- Dalla pagina sui Devo di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

I Kraftwerk profetizzarono la venuto di un'umanità androide. I Devo ne fecero un documentario, dando per scontato che fosse già qui fra di noi.
I Kraftwerk coniarono una forma di "canzone elettronica" per accompagnare le loro apocalittiche profezie. I Devo coniarono una forma di "punk-rock elettronico" per accompagnare i loro "documentari".
I Kraftwerk erano tedeschi e avevano alle spalle l'immane tragedia dell'Olocausto: la loro musica era tetra e addolorata. I Devo avevano alle spalle i club alternativi dove si esibivano Dictators e Ramones: la loro musica era comica e satirica.
Nella sostanza, però, una linea ideale congiunge gli uni agli altri, così come una linea ideale congiunge il rock tedesco dei primi anni '70 alla new wave USA di qualche anno dopo.

I Devo, formati nel 1972 ad Akron da tre cantanti-chitarristi (Mark e Robert Mothersbaugh e Gerald Casale), lanciarono in tutto il mondo la moda dell'uomo meccanico. Grazie a una performance di gesti ritmati e a un travestimento da astronauti robot, la loro filosofia della de-evoluzione attecchì subito presso il pubblico della new wave e ne divenne una delle componenti esistenziali.

La de-evoluzione è il rovescio della evoluzione darwiniana della specie. I Devo propongono che la specie umana stia mutando per adattarsi all'ambiente tecnologico. De-evoluzione è allora la scomparsa delle emozioni, è l'affermarsi di una mediocrità uniforme in cui l'individuo è soltanto un numero, è la progressiva cieca fiducia nella macchina- risolutrice d'ogni problema (fino al punto in cui il rapporto servo/padrone si fa ambiguo e indefinibile), è la coscienza di non avere nulla da temere dalla tecnologia.

I Devo si ergono a menestrelli di questa dis-umanità dalla quale sono state estirpate le emozioni.
Il loro linguaggio procede a scatti, scandito da balbettii mongoloidi, tic nervosi, spasimi subnormali.
La stupidità puerile, che sintetizza la mentalità del devoluto, è stravolta dai singulti programmati e dalle vibrazioni elettroniche, ed è totalmente priva di quell'elemento "umano" che potrebbe indicare la via di salvezza. Il tono tragico-comico è dovuto a un senso di malinconia e solitudine che viene subdolamente celato nel grondare di riff parodistici e slogan mutanti.

La miscela che innesca la pantomima è peraltro fatta di rock urbano della scuola di MC5 e Stooges, sintetizzato secondo i dettami del mastro Brian Eno, patron d'eccezione, con un pendant per le novelty Zappa-iane e l'enfasi teutonica.
Il gruppo emerse grazie a un cortometraggio presentato al film festival di Ann Arbor del marzo 1976, che usava come colonna sonora un loro brano del 1975, The Truth about De-Evolution.

L'album d'esordio, Are We Not Men (Warner Bros, 1978), è un'opera rock mozzafiato che infila un anthem dietro l'altro. La saga dell'hard rock epico e clownesco dei Devo si apre con le sciabolate e le sincopi di Uncontrollable Urge, peraltro un innocuo ritornello beat, e prosegue con l'esplosiva Space Junk, il trip cosmico-lisergico in crescendo Gut Feeling e l'epilettico country-blues Come Back Jonee, per culminare nelle cariche sferzanti, vertiginosamente tzigane, di Sloppy; una sfilata funambolica ed ironica di cronache devolute in cui si fondono tono profetico e frenesia adolescenziale. Il canto gelido e meccanico di Mark Mothersbaugh lascia trasparire angoscia esistenziale, nebrosi urbana e violenza psicopatica. Fanno epoca soprattutto il tribalismo ipnotico di Mongoloid e la ballata robotica Jocko Homo), i brani più vicini al decadentismo di Bowie e più facilmente associabili all'iconografia androide del complesso.

Ma lo scherzo futurista degenera troppo presto in ridicolo prodotto per teen-ager, istupiditi dai fumetti televisivi.
Blockhead e S.I.B., su Duty Now For The Future (Warner Bros, 1979), Whip It, Freedom Of Choice e Girl U Want, su Freedom Of Choice (Warner Bros, 1980), Going Under e Beautiful World, su New Traditionalists (Warner Bros, 1981), Peek-A-Boo, su Oh No It's Devo (Warner Bros, 1982), le canzoni maliziose della maturità, sono molto vicine alle "idiot song" di Zappa: se la loro ideologia libertaria è tanto puerile da poter essere presa per satira, e la loro visione sociale tanto confusa da sembrare un nonsense di pop-art, la loro musica non è in realtà che una caricatura "devoluta" a ritmo "disco" dei classici rock di tutte le epoche.
Gli ultimi album, Shout (Warner Bros, 1984), Total Devo (Enigma, 1988) e Smooth Noodle Maps (Enigma, 1990) sono assolutamente privi di contenuto.

Mark Mothersbaugh ha anche pubblicato due volumi di Muzik For Insomniaks (Enigma, 1988).

Contesi fra un'immagine di trovatori del 2000 e una di saltimbanchi da music hall, fra una immagine di goliardi alla festa in maschera del liceo e una di super-eroi da fumetto, i Devo impersonano la sotto-sotto-cultura e la regressione infantile che sono alla base del fenomeno Punk. Quelle premesse vengono rielaborate in un'ideologia che è la quintessenza del cinismo e del narcissismo: tanto disprezzano e deridono il capitalismo, quanto ne assimilano ed elaborano gli aspetti più deteriori.


(Tradotto e integrato da Stefano Iardella)

Mark Mothersbaugh, oggi compositore di colonne sonore per film, videogiochi, spot pubblicitari e cartoni animati (e proprietario della società di produzione Mutato Muzika, con sede nel Green Building, punto di riferimento del Sunset Boulevard di Hollywood), iniziò la sua carriera musicale ai tempi della high-scool, con una band chiamata The Wipeouters, insieme al compagno di scuola Bob Casale. Era una surf band e non ha mai registrato nulla.
Un quarto di secolo più tardi, Mothersbaugh decise di riunirsi con i suoi vecchi amici (due dei quali erano anche nei Devo) e registrare P'twaaang!!! (Casual Tonalities, 2001), che fingeva di essere una raccolta di vecchio materiale ma che invece era una raccolta completamente nuova.

Robert Mothersbaugh ha composto la colonna sonora del film The Rugrats (Casual Tonalties, 2000).

I Devo si riformarono (con un nuovo batterista) e pubblicarono il loro primo album in 20 anni, Something for Everybody (Warner, 2010), che riuscì a ottenere risultati peggiori del precedente Smooth Noodle Maps.

Bob Casale è morto a Los Angeles nel 2014 per arresto cardiaco, all'età di 61 anni.


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