- Dalla pagina su Tim Hodgkinson di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Claudio Vespignani e Stefano Iardella)

Il tastierista degli Henry Cow, Tim Hodgkinson formò i Work assieme al chitarrista Bill Gilonis, il bassista Mick Hobbs e il batterista Rick Wilson. Il complesso debuttò con Slow Crimes (Gennaio 1982 - Woof 1982), un ciclo di 16 brevi canzoni con l'enfatica cantante Catherine Jauniaux, poliritmi sciatti, cacofonia chitarristica, con picchi di baccanale grottesco in Balance, State Room e Knives, attacchi di schizofrenia pseudo-punk in Pop e Like This, incubi di edonismo pseudo-disco in Cain & Abel.

Live In Japan (Woof, 1982) fu eseguito da un quartetto diverso con Chris Cutler alla batteria. La voce psicotica/enfatica di Hodgkinson e le linee di chitarra frastagliate esplodono con l'energia dell'hard rock, supportata da un'intensa batteria e da circonvoluzioni strumentali assortite. Ma nessuno dei dodici brevi pezzi era degno del classico suono degli Art Bears, e certamente le voci scadenti erano una parte del problema.

In seguito Hodgkinson diede una mano a Catherine Jauniaux nella registrazione di Fluvial (1984), un lavoro più originale ed eclettico di contaminazioni stilistiche. Il chitarrista dei Work Bill Gilonis e la cantante Catherine Jauniaux formarono anche gli Hat Shoes, un quartetto con Charles Hayward dei This Heat e il violoncellista Tom Cora. Hanno pubblicato Differently Desperate (1991) e Home (2001).

Splutter (1986), con improvvisazioni di clarinetto solista, e Shams (1988), duetti sperimentali col percussionista Ken Hyder, dimostrano le ambizioni avanguardistiche di Hodgkinson.
Gilonis ha anche pubblicato Zurich Bamberg (ReR, 2009), una collaborazione a distanza con Chantale Laplante, che consiste in collage "concreti" di suoni ritrovati, registrati tra il 2002 e il 2006.

A quel punto Hodgkinson formò un nuovo gruppo, i Momes, con cui fece uscire Spiralling (Woof 1989).

La formazione originale dei Work si riunì per Rubber Cage (dicembre 1990 - Woof, 1991), che vantava un suono molto più professionale e strutturato e ben poco della cruda isteria punk di Slow Crimes, e See (Discmedi, 1992 - ReR, 2010), che conteneva intricate canzoni industrial-blues come Rim e Warehouse e soprattutto la mini-sinfonia alla Charles Ives Shine.
Il loro ultimo album, The 4th World (ReR, 2010), registrato nel 1994, è uscito solo 16 anni dopo: si tratta di venti pezzi (per lo più molto brevi) che spaziavano dal blues alla musica elettroacustica, con la solita dose di canzoni cervellotiche.

Each In Our Own Thoughts (Woof 1995) raccoglie composizioni inedite che risalgono ai giorni degli Henry Cow (Hold To The Zero Burn) e che mostrano le ambizioni di Hodgkinson di sfociare nella musica classica (String quartet 1, Numunous Pools for Mental Orchestra).

L’idea fu ulteriormente sviluppata su Pragma (Rift 1997), una raccolta di pezzi che unisce improvvisazione a composizione, concepito come combinazioni di computer, campionamenti e strumenti dal vivo.

Sang (ReR 2000) continua la sperimentazione di nuove tecniche: The Crackle Of Forests (forse la composizione orchestrale più significativa), The Road To Erzin e Gushe impiegano entrambi un insieme diverso di elementi e si muovono in direzioni opposte, andando a ripescare vecchie idee di Edgar Varese e Arnold Schoenberg, tramite campionamenti, world-music e free-jazz.

Il progetto Konk Pact di Hodgkinson, dall’altro verso, ha dato vita al disco dal vivo The Big Deep (1999) e sopratuttto Warp Out (Grob 2002), le cui tre lunghe composizioni stanno al confine fra psichedelia e free jazz, e perciò segnano un chiaro ritorno alle sonorità dei Work.


(Tradotto da Stefano Iardella)

K-Space è stata una collaborazione tra Hodgkinson, il batterista Ken Hyder e lo sciamano siberiano Gendos Chamzyryn. La musica di Going Up (Ad Hoc, 2005) è il risultato della manipolazione in studio del loro modo di suonare, cantare, chiacchierare e registrare sul campo.
Wolf impiega quasi otto minuti per uscire da una nebbia cacofonica diluita. Lo sciamano suona come Captain Beefheart e il duo britannico si sintonizza suonando linee distorte e improbabili ritmi blues come faceva la Magic Band. Yellow Canal nasconde le grida dello sciamano in un denso magma di distorsioni, e K-Kosmos le soffoca in una vaga galassia di rumore, e Ocheeshenia le trasforma in un mantrico "om". La sottigliezza di questi brani scompare nell'orgia percussiva di Three Dungurs e nei sedici minuti del baccanale Black Sky, l'unico pezzo in cui il duo scatena le sue credenziali prog-rock.

Il breve Infinity (ReR, 2008) dei K-Space è stato un esperimento nel fornire musica al pubblico: la musica, fornita con software personalizzato, viene riprodotta solo su un computer, e ogni volta suona in modo diverso (secondo una logica interna) e nessuna parte di esso può essere messa in pausa o saltata. In altre parole, il pezzo è un tutto indivisibile, che può essere soltanto riarrangiato (secondo le proprie leggi e non secondo i desideri dell'ascoltatore).
A parte gli aspetti tecnici, il pezzo è una lunga e caotica escursione nella musica percussiva primitiva, un caos tribale-sciamanico-psichedelico con strumenti atonali.

Black Sky (2013) dei K-Space è un album dal vivo.

I Konk Pack di Tim Hodgkinson sono tornati con Doing The Splash (Megaphone, 2013), con Thomas Lehn (sintetizzatore analogico) e Roger Turner (batteria e percussioni).

Under The Void (2020) contiene tre composizioni: Under the Void (composta tra il 2016 e il 2018) per flauto, oboe, clarinetto, tromba, corno, trombone, 2 violini, 2 viole, violoncello, basso, pianoforte e percussioni, simulazione elettronica; Then (2019) per archi virtuali, ottoni, legni, fisarmonica e pianoforte, combinati con veri tamburi a cornice siberiani, gong, viola, elettronica, piatti ad arco, chitarra lap steel e tastiere; e Ortemchei (2019), assemblato da parti di un'esibizione dal vivo di Chris Cutler (percussioni), Angharad Davies (violino), Edward Lucas (trombone), Mayah Kadish (violino), Alex Paxton (trombone), Lucy Railton (violoncello), Gwen Reed (basso), Mark Sanders (percussioni), Yoni Silver (clarinetto basso) e Otto Willberg (basso).


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