- Dalla pagina sui Bats di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
I Bats, formati nel 1983 dai bassisti Robert Scott (ex Clean, anche negli Electric Blood) e Paul Kean (ex Toy Love), hanno probabilmente portato alla perfezione il pop neozelandese. Nel bene e nel male le loro canzoni rappresentano lo "stato dell'arte" di quel genere. Da un lato bisogna riconoscere loro la stessa abilità dei songwriter professionisti, dall'altro però i Bats suonano spesso tanto banali quanto quei professionisti.
L'EP By Night (Flying Nun, 1984), con Scott passato alla chitarra, Malcolm Grant alla batteria e Kaye Woodward al canto e all'altra chitarra, non sbaglia praticamente una canzone. Il mini-album Music For The Fireside (Flying Nun, 1985) sviluppa anzi schemi complessi in cui il ritornello si sdipana su un ritmo caracollante di chitarre: Earwig, in quel tono che è al tempo stesso malinconico ed eroico; Chicken Bird Run, dall'andamento spigliato folk; Joes Again, dal rullo country marziale; Claudine, dall'incalzante boogie alla Velvet Underground. L'EP Made Up In Blue (Flying Nin, 1986) contiene altre tre canzoni. Compiletely Bats (Flying Nun, 1987) raccoglie il meglio di questi tre dischi e Earwig, il classico degli Electric Blood.
Il primo album, Daddy's Highway (Flying Nun, 1988 - Communion, 2003), contiene i loro classici Treason e North By North, che trascinano una sequenza da cardiopalmo di melodie ineffabili, da Take It a Block Of Wood.
Law Of Things (Flying Nun, 1990) ripetè il miracolo, anzi su scala più vasta, incluse le più "rockeggianti" Made Up In Blue e Ten To One (con il violino di Alastair Galbraith). La ricetta era sempre la stessa: ritmi incalzanti e armonie gentili, Byrds e REM accelerati dalle nevrosi dei Velvet Underground.
Gli album successivi, Fear of God (1991) e Silverbeet (1993),
hanno
ripetuto quella formula in maniera tanto impeccabile quanto poco fantasiosa.
Non a caso le canzoni migliori dell'ultimo periodo sono quasi delle riscritture
dei classici del primo periodo.
Dal primo sono tratte The Black And The Blue,
Boogey Man e Fear of God.
Dal secondo Courage, Sighting The Sound e
No Time For Your Kind.
L'EP Spill The Beans (Flying Nun, 1994) è un condensato di queste graziose miniature sentimentali, con il gioiello melodico di Under The Law a tirare la volata alla title-track, da far invidia a Lou Reed, a Give Into The Sands, da mandare in pensione gli REM, e a Make It Clear, da far arrossire Morrissey.
Continua a sorprendere per freschezza e intelligenza anche il tardo Couchmaster (Mammoth, 1995). Più che canzoni Afternoon In Bed e Crow Song sono pezzi di musica classica per quartetto rock, come dimostra anche lo strumentale Supernova.
Dal vivo un classico è la melodia fiabesca di Smoking Her Wings.
I Magick Heads sono il nuovo progetto di Scott. Before We Go Under (Flying Nun, 1995), contenente la Before We Go Under che diventerà un cavallo di battaglia di Barbara Manning, sfoggia arrangiamenti sontuosi di violino, fisarmonica, dulcimer.
Sorprendentemente, il primo album solista di Robert Scott fu un lavoro prevalentemente strumentale, The Creeping Unknown (Thirsty Ear, 2001), una raccolta di pezzi intensamente atmosferici, per lo più suonati da lui stesso (David Kilgour lo aiuta in alcuni brani) e che spazia dalla psichedelia di Roy Montgomery all'elettronica ambient di Brian Eno.
I Bats si sono riuniti per At The National Grid (Magic Marker, 2005), una raccolta di sensuali brani pop.
The Guilty Office (Hidden Agenda, 2009) non ha cambiato molto in una formula che aveva quanto meno il pregio di essere coerente. Armonie vocali più riflessive (Robert Scott e Kaye Woodward) scandivano il passare del tempo, che altrimenti avrebbe avuto scarso effetto sulla commovente Broken Path, sull'orecchiabile The I Specialist, sulla propulsiva Steppin' Out, il pastorale The Orchard e la tesa Countersign.
La vivace Spacejunk e la strumentale Canopy ti tengono sveglio durante l'ascolto del sonnolento Free All the Monsters (2011).
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