- Dalla pagina su Alejandro Escovedo di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

In breve:
Da adulto, negli anni '90, Alejandro Escovedo (San Antonio, 1951), che aveva suonato punk-rock con i Nuns, country-rock con i Rank And File (1982) e roots-rock con i True Believers (1986), è diventato una delle voci più solenni della sua generazione.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Bio:
Alejandro Escovedo (nato a San Antonio,in Texas, nel 1951, ma cresciuto a Los Angeles) ci ha provato in tutti i modi. Iniziò a San Francisco nei Nuns, gruppo storico del primo punk californiano, per i quali scrisse due capolavori della levatura di Decadent Jew e Suicide Child.

Poi si convertì al country & western con i Rank And File, formati in Texas da Chip e Tony Kinman (reduci dei Dils).
Con Sundown (Slash, 1982) furono fra gli iniziatori del "cow-punk", effimera e deleteria moda dei primi anni '80, ed Escovedo scrisse la loro omonima sigla, una delle ballate più originali del movimento.
Sull'album spiccano numeri pop alla Springsteen come Amanda Ruth, quadriglie come Not In Love, folkrock come I Went Walking, ballate alla Hank Williams come Coyote.
I fratelli Kinman avrebbero inciso ancora un dignitoso Long Gone Dead (1984) un commerciale Rank And File (1987) e infine un abietto disco synth-pop, Blackbird (Iloki, 1988).

Nel 1986 Escovedo aveva esordito alla testa dei True Believers che nel primo album (per la Rounder) dimostrarono maggiore vitalità (brani come Hard Road e We're Wrong rimarranno tra le perle della sua carriera).
Il secondo album della formazione rimase inedito fino al 1994, quando venne compilato in Hard Road (Rykodisc). Almeno The Rain Won't Help You e Ring The Bells meritano di entrare in repertorio.

Nel 1988 Escovedo formò l'Orchestra (con tanto di violoncello, violino e tastiere), ma in pratica si ritirò dalle scene.
Nel 1991 sua moglie (madre dei suoi quattro figli) si suicidò, acuendo una crisi esistenziale che era in nuce.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Le disavventure professionali e personali di Escovedo hanno generato il folk-rock malinconico e autobiografico di Gravity (Watermelon, 1992), il suo primo album come solista.
Qui l'artista mette a nudo il suo cuore, affrontando da solo i peccati del suo passato e lo stato tragico del presente. La musica però è galvanizzante. Paradise è un ibrido esplosivo tra inno per pianoforte alla Warren Zevon, sfogo beffardo alla Bob Dylan e riff hard-rock alla Who. E gli arrangiamenti non sono mai banali: il maestoso valzer Broken Bottle è condito con organo da strada e violoncello da camera; Bury Me intreccia ritmo sincopato, chitarra funky e tromba jazz. La funebre ballata per pianoforte She Doesn't Live Here Anymore segna il punto emotivo più basso, seguita dall'elegia folk-rock Last To Know, che ricorda i cantautori del periodo Anni '70 (echi di John Denver). I sette minuti di Gravity/Falling Down Again, invece, non riescono a reggere il confronto con American Pie di Don McLean. D'altra parte, One More Time sposa il selvaggio boogie per pianoforte di Warren Zevon e un ritmo selvaggio à la Rolling Stones; e Oxford avrebbe potuto essere su Exile on Main Street dei Rolling Stones.
E così il pezzo forte non è un grido di sconforto bensì la virulenta, martellante e marziale Pyramid Of Tears, con organo Farfisa, che ricorda il garage-rock degli anni '60. Il contributo di Stephen Bruton a questo party creativa non è trascurabile.

Thirteen Years (Watermelon, 1993) era, se possibile, ancora più depresso e molto meno musicale. Escovedo si lamenta in stile tex-mex (Ballad Of The Sun And The Moon, con echi di musica hawaiana e cubana, e perfino un ritornello di strumenti ad arco che imita Guantanamera) e in stile jazz (Helpless, che ricorda le colonne sonore dei film di Harry Mancini). Il violino di Susan Voelz e l'arpa di Megan Levin disegnano l'arrangiamento neoclassico della delicata canzone country She Towers Above. Il lato più duro di Escovedo viene fuori solo in Losing Your Touch, che suona come i Replacements che coverizzano Genius di David Bowie.

Escovedo formò anche i Setters (Watermelon, 1993) con Michael Hall dei Wild Seeds e Walter Salas-Humara dei Silos. L'album contiene le sue canzoni It's Hard, She's Got, Helpless e Tell Me Why.

Gli arrangiamenti sono quasi barocchi su With These Hands (Rykodisc, 1996), grazie al lavoro di Stephen Barber, ma Escovedo ha perso il tocco magico del primo album. Quando si abbandona alla posa del laconico cantante folk alla Chris Isaak, finisce con semplici litanie come Tired Skin e Tugboat ma anche con il noioso soft rock di Pissed Off 2AM e Sometimes. Sta chiaramente puntando al pop mainstream con il synth-rock di Put You Down e il soul-jazz di Slip, avvicinandosi al bersaglio quando un romantico diluvio di violini seppellisce il lamento country di Nickel And A Spoon. L'album è riscattato dalla mediocrità grazie a una ruggente elegia alla Neil Young (Crooked Frame), un agonizzante blues-rock pieno con armonica grintosa (Little Bottles) e il boogie del sud in stile saloon di Guilty.

More Miles Than Money Live 1994-96 (Bloodshot) doveva celebrare il 20° anniversario della sua carriera. Bourbonitis Blues (Bloodshot, 1999) raccoglie diverse cover e alcuni vecchi brani (Sacramento & Polk).

Trasferitosi ad Austin, Escovedo era ancora considerato il "cowpunk" per eccellenza, ma assomigliava sempre più alla classica "icona" invecchiata che recita in un film western autunnale. Per la cronaca, suo fratello Pete era una star della musica salsa e sua nipote Sheila E. suonava con Prince.

Pur non essendo probabilmente l'"artista del decennio", come proclamato dalla rivista No Depression, ma sicuramente uno dei cantautori più eccezionali dell'inizio del secolo, Escoved su A Man Under The Influence (Bloodshot, 2001) è affiancato da Ryan Adams dei Whiskeytown, Chip Robinson, Chris Phillips dei Squirrel Nut Zipper, Jon Wurster e Mac McCaughan dei Superchunk.
Sfortunatamente l'album si apre con un paio di ballate tratte da una delle sue opere teatrali, Wave e Rosalie, che suonano come Bruce Springsteen senza pathos. Il migliore dei suoi lamenti da camera è forse il solenne Wedding Day, ma tutti sono facilmente sminuiti dall'orecchiabile elegia country-rock Rhapsody. I suoi pezzi rock sono sempre meno interessanti: Castanets "vanta" un riff di chitarra che ricorda Get Back dei Beatles, e il boogie di Velvet Guitar ricorda Let's Spend the Night Together dei Rolling Stones.

Anche se non riesce nemmeno ad avvicinarsi alla spettrale magia degli album di Nico, il produttore John Cale trasforma The Boxing Mirror (Back Porch, 2006) di Escovedo in un bagno sonoro psicologico, in quel tipo di esperienza oscura e melodiosa che erano gli album di Leonard Cohen. Il piccolo ensemble da camera/country formato da Cale ed Escovedo (il chitarrista Jon Dee Graham, la violinista Susan Voelz dei Poi Dog Pondering, il violoncellista Brian Standefer, il bassista Mark Andes, il batterista Hector Munoz, il tastierista Bruce Salmon, il fisarmonicista Otono Lujan, il chitarrista David Polkingham) collega l'era di quei miti (i primi anni '70), l'era d'oro di Escovedo (gli anni '80) e l'era di questo album (gli anni 2000), nello stesso in modo in cui gli album di Nico univano la sua era mitologica e la sua effetiva era post-hippie.
Il risultato sono ninne nanne gentili e discrete come Arizona o The Ladder, con sfumature latine, riformulate come musica lunatica e meditativa; il pulsante power-pop di Dear Head On The Wall, che mostra la qualità austera della musica classica; e il funereo lamento funebre alla Gram Parsons di Died A Little Today. Sebbene spinto da Cale verso una forma di musica più elegante, Escovedo rimane un rocker nel cuore. Notes On Air recupera finalmente il disperato vigore Warren Zevon-iano del suo primo album e il propulsivo pezzo Lou Reed-iano Break This Time (il pezzo forte dell'album) segna un nuovo capitolo del suo erudito revivalismo rock. E il rockabilly maniacale Sacramento & Polk è probabilmente il brano più arrabbiato che Escovedo abbia mai suonato nei suoi album solisti.

L'aggressivo Real Animal (2008) di Escovedo suonava come un tributo alla sua precedente vita da punk-rocker. L'album riguardava più la produzione di Tony Visconti che la musica di Escovedo. L'orecchiabile ninna nanna folk-rock Sister Lost Soul e il soul-poppy alla Van Morrison di Always A Friend sono controbilanciati dal grintoso Southern Rock sincopato di Smoke e dal vorticoso rockabilly di Chip N' Tony. Ma Escovedo è forse più sincero quando canta con poco o nessun accompagnamento, in particolare in Hollywood Hills e Swallows Of San Juan.

Street Songs of Love (Fantasy, 2010), sempre prodotto da Tony Visconti, è apparentemente una raccolta di canzoni d'amore radiofoniche, ma la definizione di canzoni d'amore di Escovedo comprende il grido antemico Faith (un duetto con Bruce Springsteen), il punk-rocker Tender Heart, il garage stomper Silver Cloud, e soprattutto la potente elegia Anchor. È stato forse il suo album meno ambizioso fino a ora, ma non per questo necessariamente meno memorabile. Anche nella sua forma più sobria Escovedo era capace di pezzi psicologicamente sofisticati come Tula.


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