- Dalla pagina sui Blind Idiot God di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

In breve:
I Blind Idiot God, originari di St. Louis (Missouri), erano un power-trio strumentale che precedeva sia il post-rock che il grunge, e che traeva ispirazione da MC5, Jimi Hendrix, John Coltrane e Glenn Branca. Blind Idiot God (1987) snodava un mix esplosivo di hardcore, heavy-metal e space-rock, condito con una spolverata di reggae e funk. La geometria sgradevole delle sue mini-sinfonie rock aveva pochi precedenti nella musica popolare. Il trio superò quel capolavoro con il muro sonoro sismico di Undertow (1988) e l'erudito crossover funk-jazz-reggae-metal di Cyclotron (1992).


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Bio:
I Blind Idiot God erano un trio, Andy Hawkins (chitarra), Gabriel Katz (basso) e Ted Epstein (batteria), che faceva idealmente parte della scuola post-rock di St Louis (Missouri), anche se approdarono al disco soltanto dopo il trasferimento a New York.

La loro musica era puramente strumentale, e tutt'altro che accattivante. Le loro tempeste sonore erano degne dei più truci MC5, le loro sventagliate eguagliavano l'hardcore in frenesia, le loro spigolosità facevano sembrare triviali le dissonanze dei Sonic Youth. Le loro partitute erano ispirate in egual misura a Jimi Hendrix (rock), John Coltrane (jazz) e Glenn Branca (avanguardia).

Blind Idiot God (SST, 1987) eleva l'esasperazione a stile. Un'energia primordiale di base viene amplificata dal ricorso a tecniche ripetitive e dissonanti, più ancora che dal volume sonoro. In Shifting Sand la chitarra viene solleticata come un violino, fino quasi ad entrare in risonanza ed emettere soltanto un ronzio continuo. E' quasi grunge la carica detonante di Wide Open Spaces, segnata dalle mitragliate della batteria e dai saliscendi quasi mistici della chitarra.

La geometria di questi brani è sconosciuta invece a quelli, come Subterranean Flight, che vivono di altalene emotive e sfruttano effetti più atmosferici. Sia come sia, ogni brano raggiunge livelli intollerabili di tensione e non risparmia i timpani.
Una sorta di improvvisazione controllata deraglia le cadenze funky di Dark & Bright e quelle reggae dei tre "dub" finali (Wise Man Dub, Stealth Dub, Raining Dub), dove la violenza si placa e cede il posto agli onirici riverberi della chitarra, alle linee sensuali del basso e ai battiti sordi della batteria.
Blind Idiot God è una delle opere più riuscite della musica d'avanguardia degli anni '80, una pietra miliare del rock strumentale e un capolavoro assoluto dell'hardcore.

Undertow (Enemy, 1988) continua quel programma di fusion per punk, nel quale tempeste hardcore si sposano ai terremoti delle sinfonie di Branca (Sawtooth, Wailing Wall e Drowning, straripanti di sonorità ipnotiche e catastrofiche) per dare origine a un "wall of sound" trascinante ed "Hendrix-ianamente" distorto (Atomic Whip). In mezzo a questa terra di nessuno fluttuano i loro suggestivi "dub", traboccanti di echi sonnambuli ed esotici e di fraseggi alla Jody Harris (Clockwork Dub, Watch Yer Step, Dubbing In The Sinai e soprattutto il Major Key Dub, in cui la chitarra diventa un mandolino e una fisarmonica e...).
Si tratta di un altro lavoro impeccabile, un altro manuale di rock strumentale per gli anni '90, un altro saggio estremamente maturo e adulto di creatività.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Nel frattempo i Blind Idiot God avevano iniziato a suonare con John Zorn, guru dell'avanguardia newyorkese (Epstein ha persino fatto parte di un trio con Zorn ed Elliott Sharp) e la loro statura musicale cresceva di mese in mese.
Dopo l'EP Purged Specimen (Enemy) esce Cyclotron (Avant, 1992), altro miracolo di musica al tempo stesso futile e concettuale, altro saggio di precisione maniacale nell'eseguire gli spartiti più imprecisi che si possano immaginare, altra lezione di "crossover" coltissimo (funk, jazz, metal, reggae, ...) da parte di questo trio di superbi musicisti.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Questa è una raccolta di brani più brevi ma l'infernale combo strumentale non è stata ancora domata. Tre fili sembrano sovrapporsi e alternarsi in tutto l'album: una forma cacofonica di speedmetal, fughe ispirate alla Jimi Hendrix e musica dance basata sul reggae. L'ouverture, 747, riversa riff titanici e granitici che polverizzano le note e trascina una batteria apocalittica che accelera fino a un ritmo quasi grindcore. Il vortice s'infuria e prende velocità con Thunderhead, una danza di piazza per motoseghe e bazooka. Cloudcover è l'esperienza metal definitiva: chitarre e batteria vengono sequenziate e ripetute in loop ad alta velocità lasciando solo un flusso di rumore aspro.
In Slackjaw i glissando hendrixiani soffocano il ritmo balbettante, e lo spettro di Hendrix ritorna in Head On, quando una progressione di Third Stone From The Sun squarcia la melodia con la forza di un tornado. Sempre più denso, sempre meno articolato, Cold Start è l'angoscia per una fantasia di automartirio. In Broadside i suoni della chitarra e la batteria tonante obbediscono a una formula matematica. Emozione viscerale e algoritmo meccanico sono le due facce della stessa medaglia.
Il terzo thread potrebbe essere quello più intrigante.
Ground Lift, Hangtime e Death Hollow Canyon Utah decostruiscono il reggae, giocando con gli accordi metallici, il dub riverberato e il ritmo sincopato, ottenendo una vivace fusione di reggae, heavy metal e jazz. Con Dead Continent Dub lo stereotipo originale è stato vivisezionato e riassemblato: gli arti si muovono in modo goffo e il controllo è allentato; i suoni sono mescolati, i beats traboccano.
La brutta geometria di queste sinfonie mini-rock ha pochi precedenti nella musica popolare. I BIG meritano il titolo di precursori e padri fondatori del math-rock.

I Blind Idiot God hanno anche collaborato con il bassista e produttore Bill Laswell per l'album Sacrifist (1994).

Azonic Halo (Strata, 1994) fu il nuovo progetto di Andy Hawkins dopo i Blind Idiot God, un'altra epica escursione ai margini degli orizzonti sonori del rock ma questa volta attraverso quattro lunghi assoli improvvisati (con l'aiuto del bassista Gabriel Katz). I dieci minuti di Beyond the Pale scatenano un tornado di feedback hendrixiani, violenti attacchi di allucinazioni cariche di angoscia. I dodici minuti di Shore esplorano l'altro lato (contemplativo) della medaglia attraverso una distorsione ronzante simile a un raga, prima librandosi verso i cieli e poi discendendo di nuovo sulla Terra. Gli undici minuti di Headwaters inviano ondate di dissonanza metallica contro un bordone oscillante. I dodici minuti di Raze sono la chiusura gotica e piena di suspense, che invia tremori alieni su pareti a cascata di rumore bianco che a volte suonano come tastiere barocche suonate dalle dita di un fantasma pazzo. Pochi album nella storia della musica rock riescono a trasmettere così tante emozioni con così pochi mezzi.
Quest'opera trascendente è l'equivalente di End of the Game (1969) di Peter Green per la generazione punk e postindustriale: la colonna sonora di un'anima immersa nella massiccia nevrosi della sua epoca.

Il suo seguito, Skinner's Black Laboratories (Sub Rosa, 1995), attribuito ad Azonic, fu una collaborazione con Justin Broadrick dei Godflesh.
I pezzi più brevi coniano una versione abrasiva della “Frippertronics” di Robert Fripp dei King Crimson. Le due jam più lunghe sono concerti per chitarra deformata, isterica (ed estremamente rumorosa).

Nel 2001 i Blind Idiot God si sono riuniti, con Tim Wyskida dei Khanate al posto di Epstein alla batteria.

Before Ever After (Indivisible, 2015), il primo album dei Blind Idiot God in 23 anni, contiene musica registrata tra il 2008 e il 2010.


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