- Dalla pagina su Manu Dibango di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Il sassofonista camerunense Manu Dibango, un musicista cosmopolita che ha vissuto in una mezza dozzina di paesi e che ha suonato il vibrafono e le tastiere oltre alle ance, debuttò a Parigi con il formativo Manu Dibango (1968), a cui fecero seguito i transitori O Boso e Soma Coba (1972).
Dibango divenne famoso nel 1973 grazie al groove proto-disco di Soul Makossa (che originariamente era il lato B di un singolo del 1972), alla fusion tra ritmi e melodie africane con il reggae, in particolare su Gone Clear (1979), al jazz, in particolare su Electric Africa (1985), con Bill Laswell, Bernie Worrel e Herbie Hancock (e contenente l'hip-hoppish Abele Dance), all'hip-hop, in particolare su Polysonik (1990), e al soul, in particolare su Lamastabastani (1996).
Il suo ritmo classico è incarnato in Soul Makossa (1973) e Makossa Man (1974), mentre Afrovision (1976) aveva iniziato una mutazione verso la musica funk.
Home Made (1978), con musicisti provenienti dal Ghana e dalla Nigeria, Waka Juju (1982), uno dei suoi lavori che definiscono il genere, e Afrijazzy (1986) si collocano tra le sue opere più personali, e riscattano spudorate raccolte di cliché africani come Wakafrica (1994) o mediocri tentativi di reinventarsi come Mboa'su (2000 ) e Kamer Feeling (2001).
Dibango è morto di Covid-19 durante la pandemia del 2020, all'età di 86 anni.
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