- Dalla pagina sugli United States of America di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Negli anni '60 le università americane pullulavano di artisti alla Andy
Warhol che
cercavano di abbattere le barriere esistenti fra le arti.
I primi adepti della
performance, che erano in stretto contatto con i musicisti underground,
favorirono lo svilupparsi di tecniche d'avanguardia, in particolare
quelle elettroniche che si prestavano meglio a far da sottofondo
dei loro spettacoli.
Joseph Byrd (nato a Louisville, in Kentucky, nel 1937)
aveva appena portato a termine gli studi musicali a Stanford
quando si trasferì a New York. Aveva esercitato
anche come dilettante di country and western e come vibrafonista jazz.
A New York seguì, in qualità di arrangiatore e produttore,
gli esperimenti di compositori d'avanguardia come Richard Maxwell,
cimentandosi di quando in quando anche nella composizione.
Lui e LaMonte Young diedero il loro primo concerto nella soffitta di Yoko Ono su Bank Street.
Tornato a Los Angeles, cominciò ad interessarsi alla musica indiana
e si iscrisse a un corso di acustica e psicologia della musica dell'UCLA.
Con questo notevole bagaglio di esperienze e di idee
selezionò un gruppo di studenti e formò gli United States of America.
Gordon Marron al violino elettrico e al modulatore ad anello,
Rand Forbes al basso elettrico e Craig Woodson alla batteria e alle
percussioni e Byrd alle tastiere (piano, organo,
clavicembalo, Moog, nastri) costituivano una delle formazioni più originali
di tutti i tempi.
L'unica testimonianza discografica di questo periodo è il disco omonimo del
1968.
La musica è molto sperimentale e mette in luce quattro personalità
notevoli: la cantante Dorothy Moskowitz (New York, 1940), che funge in un certo senso da
Nico della situazione (ma con un registro più vicino a Grace Slick);
il percussionista Craig Woodson, colto da frequenti raptus esotici;
il bassista jazz Rand Forbes e il violinista elettrico Gordon Marron, conteso
fra la scala blues e la dissonanza.
Joseph Byrd compone, arrangia, monta, e suona le tastiere elettroniche.
United States Of America (CBS, 1968 - Sundazed, 2004)
contiene dieci brani che si situano al confine fra la parodia
raffinata da cabaret elettronico e lo sperimentalismo psichedelico.
Attingono a tutti gli stili e applicano la prassi di apporre alla musica
testi caustici nei confronti
del costume americano, ma con una punta di lirismo pittorico
sconosciuta ad ogni altro gruppo.
Il sound attinge al repertorio della musica popolare
urbana (banda da fiera, carillon, organetto di strada, eccetera).
Come nelle tante ninnananne stratosferiche accompagnate da violini e organi
scordati (American Metaphysical Circus) e negli strani impasti armonici di
certi quadretti surreali (il jazz stralunato da big band di
I Won't Leave My Wooden Wife con gli effetti elettronici al posto dei fiati).
Oppure scaturisce da ibridi acidi a metà strada fra i voli dei Jefferson
Airplane (l'anthem lisergico Garden Of Earthly Delight),
le epilessi dei Doors (Hard Coming Love il brano più "tirato", con un
organo alla Manzarek),
la Mass in F Minor degli Electric Prunes,
e la musica totale di Zappa
(la classicheggiante Stranded In Time, con clarinetto e organetto
vaudeville, la nenia giapponese Cloud Song per poche sparse percussioni
e soprano da mantra).
Tutte le fonti si fondono e sublimano nel finale indemoniato, mosaico di
citazioni folk e sperimentazione di The American Way Of Life, superbo
music-hall con alternanza di psichedelia hard-rock, brani di musica- verità
(dalla banda dell'esercito alle funzioni religiose, dal ragtime al tip-tap),
astrazioni elettroniche ed echi spaziali, un tumulto di eventi sonori che
condensa in sette minuti la civiltà musicale della nazione americana.
American Metaphysical Circus (CBS, 1969)
è anche il titolo del secondo album di Byrd, pubblicato l'anno dopo e
accreditato a Joe Byrd & The Field Hippies.
Byrd può contare ora su una formazione assai numerosa e ben preparata,
un gruppo diviso in quattro sezioni di quattro musicisti
ciascuna: una di strumenti a corda, una di strumenti ad ancia,
una di strumenti a bocchino, e una di cantanti.
E il disco è a sua volta suddiviso in quattro sezioni, tutte d'un umore tra
il cerebrale e il goliardico, quattro suite a forti contrasti che da temi
piuttosto esili sanno sviluppare geniali percorsi armonici, fra parodie
consumiste, schizzi elettronici e perfette ricostruzioni d'epoca:
le Sub-sylvian Litanies, cioè la
preghiera indiana Kalyani, che dopo essere squarciata da disturbi elettronici, la funk-psichedelia Grace Slick-iana di You Can't Ever Come Down e il soffuso acquarello impressionista
di Moonsong, con echi di kitsch anni '50; l'American Bedmusic,
con la tenue melodia da cabaret Patriot's Lunaire, il
funky ossessivo e farsesco di Nightmare Train (sinfonismo metropolitano,
filastrocca zappiana, jazz cialtrone),
il blues psichedelico organistico di
Invisible Man e il 78 giri crepitante jazz anni '20 di Mister 4th Of
July; poi la strumentale Gospel Music per l'antenato predicatore
(organo solenne con contrappunto improvvisato di pianoforte e tube da
Salvation Army); infine il Southern Geriatrics Arts And Crafts Festival, aperto e chiuso dalle variazioni sulla filastrocca Sing-along Song
(per comitiva studentesca, per tromba jazz, per fisarmonica parigina,
per piano bar, per orchestra di musica leggera, per coro a cappella),
con un 'altra acida ed enfatica invettiva "slickiana" come
Elephant At The Door
(lisergici intermezzi strumentali improvvisati e fiati pomposi).
All'inizio degli anni '70 Byrd insegnò alla California State University di Fullerton.
Il contributo di Joseph Byrd alla musica underground è esile e misconosciuto ma, con il fascino delle piccole cose di buon gusto, si inserisce nello spirito più nobile di quell'abolizione dei generi che rappresenta il messaggio più importante lasciato dalla fucina sperimentale dell'underground newyorkese.
Le composizioni "classiche" di Joseph Byrd sono raccolte in NYC 1960-1963 (New World, 2013): Animals (1961) per pianoforte preparato e sei archi o percussioni; Loops & Sequences (1961) per violoncello e pianoforte; Three Aphorisms (1960) per pianoforte preparato solo; Densities I (1962) per viola e quattro strumenti acuti; Four Sound Poems (1962) per voce; String Trio (1962) per violino, viola e violoncello; Water Music (1963) per suoni elettronici e percussioni.
Byrd è morto in Oregon nel novembre del 2025, all'età di 87 anni.
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