- Dalla pagina sui Chills di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
Il chitarrista Peter Gutteridge dei Clean aiutò il cantante Martin Phillips a formare i Chills, i cui brani Kaleidoscope World (1982), Rolling Moon (1982), Pink Frost (1984) e l'EP Lost (1985) gettevano a piene mani cliché folk-rock, psichedelia, rhythm'n'blues garage e Mersey-beat su ninne nanne ingenue.
Diversi anni dopo, una nuova formazione messa insieme da Phillips registrò il primo album dei Chills, Brave Words (1987), seguito da Submarine Bells (1990), più chiaramente ispirato a Beach Boys e Big Star.
Bio:
I Chills, altra bandiera morale e artistica del "lo-fi pop" neozelandese,
vennero formati alla fine del 1980 sulle ceneri dei Same. Al nocciolo
della vecchia formazione, ovvero Martin Phillips, chitarrista e cantante
(allora soltanto diciottenne), sua sorella Rachel, organista, e la bassista
Jane Dodd, si aggiunsero
Peter Gutteridge (che aveva appena lasciato i Clean),
anche lui chitarrista e cantante, e il batterista Alan Haig.
Nel 1982 questa formazione registrò il materiale che sarebbe finito su una serie di EP e singoli (Satin Doll, Kaleidoscope World, Rolling Moon, Pink Frost), e che venne raccolto anni dopo su Kaleidoscope World (Creation, 1986).
La formazione intanto era cambiata e al posto di
Rachel Phillips e Jane Dodd erano subentrati
rispettivamente Frazer Batts (organo) e Terry Moore (basso).
Le tre canzoni dell'EP Chills (Flying Nun, 1982),
definirono una volta per tutte le qualità migliori della loro arte:
un pop discreto, pudico, sommesso, impalpabile e senza peso come una piuma. Il brano eponimo,
Kaleidoscope World (the highlight), ha un ritmo moderatamente brioso, un "jingle-jangle" di chitarre
appena distorto, un ritornello appena bisbigliato, così come il coro, e un carosello dell'organo in
sottofondo. Un rullo marziale e un organo funereo sospingono come un relitto sui flutti il canticchiare
sommesso senza liriche di Satin Doll. Frantic Drift è una giostra psichedelica sottotono
che provoca un effetto di trance e ricorda i primissimi Pink Floyd.
Il primo singolo, Rolling Moon, uscito nel dicembre 1982, presentava Rachel Phillips di nuovo all'organo e Martyn Bull alla batteria. Si tratta di un brano molto più brioso, quasi Merseybeat, il cui retro Bite è persino uno scatenato "rave-up" da garage-rock. L'identità del complesso è soprattutto quella del terzo brano, Flame Thrower, una melodia obliqua con un ritmo in continua evoluzione che si ispira liberamente a Brian Eno, Robert Wyatt e Syd Barrett.
Nel maggio di quell'anno i Chills registrano il brano
Pink Frost, questa volta con Peter Allison all'organo, anche se il
singolo venne pubblicato soltanto nel giugno del 1984.
Da un lato c'è una ballata insolitamente gotica, quasi alla Doors, con un ritmo sostenuto e accordi atmosferici di chitarra ("pink
frost" è la morte); dall'altra uno strumentale sui generis, Purple Girl, che mescola inflessioni
country e rhythm and blues in uno stile da anni '50, simile a certe cose di Duan Eddy, con tanto di battito
di mani e di sassofono "yakety".
Pink Frost rimarrà per molti versi la loro canzone più emblematica.
Con Alan Haig al posto di Bull (morto di leucemia) e Martin Kean al posto di Moore, il singolo Doledrums (del novembre 1984) è una gioviale e spensierata melodia cadenzata, tipica di quel loro humour agrodolce. Hidden Bay, il retro, è invece un'incalzante filastrocca alla Brian Eno.
Dalle stesse sessioni venne tratto il materiale per l'EP
Lost (Flying Nun, 1985).
Il disco inizia con This Is The Way,
una strana revisione della melodia di
Blowing In The Wind di Bob Dylan con chitarra hawaiana,
"twang" alla Duan Eddy e organo alla Doors.
Poi prende il sopravvengo un piglio pazzerello
alla Bonzo Dog Band nel ritornello di Never Never Go, con l'organetto impazzito e la chitarra che
sfreccia a duecento all'ora. Delle armonie vocali anni '50 riviste nell'ottica prepuberale di Jonathan
Richman permeano Don't Even Know Her Name. Il gruppo fa una pausa con l'onirica Whole
Weird World, avvolta in una melodia circolare a ritmo lentissimo e in rintocchi afoni di chitarra e di
organo.
Coronano l'EP, capolavoro di questo periodo, due brani di atmosfera campestre, il primo, Bee Bah Bee Bah Bee Boe, un ritornello elementare immerso in un incedere da ballo folk con tanto di
fisarmonica, e il secondo, Dream By Dream, con l'organo e la chitarra che scandiscono un
motivetto che sarebbe stato perfetto per il flauto di Ian Anderson dei Jethro Tull.
Terry Moore ritorna al basso per il loro singolo più orecchiabile, I Love My Leather Jacket, con un leggero ritmo rockabilly.
Phillips si trasferì poi a Londra e rimescolò la formazione con Caroline Easther alla batteria, Justin Harwood al basso e Andrew Todd all'organo. Qui finì la preistoria del gruppo ed ebbe inizio la storia maggiore.
Brave Words (Flying Nun, 1987) fu il loro primo album, ma le varie Night Of Chill Blue, Wet Blanket, House, per lo più scritte anni prima e scartate dai dischi precedenti, sono nettamente inferiori al repertorio classico. Nonostante il livello elevatissimo di tutti i loro primi brani, sembrò che il complesso avesse esaurito la voglia di fare musica.
Passarono tre anni prima che Phillips e compagni pubblicassero
il secondo album, Submarine Bells (Slash, 1990), registrato con
Jimmy Stephenson alla batteria.
Heavenly Pop Hit è esattamente ciò che il titolo
anticipa. Il pop barocco dei tardi Beach Boys permea anche
Singing In My Sleep e Don't Be-Memory).
Meno convincente quando tenta di distillare saggezza alla Cat Stevens in Tied Up In
Chain, Phillips vanta comunque uno stile di canto a metà strada fra Lou Reed e Ian Curtis che gli
consente escursioni atmosferiche come Past Past Part Fiction e Efflorescence and Deliquesce. Dall'elaborazione di quella scienza scaturisce l'impasto bucolico e rinascimentale di
Dead Web e della title-track (due capolavori di arrangiamento di Todd).
L'impronta di R.E.M. e
Buzzcocks si avverte invece sui brani più rockeggianti, Oncoming Day (scritta anni prima) e
Familiarity Breeds Contempt (sorta di parafrasi di The End Of The World degli REM).
L'album fu il primo della Nuova Zelanda ad essere distribuito capillarmente in tutto il mondo e, di fatto,
fu pertanto quello che sancì ufficialmente il boom.
Soft Bomb (Slash, 1992), registrato in USA con una formazione Americana, accentua la parentela con il folk-pop degli anni '80 (non solo R.E.M., ma anche Shoes e DB's) e i debiti nei confronti della tradizione pop (il Pet Sounds dei Beach Boys e il Sister Lovers dei Big Star). I ritornelli spensierati abbondano, da Ocean Ocean (in cui batteria e chitarra danno davvero la sensazione di essere sulle onde) a Double Summer (il cui organo e la cui chitarra spandono raggi di sole accecante), ma non meno suggestive sono le melodie "ambigue" di Phillips, che albergano in pentagrammi rovesciati, da Soft Bomb, a The Male Monster From The Id. Meglio ancora il suo genio si esprime forse nelle cadenze bucoliche di So Long (che vanta uno degli arrangiamenti più lambiccati) e Halo Fading. Meno accattivanti, ma altrettanto intelligenti, sono le innumerevoli divagazioni stilistiche, il blues funereo di Strange Case, l'atmosfera "noir" di Entertainer, il poema sinfonico alla Prokofiev di Water Wolves (arrangiato da Van Dyke Parks). La produzione è in effetti spettacolare. Non solo il sound è limpido e cristallino, ma molte canzoni sono "fabbricate" in studio sovrapponendo strati e strati di strumenti acustici ed echi di suoni orchestrali. Eppure da una polifonia così raffinata emerge soprattutto un senso di tetra solitudine, di profonda infelicità, di ineluttabile sconfitta.
Con il passare degli anni l'arte musicale di Phillips ha perso il senso naif di innocenza e incanto dei primi tempi, ma ha in compenso acquisito lo spessore di una intensa riflessione sulla condizione umana. "Songwriter" colto e filosofico, melodista insuperabile, dotato di tatto e buon gusto, al tempo stesso pittore impressionista e poeta romantico, Phillips ha pochi eguali nel rock del suo tempo.
Le registrazioni private di Martin Phillips (1989-1995) verranno pubblicate su Sketch Book (Flying Nun, 2000).
Nel 1994 Phillips ha formato i Pop Art Toasters, ma i Chills sono tornati con Sunburnt (Flying Nun, 1996), una raccolta di melodie un po' scontate e di testi un po' pretenziosi.
Silver Bullets (Fire, 2015) fu il primo album dei Chills in quasi vent'anni.
Phillips, che lottava contro alcolismo ed epatite C, oltre che contro la tossicodipendenza, è morto nel 2024, all'età di 61 anni.
Poco prima della sua morte i Chills stavano registrando Springboard: Early Unrecorded Songs (Fire, 2025), pubblicato postumo.
- Torna alla pagina sui Chills di Piero Scaruffi -