- Dalla pagina su Joe Jackson di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

In Breve:
Nonostante fosse stato annunciato come un "gangster" ai tempi del suo fibrillante esordio, Look Sharp (1979), Joe Jackson ÃĻ stato il piÃđ eclettico ed erudito di tutti, e lo ha dimostrato cimentandosi con calypso, gospel, soul, jazz e infine, ultimo ma non meno importante, musica classica, in una serie di lavori che comprendono brani sinfonici, culminando con i lieder di Heaven And Hell (1998).


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Bio:
Joe Jackson (Burton, 1954), da non confondersi con il padre dei fratelli Jackson, ÃĻ uno dei musicisti emersi con il punk-rock che con il punk-rock non aveva nulla a che fare ma che rappresentava una nuova generazione di intellettuali del rock, tanto ribelli quanto ambiziosi.

Joe Jackson si presentÃē, con lo spiritual melodico e jazzato Is She Really Going Out With Him (1978) e l'incalzante hardrock di I'm The Man (1979), come l'inventore dello "spiv-rock", rock melodico degli scansafatiche che vivono di espedienti (gli spiv).

L'immagine del gangster cedette perÃē presto il posto a quella di un musicista completo e professionale, capace di spaziare dal calypso (Look Sharp, sull'album omonimo del 1979 per la A&M) al gospel (On Your Radio, sull'album I'm The Man del 1979), dal soul (It's Different For Girls) al reggae (Beat Crazy, sull'album omonimo del 1980), dallo swing (Jumpin' Jive, l'album omaggio a Louis Jordan del 1981) al funk (Memphis, su Mike's Murder del 1983), merito anche di collaboratori versatili come il bassista Graham Maby.
Il suo eclettismo eccelleva soprattutto quando si lasciava andare con spontaneità e naturalezza a sfoghi emotivi di presa immediata. La sua passione per i piÃđ pazzi ibridi esotici e il suo crooning romantico da anni '40 fruttarono perÃē soprattutto nella ballad struggente.

Da questo punto di vista il suo massimo risultato fu Night And Day (A&M, 1982).
Da Breaking Us In Two a Real Men, passando per la vivace Steppin' Out, Jackson trova la forma matura del suo cantautorato.

Molto piÃđ jazz, Body And Soul (A&M, 1984) doppiÃē comunque quel risultato con You Can't Get What You Want e Be My Number Two. Jackson tornÃē poi a fare il impegnato nelle tre facciate dal vivo di Big World (A&M, 1986), fra un valzer (Forty Years) e un tango (Atlantic Tango), funk (Right And Wrong) e country (The Jet Set), ma entusiasmando sempre di meno.

A metà degli anni '80 Joe Jackson si era insomma guadagnato un posticino (molto piccolo) nella storia della musica per la sua abilità nell'assimilare, metabolizzare e ricreare generi del passato, fosse reggae, rhythm and blues o jazz (quest'ultimo il suo preferito).

Della sua opera distaccata ed ironica cominciarono perÃē a far parte anche composizioni ambiziosissime, decisamente superiori ai suoi mezzi, come la musica classica di Will Power (A&M, 1987), compresa un'ouverture per due pianoforti (Will Power) e una Symphony In One Movement (per orchestra di cinquanta musicisti), le colonne sonore per Tucker (A&M, 1988) e I'm Your Man del 1992 (un lavoro fortemente elettronico), e il concept autobiografico Blaze Of Glory (A&M, 1989), troppo carico di ambizioni per essere anche ascoltabile.

Il nuovo decennio si apre con Laughter And Lust (Virgin, 1991), con Jackson di nuovo nei panni del cantautore e canzoni appena passabili come Hit Single e Obvious Song. Ma gran parte dell'album ÃĻ "mainstream rock" come se n'ÃĻ sempre fatto.

Night Music (Virgin, 1994) torna invece all'idea della musica classica pop, proponendo quattro notturni per pianoforte che sono praticamente altrettanti movimenti di un unico lavoro e sei canzoni non meno pretenziose. Il tentativo fallisce, ma meno sonoramente di quanto fallisca il collega Costello con le Juliet Letters.

Troppo intellettuale e snob per essere anche artista, il nuovo Jackson ÃĻ un professionista della musica che puÃē adeguarsi a qualsiasi moda e a qualsiasi capriccio, ma ha la prerogativa di non riuscire mai a comunicare un'emozione, a suonare autenticamente padrone della propria musica.


(Tradotto da Luca Criscuoli)

Jackson era pronto per una nuova carriera e così è stato. Il ciclo di canzoni di Heaven And Hell (Sony, 1998), ispirato a Kurt Weill e che si rifà in modo equanime a pop, jazz, Debussy, Stravinsky ed al minimalismo, disegna vignette realistiche per Dawn Upshaw, Jane Siberry, Joy Askew e Suzanne Vega.

Symphony No 1 (Sony, 1999) in Quattro movimenti è anche più ambizioso, e completa la trasformazione del "rocker" ribelle nel compositore classico.

Volume IV (2003) e l’album dal vivo Afterlife (2004) documentano una mediocre rimpatriata, ritornando Jackson al proprio suono rock’n’roll di origine, accompagnato dai suoi vecchi compagni dei primi anni.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Jackson ha riunito l'originale Joe Jackson Band, senza chitarra, per registrare Rain (Rykodisk, 2008), uno dei suoi album piÃđ convenzionali. Le canzoni erano insignificanti ma coprivano il consueto territorio del jazz (le strumentali The Uptown Train, Invisible Man), del pop (Rush Across the Road, Waste of Time), del soul (King Pleasure Time) e del rock (Citizen Sane, Good Bad Boy).

Tra gli ultimi album di Jackson si annoverano The Duke (R&T, 2012), Fast Forward (Caroline, 2015), Fool (earMusic, 2019) e What a Racket! (earMusic, 2023).


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