- Dalla pagina sui Fall di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
I Fall, formati a Manchester nel 1976 da Mark E. Smith (1957), erano punk, ma l'enfasi di album come Live At Witch Trials (1979) e Hex Enduction Hour (1982) era sul rumore e l'anarchia, non sulla violenza e sul sarcasmo. Conservavano le energie per brutali incursioni nell'armonia, del tipo sperimentato da Captain Beefheart e Pere Ubu. Persino il suono molto più accessibile di Saving Grace (1985) e Frenz Experiment (1988) dei This Nation, quando Smith scendeva a compromessi con le formule tradizionali, conteneva ancora sostanziali dosi di follia mentale.
Bio:
Mark Smith e i suoi Fall sono stati uno dei gruppi più influenti
sull'evoluzione del pop "indipendente", ovvero sui gruppi che hanno
reinterpretato la musica leggera nell'ottica di u rock spartano e
sgraziato, composto, suonato e cantato in maniera approssimativa, ma senza
rinunciare alla sua qualità di fondo: la melodia. Venuti dall'ethos del
punkrock, i Fall hanno presto messo in luce delle qualità più originali,
che vanno dal tribalismo primitivista a una sperimentazione "industriale".
Alle origini i Fall erano punk di birreria chiusi e arroganti che rappresentavano un po' la rabbia ideologica del '77, un po' il mito dell'autonomia sociale. Uscivano dai circuiti alternativi (di Manchester) soltanto per riversare sul pubblico arringhe sguaiate. Erano artisti di strada, saltimbanchi straccioni che raccontavano storie di vita vissuta barcollando ubriachi in vicoli di periferia, o che arringavano il popolo dei pub nei quartieri più malfamati; clown intellettuali il cui linguaggio musicale suburbano, crudo e anti-estetico, s'inseriva nella tradizionale corrente anti-conformista dei radicali britannici.
Esordirono nel 1978 con l'EP Bingo Master's Break Out e il singolo It's The New Thing, ma divennero celebri con gli anthem a 45 giri dell'anno dopo, Fiery Jack e Rowche Rumble. La struttura di Fiery Jack è tipica del loro approccio: un blues-a-billy caracollante, arrogante e amatoriale, sulla falsariga del primo Captain Beefheart, con inserti striduli da musichall della chitarra e un ritmo stentoreo della sezione ritmica, mentre Smith incalza senza tregua con il suo "talking blues".
Live At Witch Trials (Step Forward, 1979 - Sacntuary, 2004) è spartito fra cupe litanie
che si trascinano nel tedio più dissoluto (il farnetico incalzante di
No Xmas, la funebre messa nera di Two Steps Back,
il sortilegio minaccioso e ipnotico di Frightened),
che però almeno in un caso riescono anche a divertire
(la cantilena di Rebellious Jukebox),
e culminano nel lungo cadaverico sabba di Music Scene, degno dei
Television,
e una manciata di sguaiati rock'n'roll seviziati dal riff psicotico di
Marc Riley (il blues "beefheartiano" Futures And Pasts,
il minimalismo rock di Crap Rap).
L'iteratività ossessiva e l'impostazione recitativa coniano una forma di
canzone progressiva che non è ignara delle avanguardie,
ma mutuata soprattutto dai deliri abrasivi dei Velvet Underground, per via
dell'organo lisergico di Una Baines e dei tamburi tribali di Karl Burns.
Il chitarrista Martin Bramah e Baines lasciano però subito il gruppo per
formare i Blue Orchids.
Rifatta la formazione assumendo il chitarrista Craig Scanlon
e il bassista Stephen Hanley, Smith diresse poi, a partire da
Dragnet (Step Forward, 1979 - Sanctuary, 2004), verso un sound meno veemente e tempestoso e
invece più creativo (A Figure Walks), ritualistico (la danza
pellerossa di Muzorewìs Daughter), epico (l'oltraggiosa
Cock-stock) e industriale (il delirio disarticolato di
Spectre Vs Rector).
L'album offre una cornucopia di stili, ma non riesce ad eccellere in nessuno.
Ciò che è chiaro è che i Fall sono punk nell'animo, ma la loro musica
ha poco del punk-rock di quegli anni.
E' semmai figlia del pub-rock.
E la bizzarria è semmai figlia di
Captain Beefheart, anche se Smith
non usa il blues ma il rock'n'roll come base per i suoi deliri sonori.
Il brano più divertente del periodo è il singolo Totally Wired (1980), sabbah per il canto nasale di Smith e la chitarra atonale di Craig Scanlon.
I Fall si allontanano ancor più dal punk-rock con Grotesque (Rough Trade, 1981), che rende persino austero il loro sound atonale, e riduce il clima amatoriale a una revisione del roots-rock in chiave lo-fi, e incanala il flusso di coscienza di Smith in una serie di jam/comizi a ritmo rockabilly che ricordano David Peel (soprattutto la filastrocca folk di strada Elastic Man, ma anche il rockabilly demenziale di Pay Your Rates, l'esagitata New Face In Hell).
Il country-vaudeville stralunato di Fit And Working Again (sull'EP Slates, 1981, una delle loro cose più facili) e la novelty Lie Dream Of The Casino Soul (45 giri coevo), sembrano limare le asprezze, ma con il ritorno di Burns (e quindi due batterie) l'incisività e l'aleatorietà raddoppiano.
La transizione verso un sound più ordinato iniziata su Grotesque
si completa con Hex Enduction Hour (Kamera, 1982), che annovera
persino ballads (Classical) accanto ai soliti brani
rock'n'roll (Jawbone).
Ma And This Day e Fortress/Deer Park si perdono in territori
caotici e cacofonici.
Le lunghe declamazioni di Winter (in due parti) e
Hip Priest dimostrano le ambizioni del falso giullare Smith.
Tanto sgangherati da commuovere, questi Fall
cominciano ad assomigliare ai secondi
Pere Ubu.
Il breve Room To Live (1982) ritorna invece a un rockabilly poco ritmato (Joker Hysterical Face, Detective Instinct) e trionfa in un samba sgangherato (Marquis Cha Cha), ma l'atmosfera è quella poco convinta di Grotesque.
Il rituale personale di Smith prosegue con il tribalismo sconnesso di Man Whose Head Expanded(1983) e il "blues-a-billy" demenziale Kicker Conspiracy (1983), che lo avvicinano sempre più (rispettivamente) alla psichedelia e a Beefheart; come confermano la tremenda cantilena di Smile, la gag "zappiana" di Eat Yourself, la lirica Hotel Bloedel e i nove minuti di Tempo House su Perverted By Language (Rough Trade, 1983), con la moglie Brix alla chitarra. L'album, pieno di momenti noiosi, è un altro esempio di come Smith non sappia calibrare bene il suo materiale.
L'epopea dei Fall proseguiva comunque con due picchi di creatività, a cominciare da The Wonderful And Frightening World (Beggars Banquet, 1984), con la trascinante danza industriale di No Bulbs, lo spiritato voodoobilly di Lay Of The Land e 2 By 4, la melodica e ballabile Creep, la piece surreale Bug Day.
This Nation's Saving Grace (Beggars Banquet, 1985), forse il culmine
di questa fase, accessibile,
progressivo, poli-ritmico, segnato dal chitarrismo più moderato della consorte,
ma ancora zeppo di graffiti guerriglieri
(Cruiser's Creek), di voodoobilly
catastrofici (Bombast, Spoilt Victorian Child),
di kitsch zappiano (Mansion)
e di psichedelia mistica (la sinistra dance-trance di L.A. e
lo yodel ipnotico di My New House).
In brani come Gut Of The Quantifier
si evidenzia la parentela del loro sound con gli esperimenti della
scuola minimalista, in particolare quelli dei Sonic Youth;
mentre in altri un tribalismo surreale (What You Need) o una ballata
pastorale
(Paint Work) vengono manipolati con tecniche timbriche simili a quelle
impiegate dai Residents.
Culmine di questo sperimentalismo è I Am Damo Suzuki, che gioca con
i poliritmi e le dissonanze elettroniche (oltre a rendere esplicito omaggio
ad altri loro maestri, i Can).
Bend Sinister (Beggars Banquet, 1986), dominato dagli arrangiamenti del poli-strumentista Simon Roger, conferma la tendenza verso un melodismo più pronunciato (come in Shoulder Pads).
Fra un'opera teatrale (Hey Luciani) e un balletto (I Am Kurious Oranj) la saga di Smith si trascina con immutata onestà e lucidità.
L'arte dei Fall viveva nella schizofrenica alternanza di minacciosi ritualistici
(i voodoobilly alla Fiery Jack, Elastic Man,
Kicker Conspiracy, Lay Of The Land, Bombast,
e le dance-track alla
Muzorewìs Daughter, Man Whose Head, Bulbs, L.A.)
e ambizioni più sperimentali. Le seconde erano sempre un po' confuse
e quasi mai apportavano contributi sostanziali.
I Fall riuscivano
meglio come protagonisti di una sotto-cultura rock amatoriale che non aveva
pretese estetiche, e che,
in qualche modo, fra le maglie di canzoni sarcastiche,
esprimeva l'insofferenza e l'alienazione dei kid nella metropoli industriale.
Frenz Experiment (Big Time, 1988) segna l'adesione a moduli più
professionali del far musica. Un'insolita musicalità (oltre al solito
senso dello humour) contraddistingue anzi il blues incalzante di
Get A Hotel, le ballate folk di Frenz e The Steak Place,
che in fondo non fanno che ripetere le varianti usuali del loro sound.
Il fattore tribale si esprime nel boogie di Carry Bag Man e nel voodoobilly
di Athlete Cured, con i soliti riferimenti a Velvet Underground e Cramps.
Mettendo a frutto tanta fantasia e ricchezza ritmica, il complesso suggella
il disco con Hit The North e Bremen Nacht,
due delle loro danze più paradossali.
Brix Smith (chitarra), Simon Wolstencroft (batteria), Steve Hanley (basso),
Craig Scanlon (chitarra ritmica, le cui gloriose dissonanze sono qui un po'
in ombra) e Marcia Schofield (tastiere) costituiscono
una delle formazioni più affiatate e talentuose della carriera di Mark Smith.
Alla fine Frenz Experiment risulta uno dei loro dischi più
professionali, con materiale di tutto riguardo e arrangiamenti (per loro) quasi di lusso.
Il coevo singolo Popcorn Double Feature non è da meno.
Dello stesso periodo è il balletto documentato sull'album I Am Kurious Oranj (Beggars Banquet, 1988). I Fall scimmiottano un po'se stessi, e non tutto splende, ma ciò che splende è degno del repertorio migliore: altre esaltate danze voodoo (Jerusalem), altre solenni sarabande (Kurious Oranj) altri marziali proclami (New Big Prinz) e persino un bluesrock sincopato alla Rolling Stones (Wrong Place Right Time).
A causa del divorzio (personale e artistico) fra Mark e Brix, Seminal Live segna la fine di quella fase, la fase che era iniziata con Perverted By Language.
In compenso, però, Extricate (Cog Sinister, 1990) segna il ritorno
all'ovile del chitarrista Martin Bramah. E` un'altra prova di gran classe, forte
di un tributo al blues-jazz come Chicago Now, di un'imitazione
della psichedelia e del soul-rock degli anni '60 come I'm Frank, e di
canzoni argute come Sing Harpy e And Therein (con il
caratteristico ritmo saltellante delle chitarre, qui spinto ad eccessi da manicomio).
Smith non perde occasione di aggiornarsi ai suoni moderni, pur rimanendo fedele
alla sua "poetica" clownesca, come dimostrano i brani da ballo, che sono forse
il meglio del disco: la novelty alla B52's (coretto scipito, organetto stridulo)
di The Little Rebel, il surreale Black Month Theme (un blues/rap
balbettato su un organo gospel e un violino miagolante), il voodoobilly
sgangherato (e deturpato da ogni sorta di campionamenti-spazzatura) di
Extricate e il funky-rap di Telephone Thing.
Sono brani in cui la sua fantasia ha modo di sbizzarrirsi nelle
trovate più ingeniose ed esilaranti.
Lo humour è naturalmente incontenibile: Smith ne approfitta per
mettere in pista qualche sketch del suo iconoclasta musichall,
magari rifacendo il verso a Lou Reed (Hilary), parodiando il synthpop
(Popcorn Double Feature) o ironizzando sui costumi dei suoi compatrioti al
passo di un trascinante rhythm and blues (British People In Hot Weather).
Si tratta forse del loro disco più vario e composito.
E' come se l'uomo fosse rinato.
L'EP Dredger (Cog Sinister, 1990) contiene un altro brano felice, Life Just Bounces.
Perso nuovamente Bramah, oltre a Schofield, e acquisito Kenny Brady al violino,
Smith registra Shiftwork (Fontana, 1991)
e dimostra, nel continuo cambiare di
formazioni, che i Fall sono lui: The Mixer, So What About It e il Sinister
Waltz ripetono per l'ennesima volta la sua poetica musicale.
Rose, Edinburgh Man, The Book Of Lies continuano
la progressione verso la normalità.
In fondo il suo segreto è sempre stato una forma deviante di infantilismo:
ritornelli che si fanno canticchiare da soli e cadenze che fanno muovere le
gambe da sole.
C'è poco di originale, ma l'album vende più di tutti quelli precedenti.
Free Range, su Code: Selfish (Cog Sinister, 1992), e il singolo Ed's Babe anticipano la svolta commerciale compiuta con The Infotainment Scan (Atlantic, 1993): una cover di discomusic e una cover di reggae e una parodia del techno (A Past Gone Mad) occultano quasi del tutto la verve di Smith. Il quale ha comunque modo di esprimere il suo genio eccentrico anche in questo formato, da Paranoid Man In Cheap Shit Room, un bizzarro incrocio fra synthpop, heavymetal psichedelia e rap degno di "Madchester", a Ladybird, sorta di accrocchio armonico al confine fra il boogie e la Venus degli Shocking Blues, passando per il jug elettrico di Glam-Racket (con echi della Spirit In The Sky di Norman Greenbaum) e per lo ska zoppicante di Why Are People Grudgeful. Il sound fragoroso e super-prodotto di questo disco è però l'antitesi dei primi Fall.
Per dieci anni, in pratica, Smith è vissuto della sua abilità di comporre "danze" rituali a uso e consumo personale, lontane da tutte le mode, confezionate secondo una variante stracciona del tradizionale "wit" britannico, ma ciò nonostante altrettanto contagiose (e vendibili) di quelle di moda.
Il singolo Behind The Counter (Permanent) prelude all'album Middle Class Revolt (Matgador, 1994), lavoro politicamente impegnato che però fa temere che Smith, a forza di giocare a fare il dj (City Dweller), si sia dimenticato come si fa il punk (15 Ways). Sembra che il disco rinneghi la svolta recente verso il mainstream, ma al tempo stesso non sappia più catturare il fervore punk delle origini. In pratica, il peggio dei due mondi. Non per nulla i brani migliori sono le tre cover.
La carriera si Smith è insolita poichè non è contrassegnata da periodi
creativi e periodi di crisi. Smith ha la prerogativa di produrre un buon disco
ogni tre/quattro anni circa (Witch Trials, This Nation's Saving Grace,
Hex Induction Hour,Extricate), alternandoli con
opere distratte, raffazzonate o banali.
Ma gli anni '90 sembrano regalare soltanto opere del secondo genere.
Cerebral Caustic (Permanent, 1995) è mediocre routine. Le uniche canzoni che superano la prevedibilità sono le surreali Bonkers In Phoenix e North West Fashion Show. Tra i brani più tradizionali spicca The Aphid.
The Twenty-Seven Points (Permanent, 1995) è una raccolta di brani live ed inediti. Sinister Waltz (Receiver, 1996), raccolta di alternate takes, è una fregatura perfino più grande. La truffa perpetrata dai Fall continua con Fiend With A Violin (Receiver, 1996), ennesima antologia di avanzi e scarti.
Il declino artistico, iniziato dopo Extricate, non accenna a concludersi, ma The Light Use Syndrome (Jet, 1996) rappresenta comunque un passo avanti. Ciò è dovuto, probabilmente, al ritorno di Brix Smith e all’aggiunta della tastierista Julie Nagle (con Burns ancora in formazione). Alcune canzoni richiamano il sound frenetico e folle del primo periodo (in particolare DIY Meat and Spinetrack), ma Smith appare ancora un po’ troppo stravagante ed eccentrico, un’incostante fonte di creatività capace di dilapidare talento in stranezze rhythm & blues come Last Chance To Turn Around e Secession Man e perfino in suite progressive-rock come Interlude. Nonostante gli sforzi, l’album non presenta neppure un brano degno del passato.
Levitate (Artful, 1997) segna un’ulteriore escursione in territori dance, sotto la guida della tastierista Julie Nagle. Il brano di spicco è Ten Houses Of Eve. Sfortunatamente Masquerade, Hurricane Edward e Ol' Gang sprecano molte buone idee. L’irrefrenabile ego di Smith scava nell’avangaurdia musicale con Tragic Days e The Quartet Of Doc Shanley, che sono serie quanto le più ridicole gag di Frank Zappa. La strumentale Jap Kid accresce la somiglianza tra i due professori folli.
Cosa potrebbe esserci di peggio che mettere alla prova per vent’anni la pazienza del proprio pubblico? Un arrangiamento di archi. È ciò a cui è giunto Smith con The Marshall Suite (Artful, 1999). Se si esclude la consueta dose di gradevoli cover, le canzoni sono estremamente noiose. Oltre all’ispirazione musicale, Smith ha smarrito il suo ingegno e il suo intuito.
The Unutterable (Eagle, 2000) e Are You Are Missing Winner (COG Sinister, 2001) sono persino peggiori (nonostante, all’interno del primo, Dr Buck's Letter).
Nel frattempo continuano ad uscire compilations e dischi live, che infarciscono il mercato di album di infima qualità. Totally Wired (Castle, 2002) è una doppia antologia di materiale risalente al periodo 1980-1983.
Un gruppo rinvigorito produce finalmente un disco degno di essere pubblicato, The Real New Fall LP (Action, 2003 - Narnack, 2004). L’album contiene alcune gemme di quel folk-rock sontuoso e spigoloso che Smith ha perfezionato (e spesso peggiorato) nel corso degli anni: la rilassata Green Eyed Loco Man, la convulsa Contraflow, la tribale Last Commands of Xyralothep via M.E.S., le malinconiche Mike's Love Xexagon, Theme from Sparta F.C., Open the Boxoctosis #2, Janet e Johnny + James. Il miglior album dai tempi di Extricate.
Rebellious Jukebox (2003) è una orribile antologia. 50,000 Fall Fans Can't Be Wrong: 39 Golden Greats (Beggars Banquet, 2004) è una retrospettiva della carriera del gruppo (in due cd) decisamente migliore.
I Fall hanno realizzato raramente dei grandi album. Nei momenti migliori hanno prodotto dischi abbastanza divertenti o interessanti, ma nei momenti peggiori hanno prodotto album imbarazzanti e privi di originalità. Fall Heads Roll (Narnack, 2005) non fa eccezione. Questa raccolta, in larga misura trascurabile, vanta una manciata di gradevoli e vigorosi brani garage-rock: la collera Smith-iana di What About Us, l’inesorabile sproloquio di sette minuti di Blindness, lo psychobilly lo-fi di Clasp Hands, il punk-folk di Ride Away e l’anti-synthpop di Pacifying Joint. I Fall hanno pubblicato raramente grandi canzoni. Nei momenti migliori hanno eseguito brani divertenti o interessanti, ma nei momenti peggiori hanno eseguito canzoni imbarazzanti e prive di originalità. I Fall hanno sempre prestato più attenzione all’atteggiamento che alla musica, più alla vita che all’arte. Questo è il motivo per cui i loro album sono sempre 20-30 minuti più lunghi del necessario: non è la musica che conta, ma il mero fatto di fare musica.
Poche band avevano così poco da dire, e dicendolo in così tanti album.
Reformation Post T.L.C. (2007), che presenta ancora un'altra formazione, e si affida ancora una volta a tastiere e ritmo elettronici, è un altro motivo di imbarazzo per Mark Smith nel suo cammino verso l'irrilevanza senile, nonostante l'inno ai Fall Reformation e la lunga jam dissonante Das Boot, due delle migliori idee di Smith negli ultimi vent'anni.
Von Sudenfed è una collaborazione tra Mark Smith dei Fall e i Mouse On Mars che ha portato a Tromatic Reflexxions (2007).
Imperial Wax Solvent (Castle, 2008) era noioso se non del tutto da buttare, una raccolta di canzoni composte a caso ed eseguite in modo amatoriale, inclusa 50 Year Old Man di undici minuti che spazia da un terribile rockabilly a un imbarranzante blues.
Von Sudenfed è una collaborazione tra Mark Smith dei The Fall e i Mouse On Mars. Debuttarono con Tromatic Reflexxions (Domino, 2007), un album dance sulla scia degli LCD Soundsystem.
I Fall si ripresero dal punto più basso rappresentato da Imperial Wax Solvent con Your Future Our Clutter (2010), che contiene almeno tre delle loro gemme: O.F.Y.C. Showcase, Cowboy George, Y.F.O.C. Slippy Floor.
I Fall raramente perdevano l'occasione di far seguire a un album decente uno pessimo. Ersatz G.B. (2011) si sono tuffati di nuovo nell'abisso del banale e del prevedibile, circondando il mite raveup Cosmos 7 con idee di routine incomplete e senza conseguenze, ed eseguendole con dubbie abilità tecniche.
La formazione rimase stabile sui mediocri Re-Mit (2013) e Sub-Lingual Tablet (2015), ma Smith perse la tastierista (e partner) Eleni Poulou su New Facts Emerge (2017), rimanendo con il chitarrista Peter Greenway, il bassista Dave Spurr e il batterista Keiron Melling.
Mark Smith è morto nel 2018, all'età di 60 anni.
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