- Dalla pagina su Foetus di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
James Thirlwell (Melbourne, 1960), meglio conosciuto come Foetus e noto anche come Steroid Maximus e Wiseblood, divenne un protagonista della controcultura londinese (1978) e newyorkese (1983) e, in definitiva, uno dei musicisti più significativi del decennio, coniugando l'estetica punk con ambizioni di musica classica.
Cantore del nichilismo più sconsiderato, profeta per eccellenza del "trash" come forma d'arte, Foetus promosse una ripugnante personalità iper-punk che ben si prestava a inquadrare il suo percorso musicale. Morbosamente attratto dalle manifestazioni più ripugnanti della natura umana, sia fisiche (vomito, escrementi, sperma) che psicologiche (tortura, sadismo, omicidio), Foetus fece a pezzi in un parossismo di distruzione ogni residuo valore morale. La sua opera è un'odissea di aberrazioni, un catalogo di inferni. Foetus era un idealista dell'autodistruzione e la distruzione globale era la sua utopia.
Hole (1984) era un caotico carosello di garage-rock, swing, hip-hop, blues alla Captain Beefheart, world music, ritmi industriali, armonie doo-wop, rumori trovati, effetti elettronici, riff heavy metal e staccati sinfonici.
Nail (1985), forse il suo capolavoro, era ancora più potente, e in un modo "malvagio". Ogni singolo suono è esagerato, esagerato, drammatizzato. Le canzoni di questo album sono poesie incise con un martello pneumatico nel marmo di una lapide. Un tocco di attitudine retrò (non troppo diverso dalle avventure di Frank Zappa nella musica orchestrale e jazz) è annegato in "sinfonie" industriali magniloquenti, sinistre, cupe, tragiche e terrificanti. Ma, in definitiva, questo era anche un grido straziante di dolore che si libra in un paesaggio di desolazione e depravazione. Thaw (1988) affinò l'idea alla base di questi brani per elettronica selvaggia, orchestra frenetica e poliritmi fragorosi, l'idea di pura densità e potenza uditiva, l'idea di atmosfere massicce, implacabili e infernali, l'idea di un'intensità emotiva wagneriana con un'enfasi catastrofica (non eroica). In un certo senso, Foetus è diventato il primo compositore classico della civiltà punk.
Quilombo (1991) e Gondwanaland (1992), i primi due album degli Steroid Maximus, presentavano un musicista meno austero e meno distruttivo. Erano schizofrenicamente divisi tra pezzi d'avanguardia e parodie swing da big band. Quilombo riusciva a essere giocoso flirtando al contempo con il serialismo, il minimalismo e la musica concreta. Gash (1995), che vede la partecipazione del supergruppo formato dal chitarrista Marc Ribot, dal batterista Vincent Signorelli (Unsane) e dal bassista Tod Ashley (Cop Shoot Cop), completa la metamorfosi presentando un gigantesco saggio sul campionamento e la manipolazione di generi musicali.
Le principali composizioni di Foetus sono allegorie sonore, dietro il cui disordine armonico, le dissonanze torrenziali e la violenza percussiva si possono intuire atti indicibili, brutali e osceni sia a livello della psiche individuale che del subconscio collettivo. La visione di Foetus è di estremo pessimismo, di apocalisse morale (se non fisica): l'individuo è ridotto a un pervertito demoniaco e la società è ridotta a uno dei gironi dell'inferno. Coerentemente con questa visione, la sua musica è anche apocalittica, il tipo di colonna sonora che ci si può aspettare di ascoltare mentre si marcia verso le porte dell'inferno dopo il giudizio universale. L'effetto delle partiture di Foetus è spesso capace di evocare la fine del mondo.
Bio:
James Thirlwell è nato in Australia nel 1960.
Benchè indulga in un'immagine pubblica di punk scostante e repulsivo
(e benchè cambi pseudonimo praticamente ogni due album), Thirlwell (meglio noto come Foetus) è uno dei compositori più importanti della musica moderna.
Le sue cupe, tragiche, incalzanti "sinfonie" si situano al confine fra
musica rock e tanti altri generi.
Ciò che contraddistingue la sua multiforme opera è l'intensità delle
emozioni e dei suoni, un'intensità psicotica, debordante, allucinata, che
fa pensare a Nietzsche e a Wagner, ma che si differenzia dalle ideologie
"superominiche" per via di un'enfasi catastrofica, non eroica, infernale,
non sublime. In questo senso Thirwell è il primo compositore classico
dell'era punk.
In queste sinfonie Thirlwell si è espresso con un vocabolario estremamente
deteriorato, che fa uso soltanto di suoni radicali, come da manuale punk,
e che mira a incutere shock terapeutici, come da proclami della musica
industriale.
Le sue composizioni sono in effetti allegorie sonore, nel cui disordine
armonico, nelle cui violente percussività, nelle cui torrenziali dissonanze,
nel cui assordante caos si intuiscono atrocità e oscenità inenarrabili
che rimandano alla psiche individuale ma anche al subconscio collettivo.
La visione di Foetus (sia nei confronti dell'individuo, ridotto a demone
laido, sia nei confronti della società, ridotta a un girone infernale)
è pessimista, anzi apocalittica.
Coerentemente, la sua è musica apocalittica, musica fatta soltanto di
catastrofi sonore. L'effetto è spesso da fine del mondo.
Bardo del nichilismo più sfrenato, profeta del "trash" per eccellenza, Foetus arrangia i suoi dischi da solo, puntando spesso su brutali effetti sinfonici. Morbosamente proteso verso le manifestazioni più disgustose della natura umana, fisiche (vomito, merda, sperma) e morali (torture, sadismi, omicidi), Foetus dilania nel parossismo della distruzione ogni residuo valore morale. La sua opera è un'odissea di abiezioni, un catalogo di inferni. Foetus è un idealista dell'apocalisse, o un'ideologo dell'apocalisse come utopia.
Foetus, nato a Melbourne (Australia), nel 1978 (a 18 anni) emigrò a Londra, dove venne contaminato dall'estetica nichilista del punk (via gli altri Australiani in esilio, i Birthday Party) e dove entrò in contatto con Coil e altri sperimentatori. La musica industriale che stava fiorendo in Gran Bretagna in quegli anni gli consentì di assimilare tecniche di composizione d'avanguardia.
Foetus esordì infatti nel 1981 con due singoli di musica industriale alquanto
cacofonica, OKFM/Spite Your Face (gennaio)
e Wash It All Off/333 (aprile). Sono brani irriverenti e provocatori,
in cui Foetus mette già in luce la sua passione per il
macabro e il pornografico.
L'album Deaf (Self Immolation, 1981), accreditato a You Got Foetus On
Yor Breath, è un lavoro formativo, in cui l'artista "gioca" con diverse
strategie di composizione e orchestrazione con uno spirito anarcoide e
dadaista.
La suite in più parti Is That A Line
è prima una vignetta surreale alla Brian Eno a passo di vaudeville e
poi un funk sismico alla Tina Turner percorso da una nevrosi alla David Byrne.
Quel funk maniacale si sposa in I am Surrounded By Incompetence
al tic androide dei Devo, a sbuffi elettronici degni di
Edgar Varese e alle cadenze metallurgiche della musica industriale.
Harold McMillan è un pezzo strumentale per borboglii e sibili
elettronici che trabocca di humour iconoclasta, per non parlare di
Thank Heaven For Push Button Phones, un "rant" spastico alla
Wild Man Fischer con un accompagnamento di percussioni "casalinghe".
Per gag come Why Can't It Happen To Me
Foetus prende a prestito l'umorismo di Frank Zappa e George Clinton
e lo spinge all'estremo di parossismo e dissonanza, sposandolo di fatto
all'ethos blasfemo del punk nonche' a quello dadaista di Cage.
Today I Started Slogging Again è persino un balletto synth-pop
dotato di un ritmo accattivante.
La personalità subumana di Foetus è però meglio rappresentata dal
versante tragico, soprattutto dal
concerto per rumori liberi e urla sataniche di What Have You Been Doing,
o dalla pantagruelica sarabanda di Negative Energy,
un primo potente affresco del "lurido" e del "disgustoso" che saranno sempre
i temi più cari all'artista.
Queste piece dell'assurdo costituiscono le prime riuscite significative di un
programma che si presenta già follemente unico.
L'anno successivo fu la volta del singolo What Is The Bane Of Your Life/ Mother I Killed The Cat, dell'EP Custom Built For Capitalism e del secondo album, Ache (Self Immolation, 1982).
Il secondo album di Foetus, Ache (Self Immolation, 1982), è un lavoro più maturo. Foetus esplora il solito campo stilistico, ma a ciascun punto della serie è data una considerazione molto più profonda. Dying With My Boots On è un voodoobilly cubista, traboccante di dissonanze metalliche; JQ Murder si lancia in un assurdo swing da big-band, un prototipo per quella che diventerà una specialità di Foetus; Exit The Man With Nine Lives suona come una parodia del rock tradizionale; ferocia e violenza sono le armi più potenti di Foetus. Se ne stacca per Gums Bleed, un dramma narrato in piano staccato, con percussioni sincopate e corni spastici; per Get Our Of My House, un cannibale e frenetico dondolo con delle pulsanti percussioni pow-wow, battiti disco e un un infantile strimpellamento al piano.
Alcune delle partiture stanno cominciando a mostrare una certa destrezza orchestrale oltre alle abilità del punk medio della sua generazione. Mark Of The Ostracizor ha il contegno di un balletto robotic/industrial, ma il basso e la batteria introducono elementi funk/disco mentre il piano e la voce tengono un ritmo jump-blues, ogni metamorfosi è segnata da frammenti di dissonante musica da camera: i Kraftwerk incontrano i Rip Rig & Panic.
Sfortunatamente, la seconda metà del disco sembra servire solo da riempitivo. Wholesome Town è un esperimento vocale e Kid Hate Kid è un altro jump-blues demente, ma aggiungono poco al progetto generale. Molto meglio è la conclusiva Instead I Became Anemone, un altro straordinario rock and roll di intensità wagneriana, sconvolta da pause ripetute e da singhiozzi.
Foetus non sfrutta completamente le sue risorse creative, ma il risultato è già abbastanza diverso da qualsiasi altra cosa sul pianeta Terra.
Trasferitosi a New York, Foetus vi si affermò rapidamente come
musicista e performer.
Legatosi sentimentalmente e artisticamente a
Lydia Lunch, nel 1983 compose per lei
e con lei Stinkfist, poi raccolto sull'omonimo EP (Widowspeak, 1987).
La suite si avvale dei vocalizzi annoiati della cantante e
di un ensemble di sette percussionisti, intenti a picchiare con furia tribale
su tutto ciò che produce suono, dalla drum-machine alle lamiere.
Ancora al fianco di Lunch Foetus compone The Drowning Of Lucy Hamilton (Widowspeak, 1984), una piece per voce, piano, sassofono e chitarra.
Hole (Self Immolation, 1984 - Some Bizarre, 2008) è il suo primo capolavoro, un poema dell'eccesso, come saranno tutti i suoi lavori successivi. Lo stile di Foetus origina
dall'accavallarsi disordinato di punkrock
(Clothes Hoist, con ritmo thrash a rotta di collo), di
world-music (travolgenti e barbari rave-up di funky-swing esotico alla Rip Rig Panic come Lust For
Death e Water Torture, nonchè l'isterico tribalismo voodoo di Street Of Shame), di
blues Beefheart-iano (il crescendo strascicato e cannibalesco di Sick Man), di hip hop (Hot
Horse, metallurgica e dissonante, e Cold Day In Hell, agghiacciante affresco dell'aldilà, nonchè il coevo EP con le "groove" Calamity Crush e Catastrophe Crunch), e di sonorità anni '60 (la messa nera a ritmo scatenato surf/beat/bubblegum e con coretti doo-wop di Satan Place, la gag più esilarante dell'album).
Tutto viene deturpato da disturbi elettronici ed inserti "concreti"
(dalle sirene d'ambulanza ai comizi di Hitler nel violento
requiem-mantra di I'll Meet You In Poland Baby)
secondo tecniche di collage mediate da Stockhausen e Varese. Gli idiomi più estremi dell'era elettronica
(la musica industriale e l'hip hop) e le sonorità più violente della storia della musica (riff di heavymetal e
staccato sinfonici) vengono compressi in una forma-ballata di ferocia inaudita.
Glorificando lo stupro anale, il satanismo e l'olocausto, Foetus demolisce con disinvoltura qualche millennio di convenzioni del vivere civile. Con quest'opera di estrema dissacrazione Foetus va ben oltre il tradizionale cabaret agit-prop, anche nelle sue versioni più scollacciate (Zappa, Fugs). La cruda e volgare estetica nichilista del punk trova in lui il vero messia, qualche girone più in basso dell'Anticristo Johnny Rotten.
Nail (Self Immolation, 1985 - Some Bizarre, 2008) è forse il suo capolavoro, e certamente
uno dei capolavori degli anni '80, un lavoro che si situa decenni in anticipo
rispetto al resto della musica rock, un lavoro di una potenza (malvagia)
spaventosa, un urlo di dolore emesso in un imponente paesaggio di desolazione e
depravazione. è anche un album molto più personale dei precedenti. Mentre
i precedenti facevano centro sui mali della società e della storia, questo fa
centro sul male interiore e sulla storia individuale.
Tutto è esasperato, frastornante, percussivo, glaciale.
Con Pigdom Come Foetus prova a creare da solo il sound monolitico
di un'ouverture wagneriana.
Pigswill è un rap su ritmi e rumori metallurgici, feedback
chitarristici e inserti sinfonici che inneggia all'omicidio
di massa.
Questi brani sono poesie scolpite
con un martello pneumatico nel marmo di una lapide mortuaria.
Si avverte l'influenza di Zappa tanto in queste piece orchestrali
(alle quali si può aggiungere il coevo EP con Sick Minutes)
quanto nelle gag retrò che costellano le sue brutali ballate di vita:
il quasi rockabilly reboante e solenne di
Throne Of Agony (con in sottofondo l'opprimente tema
orchestrale di "Mission Impossible"),
l'azzannate tripudio funk e jazz di DI-1-9026 e lo swing da
nightclub con crooning roco alla Waits,
coro doo-wop e contrappunti sinfonici di Descent Into The Inferno
(nonche' la riedizione galattica di Wash in forma
di vaudeville concitato sull'altro EP dell'anno).
Tutto viene declamato con un'enfasi da Giudizio Universale e suonato con una
foga maniacale, come se ogni nota fosse quella decisiva per far sprofondare il mondo.
Sonorità da colossal di Cecil DeMille (ma che raccolgono la spazzatura più
infima del kitsch) accompagnano l'Odissea di questo Ulisse degli inferi.
Epico e maledetto, il disco vira verso una musica più drammatica e
pericolosamente "seria" che si ispira agli Artaud e ai Celine più invasati e soprattutto alla filosofia di
Ballard (desiderio enciclopedico di sperimentare tutte le forme di dolore). La clownesca autoparodia che
trapelava dagli sketch dei dischi precedenti è diventata un morboso autocompiacimento.
A quel punto, però, l'attività si fa un po' dispersiva e certamente caotica,
distribuita fra una serie di pseudonimi.
Con i Wiseblood, ovvero con il polistrumentalista Roli Mosimann degli
Swans, aveva già registrato i singoli
Motorslug/Death Rape 2000 nel 1985 e Stumbo/ Someone Drowned In My
Pool nel 1986, ovvero dei caratteristici deliri para-nazisti di libidine
(spettacolare lo spiritual per pianoforte di Someone), e l'EP
Dirtdish (K.422, 1987).
Per quest'ultimo
si scomodano personaggi importanti della scena underground di New York, da Robert Quine a Norman
Westberg (Swans), da Hahn Rowe (Hugo Largo) alla pianista Phoebe Legere.
Foetus è innanzitutto e soprattutto un produttore d'alta classe, capace di rendere devastante anche il suono più innocuo; figuriamoci quando i suoni sono i suoi, esplosi da tutti gli strumenti all'unisono e per di più improntati al suo raccapricciante "superumanesimo": Prime Gonzola non esita a speculare sul suo grugnito selvatico, sugli stacchi sinfonici, sui riff violentissimi di chitarra e su un ritmo hip hop. Anche quando rinuncia al suo arsenale di efferatezze, lasciando in primo piano le sincopi hip hop (come in Godbrain) o una svogliata cadenza blues da palude (come in The Fudge Punch), Thirlwell ottiene risultati sensazionali di tensione e oltraggio.
Nel frattempo la Foetus All-Nude Revue ha pubblicato l'EP Bedrock (Self Immolation, 1987), con lo swing ubriaco alla Tom Waits della title-track (che naturalmente cresce in intensità ritmica fino a diventare paurosamente assordante) e soprattutto il poema concreto Diabolus In Musica, una delle sue composizioni dadaiste a ritmo frenetico per rumori assortiti, perfettamente congegnati e sceneggiati (mitragliamenti, scricchiolii, campanacci, droni, versi di animali e conati), uno dei suoi brani degni di entrare nel repertorio della musica d'avanguardia.
Nello stesso anno un altro EP, accreditato a Scraping Foetus Off The Wheel, Ramrod, sperimenta (nella title-track) con la stessa violenza di Prime Gonzola una fusione ad altissimo volume sonoro di inserti sinfonici, cadenze hip hop e heavymetal. Thirlwell sta chiaramente mettendo a punto un nuovo tipo di esplosivo. Il secondo brano, Boxhead, è infatti già qualcosa di più, di orrendamente più chiassoso e travolgente, un concerto a rotta di collo per plotoni di percussioni e nastri di rumori elettronici, sempre fuori misura, sempre fino all'ultimo respiro. Infine Smut, altro eccesso sonoro tutto elettronico, indulge nei ritmi e nelle dissonanze, con cadenze da mezzo cingolato e distorsioni ciclopiche.
Il Meltdown Oratorio (pubblicato sullo stesso EP di Stinkfist) è invece una testimonianza onora del teatro-performance depravato del duo, che da anni interpreta piece dedicate alle forme più squallide e degenerate di pulsione sessuale. Vi si ritrova tutto lo "sgradevole" della sua musica, dai tribalismi detonanti alle distorsioni galattiche, reso con un rinnovato impeto wagneriano.
Un nuovo vertice della sua arte negativa viene toccato l'anno successivo
da un'altra sinfonia industriale, Thaw (Some Bizzare, 1988), forse
la più violenta della sua carriera.
Altro lavoro concepito all'insegna del turpiloquio e del crimine più laidi e
patologici (con "inni" sadomaso del calibro di Don't Hide It Provide It,
sorta di voodobilly degenere, bombardato da rhythm-box e deflagrato da salve di
rumori elettronici), li mette però al servizio
alcune delle sue migliori partiture "concrete" per orchestra ed elettronica
(Asbestos, Fratricide Pastorale e Barbedwire Tumbleweed),
nelle quali continua a maturare quell'idea di un pentagramma che sia
soltanto un accumulo disordinato di eventi sonori estremamente emozionanti,
senza alcun bisogno di ouverture, "ponti", ritornelli, o altro; senza alcun
bisogno di "costruire un'atmosfera", in quanto il brano "e'" l'atmosfera.
La sua indubbia abilità nell'abusare dei "generi" trapela una volta di più
dall'hip hop di English Faggot, propulso dalla solita dinamite di rhythm-box, dal gospel di
Hauss-On-Fire, recitato nei toni cupi di Nick Cave da un coro di voci invasate come Nick Cave,
dallo swing di Dipsomaniac Kiss, uno dei suoi brani più creativi con dissonanze in tutte le parti strumentali, dal raga lisergico di
Chingada, scosso da urla omicida e da accordi assordanti di pianoforte. Ogni genere viene
paurosamente deformato non da una logica di arrangiamento, ma, più semplicemente, da una grinta
psicotica (e forse infernale tout court).
Thirlwell riscopre anche il piacere di "raccontare" in musica: usando quel suo
stile d'arrangiamento (un ennesimo crescendo, traboccante di poliritmi e di rumori periferici, con un riff
di heavymetal in evidenza) per accompagnare una storia come quella recitata in A Prayer For My
Death ottiene un effetto al tempo stesso lugubre ed epico.
Thaw rappresenta l'ultimo capitolo della trilogia iniziata con
Hole e Nail.
Pur essendo il più debole dei tre, o quantomeno quello meno
innovativo, conserva inalterati i tratti iconoclasti della sua arte.
Meno eccentrico ed enfatico di Nail, questo è però l'album che il mondo
della musica industriale riesce a capire e a fagocitare, e che sarà pertanto
più influente sulla generazione di Nine Inch Nails e Cop Shoot Cop.
Un ensemble comprendente membri di Swans e Prong, e denominato Foetus Corruptus, ha registrato l'album doppio dal vivo del 1989, Rife, con qualche inedito. Honey I'm Home, Grab Yr Ankles, Clothes Hoist e l'immane pow-wow di Private War costituiscono altrettante facce del poliedrico inferno morale e sonoro di Thirlwell; dipanano un rosario di preghiere blasfeme che scaraventano sull'ascoltatore una tensione psichica insopportabile. Preoccupato di pubblicizzare il più possibile la propria dannazione, Thirlwell indulge però in sceneggiate teatrali come Hate Feeler che finiscono per nuocere all'efficacia complessiva.
Foetus Eruptus pubblica nel 1990 (sull'album antologico Sink) il brano Lilith, un incrocio fra un pezzo per orchestra da camera di Schonberg e un coro gregoriano, e Spit On The Griddle, di un sinfonismo più "romnantico", benchè ancora caotico e dissonante, ma in cui una qualità "Brahms-iana" si mescola ai rumori elettronici; a Scraping Foetus Off The Wheel sono accreditati invece Anxiety Attack, un esperimento più "leggero" di funk/blues industriale, e altre gag di contaminazione dei generi tradizionali neri (il gospel di The Only Good Christian Is A Dead Christian e soprattutto il jump blues di Halo Flamin Lead) con arrangiamenti industriali.
Dopo un'altra serie di singoli, fra cui Butterfly Potion (Big Cat) del
1990, Incesticide (Big Cat) e Powerhouse (Sympathy) del 1991, una fantomatica colonna
sonora esotica per big band; e, dopo essersi separato da Lydia Lunch,
Steroid Maximus (altro pseudonimo e alter ego) pubblica
Quilombo (Big Cat, 1991), un album interamente strumentale che riporta
Thirlwell alle consuete vette artistiche.
Forse il personaggio si è reso conto di aver esaurito un filone di
ispirazione, di non essere più in grado di superarsi, e ha deciso di aprire una nuova fase nella sua
carriera.
Il disco è schizofrenicamente diviso fra imitazioni/parodie dello swing per
orchestrina e composizioni d'avanguardia.
La title-track ricostruisce perfettamente il sound e l'atmosfera degli anni
ruggenti, ma lo fa incollando insieme dei detriti: il brano è in realta` dissonante, ma i vari assoli di
contrabbasso, maracas, tromba, clarinetto, flauto, sassofono, batteria e le stesse parti orchestrali (ciascuno
fedelissimo, autentico, d'epoca) sono come campionati e rimescolati a casaccio, e l'insieme lascia pertanto
quell'impressione pur essendo tutt'altro, pur essendo soltanto una specie di puzzle postmoderno.
Life In The Greenhouse Effect usa lo stesso trucco per confezionare una
serie di "segni" musicali degli anni '40, perfettamente integrati fra di loro, dalla big band di jazz alla
colonna sonora per thriller, dal mambo a Henry Mancini.
A coronamento di questa serie di incursioni nel
mondo della musica leggera, Transcendental Moonshine è addirittura una bossanova da night
club con una romantica melodia di tromba, e questa volta non c'è alcun trucco.
Nel frattempo la sua progressione verso la musica "seria" prosegue con la musica
concreta di The Heidnik Manoeuvre (una "nuvola" di suoni elettronici senza svolgimento, a scopo
puramente "ambientale", che esplora "cluster" di accordi e tonalita`), con la musica da camera etnica,
elettronica e orchestrale di Big Hedda Meets Little Napoleon (che tenta invece di far coesistere le
timbriche più disparate) e con la musica aleatoria di Phantom Miscarriage (una sequenza casuale
di suoni acustici ed elettronici, che crea un senso di vento, di voragine, di oltretomba). Sono suite
concettuali che si ispirano a Webern, Boulez, Ligeti, Stockhausen.
La differenza principale rispetto ai
suoi lavori maggiori sta nella quasi totale assenza dei tempestosi poliritmi che erano diventati il suo marchio di fabbrica.
Anche Wiseblood torna nel 1991, con l'EP Pedal To The Metal (Big Cat), contenente Pedal To The Metal e Hey Bop A Ree Bop e composto all'insegna dei campionamenti di musiche d'anteguerra.
Ma ormai è Steroid Maximus a dominare il subconscio di Thirlwell.
Gondwanaland (Big Cat, 1992) è un lavoro che tradisce però una
vena di malinconia, come se il feroce guerriero si fosse stancato di
tagliare teste e meditasse sul senso di tanta apocalisse.
Detto questo, l'album è principalmente un saggio post-modernista sulla scia delle giostre stilistiche di Frank Zappa. L'ouverture, Quilombo, è un vertiginoso swing da big band per tamburi propulsivi e fiati grottescamente duellanti che diventa sempre più caotico e, dopo una pausa di percussioni esotiche e fragorosi tamburi tribali, si libra con un tema da cartone animato. Life In The Greenhouse Effect è un'altra escursione nello swing, nell'esotismo e nella batteria pesante, ma meno clownesca e più sintetica. Si potrebbero trovare somiglianze con una versione pmeno gioviale dei Rip Rig & Panic. L'aspetto cartoonesco di questi giochi viene dato piena libertà con Powerhouse: qui il sound da big band viene deformato e sfigurato in un baccanale demenziale.
La suite in quattro parti The Bowel Of Beelzebub appartiene a un genere completamente diverso: la storia d'amore di Foetus con l'avanguardia. Inizia con un crescendo sinfonico prima di addentrarsi in un rituale africano con battiti di mani e tamburi. Il terzo movimento è musica concreta e dadaismo di tipo ingenuo. Il quarto movimento è l'apoteosi orchestrale, ma piena di dissonanze, di armoniche blues, di cori sinistri e droni cosmici. Il significato è criptico come sempre, ma chiaramente non è nemmeno vicino all'estetica blasfema e punk dei primi tempi. Cross Double Cross è un altro interludio sinfonico (sebbene con la chitarra hard-rock a confondere la tensione).
Il paesaggio sonoro è permeato anche da collage di campioni e imitazioni. Radio Raheem giustappone una chiamata araba alla preghiera, una fanfara tibetana e un rumore bianco. Destino Matar mette in attorno la parodia di un lamento spagnolo per (presumibilmente) matadores. I Will Love You Always è un teatro assurdo per voci ritrovate, campane e sirene, come se Samuel Beckett ed Edgar Varese collaborassero a un pezzo per i Cabaret Voltaire: alla fine, un vortice sinfonico risucchia la musica in un'altra dimensione. E l'album si chiude con Homeo, una melodia ancestrale da carillon per un meccanismo zoppicante.
In conclusione, i progetti di Steroid Maximus permettono a Foetus di esplorare tre stili diversi: la big-band jazz anni '40, l'avanguardia orchestrale/da camera e il collage astratto.
Gash (Columbia, 1995), vanta anche la chitarra di Marc Ribot,
la batteria di Vincent Signorelli (Unsane) e il basso di Tod Ashley
(Cop Shoot Cop).
Il Beethoven punk intona un omaggio di tre minuti ai Birthday Party,
Downfall e chiude il disco con un baccanale epilettico di wah-wah,
See Ya Later, brani da far scappare terrorizzato più di uno shoegazer britannico.
Ma il grosso del disco è semplicemente un colossale esercizio di
campionamento e manipolazione di generi:
il rockabilly a mitraglia di Mighty Whity, il blues a
singhiozzo industriale di Mortgage, la discomusic distorta e assordante di Verklemmt, e
così via. I travestimenti più divertenti di questo inguaribile psicotico vengono quando indossa i panni
(ovvero il registro rauco) di Captain Beefheart nel voodoobilly demenziale di Friend Or Foe,
quando s'improvvisa direttore d'orchestra nell'ouverture sinfonica di Mutapump, con tutti i violini,
le trombe e il coro scatenati all'impazzata, e infine quando si lancia in un altro dei suoi sconsiderati swing
degli anni '30, Slung, con i fiati che giostrano attorno a una cadenza da pandemonio.
Su tutto troneggiano i suoi crescendo bestiali.
Se mancava soltanto un cenno d'ambientale, l'EP Null (Columbia, 1995) rimedia alla mancanza con Into The Light.
York (Thirsty Ear, 1997) è la registrazione dal vivo di un'opera messa in scena da Foetus con l'aiuto di Lydia Lunch, david Ouimet e Vinnie Signorelli.
Stabilitosi da tempo a New York, Thirlwell è diventato la voce del crimine metropolitano: nelle sue partiture si ascolta la violenza urbana come nelle sinfonie di Ives si ascoltava la frenesia del traffico o nelle piece di Varese il lavoro delle fabbriche.
Discepolo autodidatta del Novecento musicale, nei suoi lavori più ambiziosi Thirlwell ha però dimostrato di essere meno efficace, meno shockante, meno "se stesso", che nei suoi capolavori di musica industriale.
Flow (Thirsty Ear, 2001), il primo album registrato in studio da
Foetus da più di sei anni a questa parte, ci presenta una versione di
Foetus più tranquilla, più in età, in definitiva inferiore, che
conserva scarse somiglianze col punk catastrofico con influenze
wagneristiche dei capolavori. Per un iperoriginale come lui, la
salmodia con pesanti percussioni di Quick Fix, il cannibalismo alla
Nine Inch Nails di Shun, il martellante ritmo techno di The Need Machine
sono di maniera e autocitanti. In più, una ballata in stile bossanova
come Cirrhosis Of The Heart e una caricatura di jazz band come Heuldoch
7B sono semplicemente imbarazzanti. Le idee abbondano (il frenetico
esorcismo jazz-gospel di Grace Of God, la demenziale miscela di funk,
raga e boogie di Someone Who Cares), ma sono realizzate in modo
decisamente goffo.
Solo la musica da camera di Suspect (piatti sottili suonati
convulsamente, violini fluttuanti, percussioni martellanti, plateali
svolazzi orchestrali, descrizioni gotiche), e la fine orchestrazione
dei due lunghi psicodrammi, otto minuti di Mandelay (una lenta litania
frammista di voci esotiche) e dodici minuti di Kreibabe (di fatto una
sinfonia a più parti con un meraviglioso finale di suoni atonali che si
alzano da tutti gli strumenti) restituiscono a Foetus la credibilità di
genio demenziale. Probabilmente le composizioni di Foetus non avevano
mai esibito un’estensione così dinamica, ma i cambiamenti all'interno
di una canzone sembra proprio che non paghino. Le canzoni di
quest’album sono essenzialmente colonne sonore di poemi epici in
miniatura, che fluttuano con la narrazione per la quale sono pensate.
Sfortunatamente, Foetus è devastantemente potente quando concentra
tutti gli strumenti su un solo feroce gesto, ma non quando li stira su
una sequenza di azioni.
A suo onore, Foetus suona tutti gli strumenti e, in particolare, il suo
lavoro alle percussioni è sorprendente. Come al solito, il suo modo di
cantare non è particolarmente coinvolgente, e spesso sottrae più che
aggiungere alla musica.
Blow è l'album "compagno" di Flow, una collezione di remix di Amon Tobin, DJ Food, Franz Treichler, Kid 606, Pansonic, Phylr, ecc.
Le stessa capacità di creare atmosfere romanticamente devastate brillano nella sinfonia in 14 movimenti Volvox Turbo (Ectopic Ents, 2001), attribuito a Manorexia.
In teoria, Ectopia (Ipecac, 2002) è un altro capitolo della futuristica musica exotic lounge di Steroid Maximus. In pratica suonano come degli avanzi degli album precedenti.
Foetus torna alle sue radici industrial con Love (Birdman, 2005), resuscitando la sua estetica fatta di contrasti violenti ed
implacabili shock sonori.
I due brevi pezzi iniziali caratterizzano l'opera, ricollegandosi ai due generi
in cui l'artista ha raccolto più successo. L'infernale Not Adam è un
galoppo industrial alimentato da clavicembalo e violino. Il pezzo retrò Mon
Agonie Douce unisce invece un ritmo jazz, un carillon alla Tchaikovsky, un
organo soul e corni da cabaret. In mezzo a tutto questo si trova il melodramma
orchestrale di sette minuti, Reverse Aladdin, aperto da una ouverture
di clavicembali ed intervallato da dissonanze e massicci riff di chitarra. Miracle
sposa l'enfasi sinfonica alla ritmica martellante. Il resto dell'album, però, è
di gran lunga inferiore a questi brani. La fiacca litania di Blessed Evening
contrappone ritmi esotici a clavicembali classicheggianti. L'esperimento di
Intelligence Dance Music cercato nei sette minuti di Thrush è da
ritenersi, al massimo, amatoriale. E quando i testi guidano la musica, come
nella caotiche Don't Want Me Anymore e How To Vibrate, Foetus
inveisce invano. In conclusione Love sarebbe stato molto meglio come EP di
quattro brani.
Limb (Ectopic, 2010) contiene materiale inedito e rielaborato risalente al periodo 1980-1983.
Su Hide (2010) figurano la cantante lirica Abby Fischer, Steven
Bernstein alla tromba, Leyna Marika Papach (già vista all'opera con Manorexia)
al violino, Elliot Hoffman dei Carbomb alla batteria, e diversi ospiti.
Manorexia, uno degli alter ego di Foetus, ha pubblicato Mesopelagic Waters (2010), remix di vecchie composizioni di musica da camera, e Dinoflagellate Blooms (2011) che raccoglie composizioni a partire dal 2005.
Soak (Ectopic, 2013) è fondamentalmente un'estensione di Hide con le cantanti liriche Abby Fischer e Natalie Galpern.
Thirlwell ha anche composto la colonna sonora The Blue Eyes (Ectopic, 2013), composta per ensemble da camera, percussioni ed elettronica.
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