- Dalla pagina su Mitch Easter di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Mitchell Blake Easter (Winston-Salem, 1954) ÃĻ stato per anni uno degli animatori della scena del Sudest degli Stati Uniti.
Pochi possono vantare la sua influenza sul rinascimento che avrebbe trasformato
quelle zone in uno degli epicentri degli anni '80.
Easter formÃē a Chapel Hill (North Carolina) con
Chris Stamey, Will Rigby e altri
prima i Rittenhouse Square e poi
gli Sneakers.
Questi esordirono con
l'EP Sneakers (Carnivorous, 1976) e si affermarono con l'album
In The Red (Car, 1978).
La loro opera (compreso il terzo, inedito,
album) sarebbe stata raccolta su Racket (East Side Digital, 1992),
e meglio antologizzata su Nonsequitur Of Silence (Collectors' Choice, 2007).
Nel 1980 Easter fondÃē gli studi di registrazione “Drive-in” dai quali ebbe origine l'intero movimento del pop sudorientale.
Il suo complesso si chiamava Let's Active (in pratica, Easter piÃđ una sezione
ritmica), e sembravano una sorta di R.E.M. ancor piÃđ squillanti e orecchiabili
(Easter aveva prodotto i primi due dischi di Stipe e compagni).
Il problema ÃĻ
che le canzoni dell'EP Afoot (IRS, 1983)
erano soprattutto degli esperimenti di arrangiamento e produzione.
Forse proprio per questo, Cypress (IRS, 1984) ÃĻ considerato un
classico del pop psichedelico.
Easter era poco interessato alla melodia, ma se non altro
Big Plans For Everybody (IRS, 1986) e
Every Dog Has His Day (IRS, 1987) lo presentarono nelle vesti del
cantautore vero e proprio, piuttosto malinconico e pessimista.
Era un album dignitoso,
che vantava il power-pop della title-track e il ritornello
beat di Mr Fool.
Easter tornÃē sulle scene negli anni '90 suonando il basso per sua moglie
Angie Carlson nei Grover.
My Wild Life (Zero Hour, 1995) ÃĻ una
diligente imitazione dei Breeders.
Shalini Chatterjee, che aveva suonato nei Vinyl Devotion di San Francisco, guida la band Shalini, che comprende Mitch Easter alla chitarra ed Eric Marshall alla batteria.
L'album con cui hanno debuttato, We Want Jelly Donuts (Parasol, 2000), ÃĻ un lavoro pop, che si attesta nello stile dei Let's Active, ma con il leader che aggiunge una forte personalità (come mostrato nello scattante hard-rock di Creepy Emily e Destination Anywhere Else, o nel raga trance di This is Telluride) e una voce originale (che ricorda a sua volta Liz Phair, Deborah Harry dei Blondie e Nina Gordon dei Veruca Salt). La produzione modernista di Easter segna l'arrangiamento barocco di Telepathic World, i ritmi sincopati di Conviction Overturned, la carica chitarristica distorta di Desperate for Dawn, la psichedelia elettronica di Emotion Bomb. Nonostante lo sforzo, alla fine i pezzi piÃđ riusciti sono i brani piÃđ semplici, orecchiabili e retro-pop, Pandora at Sea e soprattutto Get Free, un esempio supremo di magia folk-rock.
Shalini Chatterjee ha anche pubblicato il primo e unico album con lo pseudonimo Econoghost, Anneu'ed! (125 Recs, 2002), un lavoro prevalentemente strumentale.
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