- Dalla pagina sugli Embryo di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Gli Embryo vennero formati da Christian Burchard a Monaco, che si contornÃē di Edgar Hofmann (sax, violino), Ralph Fisher (basso, organo), John Kelly (chitarra). Sul primo album, Opal (Ohr, 1970), gli Embryo sono influenzati dal free-jazz mistico di John Coltrane e dal sound di Canterbury (People From Out the Space). Il caratteristico jazz-rock del gruppo prende forma soprattutto a partire da Embryo's Rache (UA, 1971), di cui Father Son and Holy Ghosts (UA, 1972) fu il contraltare commerciale.
Dello stesso periodo sono Steig Aus (Brain, 1972), con Mal Waldron al piano e Jimmy Jackson al mellotron (contenente l'epica Radio Marrakesch/Orient Express), e Rocksession (Brain, 1973), tratto dalle stesse session (e contenente quattro jam ancor piu` sperimentali, fra cui Entrances, Warm Canto e Dirge), dischi che vennero rifiutati dall'etichetta degli Embryo in quanto troppo sperimentali.
Con l'aggiunta del sassofonista jazz Charlie Mariano, il gruppo (che a questo punto era Burchard, Roman Bunka alla chitarra e al sax, e Dieter Miekautsch al piano) registrÃē We Keep On (BASF, 1973), i cui cavalli di battaglia sono No Place To Go (12 minuti) e Ticket to India (15 minuti).
I due album successivi, Surfin! (Buk, 1975) e
Bad Heads and Bad Cats (April, 1976),
avevano perso gran parte dell'estro creativo, nonostante le lunghe
Dance of Some Broken Glasses (sul primo) e
Human Contact (sul secondo).
Il leader, abbandonato Mariano al suo
destino, soggiornÃē in India,
e al ritorno cambiÃē di nuovo stile con Apo-calypso (April, 1977).
Continuando il viaggio in Asia, il gruppo pennellÃē album di world-music
come il doppio Embryo's Reise (1979), forse il migliore di questa
stagione (Cello Cello), Life (1980) e
un altro doppio, La Blama Sparozzi (1982).
Tornati finalmente a casa, gli Embryo registrarono il primo album in studio
degli ultimi sette anni, Zack Gluck (1984), ma poi si rimisero in
viaggio, questa volta verso l'Africa, esperienza da cui trassero il materiale
per Yoruba Dun Dun Orchestra (1985) e Africa (1985).
Lungi dall'abbandonare le scene, Burchard continuÃē a rimescolare il gruppo
e a registrare album di quella sua musica etnica e jazzata:
Turn Peace (1989),
Ibn Battuta (1994),
Ni Hau (1996),
Istanbul-Casablanca (1999).
Anthology 1970-1979 (Schneeball, 1980) e il doppio dal vivo
Invisible Documents (Disconforme, 1998) riassumono la loro vicenda e hanno mostrato in una certa misura un riaccendersi del loro ardore iniziale.
Dopo aver abbandonato la scena, Burchard ha continuato a registrare altri album di musica etnica e con influenze jazz: Turn Peace (1989), Ibn Battuta (1994), Ni Hau (1996), Istanbul-Casablanca (1999).
Aalst 2010 (2010) documenta due jam dal vivo.
Message From Era Ora (Sound Of Cobra, 2013) contiene registrazioni dal vivo risalenti al 1976.
Christian Burchard ÃĻ morto a Monaco nel 2018, all'età di 71 anni.
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