- Dalla pagina sui Mars di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
I Mars, che pubblicarono un solo EP nel 1980, suonavano il "muro di rumore" per eccellenza. Le loro canzoni erano l'equivalente musicale di un gas nervino, di radiazioni nucleari, di lava vulcanica che si scontra con le onde dell'oceano. Non si trattava solo di distorsione improvvisata: era cacofonia anarchica. Il cantante vomitava fonemi indecifrabili mentre gli strumenti venivano orribilmente graffiati e percossi. Era la colonna sonora dell'apocalisse, un documentario sulle estreme convulsioni di una razza morente. Ma i loro brevi e sconnessi spasmi erano dolorose meditazioni sulla civiltà post-industriale.
Bio:
I Mars si formano nel 1978 a New York nel contesto della "no wave" che
rimetteva in discussione il concetto di armonia rock.
La formazione comprende
Mark Cunningham, cantante e bassista che suona "negativamente" anche il corno,
Sumner Crane, chitarrista distruttivo, cantante nevrastenico e autore delle
liriche (che spesso sono semplici urla), Lucy “China Burg” Hamilton,
seconda chitarrista, e Nancy Arlen, percussioni.
Il loro progetto di provocazione sonora trapela subito
inequivocabile: trasferire in rock il repertorio dell'avanguardia acusticamente
più insopportabile. I Mars si fanno così portavoce di un sound "nervino",
dove gli strumenti suonano straniati, il ritmo è rallentato o accelerato al
massimo, la voce è bava di demente.
Distorcono, dissonano, improvvisano.
3E e 11000 sono le loro prime registrazioni, sconnesse elucubrazioni sulla civiltà elettronica dell'informazione. Poi vengono i quattro rantoli post-apocalisse sulla compilation No New York (Antilles, 1978), che ne fanno un mito della no wave: Tunnel (un minuto tremendo di radiazioni nucleari, squarciato dallo scat-vomito del cantante), Hairwaves (una nenia ipnotica e narcotica, scordature casual di chitarra e un raspare ipocondriaco del basso), Helen Fosdale (sventagliate di pizzichi di chitarra, un verso monocorde e psicotico ripetuto all'infinito con foga animalesca, ritmo tribale) e Portorican Ghost.
L'ultimo documento del gruppo è L'EP Mars (Lust, 1980), che contiene cinque spaventosi capolavori di distruzione armonica. NN End è un'altra esplosione atomica, un rumore di seghe e trapani violentemente sconnesso sostenuto da epilessi di distorsioni chitarristiche e da un battito orrendo della batteria. Scorn impiega invece ritmi e rumori metallurgici, a cui aggiunge il mugolio di un corno. Outside Africa è una preghiera inintelleggibile recitata da una voce femminile agonizzante su un caos di scordature e battiti casuali. Monopoly è addirittura un duetto fra voce maschile e femminile, che non si sa quale più orribile, mentre la chitarra compie la sua peggior distorsione. Immediate Stages Of Erotic, la "suite" per voci dilaniate e strumenti esasperati della seconda facciata, affonda gli artigli nel subconscio erotico, referente sottinteso di tutte le loro convulsioni, ma non cambia di molto le coordinate musicali: le voci eiaculano spruzzi di materia sonora (tossi, guaiti, vocali dilatate e spasimi atroci), le chitarre sibilano alle estreme frequenze, il tam-tam conduce la danza a ritmo frenetico, tutto circola e ritorna, si sprigiona e si consuma, in una pantomima grottesca della pulsione sessuale.
Col passar del tempo, e con la dipartita delle due ragazze, il gruppo tende a
diventare un duo che si avvale di saltuarie collaborazioni da parte di
musicisti del giro "no", magari dei cugini DNA o Teenage Jesus.
Cunningham si specializza
ai corni, mentre Crane, cantante sgraziato come pochi, impara a suonare
anche piano e percussioni. Il sound, originariamente basato sulle tre voci
(terza e più stridula quella di China Burg) e sulle distorsioni, diventa
un baccanale di corni e percussioni allo stato brado.
John Gavanti (Hyrax, 1980 - Atavistic, 1998), che si avvale anche di Arto Lindsay e Ikue Mori, è il primo ed unico album del nuovo corso, un'operetta rock ad episodi composta da Crane che, parafrasando liberamente il Don Giovanni, si pone come piccola Odissea "negativa". Racconta le peripezie fiabesche ed eroicomiche dell'omonimo giovanotto, una parodia della parodia di Coati Mundi (l'eroe "disco-rap" di Kid Creole) in viaggio attorno al mondo. Meno cacofonica ma altrettanto caotica, la musica dirige verso il free jazz, concedendo, come sempre, ampio spazio all'improvvisazione. Il canto declamato e recitante un po' goliardico si fa largo nella tumultuosa e sconclusionata trama dell'accompagnamento. La piece non fa altro, in realtà, che trasferire il loro primitivismo anarchico in campo sinfonico: l'ouverture è "suonata" da un ensemble di musicisti che accordano il proprio strumento; nel primo quadretto chitarra, violoncello e corno emettono suoni più o meno coerenti per accompagnare il "climax tragico" del racconto; il terzo pannello ("a bordo della nave", dice la didascalia) è un cicaleccio soffuso di fiati free jazz; e poi vengono un salsa sgangherato in un grottesco accumulo di stonature; un folk-blues ubriaco; un micro-concerto per cluster pianistici; un lied per pianoforte e violino; una fanfara tanto epica quanto fuori tempo; e così via.
Mark Cunningham (corno) e Lucy Hamilton (clarinetto) vararono poi i
Don King (Doublevision, 1984 - Atavistic, 1997),
trio sui generis con Arto Lindsay alla chitarra.
L'album contiene la lunga Revelry, esemplare del loro selvaggio
crossover di folk, dub, jazz, rhythm and blues.
Fra i dischi postumi che tentarono di far luce su una delle vicende più
irregolari della storia del rock, va segnalato almeno il
Mars Live (Disques du Soleil et de l'Acier, 1993), con una
sterminata versione di NN End.
Mars 78+ (Atavistic, 1986) contiene tutte le registrazioni ufficiali.
La musica dei Mars evocava scenari apocalittici: cortei "caròntei" di dannati in
marcia da una riva all'altra nel buio perpetuo della metropolitana, folle di
moribondi sfigurati e mutilati che agonizzano nei gironi dell'Inferno-metropoli,
rovine di una jungla tecnologica in cui esseri primitivi barcollano feroci e
disperati, corrosi da miasmi radioattivi.
E' una musica che vive di collassi ritmici, di urla gutturali emesse per pochi
secondi, di continuum di spasimi e lacerazioni chitarristici, di ronzii cosmici
ad alta frequenza, di pulsazioni barbare e primordiali, di dissonanze in
rapida espansione.
Nell'osservanza più bieca dei principi dell'alea "cageana",
in questa musica vige la casualità dei movimenti sonori.
Quello dei Mars fu l'act più selvaggio e trasgressivo della no wave.
Nulla di simile era mai stato osato negli annali della musica. Ma nulla di
tutto ciò fu degno del termine "musica".
Rivisitando il free jazz nell'ottica catastrofica e industriale dei Neu, e sostituendo l'impeto wagneriano di questi con le prassi del teatro dell'assurdo e con lo spirito volgare del punk, i Mars impressero un'accelerazione determinante alla tradizione didascalica della musica delle macchine che era iniziata con Ionisation di Edgar Varese.
Mark Cunningham riprenderà la carriera di musicista dopo essersi trasferito in Spagna, con album sperimentali come Blood River Dusk (Por Caridad, 1997).
The Complete Studio Recordings (Important, 2005) raccoglie tutti i 32 minuti di musica che hanno registrato nel biennio 1977/1978.
Sumner Crane è morto a causa di un linfoma nell'aprile 2003, all'età di 56 anni.
Nancy Arlen è morta nel settembre 2006, all'età di 64 anni.
- Torna alla pagina sui Mars di Piero Scaruffi -