- Dalla pagina sui Mission di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi, integrato da Stefano Iardella)

Il merito dei Mission (se di merito si tratta) rimane soprattutto quello di aver trasformato, loro più dei Cult, il rock gotico da fenomeno underground a fenomeno di classifica.

Formati nel 1986 da Jerry Wayne “Hussey” Lovelock (Bristol, 1958), ex Dead Or Alive ed ex Sisters Of Mercy, i Mission divennero presto una "sensazione" del periodo "grebo" (ovvero neo-hippy) grazie ai loro singoli Serpent Kiss, Garden Of Delight (violino, violoncello e pianoforte classicheggianti), Stay With Me (degno del synthpop piu` melodrammatico), Severina (con gorgheggi femminili e strimpellii mediterranei come nel miglior Morricone) e (soprattutto) Wasteland, la più melodica e trascinante, doppiata sull'album God's Own Medicine (Mercury) da Sacrilege.

I Mission sfruttavano la stessa intuizione dei Cult: un revival dell'hardrock, minuziosamente truccato da fenomeno gotico/decadente e propulso da cadenze ballabili in discoteca.
In più arrangiamenti leziosi alla Echo And The Bunnymen.
Hussey, un cantante mediocre, aveva nondimeno il timbro disperato di Bono Vox (U2).

L'influenza dei Led Zeppelin è evidente soprattutto su Children (Mercury, 1988), sul quale svettano Beyond The Pale e Tower Of Strength.

Dissipate le velleità hardrock, in Carved In Sand (Mercury) rimane soltanto la superficie barocca dei Bunnymen (Amelia, Butterfly On A Wheel, Hungry As The Hunter, Deliverance).

Masque (Mercury, 1992) porrà fine alla loro parabola in un atipico dance-rock tastieristico.

Neverland (Mercury, 1995) ritorna alle loro radici, ovvero al sound del terzo album dei Led Zeppelin (Sway, Celebration), con un pizzico di New Order in Swoon e il solito grandguignol in Raising Cain e nel gran finale melodrammatico di Daddy's Going To Heaven Now.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Nonostante la polvere si sia depositata (a causa del tempo che passa), Aura (Metropolis, 2002) rimane un puro album Mission, sia per le atmosfere gotiche ed evocative (Evangeline) sia per la lunghezza e la profondità dei brani (In Denial).


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