- Dalla pagina sui Flipper di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
I Flipper furono i maestri indiscussi dell'hardcore sperimentale di San Francisco, precursori di una delle scene più fertili degli anni '80. Gli inni cupi di Generic (1982) erano costruiti attorno a canti popolari in stile Mersey, boogie alla Rolling Stones, voodoobillies alla Cramps, garage rock alla Stooges, allucinazioni alla P.I.L., danze zombie alla Chrome, ma poi immersi nell'equivalente musicale delle radiazioni nucleari (percussioni rumorose e frenetiche, feedback in overdose).
Gone Fishin' (1984), in realtà, non era nemmeno più hardcore: i suoi pezzi erano più adatti a un delirio psichedelico.
Bio:
La fama postuma dei Flipper, e del complesso che li precedette, i Negative
Trend, fu enorme fra le masse dei punk, benchè dalla nascita dei Negative Trend alla morte del
cantante Will Shatter (dicembre 1987) le due formazioni fossero riuscite a registrare
solamente due veri album. Precursori del noise-rock, del grunge e delle aperture
più sperimentali dell'hardcore, questi gruppi non ebbero mai fortuna in vita.
Il sound dei Flipper è stato definitio "un cestino della spazzatura
dal coperchio difettoso".
E pochi grandi musicisti negli ultimi secoli possono vantare
complimento più epico.
I Flipper, formati da Shatter dopo la dissoluzione dei Negative Trend, dei quali sarebbe uscito postumo We Don't Pay We Riot (Subterranean, 1982), vissero sempre ai margini del punk. Scomunicati dall'hardcore, simpatizzarono con gli sperimentatori subliminali di San Francisco. il primo, leggendario 45 giri, Love Canal/ Ha Ha Ha (febbraio 1981) e lo strascicato e lisergico Flipper Blues li presentarono all'insegna di atmosfere apocalittiche degne dei Velvet Underground. La loro fama crebbe per effetto di composizioni nefande e violente come We Don't Understand e Hard Cold Wind.
Su disco i Flipper non furono mai gli stessi. Se le registrazioni documentano
la loro ricerca di soluzioni armoniche innovative, perdono però gran parte
della forza spaventosa del loro sounds.
Generic (Subterranean, 1982) è comunque un lavoro tanto estremo
quanto perfetto nel riassumere lo spirito dei tempi.
La melodia cadenzata alla New York Dolls di
Way Of The World, il boogie alla Rolling Stones di Life, la
filastrocca mutante alla Residents di Life Is Cheap,
il garage-rock alla Stooges di Ever,
le allucinazioni dark-punk alla Public Image Ltd di Shine,
la cadenza cingolata alla Chrome di Shed No Tears costituiscono
piccoli, torvi anthem dell'era eucleare.
L'esecuzione è da folli criminali, ma, a differenza dell'hardcore,
nasconde più alienazione che violenza. Anzi, in certi casi è persino una
sarcastica parodia della depressione paranoica dei punk (che più punk non
potrebbe essere).
Su tutto si leva il pandemonio infernale di Sex Bomb, un caotico sabba a
ritmo tribale squarciato da urla sataniche, crivellato dal fischio di un
sintetizzatore e
dal ritornello trionfale di un sassofono, un incrocio fra jam di free-jazz e
danza pellerossa.
La musica non concede tregua, grazie all'impiego di due bassi,
al rombo assordante della sezione ritmica,
al feedback eroinomane di Ted Falconi, e ad atmosfere
sempre cupe e demenziali.
Lo stile cambia di canzone in canzone, ma l'atmosfera quasi apocalittica
rimane la stessa. I Flipper inventano una dozzina di generi del post-hardcore
che avranno in comune proprio l'atmosfera, non lo stile.
Ancor più lavoro di studio che di presa diretta, Gone Fishin' (Subterranean, 1984) curò in maniera ancor più malvagia gli arrangiamenti, spesso in piena atonalità, e non provò neppure a far risuonare i gridi di battaglia dell'hardcore. The Lights The Sound The Rhythm The Noise fu un po' la loro White Light White Heat, Sacrifice suona come il proclama satanico di Shatter, e il raga psichedelico One By One coronò la loro ricerca stilistica.
Il live Blow'n Chunks (ROIR, 1984) è una testimonianza dei loro catastrofici concerti.
La morte per overdose di Shatter (dicembre 1987) chiuse la lunga odissea di questo gruppo storico dell'avant-punk. Nonostante l'influenza esercitata sul resto del punk e nonostante il carisma leggendario che li aveva sempre circondati, non erano riusciti a incidere che due album.
Nel 1988 venne pubblicato il disco che Shatter aveva registrato nel 1986 con gli Any Three Initials, un'opera confusa ed eclettica che sembrava puntare verso nuovi orizzonti.
L'antologia Sex Bomb Baby (Subterranean, 1988) sembrò chiudere per sempre la bara.
Invece Ted Falconi (chitarra), Bruce Lose (canto) e Steve Depace (batteria) riformaron i Flipper nel 1991 con il nuovo bassista John Dougherty. Il 45 giri Some Day/ Distant Illusion salutò la terza rinascita del gruppo, subito seguito dall'album American Grafishy (Def American, 1993). Nonostante Flipper Twist, l'autobiografica Fucked Up Once Again e la macabra Distant Illusion, l'opera, probabilmente composta anni prima, risulta un po' datata, ma sempre una spanna sopra la media dei loro discepoli grunge.
I Flipper insegnarono a un'intera generazione (anche nella Seattle del grunge) come suonare in modo
brutalmente rumoroso, dissonante fino all'inascoltabilità, ma al tempo stesso
conservando un profondo melodismo.
I fondatori del grunge ne rimangono comunque i massimi esponenti, come
dimostrano le leggendarie esibizioni dal vivo, da far impallidire qualsiasi
pivello di Seattle.
- Torna alla pagina sui Flipper di Piero Scaruffi -