- Dalla pagina sugli Univers Zero di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
Gli Univers Zero, formati in Belgio nel 1974 da Daniel Denis (che era già stato
membro degli Arkham) e Roger Trigaux, suonano una sorta di jazz fusion da camera, raffinata e
drammatica, per un ensemble che generalmente comprende violini, harmonium,
organo e fagotto. Con il passare degli anni diventeranno un'istituzione
del progressive-rock, nonche' uno dei gruppi piu` importanti del mondo.
Bio:
Gli Univers Zero, formati in Belgio nel 1974 da Daniel Denis (batterista degli Arkham) e dal chitarrista Roger Trigaux, inventarono una sorta di jazz-rock fusion da camera, raffinato e drammatico al tempo stesso, solitamente composto da un ensemble di archi, armonium, organo e fagotto. Fin dall'inizio, segnarono un'importante svolta per il progressive-rock, assimilando la musica rock ai formati classici e jazz (e non viceversa).
La loro missione venne inaugurata da Univers Zero (Atem, 1977 - (Cryonic, 1984 - Cuneiform, 2008), registrato nell'agosto del 1977 e ripubblicato come 1313, che era il numero di catalogo originale, quando erano un settetto e il loro sound era ancora ispirato da gruppi rock contemporanei. I 15 minuti di Ronde rivelarono Daniel Denis come un compositore eccentrico, esuberante ed erudito sulla scia di Uncle Meat di Frank Zappa. La fantasia inizia con un ibrido di scherzo neoclassico e ripetizione minimalista che presto si trasforma in una fanfara in stile Frank Zappa. Questo dà inizio a un viaggio travagliato e sincopato che alterna passaggi di archi pizzicati alla Berlioz e crescendo magniloquenti di corno e organo, passi alla Ravel e danze popolari, melodie di violino gitano e ritmi da cabaret, che terminano in un'atmosfera espressionista. Un incubo di toni sostenuti. Il fagotto di Michel Berckmans, il violino di Marcel Dufrane, la viola di Patrick Hanappier e l'armonium di Emmanuel Nicaise spaziavano dal clownesco all'intellettuale, mentre la direzione di Denis lasciava poco al caso.
Docteur Petiot di Trigaux è un brano più clownesco, con enfasi su melodie e ritmi banali al confine tra marce militari e music-hall. Archi e clavicembalo dominano la sarabanda mediorientale Malasie, anch'essa composta da Trigaux e anch'essa orientata verso un tono gioviale.
La ristampa su CD include La Faulx (aprile 1979) di Denis, una jam di 28 minuti che si sviluppa lentamente da un'improvvisazione avant-noise a schemi melodici e ritmici strutturati.
Heresie (Cryonic, 1979) mise a punto il meccanismo. Prendendo a
pretesto un soggetto gotico, La Faulx procedeva per ventitre minuti a
sperimentare ogni sorta di partitura. La piece si apre con un confuso brusio
degli strumenti dell'orchestra, poi il cantante recita un esorcismo sulle note
funeree del piano e prende piede una cadenza in crescendo da ballo delle
streghe. Un tema spensierato di fagotto conduce in una marcia sbilenca, a metà
strada fra un balletto di Stravinsky e una suite di Ravel. Ma i contrappunti
si fanno sempre più discordanti, riportando la musica nei gironi infernali da
cui era partita. Jack The Ripper è invece un brano più opprimente che
orrifico, conteso fra spunti jazzrock e cadenze/fratture da industria pesante.
Oltre alle percussioni di Denis e al fagotto di Berckamns sono in primo piano
le tastiere di Roger Trigaux e il violino di Patrick Hanappier.
Fu l'ultimo disco di Trigaux con gli Univers Zero.
Lo stile lambisce il sensazionalismo su Ceux Du Dehors (Recommended, 1982), con le incalzanti progressioni jazz-rock di Dense, l'apocalittico coro funebre di La Corne Du Bois Des Pendu e la nervosa piece espressionista di Combat.
Raffinata ulteriormente la produzione due anni dopo su Uzed (Recommended, 1984), il gruppo giungerà al manierismo di Heatwave (Recommended, 1986), disco orchestrato per un ensemble più moderno (due tastiere elettroniche, archi, fiati, chitarra, basso, batteria) e ricco di spettacolari tour de force elettronici come Chinavox. La titanica e tumultuosa Funeral Plain riassume e dilata otto anni di esperimenti: musica da camera atonale, jazz-rock, minimalismo, musica industriale, rondò classici, orientalismi e così via.
Il gruppo si sciolse l'anno dopo.
Meno austeri degli Art Zoyd, gli Univers Zero erano reminescenti del rock progressivo e dell'art-rock inglesi, ma non meno audaci nel tentare la fusione fra avanguardie classica e rock. Se gli Art Zoyd furono i Satie del rock, gli Univers Zero ne furono i Poulenc.
Roger Trigaux aveva intanto formato con il pianista Alain Rochette i Present, che debuttarono con Triskaidekaphobie (1981 - Cuneiform, 2014).
Da solo Denis ha composto Sirius And The Ghosts (Cuneiform, 1991), un album che non si discosta troppo dagli ultimi Univers Zero, ma che sfrutta con maggior consapevolezza le tecniche minimaliste e accentua la propulsione delle percussioni; e, due anni dopo, Les Eaux Troubles, un disco che apre decisamente nuovi orizzonti, sia per le incursioni di Les Portes e Second Presage nel jazz-rock più aggressivo, sia per le variazioni su temi folk delle Bulgarian Flying Spirit Dances, sia (soprattutto) per i balletti cubisti di Strategeme e Electronica Mambo-Musette, condotti a ritmi spezzati, come se fossero stati campionati a intervalli discreti. Denis prosegue insomma il programma di trasferire tecniche e motivi dell'avanguardia nel corpus della musica rock.
A questo album fece seguito Les Eaux Troubles (Cuneiform, 1993).
Denis rimette insieme i suoi Univers Zero per The Hard Quest (april 1999 - Cuneiform, 1999), un disco che non sfigura al fianco delle opere classiche del gruppo. Denis è rimasto il compositore sardonico e incontenibile di sempre, capace di spaziare dalla musica cerimoniale del Medioevo (Vieux-Manants) alle fanfare di Frank Zappa (Civic Circus, Rebus), dal jazz-rock (Affinitè) alla musica d'avanguardia (Kermesse Atomique). La lunga Xenantaya è più che altro un tributo alla carriera stessa di Denis, al suo squisito gusto per l'arrangiamento, alle sue magistrali doti di direttore dell'ensemble, e alle sue innumerevoli fonti d'ispirazione.
Crawling Wind (Cuneiform, 2000) raccoglie una performance dal vivo e rare registrazioni del 1983.
Rhythmix (Cuneiform, 2002)
è il secondo album di materiale originale della reunion e mette in
mostra un Denis sempre più nei panni del compositore classico.
Ben dieci musicisti suonano sull'album, e ciò spiega la qualità
"orchestrale" del sound.
Terres Noires usa una cornuscopia di citazioni dalla musica del
ventesimo secolo e termina nella maniera grottesca del
Frank Zappa di Orchestral Favourites.
Shangai's Digital Talks, forse il pezzo più geniale dell'album,
è uno sketch sinistro, impostato sugli staccato violenti delle tastiere.
La lenta, ripetitiva Reve Cyclique sa di balletti fauve di un secolo fa,
aggiornati al minimalismo degli anni '60 e al jazz esotico degli anni '50.
La melodia di fagotto di The Invisible Light potrebbe stare su un
balletto di Cajkovsky. E così via.
L'album annovera comunque anche alcuni degli esperimenti più audaci della
carriera di Denis, come l'incubo percussivo di
Rouages, che sposa Edgar Varese, Crash Worship e
Mike Oldfield, o l'orgiastica Emotions Galactiques, che miscela
una frenetica fanfara di fiati (quasi un'alveare),
un confuso martellare di piano e percussioni legnose alla Steve Reich.
The Fly-Toxmen's Land è l'unico brano che appartiene davvero
alla tradizione del prog-rock.
In un paio di casi rivoluzionaria, talvolta in anticipo sui tempi,
sempre intrigante, raramente pleonastica, la musica di Denis continua
a sorprendere e a divertire.
Il quarto album dalla reunion, Implosion (Cuneiform, 2004), pubblicato nel trentesimo anniversario della nascita della band, comprende Denis (batteria, percussioni, tastiera, campionatori, fisarmonica, chitarra), Michel Berckmans (oboe, corno inglese, fagotto), Serge Bertocchi (sax e tubax), Aurelia Boven (violoncello), Ariane De Bievre (flauto, ottavino), Dirk Descheemaeker (clarinetto basso, clarinetto), Bart Maris (tromba, flicorno), Eric Plantain (basso elettrico), Christophe Pons (chitarra acustica), Bart Quartier (marimba, glockenspiel) e Igor Semenoff (violino).
E' un album che non è all'altezza dei loro standard. Alcuni pezzi sono brillanti (Falling Rain Dance, Mellotronic) ma la maggior parte dei pezzi (brevi) e perfino la suite Meandres di nove minuti sono mere reiterazioni di cliché del prog-rock e, in ogni caso, troppo frammentate per reggere, nel complesso. X-Ray di Partch è la notevole eccezione: un pezzo d'avanguardia traboccante di soluzioni intriganti.
Live (giugno 2005) è un live, come il titolo suggerisce.
Relaps (2008) raccoglie registrazioni live inedite dal marzo 1984 al febbraio 1986.
Clivages (maggio 2009 - Cuneiform, 2010) è un nuovo album in studio (Daniel Denis alla batteria, Michel Berckmans al fagotto, oboe e corno inglese, Kurt Budé al clarinetto e sax contralto, Pierre Chevalier alle tastiere, Dimitri Evers al basso, Andy Kirk alla chitarra e Martin Lauwers al violino). La gioiosa fanfara orchestrale che apre l'opera, Les Kobolds, contrasta nettamente con il tono tragico della suite che la segue, i dodici minuti di Warrior, che potrebbero essere la colonna sonora espressionistica di un film horror, pieni di chitarra hard-rock, ritmo industriale e fiati free-jazz. Allo stesso modo, le sfumature jazz ed esotiche del carosello impressionista Soubresauts contrastano nettamente con il languore noir del lento blues di otto minuti Retour De Foire. In altre parole, questo è un album di opposti polari, l'intermezzo neoclassico Vacillements che bilancia l'intermezzo elettroacustico astratto Earth Scream. I 14 minuti di Straight Edge incarnano quella doppia personalità, alternandosi tra una quiescenza meditabonda e sognante e una tonante nevrosi frenetica.
Il tredicesimo studio album Phosphorescent Dreams (2014) degli Univers Zero è stato eseguito da una nuova formazione, formata da Antoine Guenet (tastiere), Nicolas Dechene (chitarre), Dimitry Evers (basso), Kurt Bude (clarinetti, sax contralto e tenore) e Daniel Denis (batteria ).
Gli Univers Zero sono tornati con Lueur (Sub Rosa, 2023), interpretato da Daniel Denis (tastiere, batteria, percussioni), Nicolas Dechene (chitarre), Kurt Bude (clarinetti) e Nicolas Denis (basso, percussioni, voce).
Guy Segers degli Univers Zero ha formato l'Eclectic Maybe Band che ha pubblicato Bars Without Measures (Discus, 2023), con Julie Tippetts, Dani Klein, Sibel Dincer e Daniel Vincke-Saz (voce), Pierre Bernard (flauto), Piet Van Bockstal (oboe), Stephan Kohr (fagotto), Martin Archer (sassofono), Dirk Descheemaeker (clarinetti), Joe Higham (clarinetto e sax soprano), Mark Bogaerts (sax contralto e baritono), Dave Newhouse (sax baritono), Jean Pierre Soarez (tromba), Franck Cottret (trombone), Marianne Denoia, Cecile Broche, Ariane Plumerel e Forrest Fang (violini), Thierry Zaboitzeff (violoncello), Michel Delory, Pierre Vervloesem, Michel Delville, Angel Ontalva e Matvi Bilis (chitarre), Andy Kirk e Catherine Smet (tastiere), Sean Rickman, Fabrice Owerzarzak e Dirk Wachtelaer (batteria).
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