- Dalla pagina su Jasun Martz di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Ferruccio Tarraran)

In breve:
Residente a New-York (ma educato a Los Angeles), lo scultore e compositore Jasun Martz (nato nel 1953) ha suonato le tastiere sia per star del pop come Michael Jackson che per il genio del rock Frank Zappa. Ha prodotto una delle pietre miliari del rock progressivo, la sinfonia The Pillory, composta tra il 1976 e il 1978 e scritta per 40 musicisti (la “Neoteric Orchestra”, incluso Eddie Jobson al violino e Ruth Underwood alle percussioni) e lui stesso alle tastiere elettroniche più disparate.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi, traduzione completata da Stefano Iardella)

Bio:
Jasun Martz, laureato in pittura e scultura all'Università di Santa Barbara, in California, formò la Neoteric Orchestra nel 1976, ma gli impegni nella band di Frank Zappa e il trasferimento in Inghilterra gli impedirono di realizzare subito le sue idee.
Fu a Londra che riuscì finalmente a mettere insieme i 40 elementi che gli servivano e a registrare The Pillory (All Ears, 1978 - Neoteric, 1981 - Ad Perpetua Memoriam, 1994).
Il disco, costruito attorno al suono del mellotron, e nobilitato dalla presenza di veterani come Ruth Underwood e Paul Whitehead alle percussioni, Eddie Jobson al violino e William Bottrell al violoncello, divenne un oggetto di culto, ma vendette poco.

Ci vogliono nove minuti prima che il coacervo di dissonanze, percussioni, "droni" e accordi casuali dia luogo a una cadenza corale di marcia. Su di essa gli strumenti improvvisano figure melodiche sulla falsariga della In C di Riley, ma con uno svolgimento più geometrico e soprattutto proporzioni sinfoniche (persino un coro di una dozzine di persone). Il movimento successivo è una serie di metamorfosi alla Schonberg per sezione d'archi (in realtà un mellotron). Dopo otto minuti di rumori disordinati è la volta di una baraonda orchestrale. La sinfonia termina con un'apoteosi per organo a canne e coro.

Pochi dischi della musica popolare hanno compiuto un'operazione così radicale e al tempo stesso così suggestiva.

Martz, rientrato a Los Angeles, si adattò pertanto a fare il session- man per Michael Jackson, per la Starship, per la Far East Family Band e di nuovo per Zappa.

Con Jobson (violino) e John Luttrell (clarinetto) registrò ancora la sonata da camera In Light In Dark In Between (Eurock, 1982).

The Sin Circle (un altro progetto solista di Martz, ma stavolta dedicato alla musia rock) ha dato vita a Everyone's an Idiot (Sin Circle, 1999).


(Tradotto da Ferruccio Tarraran, modificato da Stefano Iardella)

The Pillory/ The Battle (Under the Asphalt, 2005), registrato con un’orchestra di 115 musicisti, è una sinfonia in sette movimenti su doppio CD ( per un grandioso totale di oltre due ore) ambientata in un lontano futuro nel quale i continenti, già distaccatisi, si stanno riavvicinando causando guerre tra i loro abitanti. Il tema non rende giustizia alla musica, che non solo è ambiziosa ma anche potente. Il primo tenebroso movimento (di 22 minuti) evoca antichi paesaggi celtici: un senso di mistero e magia trapela dalle oscure e tetre melodie. Il secondo movimento (ugualmente colossale) si apre in una maniera caotica e dissonante prima che un tema in crescendo e dall’andamento marciante conduca a un celestiale coro di voci femminili perse nello spazio-tempo. Percussioni e violini danno corpo al rutilante terzo movimento che è quasi una danza, e che segnala un completo cambio di umore, sebbene finisca nelle convulsioni di un heavy metal stile carro armato e si sposti nella cacofonia del quarto movimento. Dopo un breve quinto movimento, quasi un requiem, sorretto da un organo, l’ascoltatore viene cullato nel lento decadimento dei suoni sussurrati e monocordi e nelle melodie di Ambient. L’ ultimo movimento (tutti i 74 minuti del secondo CD), sottotitolato "industrial/noise/ambient", impiega circa dieci minuti a raggiungere il punto dove uno può distinguere i rumori e altri dieci minuti prima che i rumori si coalizzino in una sonorità distinta, sul tipo di una prolungata chitarra distorta. Dopo 24 min e 30 secondi il rumore si dissolve in un roteare di stridori lancinanti. Il nuovo silenzio viene alla fine rotto da un fragoroso organo monocorde che però riesce a non trasformarsi mai in suono senza significato. Poi (dopo 45 minuti) diventa l'equivalente elettronico dello scoppiettare di un fuoco che rapidamente si intensifica fino a una vera e propria eruzione vulcanica. Quando anche questo si smorza, scompaiono lentamente le dissonanze casuali, creando un più profondo senso di vuoto. La musica sembra finire ma risorge improvvisamente al minuto 62 con un irrompere di rumore orchestrale. Seguono dieci minuti di aspra, imponente e spaventevole turbolenza, con spasmi orchestrali sempre più lunghi, finché un colpo finale dà sfogo alla pressione. Martz è uno dei pochi compositori della "post-everything age" che comprende come l’orchestra possa ancora essere uno strumento vitale per il compositore digitale.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Tra le antologie e le compilation figurano: Pacnaa (2013), il cofanetto di 8 CD Solo Exhibition (2017), Non Finito (2017), l'orchestrale Alchemy (2017), lo sperimentale Corrosion (2017), Chroma (2017) e il rockeggiante Antithesis (2017).


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