- Dalla pagina sui For Against di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

A Lincoln (Nebraska) verso il 1984 si formarono i For Against, cloni dei gruppi Britannici della generazione di Joy Division e Simple Minds. Jeffrey Runnings (Omaha, 1963), basso marziale e canto perennemente in trance, Harry Dingman, rintocchi di dissonanze e riverberi chitarristici, e Greg Hill, batteria frenetica alla Stewart Copeland, si rivelarono con il dance-pop dell'album Echelons (Independent Project, 1987 - Words On Music, 2004), pregno di un calmo senso di fatalismo, una versione meno lugubre dei Joy Division: melodie estatiche su battito ipnotico (Shine) o quasi robotico (Daylight, Loud And Clear) e persino frenetico (It's A Lie), filastrocche propulse da jingle-jangle di chitarra (Get On With It), atmosfere esoteriche colme di suspense (la title-track).


(Tradotto da Stefano Iardella)

December (Independent Project, 1989 - Words on Music, 2005) fu un esercizio barocco di pop atmosferico. L'aspetto melodico è stato migliorato senza sacrificare la qualità insolita delle canzoni. Alcune canzoni erano leggermente aggressive, a cominciare da Sabres, un inno disco-punk che fa eco a Siouxsie Sioux o ai Joy Division su un ritmo costante e una vorticosa chitarra mediorientale. Standed in Greenland, invece, prende spunto dai Police. Clandestine High Holy pone quelle influenze post-punk sopra un potente ritmo semi-boogie; e Svengali bilancia gli elementi ipnotici, trascinanti e malinconici di queste canzoni. Sul fronte tranquillo, For Against scrive la ninna nanna onirica The Effect e la litania indiana December, ma si abbandona soprattutto alle armonie pop di They Said, The Last Laugh e Paperwhites. Ritornelli orecchiabili, ritmi solidi e arrangiamenti onirici si uniscono per creare canzoni potenti.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

L'EP In The Marshes (1990 - Words And Music, 2007) parve chiudere la storia di questo sfortunato trio riportando alla luce alcune gemme melodiche del 1986, rimaste escluse dai due album: Amnesia e Fate su tutte, ma anche The Purgatory Salesman e Amen Yves.

A sorpresa nel 1994 il gruppo riemerse, con una formazione rivoluzionata attorno all'unico sopravvissuto Jeffrey Runnings, e si ripresentò in splendida forma con un singolo (Don't Do Me Any Favors, Breathless, Spent le sue tre gemme) e un album, Aperture (Rainbow Quartz, 1993), viziato da un eccesso di malinconia (Today Today), così come il successivo Mason's California Lunchroom (Rainbow, 1995) e la sua delicata Hindsight.

Shelf Life (World Domination, 1997) chiuderà la partita.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Dopo una pausa di cinque anni, Coalesced (World Music, 2002) si apre con un tributo ai Byrds (la vivace jingle-jangling Medication) e poi si abbandona a languide, romantiche ballate mid-tempo (la migliore melodia in Outside a Heart). Fuori dai sentieri battuti, i sette minuti di Coalesced si inerpicano in un crescendo psichedelico sulla scia dei primi Pink Floyd, e la strumentale di chiusura Love You culla dolcemente il mini-album verso una dimensione trascendentale. I For Against sono ora il trio formato da Jeffrey Runnings (basso e voce), Steven Hinrichs (chitarra) e Paul Engelhard (batteria).

Shade Side Sunny Side (World Music, 2008), con la partecipazione del chitarrista originale Harry Dingman, conteneva parte del loro materiale migliore degli ultimi vent'anni. Dopo un'ouverture di minacciosi ronzii elettronici, tamburi tribali e chitarra agonizzante, Glamour, lunga sei minuti, intreccia un racconto melodioso su un forte riff di chitarra e un ritmo ballabile. L'approccio melodico di a Echo & The Bunnymen e i Joy Division è evidente nella canzoncina folk-rock di Underestimate che evoca gli anni Sessanta a modo suo. D'altra parte, la ballata per pianoforte di sette minuti Game Over è un recital intelligente in vena di post-rock, con ritmi sincopati accatastati su crescendo di feedback di chitarra.

Never Been (Words Music, 2009) è un po' troppo timido. Il pezzo forte è l'inno in stile indiano Sameness che prosegue in un accattivante ritornello alla Byrds con un ritmo propulsivo e un contorno psichedelico. Il breve strumentale atmosferico Black Willows, la languida elegia di sette minuti sfumata di pianoforte Of A Time e la spettrale chiusura You Fade sono eleganti e di buon gusto ma difficilmente originali.

Jeffrey Runnings è morto per un tumore nel marzo 2025, all'età di 61 anni.


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