1992). Per lo più, ora gravita verso la disco-soul e la musica elettronica new-age di Phil Collins.
Bio:
Lo scozzese John Martyn (all'anagrafe Iain McGeachy)
è uno dei pochi cantanti che possa competere con
Tim Buckley in fatto di creatività vocale e uno dei più vicini alle
tecniche del jazz. I suoi capolavori sono dischi complessi e difficili
che sfocano i confini fra folk, blues, soul e jazz.
Rimase sconosciuto ai più (ignorato da quasi tutte le enciclopedie
pubblicate nei primi vent'anni della sua attività) finche' si convertì
alla musica pop.
Martyn esordì (giovanissimo) con un disco di folk tradizionale, London Conversation (Island, feb 1968), che imitava il primo Bob Dylan e il primo Donovan (London Conversation, Run Honey Run, Back To Stay, Rolling Home, Who's Grown Up Now), ma pochi mesi dopo presentò la sua vera personalità su The Tumbler (Island, dec 1968), album ambizioso, intriso di jazz, che aveva ben poco in comune con i modelli dei singer-songwriter di quegli anni. Joni Mitchell sarebbe arrivata a quella fusione di folk, blues e jazz soltanto tre anni più tardi. Semmai Martyn era stato ispirato da Donovan, che aveva introdotto ritmi jazzati nel folk l'anno prima. Il flautista jazz Harold McNair impreziosisce Dusty, Martys scodella Sing A Song Of Summer e Seven Black Roses.
In collaborazione con la moglie Beverly Kutner, Martyn pubblicò due album
in uno stile più rilassato.
Su Stormbringer (Island, feb 1970)
suonano Levon Helm della Band e il tastierista Paul Harris. L'album
contiene ballate intellettuali come Go Out And Get It,
Stormbringer, Woodstock, John The Baptist, e
i primi brani in cui Martyn sperimenta la sua tecnica alla chitarra
(Would You Belief Me e The Ocean).
The Road To Ruin (Island, nov 1970),
in particolare, aprì una nuova fase, in quanto annoverava
il bassista di Davy Graham e dei Fairport Convention, Danny Thompson,
e gli esperimenti alla chitarra erano pervasivi.
Parcels, Auntie Aviator, Tree Green e
Primrose Hill usavano la strumentazione del jazz nel formato della
canzone rock, come stava fatto Van Morrison qualche mese prima.
Martyn continuò a curare maggiormente le caratteristiche anomale del canto,
la tecnica aspra alla chitarra (acustica con echoplex in modo da esaltare
i sovratoni), e gli arrangiamenti jazz.
Bless The Weather (Island, nov 1971) vantava il brano più
radio-friendly dei suoi primi anni, Head And Heart, ma anche
composizioni austere e complesse come Bless The Weather,
Walk On The Water, Just Now,
Back Down The River.
Il suo programma culminava temporaneamente nella
lunga jam strumentale Glistening Glyndebourne.
Solid Air (Island, feb 1973) fu il suo disco "blues", in quanto imitava le tecniche dei bluesmen classici, ma soprattutto ne faceva il naturale erede di Tim Buckley attraverso un'ipnotica e commossa Solid Air, un'insolitamente vivace Over The Hill, e soprattutto due dei suoi capolavori, May You Never e The Man In The Station. Il canto era perfettamente integrato nel sound di gruppo, come se la voce fosse semplicemente uno strumento a fiato. I Fairport Convention (Danny Thompson, Richard Thompson, Dave Pegg, Dave Mattacks, Simon Nicol) fornivano un'ottima base su cui improvvisare.
Continuando in quell'esaltante progressione, Martyn pervenne al suo Starsailor, l'album Inside Out (Island, oct 1973). Accanto ad altri due classici della canzone "libera", Make No Mistake e Fine Lines, e a canzoni che sposano intensa passione e spiritualismo quasi zen (Ways To Cry, So Much In Love With You), l'album contiene la free-form jam di Outside In in cui si sublima il folk-jazz di Martyn. La sua chitarra, il basso di Danny Thompson e l'accompagnamento di Steve Winwood e Chris Wood dei Traffic formano un ensemble superbamente armonioso.
Sunday's Child (Island, jan 1975) segnò un ritorno al formato della canzone folk-rock. Eccetto per Call Me Crazy (sette minuti e mezzo), i brani sono relativamente brevi. Questo disco ha però forse la qualità media più elevata di tutti i suoi dischi. Quasi ogni canzone è un classico: One Day Without You, Root Love, My Baby Girl, Sunday's Child, You Can Discover.
Live at Leeds (1975) contains a 19-minute version of Outside In with his best guitarwork.
Martyn non stava però attraversando un buon momento. Oltre a essere alcolizzato e tossico-dipendente, il suo matrimonio era in crisi. L'album One World (Island, nov 1977) fece capire che la crisi si stava riversando anche sulla musica. Con il pretesto di assimilare elementi etnici, e Giamaicani in particolare, Martyn mise insieme una raccolta molto meno sperimentale, che spaziava dalla serenata acustica di Couldn't Love You More al reggae di Big Muff. Alcune canzoni (Certain Surprise, Dancing, Dealer, One World, Smiling Stranger) valgono di più, ma l'unico pezzo che giustifica davvero l'album è la progressive jam di Small Hours (quasi nove minuti in compagnia di Steve Winwood dei Traffic, Morris Pert dei Brand X, Jon Field dei Jade Warrior, etc).
Martyn scomparve per un po' dalle scene e venne devastato psicologicamente
dal divorzio.
Per l'album della resurrezione, Martyn gettò la chitarra acustica e assunse
il batterista Phil Collins. Grace And Danger (Island, oct 1980) fu così
il suo album meno sincero dal punto di vista musicale nel momento in cui era
il più sincero (dolorasamente sincero) dal punto di vista dei testi.
Martyn si dannò deviando verso il pop da classifica, in particolare con
Sweet Little Mystery, destinata a rimanere una delle sue sigle, ma si
fece perdonare con una serie di numeri d'alta classe:
Some People Are Crazy,
Grace And Danger,
Lookin' On,
Johnny Too Bad,
Hurt In Your Heart.
Per Glorious Fool (WEA, sep 1981) a Phil Collins si aggiunse anche un
altro dinosauro del rock britannico da classifica, Eric Clapton.
Il canto di Martyn passò in sordina e i sintetizzatori presero il sopravvento. Perfect Hustler, Pascanel, l'anthem pacifista
Don't You Go sono le canzoni eleganti e raffinate che uno si aspetta
da questo genere di veterani smaliziati.
E' significativo che i due brani più estesi,
Hearts And Keys e Please Fall In Love With Me,
siano semplicemente noiosi.
L'influenza di Phil Collins è ancora avvertibile su Well Kept Secret (WEA, sep 1982), l'album che rinuncia definitivamente agli esperimenti. Le canzoni sono tutte di lunghezza regolare, strutturate in maniera tradizionale, arrangiate come meglio possibile. Hung Up, Could've Been Me, Changes Her Mind sono le più sincere. Back With A Vengeance mette in pista John Martyn a ritmo di discoteca.
Robert Palmer lo aiutò a registrare un altro dei suoi album peggiori, Sapphire (Island, nov 1984), così rilassato ed elettronico da sembrare un album di musica new age. Mad Dog Days, Sapphire, Fisherman's Dream e Acid Rain sono i brani che si salvano dall'arrangiamento.
Piece By Piece (Island, feb 1986) è molto meglio, ma principalmente per via dell'entusiasmante show vocale di John Wayne (sette minuti) e, perchè no, anche per via dell'orecchiabile Lonely Love. Nightline, Angeline e Serendipity meritano anche un posto nel suo repertorio.
The Apprentice (Permanent, mar 1990), originariamente registrato nel 1988 e rimandato per i soliti problemi di salute, spiega un'armata di sintizzatori e samplers. Martyn si è modernizzato, ma anche nei panni del dandy elettronico riesce a colpire nel segno: The River, The Apprentice, Income Town. Deny This Love flirta di nuovo con la disco-music.
Cooltide (Permanent, 1991) tornò allo stile che gli era più congeniale con Hole In The Rain, Jack The Lad, Number Nine, The Cure, Same Difference, Call Me. Il tour de force del disco è Cooltide (dodici minuti), degno dei suoi momenti migliori.
Dopo una lunga interruzione (dovuta a problemi di salute), Martyn pubblicò And (GoDiscs, 1996), un album mediocre per i suoi standard e che include soltanto un pezzo veramente buono (Sunshine's Better) e alcuni decenti (Suzanne, The Downward Pull Of Human Nature, Carmine).
Sweet Little Mysteries (1995) è un'eccellente panoramica su doppio disco, che va da Bless The Weather a Piece By Piece.
The Church With One Bell (Independiente, 1998 - Thirsty Ear, 1998) è un album di cover.
Heaven and Earth (2011) fa centro quando John Martyn si zittisce e lascia fluire la musica, un fatto che probabilmente è sempre stato vero per le sue lunghe meditazioni jazz (qui rappresentate da Heaven and Earth).
John Martyn è morto per una crisi respiratoria a Thomastown (Irlanda) nel 2009, all'età di 60 anni.
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