- Dalla pagina su James White di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
Il sassofonista e cantante James Chance (Milwaukee, 1953) emerse come musicista "no wave" nel 1978, come leader dei Contortions. I loro tempi sconnessi e goffi, la chitarra dissonante (Jody Harris), il sassofono gigantesco e il crooning repellente e viscerale conferirono a Buy Contortions (1979) un'aria di sabotaggio sonoro. L'abominevole ultra-fusion di James Chance fu un punto d'incontro ideale tra Albert Ayler, Captain Beefheart e James Brown. L'impeto selvaggio e i passaggi strumentali nevrotici e squilibrati simboleggiavano un crollo nervoso generazionale. Off White (1979), attribuito a James White, fu invece un saggio postmoderno relativamente snello che trasformò i baccanali dell'album precedente in esercizi di decostruzione. Sax Maniac (1982), eseguito da un gruppo di danza tradizionale (trombone, sassofono, tromba, coro femminile), riassumeva la giungla stilistica e la personalità "contorta" di Chance.
Bio:
L'ultra-fusion abominevole di James Chance, aka James White, vero nome James Siegfried (Milwaukee, 1953), rimanda a diversi maestri, fra di loro
tradizionalmente lontani: Albert Ayler per l'uso ludico e dissonante del
sax, Captain Beefheart per i vocalizzi licantropi, James Brown per i ritmi
ballabili, la scuola minimale per l'ostinato reiterare poche frasi all'
infinito.
Nel complesso si tratta della più audace operazione di fusion
tentata dalla new wave.
La musica di consumo di Chance è in effetti una delle musiche più
sperimentali degli anni Ottanta. Attacca la struttura del brano rock
da quel lato da cui nessuno l'aveva mai attaccata: la dissonanza non è solo un
episodio di contorno, ma assume il ruolo trainante che era tradizionalmente
appannaggio della melodia.
Sassofonista innovativo, Chance ha fatto della sua musica una sorta di
di ego-trip. Dispotico e intransigente, ha elevato l'incomunicabilità a
fondamento di arte e di vita.
James Siegfried, scontroso e arrogante giovanotto di Milwaukee (Wisconsin),
dal cui conservatorio venne espulso per cattiva condotta, arrivò a New York
forte di un'adolescenza dedita al rhythm and blues e al free jazz.
Deluso dalle soffitte "creative" del nuovo jazz, Siegfried si avventurò nei
locali notturni, aggregandosi in breve a equivoche bande di intrattenimento,
fra le quali gli Screws del chitarrista Jody Harris e
i Teenage Jesus di Lydia Lunch.
Alla fine del 1977, dopo essersi ribattezzato James White, il sassofonista formò i Contortions, mettendo insieme Jody Harris, il bassista George Scott, la chitarrista Pat Place, l'organista tedesca Adele Bertei (che aveva esordito in uno dei primi complessi di Peter Laughner ed era emigrata a New York con lui) e il batterista Don Christensen. Il combo si fece portavoce di un' ultra-fusion che miscelava con singolare sfrontatezza free jazz e funky-soul, sfoggiando il piglio aggressivo e negativo della nuova generazione punk, facendo delle dissonanze (soprattutto quelle della chitarra di Harris e del sax di Chance) il fulcro portante del suono.
Il sestetto riuscì a conquistarsi una certa fama e Chance in particolare divenne celebre
e temuto per l'assoluta strafottenza nei confronti del pubblico, al quale
rivolgeva sovente insulti e gestacci. Il soul spastico, nevrastenico e
parossistico di Dish It Out, di quel marziale mini-concerto per stecche
che è Flip Your Face e della jam di free jazz psichedelico Jaded
(sulla compilation No New York del 1978) si tinge di punk per effetto
delle urla maniacali di Chance, votato a inorridire con erotismi perversi ed
altre ossessioni.
Il sound, così spasmodico, sprezzante e vibrante, è idealmente vicino alle
miniature freudiane dei Teenage Jesus.
Determinante risulta l'apporto dei gregari: le staffilate stridenti della
chitarra di Harris, i lividi cianotici dell'organo di Bertei, i riff
balbuzienti del basso di Scott, il secco contrappunto
della slide di Place, il fragore dissennato della batteria di
Christensen. La formazione è assurdamente affiatata, sadicamente determinata
a portare a compimento nel modo più turpe il loro supplizio funk-punk.
Chance esercitava ormai una piccola dittatura nei confronti del complesso e si metteva in
mostra sia con l'abbigliamento provocante (frac e cravattino), sia con
dichiarazioni invasate, nelle quali predicava l'importanza assoluta del
ritmo (secondo la religione di James Brown), professando odio viscerale per il
jazz e grande amore invece per la "disco", che a suo avviso segnalava l'avvento
di un'era di soli sesso e droga.
Nel 1979 escono contemporaneamente due dischi: Buy Contortions (Ze, 1979)
dei Contortions (senza Bertei ma con numerosi ospiti)
e Off White (Ze, 1979) di James White
(il "nuovo" cognome di Chance). Entrambi testimoniano
un deciso recupero dei moduli della musica ballabile. Fermi restando il canto
furente e il sax dissonante, il ritmo funky prende il sopravvento. Il
sound si rigenera, da incipiente collasso sonoro a nebulosa effervescente,
più linde e regolari le scorie che lo puntellano.
Buy Contortions è la trasfigurazione del funky. Le composizioni, arcigne e impeccabili,
si reggono sul contrasto fra i fraseggi free del sax e il ritmo pulsante
sincopato imposto dagli altri strumenti. Il principio di
estrema ambiguità come estrema modernità trova il suo enunciato più
sfacciato nella pulsione corporale di I Don't Want To Be Happy,
la più vicina alla "disco music",
in Design To Kill, devastato dalle urla più psicopatiche,
in Throw Me Away, con fraseggi minimalisti,
e nel summa anti-consumistico delle possibilità della nuova dance music
Contort Yourself, inno alla contorsione come futura mutazione del ballo.
I lunghi passaggi strumentali su cui ogni brano è edificato danno un'idea
dell'identità fra contorsione e distorsione, soprattutto quelli dall'armonia
più disgregata, come la nenia demente di My Infatuation, con il duetto
più dissonante fra Harris e Chance,
Roving Eye, baccanale dissoluto e quasi hendrixiano,
e Bedroom Athlete, falcidiato dalle stecche chitarristiche più irritanti.
Off è la versione "disco" dei Contortions: la fulgida
Contort Yourself viene riproposta a mò di introduzione in una versione
tropicale scandita da battito di mani e cantata con eleganza e con tanto di
coro femminile;
Stained Sheets è una parodia dei brani orgasmici di Donna Summer,
allestita con la complicità di Stella Rico, dispensatrice di gemiti e sospiri.
La seconda facciata del disco comprende quattro brani strumentali (accozzaglie
più o meno casuali di ritmi e rumori strumentali) che espongono nel modo più
geniale le ambizioni del sax più urbano del rock. White soffia senza ritegno,
producendo i suoni più sconci. Più che dissonanze, "no-dissonanze".
Se White Savages è il brano più concitato, se White Devil mette
di fronte il suo sax ciarlatano e il ruvido chitarrismo atonale di Lunch,
se Bleached Black è un puro pretesto per gargarismi nottambuli del
sax con il pepe di un violino altrettanto dissonante che gli rifà il verso,
è Off Black il brano chiave, quello in cui traspare più nitidamente
il senso dei pandemoni cacofonici di White: pur nella combustione delle
dissonanze e delle distorsioni, una frase ritmica di chitarra e una frase
melodica (si fa per dire) di sassofono si ripetono deformandosi in modo
freneticamente minimalista per sette minuti, in cerca più di "trance" che di "dance".
Con studiata megalomania White intitola due brani al suo pseudonimo e due al
suo contrario cromatico: il bianco-nero è un omaggio alla musica nera che
ha iniziato con il rhythm and blues la storia del ballabile moderno, ed è
al tempo stesso una puntualizzazione sull'uso da discoteca che ne fanno i
bianchi; ma è anche l'ammissione di una contraddizione irrisolta, quella del
“bianco contro nero”, di musica colta occidentale contro musica popolare nera,
una contraddizione che forse è la causa prima dei suoi violenti maelstrom dell'assurdo.
Maschi (Scott, Harris, Christensen) e femmine (Place e Bertei) si separarono,
gli uni formando i Raybeats, le altre i Bush Tetras.
Rimasto solo, White vagabondò con diverse formazioni improvvisate.
Una breve esperienza con Arto Lindsay nei Pill
Factory produsse un paio di piece d'avanguardia d'alta classe:
Schleyer's Tires, tutto rumorismo percussivo (fatto solo di tonfi e
ticchettii) e Mr Graw Army Base (un sax che ripete all'infinito la
stessa nota al ritmo di un tamburo marziale).
Poi Chance si trasferì a Parigi, dove registrò Live Au Bain Douches
(Invisible, 1980).
Sul disco spiccano l'allucinata fanfara di I Danced With A Zombie e
il jazz-rock selvaggio di Put Me Back In My Cage, in mezzo a classici
del rhythm and blues (eccezionale la performance sulla King Heroin
di James Brown) e a citazioni da se stesso sparse qua e là.
Le prodezze al sax non si contano. L'isteria di White si sfoga sullo
strumento cavandone note orrende. E quando non suona, canta; il che è
ancor peggio, con il registro da incallito teppista punk che si ritrova.
Lo
accompagna una sezione più jazz che funky, a tutto vantaggio della nevrosi e
di un'atmosfera da club sotterraneo anni Cinquanta.
Nel 1981 morì di cancro la sua girlfriend, oltre che manager.
Disgustoso nei rapporti con i giornalisti, logorroico negli show dal vivo,
Chance sembrò sfogare così con la verbosità (di voce e di sax) una desolata
solitudine esistenziale.
Per Sax Maniac (Animal, 1982) si avvalse di una formazione estesa, con il
trombone di Joseph Bowie, un coro femminile, il sax baritono di Luther Thomas,
due trombe, due chitarre, basso, percussioni.
Con una dance band in grande stile poteva sfogare la sua megalomania:
assale con un grottesco assolo jazz sottotono di Farfisa la musica da discoteca
(Disco Jaded), che poi divora in cannibalesche imitazioni dai vocalist
di colore, duetta esagitato con una tromba in The Twitch,
divaga forsennato e insensato in una foresta di accompagnamenti in
Sax Maniac.
La fusion raggiunge l'assurdo quando tutti gli elementi si sovrappongono
contemporaneamente, con dissonanze e sincopi che si alternano ai fiati funky
e alle coriste "disco" (Irresistible Impulse) e con auto-celebrazioni
mitomani alla James Brown (Sax Machine).
Flaming Demonics (Ze, 1983) correva sugli stessi compiaciuti binari di rhythm and blues nevrotico. Ma, rinunciando caparbiamente a inventare nuovi temi o a lanciarsi in spettacolari improvvisazioni, Chance va incontro a un suicidio premeditato, che l'arrogante grinta demoniaca non basta a scongiurare.
Molotov Cocktail Lounge (1996) segna il ritorno di White sulla scena (anche se in sordina).
Irresistible Impulse (Tiger Style, 2003) è una retrospettiva della carriera in quattro dischi.
L'organista Adele Bertei formò una band tutta al femminile, le Bloods, con cui pubblicò un solo singolo, poi registrò un album solista, Little Lives (1988), seguito da Zami Girl (1994) mentre si dedicava sempre di più al cinema e alla televisione.
Nel 2003 la Bertei formò le Anubian Lights, un progetto che ha dato alla luce The Eternal Sky (1995), Let Not The Flame Die Out (1998), Naz Bar (2001), Phantascope (2004) e Touch My Evil (2006), con Lydia Lunch.
Chance ritornò con Incorrigible! (LADTK, France 2012) e The Flesh Is Weak (True Groove, 2016), gli ultimi album della sua carriera.
James Chance, in gravi condizioni di salute già da alcuni anni, è morto ad Harlem nel giugno 2024, all'età di 71 anni.
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