- Dalla pagina sugli All di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Nel 1979 il 45 giri Ride The Wild aveva presentato i Descendents come un promettente gruppo di punk-rock umoristico. Dopo due anni l'EP Fat (New Alliance) aveva cambiato le carte in tavola proponendo un gruppo di hardcore iper-veloce e iper-conciso impegnato in satire come Mr Bass, Hey Hey e My Dad Sucks ed epigrammi scellerati (storici gli undici secondi di Weinerschnitzel e i quindici di I Like Food).
Quando il cantante Milo Aukerman decise di tornare a studiare, il complesso
pensò di dedicargli un album concept, Milo Goes To College (New Alliance, 1982).
A posteriori quell'album vale non solo per essere stato uno dei primi concept
del punkrock, ma anche come affresco della vita frustrata degli adolescenti
metropolitani: brani come My Age e I'm Not A Punk riflettono i drammi
dl'alienazione di tanti kid dell'epoca.
E, fatto insolito per il punkrock, viene affrontato anche il tema delle ragazze
(Kabuki Girl, Marriage), che era considerato sconveniente dai più.
Sono pezzi che si fregiano di un sound tanto scipito quanto scalmanato: la
batteria tribale (lo strumento principale), il basso rimbombante, la chitarra
scatenata in riff distorti, il canto sgolato. I ritornelli sono così
elementari da richiamare alla memoria i Ramones più minimali (la somiglianza
rasenta il plagio in Bikeage).
Gran parte del disco (per esempio Suburban Home) è satirico nei confronti
dell'"American way of life", ma il grido omicida di Parents
appartiene al versante più tragico del punkrock: è l'urlo di dolore di
una generazione abbandonata dai propri genitori e dalla società in generale.
Jean is Dead e Hope lasciano il segno nelle coscienze di
quella generazione.
Nel complesso l'album costituisce una pietra miliare dell'hardcore in quanto
apre nuovi orizzonti espressivi.
Il batterista Bill Stevenson, che era l'anima del complesso, passò ai Black Flag e diede il colpo di grazia al complesso. Anche per loro sembrava calato il sipario, ma anche loro ebbero invece occasione di resuscitare presto: I Don't Want To Grow Up (New Alliance, 1985) li ripresentò in una veste powerpop alla Big Star (la title-track), con il nuovo chitarrista Ray Cooper, ma soprattutto con una maggiore abilità compositiva ed esecutiva (Pervert, Don't Go Back).
Sorprese pertanto la caduta di tono di Enjoy (New Alliance, 1986), composto e suonato (e confezionato) con mentalità pre-puberale, benche' vantasse la lunga ballad sperimentale Days Are Blood e l'anthem Get The Time. Si fa sentire la mancanza del bassista Tony Lombardo, sostituito con il più enfatico (e meno brillante in fase compositiva) Karl Alvarez. All (SST, 1987), la cui title-track è passata alla storia per essere il più breve brano mai composto (un secondo), cerca di rifondare l'hardcore alla luce del chitarrismo heavymetal del nuovo Stephen Egerton, penalizzando in tal modo le melodie. Pep Talk e Clean Sheets onorano comunque la memoria dei Buzzcocks.
Nel 1988 Bill Stevenson prese l'ultima formazione dei Descendents meno Milo (ovvero Alvarez e Egerton), assunse Dave Smalley (reduce da due formazioni tanto mediocri quanto chiacchierate, gli "straight-edge" Dys di Boston e i pop-core Dag Nasty di Washington) e diede vita agli All. Il sound di Allroy Sez (Cruz, 1988) è ancor più melodico e satirico di quello del concept Milo. L'unica differenza è la chitarra, in primo piano come nell'ultimo lavoro dei Descendents. Canzoni-farsa come Pretty Little Girl e Skin Deep esibiscono ancora la frenesia hardcore, ma non conservano nulla della rabbia (e dell'intento) originale del genere. Just Perfect (il singolo) e Hooidge sono i manifesti del nuovo powerpop di Stevenson, all'insegna di un sound neutro e grintoso di derivazione heavymetal con battito supersonico, basso pulsante e melodie beat. E proprio beat sono Sex In The Way, nonostante la cadenza swingante, e Postage (sull'EP Allroy For Prez), nella maniera degli Shoes.
I dischi successivi, con Scott Reynolds al canto, hanno confermato la propensione a citare Beatles e Beach Boys e a complicare l'armonia con ritmiche e contrappunti insoliti (fino a rasentare i secondi King Crimson). I risultati sono stati eccitanti soltanto in rari casi, per lo più uno per disco: She's My Ex dal più ambizioso Allroy's Revenge (Cruz, 1989), Just Like Them (di Milo) dall'ancor più sofisticato Allroy Saves (Cruz, 1990). Questi sono album in cui Stevenson e Reynolds propongono temi più adulti e li suonano con armonie più complicate.
Percolater (Cruz, 1992) inaugurò ufficialmente la stagione melodica, facendo leva sulla maturità tecnica dei dischi precedenti e puntando esplicitamente sui ritornelli di Hot Plate, Empty e soprattutto Minute. Gli All stavano diventando sempre più una copia dei Big Star e sempre meno un gruppo punk.
La reunion con il bassista Tony Lombardo fruttò il mediocre New Girl Old Story (Cruz, 1991), attribuito ai Tonyall.
Per la cronaca l'album solista di Tony Lombardo, New Girl Old Story (Cruz), registrato nel 1991, non può vantare la produzione impeccabile degli All, ma contiene le melodie che Stevenson non sa più comporre.
E Milo Aukerman, dopo essersi laureato in Biologia, ha formato i Milestones, l cui repertorio appartiene infatti Just Like Them.
Chad Price subentrerà al canto dopo che il gruppo si sarà trasferito prima in
Missouri e poi in Colorado, ma lo stile non cambierà, rimanendo limitato a questo popcore e surf-punk un po' pasticcione.
La novità di
Breaking Things (Cruz, 1993) è semmai la produzione assordante ed
epilettica, che colloca il loro sound a metà strada fra Cheap Trick
(Original Me) e
Bad Religion (Shreen, Right e soprattutto Guilty).
Persa del tutto la verginità punk, gli All tenteranno la carta delle classifiche di vendita con Pummel (Atlantic, 1994). Egerton e Price si comportano come i leader di una tipica formazione di heavy metal melodico, anche se poi il sound oscilla fra rock and roll (Self-Righteous), pop (l'eccellente Long Distance, Million Bucks) e hardcore (Stalker).
I Descendents si ricostituiscono (nel senso che Milo si riunisce agli All) per Everything Sucks (Epitaph, 1996).
Mass Nerder (Epitaph, 1998) annovera ancora un altro ritornello facile, Honey Peeps.
Stevenson non è mai riuscito a mettere insieme un album completamente riuscito, nè con i Descendents (che in fondo non ebbero mai un vero brano classico) nè tantomeno con gli All.
Su Problematic (Epitaph, 2000), Chad Price, Karl Alvarez, Stephen Egerton e Bill Stevenson rivedono il loro caratteristico stile punk-pop con un tocco di progressive-rock.
Milo è il frontman dei Descendents nell'EP da quattro canzoni 'Merican (Fat Wreck, 2004) e nell'album Cool To Be You (Fat Wreck, 2004), ma questa è un'altra band, come dimostrato dal fatto che Bill Stevenson è poco più che soltanto un batterista, e le canzoni sono scritte per lo più dal cantante e dal bassista.
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