- Dalla pagina su Alice Cooper di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
Alice Cooper, vero nome Vincent Damon Furnier (Detroit, 1948), divenne la prima star dell'horror-shock rock, affidandosi allo spettacolo più truculento e ridicolo dell'epoca. Ma Cooper era stato un discepolo delle operette satiriche di Frank Zappa, soprattutto in Pretties For You (1969), e in seguito divenne, prima di tutto, un formidabile artefice di "inni adolescenziali" nella tradizione di Chuck Berry. Epicamente provocatori, Under My Wheels (1971) e School's Out (1972) rappresentano lo spirito autentico e sovversivo del rock'n'roll, mentre album come Love It To Death (1971) continuavano a riciclare e prendere in prestito temi dal vaudeville, dalle melodie di Broadway, dai film horror e dal Grand Guignol.
Bio:
Alice Cooper è celebre per aver inventato l'horror-shock rock, ma in realtà
è stato soprattutto un grande confezionatore di "teenage
anthems", nella più pura tradizione di Chuck Berry. Epicamente ribelli, essi
rappresentano lo spirito del rock and roll in tutta la sua forza eversiva.
Le sue stravaganti e oltraggiose "pose" avevano radici nel
vaudeville, nei musical di Broadway, negli horror movies, nell'operetta e
nel teatro del Grand Guignol.
Vincent Furnier, proveniente dall'entroterra dell'heavy-metal (Detroit), esordì a Los Angeles come discepolo di Frank Zappa, anche se a renderlo popolare presso i kids della classe media fu il battage pubblicitario che lo presentò come reincarnazione di una bambina morta bruciata viva due secoli prima, tale "Alice Cooper".
Pretties For You (Straight, 1969) prende a modello le operette dada di Frank Zappa. Le varie scene sono separate da intermezzi idioti (operatici, vaudeville, avanguardistici) della durata di un minuto. Nel marasma si contano un'ouverture sinfonica, una jam di blues, diversi ritornelli beat e soprattutto reperti di psichedelia (Fields Of Regret e Levity Ball). Il risultato è oltraggioso, ma naìf.
Beat, blues-rock e psichedelia sono le ispirazioni di fondo anche del successivo Easy Action (1970), dove però le gag (allungate nella forma suite) hanno meno mordente e fantasia e rivelano un mediocre e sfocato bubblegum per intellettuali (Mr Misdemeanor, (Laughing At Me, Shoe Salesman, Return Of The Spiders) ed esperimenti auto-indulgenti (Lay Down And Die Goodbye).
Trasferitosi di nuovo a Detroit (negli anni caldi di MC5 e Stooges), Cooper decise allora di togliersi la maschera di sperimentatore e di calare la sua indubbia versatilità nella tradizionale forma-canzone del rock. Le composizioni più riuscite di Love It To Death (Warner, 1971) ne definiscono così la vera personalità, perche' sono invariabilmente quelle più hard-rock (I'm Eighteen, per celebrare la nuova legge che consentiva di bere alcool a diciottanni) e gli anthem adolescenziali (Caught In A Dream).
Da genio a guitto il passo è breve. Il nuovo repertorio consta di
mostruose extravaganze teatrali con enfasi sul travestismo e
sull'horror-shock.
Killer (1971) contiene
Dead Babies e soprattutto Under My Wheels.
Con School's Out (1972)
Cooper diventa una star, esibendo senza ritegno ogni
sorta di depravazione maniacale, con particolare predilezione per la necrofilia
(I Love The Dead, Mary Ann),
ma senza mai abbandonare il filone degli inni adolescenziali nel quale cesella
ancora diversi classici (School's Out, Elected).
Persino Salvador Dalì si scomodò per lui (lo usò per una sua crezione
olografica del 1973).
Billion Dollar Babies (Warner, 1973), con
Billion Dollar Babies,
Hello Hooray,
Generation Landslide,
Elected and
No More Nice Guy,
e Muscle of Love (1974)
sono gli altri album milionari dell'epoca.
Inebetito dall'alcool e dalla droga, dovette però rassegnarsi a una parte da
comprimario, misera controparte di Bowie e Morrison in teatrini di periferia.
Alice Cooper successivamente andò in cerca di aiuto nella lotta alla sua dipendenza da alcool e droghe. Welcome To My Nightmare (1975) presentò una nuova line-up e un nuovo Cooper: Only Women Bleed è una ballad con arrangiamenti di ottoni e Some Folks è una scenetta da cabaret. Black Widow (anche se troppo simile a Sweet Thing di David Bowie) e soprattutto il trittico "Steven" (Years Ago, Steven, The Awakening) fanno di questo primo album "solista" una degna continuazione della sciocca saga.
Alice Cooper Goes To Hell (1976), con I Never Cry, Lace And Whiskey (1977), che mette in musica un romanzo poliziesco, From The Inside (1978), ispirato alla sua esperienza in un istituto psichiatrico, Flush the Fashion (1980), Special Forces (1981), Zipper Catches Skin (1982) e Dada (1983) evidenziano un declino lento ma costante. L'era del punk-rock e dello speed-metal non aveva grosso interesse per il suo suono antiquato.
Cooper tentò di reniventarsi una carriera con il lambiccato pop-metal di Constrictor (MCA, 1986), Raise Your Fist And Yell (1987) e infine con la hit Poison,
da Trash (Epic, 1989).
Ma Hey Stoopid (Epic, 1991) e The Last Temptation
(1994) fallirono nel capitalizzare quel successo.
Il brutale attacco di Brutal Planet (2000) e Dragontown (Spitfire, 2001) tentarono, ancora una volta, di riesumare la vecchia star.
The Life and Crimes of Alice Cooper (Rhino, 1999) è un box-set di quattro dischi a compendio della carriera di Cooper.
Along Came A Spider (2008) è stato un ritorno mediocre sul palco.
Welcome 2 My Nightmarez (2011) fu invece un divertente (se non rivoluzionario) insieme di canzoni pop: in particolare la power-ballad I Am Made of You, la parodia esilarante di Disco Bloodbath Boogie Fever, una versione elettronica per zombi del boogie alla ZZ Top, e Ghouls Gone Wild, orecchiabile punk-rock alla New York Dolls con un ritornello surf-style. I limiti di Alice Cooper possono essere riassunti nel fatto che troppe canzoni suonano come se fossero cover: la ruggente A Runaway Train, simile ai boogie sudisti del vecchio Bob Dylan; I'll Bite Your Face Off, fedele imitazione dei suoni classici dei Rolling Stones; Last Man on Earth, un lamento blues per una banda di paese; I Gotta Get Outta Here, che mescola rock blue-collar e Mersey-beat.
Non c'è niente di mal riuscito su Paranormal (2017): se una band più giovane avesse incluso il diabolico boogie del sud Fallen In Love, il percussivo punk-pop You And All Of Your Friends e il rockabilly da big band Holy Water nel proprio album, la stampa avrebbe sprecato riconoscimenti a tal proposito. Alice Cooper ha fatto del suo meglio per dimostrare di poter tenere testa alle nuove generazioni, e ha persino regalato un caratteristico inno alla Alice Cooper ai suoi vecchi fan, Genuine American Girl.
L'autobiografico Detroit Stories (Earmusic, 2021), prodotto da Bob Ezrin e ventesimo album solista di Cooper, è stato il suo primo album a raggiungere la vetta delle classifiche di vendita, sebbene non fosse niente di speciale. C'è poco che sia degno di nota a parte le quattro cover: Rock & Roll (1970) dei Velvet Underground, Our Love Will Change the World (2005) degli Outrageous Cherry, Sister Anne (1971) degli MC5 e East Side Story (1966) di Bob Segar. Lo psicobilly Go Man Go (con Wayne Kramer degli MC5 alla chitarra), il turbolento boogie Social Debris, il viscerale funk-soul di $1000 High Heel Shoes, il rock'n'roll alla Chuck Berry Hail Mary e l'inno da pub Detroit City 2021 sono tributi nostalgici a un'epoca ma in quell'epoca queste canzoni sarebbero state considerate troppo stereotipate per essere prese sul serio. Inoltre, anche stavolta, Alice Cooper non è riuscito farsi prendere sul serio.
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