- Dalla pagina su Randy Newman di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
Randy Newman, uno dei cantautori più affermati del suo tempo, rivelò il suo prodigioso talento con Twelve Songs (1970), un ciclo di vignette sulla vita in città, che vantava melodie orecchiabili e arrangiamenti eclettici. Tanto il suo pessimismo esistenziale quanto le sue doti orchestrali raggiunsero l'apice in un altro concept album, Sail Away (1972), mentre Good Old Boys (1974) dimostrò una destrezza nell'ibridazione di generi musicali pari solo a quella di Tom Waits. Newman era un maestro del racconto breve, ma la ragione del suo successo risiedeva nella sua straordinaria fusione di stili popolari, dalle melodie degli spettacoli di Broadway alle ballate pop di Tin Pan Alley, dalle swing big band al rhythm'n'blues, dalla musica tropicale alle fanfare dell'Esercito della Salvezza. Il suo testamento morale potrebbe ben essere l'opera rock Faust (1995), che fornisce un commento corrosivo sul rapporto tra gli esseri umani e il loro Dio.
Bio:
Randy Newman, vero nome Randall Stuart Newman (Los Angeles, 1943), è un eccentrico ed ironico songwriter che ha creato una galleria
di personaggi tratti dalla vita quotidiana ma trasformati in filosofi sociali.
In un certo senso, ha creato il proprio "coro" di voci per discutere con loro
sullo stato dell'America.
Il suo sarcasmo è un eccesso psicotico della tradizionale comicità ebrea, che al contatto con la megalopoli californiana brilla di un feroce cinismo. Il contributo più innovativo di Newman è costituito dall'adozione della forma-novella (short story), ripudiando senza mezzi termini la prolissità enfatica di Whitman (che tanta influenza aveva avuto sui folk-singer americani). Le sue musiche traggono ispirazione del repertorio urbano (Tin Pan Alley, le orchestre swing, il rhythm and blues, il pianismo di New Orleans, l'Esercito della Salvezza, le colonne sonore, le bande tropicali) e anche in questo sovvertono i canoni della canzone folk. L'orchestrazione eclettica e il fraseggio laconico sono i suoi marchi di fabbrica. Umorista alla Lenny Bruce ed etnologo alla Cooder, Newman continua la tradizione dei grandi irregolari del folklore americano.
Randy Newman, nato a New Orleans ma cresciuto nell'ambiente di Hollywood
(in una dinastia di musicisti di colonne sonore
che comprende Alfred, Lionel e Emil),
fu
un talento precoce, che a sedici anni scriveva già canzoni su commissione
(alcune delle quali vennero portate al successo da altri) e a ventidue anni
compose un'intera colonna sonora.
Il suo primo solo album, Randy Newman (Reprise, 1968), conteneva canzoni
orchestrali che mettevano già in luce il suo eclettismo
(I Think It's Going To Rain Today, Love Story) e parodie della
tradizione Americana
(Davy The Fat Boy).
Si segnalò con le Twelve Songs (Reprise, 1970), dodici canzoni sadico-satiriche
nelle quali fece ricorso ad ogni stereotipo della musica populista,
un affresco a puntate di Los Angeles
degno di figurare con la novellistica realista di ambiente urbano.
Accompagnato da session-man come Ry Cooder, Clarence White e Gene Parsons,
e al piano da se stesso, Newman strania le sue ballate immergendole in un clima
musicale da anni '20.
Le vignette più comiche e vivaci, imbevute di rhythm & blues da balera, come
Have You Seen My Baby e soprattutto Mama Told Me Not To Come,
o di ragtime, come Lover's Prayer, quando non sconfinano nello swing
da night-club, come Yellow Man, o nel country & western, come
Old Kentucky Home, si alternano cinicamente a blues desolati, così dimessi
da essere appena percettibili (Let's Burn Down The Cornfield,
Suzanne, stregata da un organetto di strada, e Lucinda).
Sono storie improbabili di orge, stupri, tradimenti.
Ottenne generali consensi critici tornando allo stile orchestrale
con Sail Away (1972). Gli arrangiamenti di Newman (pianoforte) e
Cooder (bottleneck) sono un capolavoro certosino ed erudito.
L'ouverture è un ironico commentario sociale in margine al viaggio
immaginario di una nave di schiavi verso l'America, illustrata dal
capitano come un paradiso terrestre. Le fa da contraltare la feroce
Political Science, in cui l'americano guerrafondaio si lamenta che
i popoli da lui sterminati lo odino. Il tono medio del disco
è dimesso, fiacco, rassegnato. Ragtime assonnati e malinconici da cocktail
lounge (Lonely At The Top), nostalgiche e sbilenche musichette da strada
(Burn On),
il vaudeville Simon Smith And The Amazing Dancing Bear,
il jump blues di You Can Leave Your Hat On (destinato a un tardivo
successo nel 1987), conferiscono all'operina un sapore da cabaret espressionista.
Il finale, mostruoso, è un
monologo su dio che deride l'umanità che lo adora (God's Song).
Tanto era goliardico e irriverente il precedente, quanto è formale e serio
Sail Away, le cui parabole lambiscono abissi metafisici. La sicurezza
con cui Newman comanda l'orchestra è da sinfonista mahleriano.
Newman accrebbe la sua reputazione di maestro della vignetta realista (e dell'arguzia irriverente) con gli sketch del sud di Good Old Boys (1974). Rednecks è tanto un inno quanto una parodia nel dipingere un ritratto del rude sudista. Birmingham prende in prestito il ragtime dei primi del Novecento e lo avvolge in archi alla Morricone per impreziosire una maestosa melodia da cantare in coro. Marie è una ninna nanna sonnolenta degna di orchestre di musica leggera. L'atmosfera di una sequenza di sketch da musichall prosegue con il ritmo rhythm'n'blues, i fiati lugubri e il pianoforte boogie di Mr President. Dopo una lugubre elegia come Guilty (con partiture pianistiche di Beethoven), la sfilata prosegue con due superbe imitazioni della Band: il country-gospel di Louisiana 1927 e la fanfara da marching band di Kingfish. Naked Man, uno pseudo-ska in un'atmosfera circense, presenta pochi precedenti di una fusione così magica tra armonia sinfonica in stile western e novità da musichall amatoriale. Newman riformulò l'arte dei musicisti di strada in musica da camera.
Dopo tre capolavori di quel calibro, il successo commerciale arrivò con una mediocre satira da bigotti, Short People, e con l'orecchiabile Baltimore, da Little Criminals (1977); seguito dalla satira delle rock band, The Story Of A Rock And Roll Band, su Born Again (1979).
Il primo contiene anche Sigmund Freud's Impersonation of Alfred Einstein In America e Rider In The Rain, autentici gioielli dell'epoca.
Nel frattempo, Newman aveva iniziato una carriera parallela come compositore di colonne sonore con Cold Turkey (1971) di Norman Lear.
La reputazione di Newman in questo genere avrebbe finito per eguagliare quella di cantautore, soprattutto dopo Ragtime (1981) di Milos Forman, Il Migliore (1984) di Barry Levinson, Parenti, Amici e tanti guai (1989) di Ron Howard, che contiene I Love To See You Smile, Avalon (1990) di Barry Levinson, Maverick (1994) di Richard Donner, Toy Story (1995) e A Bug's Life (1998) di John Lasseter, Michael (1996) di Nora Ephron, Pleasantville (1998) di Gary Ross e Ti presento i miei (2000) di Jay Roach.
Trouble In Paradise (1983) vanta i suoi arrangiamenti più sintetici, ma non è all'altezza dei suoi primi (più umili) album. I Love L.A. scimmiotta le steel band caraibiche, le tastiere staccate della new wave e gli assoli di chitarra heavy metal, come un incrocio tra VanDyke Parks e i Cars; ma il risultato appare freddo e un po' confuso. La sua satira politica Christmas In Capetown e le gag sarcastiche di Blues e Mikey's affogano in laghi di sintetizzatori, archi, assoli di chitarra e ritmi martellanti; mentre There's A Party At My House è un'imitazione troppo banale del jump blues. L'unico pezzo revival che funziona (My Life Is Good), l'unica caricatura musicalmente esilarante (I'm Different, un coro reggae) e l'unica novità disco che scatena la pista da ballo (Take Me Back) si perdono nel caos.
Forse avrebbe voluto aggiornarsi al techno-rock dell'epoca come fece Frank Zappa, ma così facendo dimostrò solamente di non essere Zappa.
Land Of Dreams (1988) è ancor meno pungente: ambientato negli anni '40, l'autobiografico nostalgico omaggio alle sue radici irride i mali del secolo in Dixie Flyer e New Orleans Wins The War, ma senza la carica polemica di un tempo (fanno eccezione Roll With The Punches e It's Money That Matters) e con anzi una punta di patriottismo (Follow The Flag). L'arrangiamento, che mescola ragtime e sintetizzatore, tocca vertici di estetismo e contribuisce a offuscare l'immagine del Newman misantropo dei primi dischi.
Lonely At The Top (1987) è un'antologia.
L'opera rock Faust (1995), in sostanza, continua la storia che Newman aveva appena abbozzato in God's Song. È una parodia del capolavoro di Goethe, ma è anche una meditazione filosofica a sé stante. Grazie a un cast di superstar (Newman stesso nei panni del Diavolo, Don Henley in quelli di Faust, James Taylor in quelli di Dio, Elton John in quelli di un angelo, Linda Ronstadt e Bonnie Raitt), Newman crea una serie di composizioni impeccabili che, come al solito, spaziano dal gospel (Glory Train) al country (Gainesville), dal rock'n'roll (Happy Ending) a melodie semplicemente divertenti (Bless The Children Of The World, Little Island) e che forse includono la migliore ballata pop di Newman di sempre, Feels Like Home.
Bad Love (Dreamworks, 1999) è un delizioso ciclo di canzoni, ma chiaramente realizzato da un maestro il cui interesse principale è altrove. Alcune vignette funzionano bene come sempre (Shame, The World Isn't Fair), altre semplicemente si uniscono.
Dopo diverse colonne sonore di film (soprattutto di film d'animazione), Newman è tornato alla canzone pop con Harps and Angels (2008), un concept altamente politico che spicca soltanto con la finta ninna nanna elegiaca A Few Words in Defense of Our Country, nel finto swing nostalgico di Easy Street e soprattuttp nel finto jazz Dixieland di Only a Girl. Le orchestrazioni finto-eroiche sono in gran parte sprecate in ballate languide e pigre.
Dark Matter (Nonesuch, 2017), il primo album in nove anni, non è certamente rivoluzionario, ma nessuno può giocare con gli stili dei vecchi tempi come fa lui, e nessun altro può manipolare un'orchestra nella sua maniera malvagia. The Great Debate, di otto minuti, è una mini opera di Broadway che campiona una dozzina di generi, dal gospel al ragtime. Newman è un artista inferiore quando ricerca il sentimento intimo, ma pur sempre un genio della contraffazione quando inventa la musica swing da banda di ottoni in It's a Jungle Out There o nella litania blues da cartone animato Sonny Boy (che racconta la storia vera dei due Sonny Boy Williamsons), o quando evoca le dancehall degli anni '50 con On the Beach e il vecchio musichall con Putin, una delle sue satire più esilaranti.
Newman ha poi composto la colonna sonora dei film di Noah Baumbach The Meyerowitz Stories (2017) e Marriage Story (2019) oltre a quella del film d'animazione Toy Story 4.
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