- Dalla pagina sugli Eleventh Dream Day di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In Breve:
Gli Eleventh Dream Day di Chicago, guidati da Rick Rizzo e Janet Bean (anche nei Freakwater), furono unici nel modo in cui hanno messo assieme psichedelia barocca e roots-rock. Il selvaggio garage-rock di Prairie School Freakout (1988), ancora influenzato dalla new wave (per esempio, l'interazione di chitarra in stile Television), fu presto abbandonato per la calda, "radicale" semplicità domestica di Beet (1989). Il poppy, seppure tetro, Lived To Tell (1991) e i suoi mediocri seguiti, El Moodio (1993) e Ursa Major (1995), perfezionarono la formula di Rizzo, fino allo zenit manieristico di Eighth (1998).
Bio:
Gli Eleventh Dream Day vennero alla luce alla fine degli anni '80 con
l'ondata di complessi che si ispirava in egual misura al revival psichedelico
e al revival del "roots-rock". Provenivano dalle schiere punk di
Chicago, ma con il passare degli anni le radici country avrebbero preso
il sopravvento sulla foga. Lo stile della maturità fonde la nevrosi di
Neil Young e il misticismo di Tom Verlaine in una forma ballata piena di
emozioni e di paure.
L'EP d'esordio (Amoeba, 1987), e in particolare la ballata Walking Through The Barrel Of A Gun, li distinguevano già dalla massa dei punk-rocker di Chicago. L'impeto della loro musica proveniva più che altro dai pirotecnici intrecci chitarristici alla Television di Rick Rizzo e Baird Figi, mentre la sua qualità country-rock era alimentata dalle armonie vocali alla X (Rizzo e sua moglie, la batterista Janet Beveridge Bean).
A dominare su Prairie School Freakout (Amoeba, 1988 - Thrill Jockey, 2003), registrato quasi
in presa diretta, è comunque il loro lato selvaggio, che fa tornare in mente
il sound più ruvido degli anni '60, una miscela esplosiva di
cadenze frenetiche del punk-rock, raga dei Velvet Underground
e rhythm and blues sguaiato dei Rolling Stones.
L'album è così una cavalcata mozzafiato attraverso bluesrock alla Led
Zeppelin (Driving Son), ballate countryrock (Tarantula),
sarrabande psicotiche alla Gun Club (Through My Mouth),
confessioni tempestose (Life On A String),
con vertici di pathos nelle narrazioni drammatiche di Among The Pines
(quasi Lou Reed per il fraseggio colloquiale e l'uso delle pause)
e di Death Of Albert C.Sampson (con un ipnotico crescendo delle chitarre
e un clima generale da fine del mondo).
Al confine fra jam di acid rock, folk urbano di Neil Young, raga elettrici dei
Velvet Underground nascono fantasie marbose come Sweet Smell.
In canzoni brevi, ma terribilmente intense, come Coercion, il gruppo riesce
a costruire atmosfere febbrili, solenni e disperate,
all'insegna di un rock che ha perfettamente amalgamato le sue radici populiste.
Ogni brano è un piccolo racconto dell'orrore (o comunque dell'insolito) che
applica un glaciale iper-realismo alla società Americana.
La musica è classica perchè cita i classici, li ricicla, li amalgama, li
plasma alle diverse esigenze dei testi, li avvolge in coreografie sonore
innovative.
Beet (Atlantic, 1989 - Collectors' Choice, 2001) moderò un po' il loro sound, portando in primo
piano le sue radici storiche, che vanno ben più indietro del 1966.
Se lo sferragliante rock and roll alla X di Between Here And There,
la carica travolgente di Love To Hate To Love
e la quadriglia-terremoto di Michael Dunne riportano ai climi più
incandescenti del disco precedente, il resto dell'opera (quasi un concept
su questa popolazione di nomadi, sbandati, derelitti, solitari e perdenti)
si serve di un retroterra più adulto.
Il loro modo di "raccontare" rimane unico, tanto per le liriche surreali quanto
per la dinamica degli arrangiamenti:
da un lago di accordi "lisergici" Testify lancia il suo ritornello marziale
alla Gloria, ma puntellato da un coro femminile degno di una colonna sonora;
Bagdad's Last Ride alterna un cinico boogie alla Lou Reed a un baccanale
corale blues degno degli Stones;
uno scoppietante country-blues sospinge Bomb The Mars Hotel nel maelstrom
di urla e distorsioni.
Rizzo può costruire una parabola thriller con il solo tono della voce e
il "controcanto" della chitarra, come in Axle e Awake I Lie, potendo contare
su un ampio spettro di "voci". La vicenda della Teenage Pin Queen è gridata
con enfasi e suspence alla Jim Morrison, e in Road That Never Winds Rizzo
sembra un Neil Young appena meno nevrotico e più trasognato.
La sua epica disperata culmina in Go, nella quale i suoi accenti accorati
impongono una persona musicale simile a quella di Jeffrey Lee Pierce.
Nel cuore della musica degli Eleventh Dream Day non ci sono soltanto gli eroi
dei garage (i Them, i 13th Floor Elevator, i Seeds), ci sono anche i classici
del blues, del country e del rock and roll. Il loro stile è più dotto di
quanto l'esecuzione un po' sciatta possa lasciar pensare.
Anche la tecnica strumentale (soprattutto dei chitarristi) è ragguardevole
(soprattutto il contrappunto improvvisato), pur non essendo funambolica.
Lived To Tell (Atlantic, 1991) conferma la progressione verso un sound che, senza rinunciare alle esplosioni rock and roll e al piglio epico ed indemoniato alla Gun Club (dei quali sono ormai i massimi eredi), prova a recuperare la tradizione in misura più rilassata, e persino più pop, come in Rose Of Jericho e I Could Be Lost. In realtà, eliminando le asprezze dei primi tempi tramite una produzione più temperata, i toni sinistri e fatalisti di Jeffrey Lee Pierce, le marziali cadenze blues dei Gun Club, le loro improvvise scosse epilettiche sono ancora più pronunciati: Dream Of A Sleeping Sheep e North Of The Westland esplorano il lato più morboso e inquietante, mentre Trouble e Strung Up si immergono nella stessa isteria da mente devastata. I testi sono i più allucinati e invasati della loro carriera e trasformano l'album in un concept sul peccato, sulla dannazione, sulla redenzione e sulla salvezza.
Non meno tetro e pessimista, El Moodio (Atlantic, 1993), con il secondo chitarrista Matthew O'Brannon al posto di Figi, annovera Makin' Like A Rug, un altro dei loro momenti pop, e le lunghe ballate di The Raft e Rubberband, sempre più radicate nell'estetica di Neil Young e dell'acidrock. Vertice psichedelico è forse la lugubre Honeyslide, al confine fra i morbidi Pink Floyd e i ruvidi Velvet Underground. Fra paure domestiche e drammi amorosi l'opera degli Eleventh Dream Day si configura sempre più come un lungo blues della fatale impossibilità delle relazioni interpersonali.
Rizzo, Figi e Bean hanno scritto tantissime pagine memorabili di racconto in musica e (a prescindere dagli intenti) di rock chitarristico: Sweet Smell, Coercion, Death Of Albert C.Sampson, Bagdad's Last Ride, e Rose Of Jericho di Bean (che è forse la compositrice principale del repertorio); Between Here And There, Bomb The Mars Hotel e Trouble di Figi; Love To Hate To Love, Testify, Dream Of A Sleeping Sheep e North Of The Westland di Rizzo, che costituisce sempre più l'ala "blues" del complesso.
Bean (nata e cresciuta nel Kentucky) ha anche lanciato con la compagna un complesso parallelo per far sfogo alle sue libidini country: i Freakwater. Sempre nel Kentucky, anche O'Brannon ha una seconda vita: con i Bodeco. Douglas McCombs a sua volta forma i Tortoise a Chicago.
Il gruppo, licenziato dalla casa discografica, ripara nell'underground con
Ursa Major (Atavistic, 1995), registrato in pochi giorni.
Rizzo è ormai un pensionato di lusso del rock psichedelico, e Bean è
distratta dalle Freakwater. Gli Eleventh Dream Day non sono più un gruppo dal
vivo, ma soltanto un progetto di studio.
The instrumental opener History Of Brokeback is an essay in
roots-inflected, syncopated, angular, rock jamming.
The country harmonies of Janet Bean and her gentle melodies
(Flutter, Exit Right) create a stark contrast to Rizzo's
softly psychedelic lullabies (Occupation Or Not) and heavily distorted
rockers (the Velvet Underground clone Bearish On High).
The band comes up with a spectacular boogie, Orange Moon, that
weaves a buzzing guitar into the raga-like melody of the other guitar.
Soft Boys
But the album was originally conceived as an EP and you can feel that a few
of the songs are mere filler. It should have been an EP.
Rizzo si prende poi qualche anno di tempo per completare la laurea.
Il trio capitanato da Rick Rizzo e Janet Bean (che adesso sono coadiuvati da
Douglas McCombs) raggiunge con Eighth (Thrill Jockey, 1998)
l'apice barocco della sua carriera.
Abbandonate le velleità per la ballata nevrotica alla Neil Young (un solo
momento di ripensamento, l'agonizzante View From The Rim), Bean e Rizzo
si lasciano andare al fiume della più leziosa nostalgia, due passi dal sound
svenevole dei Mazzy Star. Per cominciare si convertono alla religione della
trance ambientale con For A King, sette minuti che cominciano all'insegna di
una musica strumentale impressionista e terminano con una ballad soavemente
sussurrata da Bean su un sottofondo onirico, e con Motion Sickness, un raga
strumentale squarciato da una distorsione monumentale.
Per quanto riguarda Motion Sickness,
l'influenza diretta è quella di Tom Verlaine, precisamente di quel capolavoro
strumentale che fu Warm And Cool.
Poi ne approfittano, con
Writes A Letter Home, per scorazzare fra new age jazzata e pan-etnica e i
deliri percussivo-chitarristici di Carlos Santana. Sfoderano persino il
coraggio, in View From The Hill, di danzare attorno alla Sister Ray dei
Velvet Underground (stessa distorsione di viola, passo più rapido, da carica,
e uno strato di dissonanze in più).
A conferma dei limiti di sempre, il gruppo riesce molto meno interessante quando
si cimenta con il pane e burro dei trii rock, come nel boogie di
Two Smart Cookies.
Nessuna composizione di Janet Bean, ormai impegnata a tempo pieno con le
Freakwater.
Elegante e raffinato, arrangiato con cura certosina, quest'"ottavo" album
(in realtà sesto) conferma che gli Eleventh Dream Day sono uno dei gruppi
più sottovalutati della loro generazione.
La transizione da country-punk a autori psichedelici non ha minimamente nuocioto a questo umile gruppo che è sempre riuscito a scrivere musica di alta qualità.
Rizzo pubblicherà un album con Tara Key, Dark Edson Tiger (Thrill Jockey, 1999). Rizzo, musicista guest di Palace, Smog ed Edith Frost, suona anche coi Chestnut Station.
Gli Eleventh Dream Day potrebbero entrare nella storia del rock come incubatore di talenti (Rick Rizzo, Douglas McCombs, Janet Bean), ma il trio ha una carriera tanto lunga e illustre che Stalled Parade (Thrill Jockey, 2000) non riesce a sostenere del tutto. Ciò che sorprende è che questo album suona come i precedenti. Non importa quanto i singoli artisti crescano nei loro progetti paralleli, quando sono insieme suonano la stessa musica, ed è il rock and roll più tradizionale che si possa suonare negli anni 2000. Ciò che manca è l'energia "punk" dei loro primi anni, e il quarto membro di fatto, John McEntyre dei Tortoise, potrebbe essere incolpato di questo. Stalled Parade, Way Too Early On A Sunday Morning e Storm sono versioni più dolci e intelligenti del repertorio vintage degli Eleventh Dream Day.
Dopo una lunga pausa, gli Eleventh Dream Day tornarono con Zeroes And Ones (Thrill Jockey, 2006) e un sound che fu in gran parte plasmato dal polistrumentista dei Coctail Mark Greenberg.
Janet Bean degli Eleventh Dream Day ha formato gli Horse's Ha con il polistrumentista (e cantautore principale) degli Zincs James Elkington che ha debuttato con le canzoni folk-jazz di Of The Cathmawr Yards (2009).
Janet Bean ha anche collaborato con i Concertina Wire per Dragging Wonder Lake (2003) e con Robert Lloyd per Black Cat Dark Horse (2023).
Douglas McCombs ha collaborato con il collega chitarrista David Daniell per Versions (2012), metà registrazione dal vivo e metà in studio, e ha anche pubblicato un album con tre lunghi brani ambient jazz, Vmak Kombz Duglas 6NDR7 (2022).
Nel frattempo, la saga degli Eleventh Dream Day è proseguita con Riot Now! (2011), Works for Tomorrow (2015) e Since Grazed (2021).
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