- Dalla pagina sui Mayhem di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
I Mayhem sono stati tra i pionieri del black metal scandinavo. Formatisi nella metà degli anni '80 dal chitarrista Oystien "Euronymus" Aarseth e dal bassista Jorn "Necrobutcher" Stubberud, realizzarono i rozzi EP Pure Fucking Armageddon (1986) and Deathcrush (1987), con il vocalist debuttante Sven-Erik "Maniac" Kristiansen. Il successivo cantante Per-Yngve "Dead" Ohlin si suicidò nel 1991 (rimpiazzato da "Attila") e Stubberud lasciò la band, che cominciò a indulgere su posizioni pseudo-naziste.
Aarseth venne assassinato nel 1993 dal nuovo bassista Christian "Count Grishnackh" Vikernes, che comunque suonò su De Mysteriis Dom Sathanas (Deathlike Silence, 1994).
Sebbene documentato solo su registrazioni live e demo (e su un singolo), "Dead" divenne uno dei cantanti più influenti del black metal.
Prima di uccidere Aarseth, Grishnackh aveva già registrato il suo nuovo progetto, Burzum (1991). Questo album di debutto contiene lunghi incubi super distorti come Black Spell of Destruction (una delle sue canzoni più coverizzate), Feeble Screams From Forests Unknown, A Lost Forgotten Sad Spirit e My Journey To The Stars.
Burzum/Aske (Back On Black, 2005) consiste nella ristampa del primo album e del primo EP.
Mentre era in prigione, Grishnackh continuò a registrare album come Burzum, che si spostarono progressivamente verso un suono più elettronico/ambient.
Daudi Baldrs (1997 - Back On Black, 2005) è stato il primo album registrato in carcere (anche se pubblicato solamente diversi anni dopo) e arrangiato esclusivamente con tastiere.
Det Som Engang (1993 - Back On Black, 2005), pieno di suspense e pathos ultraterreno, ha scatenato l'epopea di En Ring Til aa Herske (sette minuti), con la sua ripetizione di riff noiosi e pesanti su uno strato di mormorii con sfumature catacombali, e Snu Mikrokosmos Tegn (nove minuti), con i suoi tre minuti di urla mortali e frenetico ritmo grindcore seguito da un freddo vento di cinque minuti di distorsione di chitarra e voci macabre, prima che una melodia maestosa finalmente emerga.
L'inno straziante di Key To The Gate, intriso di spiritualità horror, viene urlato su un tappeto di toni di chitarra che bruciano lentamente ed è emotivamente lacerato da un impennato assolo romantico. La sua controparte è la relativamente "vivace" Lost Wisdom, grazie a un ritmo quasi "ballabile" e una linea di basso più melodica. I paesaggi sonori strumentali glacialmente surreali di Han Som Reiste (una sonata dal ritmo lento per tastiere) e Nar Himmelen Klarner (principalmente un assolo di chitarra senza batteria) sono note criptiche a piè di pagina di questo trattato oscuro. Oltre a fornire la voce demoniaca, Grishnackh ha suonato tutti gli strumenti, sovrapponendo gli strumenti in modo soffocante e impostando la musica su un ritmo demenziale che ha sovvertito le regole accettate del black metal. Questo album chiuse de facto la fase puramente metal della carriera di Burzum.
Un salto compositivo in avanti, Hvis Lyset Tar Oss (1994) contiene solo quattro pezzi glaciali dal ronzio massiccio e presenta arrangiamenti elettronici. Dopo una breve ouverture dominata dalla tastiera, Det Som En Gang Var (14:21) inizia la sua attività di distorsione estesa da inno su una batteria costante, accompagnata da una melodia elettronica nostalgica. Dopo sette minuti il tono della chitarra diventa più forte, più acuto e siderale. La voce finalmente entra dopo nove minuti: è un urlo terribile che dialoga con il maestoso tema della tastiera, mentre la chitarra passa in secondo piano.
Hvis Lyset Tar Oss (8:05) si spinge ai confini del rumore di Burzum. Dopo una breve introduzione di forte e denso caos strumentale, la chitarra intona una melodia maestosa anche se soffocata da uno strato di implacabile distorsione, mentre le urla diventano sempre più disperate. Alla fine la musica ritorna al caos furioso originale.
Per il ritmo martellante di Inn I Slottet Fra Droemmen (7:52) la chitarra e la batteria sembrano competere in modo isterico. La voce fa ben poco per ristabilire l'ordine, ma all'improvviso emerge una nuova linea di chitarra che è fondamentalmente un bordone modulato. Questo cresce e stabilisce un vero tema melodico.
Una debole linea elettronica apre Tomhet (14:12), che per undici minuti non ha assolutamente batteria. Si tratta fondamentalmente di una tranquilla sonata elettronica che potrebbe essere stata concepita per una sessione di meditazione new age.
Burzum ha provato strade sempre diverse per racchiudere la sua forza psichica nel suono e, alla fine, ha trasmesso un senso non tanto di disperazione quanto di rabbiosa impotenza. La musica di Burzum può raggiungere un'intensità Wagner-iana semplicemente ripetendo una distorsione leggermente modulata.
Il capolavoro tecnico di Burzum è stato Filosofem (1996), contenente cinque brani nella gamma dei sette-otto minuti e una suite colossale.
Erblicket Die Toechter Des Firmaments/ Behold The Daughters Of The Firmament ha il ritmo costante e sinistro di una danza voodoo. Questa volta la bruciante distorsione prepara il terreno al contrappunto tra il coro del monaco in sottofondo e il lamento moribondo di Grishnackh.
In Dunkelheit/ Burzum la chitarra e le tastiere intonano una macabra litania su un ronzio massicciamente distorto. Le voci tese che competono con loro ricordano i Nine Inch Nails.
La ricerca di un suono atmosferico (o almeno di una struttura atmosferica) porta alla suspense prolungata e incompiuta Gebrechlichkeit/ Decrepitude I. E la strumentale Gebrechlichkeit/ Decrepitude II nasce dall'intersezione di rumori elettronici casuali e un crescendo di distorsione della chitarra.
La frenesia, invece, può essere essa stessa un significato (e un mezzo). Il galoppo di Jesu Dod/ Jesus' Tod fa ben poco per infondere vita a un ciclo virtualmente infinito di attacchi epilettici. La musica di Burzum è una carcassa che si contorce freneticamente.
Il monolite strumentale di 25 minuti Rundtgaing Av Den Transcendentale Egenbetens Stotte/ Rundgang Um Die Transzendentale Saule Der Singularitaet ritorna nel formato senza riff di batteria e senza droni di Tomhet, solamente uno scarno paesaggio sonoro elettronico.
Un finale davvero filosofico per un album intelligente.
Questa fase si concluse con il mini-album Hlidskjalf (1999 - Back On Black, 2005), l'ideale conclusione del loop, ancora una volta un lavoro di sole tastiere.
Grand Declaration of War (Necropolis, 2000), secondo album dei Mayhem, segnò un nuovo inizio, a sei anni di distanza dall'album di debutto, spostando il centro di massa verso testi parlati e tastiere (l'album contiene anche una traccia nascosta, ascoltabile mandando indietro il lettore CD a -2'10").
Chimera (Season of Mist, 2004) è il terzo studio album dei Mayhem.
Draugen (Back On Black, 2006) raccoglie rarità di Burzum.
Maniac dei Mayhem ha formato gli Skitliv con Kvarforth degli Shining e Attila dei Sunn O))) e assieme hanno pubblicato Amfetamin (Cold Spring, 2008).
Dopo aver passato 16 anni in prigione, Burzum ha festeggiato il rilascio con gli album Belus (Byelobog Productions, 2010) e Fallen (Byelobog, 2011), entrambi mediocri tentativi di ritornare alle proprie origini black-metal.
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