- Dalla pagina sui New Order di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi, modificato da Stefano Iardella)

I New Order, ovvero i membri superstiti dei Joy Division, dopo il suicidio di Ian Curtis, più la tastierista Gillian Gilbert (Manchester, 1961), presero l'abbrivio nel marzo 1981 da un ottimo brano postumo dello stesso Ian Curtis, Ceremony, per una rapida conversione alla nuova moda musicale del Regno Unito, il synth-pop. La pietra dello scandalo fu Everything's Gone Green (settembre 1981), che sfoggiava una forte cadenza elettronica e la produzione tipica della disco-music. Gillian Gilbert e Bernard Sumner erano passati ai sintetizzatori, ai sequencer, alle drum-machine.

Riducendo l'enfasi delle liriche e aumentando quello del ritmo ballabile e dell'arrangiamento elettronico, i New Order riuscirono facilmente a vendere in discoteca l'angoscia che aveva ucciso Curtis. La loro intuizione si rivelò fondamentale per rinnovare la musica da ballo soffocata dalle banalità dei Duran Duran.

Il primo album, Movement (Factory, 1981), non fece che ribadire il concetto attraverso una serie di brillanti soluzioni armoniche: il boogie saltellante di Dreams Never End, cantanto con aria da zombie, il tribalismo elettrico alla Suicide di Truth, deragliato da uno strimpellio nevrotico di chitarra, il lugubre country & western di Chosen Time, degno di Stan Ridgway. la girandola di invenzioni ritmiche ed elettroniche culmina nei balletti schizofrenici di Senses e Denial. Se non altro, questa è disco-music d'autore, meticolosamente composta e prodotta secondo una visione angosciata del mondo. Lungi dall'essere un capolavoro, il disco dimostrava tuttavia che c'era ancora spazio per sperimentare sulla forma del vetusto disco-punk dei Cars e dei Blondie.

L'enfasi sulla melodia aumentò con Temptation (aprile 1982) e soprattutto Blue Monday (marzo 1983), oltre sette minuti di strati sintetici per mettere in orbita una ballata incalzante e contrassegnata, sotto l'opulenza elettronica, da un twang chitarristico alla Duan Eddy.
La ripetizione di un pattern elementare e il canto quasi colloquiale conferivano alla danza una qualità esistenziale che era l'ultimo link con i Joy Division. Si tratta anche del primo brano da ballo composto e suonato quasi interamente da macchine, in quanto l'effetto è ottenuto facendo ripetere il ritmo e la melodia dagli strumenti elettronici, praticamente senza intervento umano. Con questo brano i New Order completarono una parabola che li aveva portati dall'ambizione di diventare i Doors del disco-punk alla realtà di un synth-pop alla moda.

Su quell'intuizione speculano i successivi Confusion (agosto 1983) e Thieves Like Us (aprile 1984), altrettanto meticolosamente costruiti in studio, ma molto più noiosi.

Il nuovo sound è ispirato più al classicismo mitteleuropeo e a Giorgio Moroder che non all'esoterismo e alla psichedelia dei Joy Division. Lo ha già dimostrato il secondo album, Power Corruption And Lies (Factory, 1983). Cancellate del tutto le atmosfere depresse del primo, rimane soltanto un freddo mestiere di artigiani del pop. Da un lato Your Silent Face, inno arioso all'alienazione con synth alla organo a canne e twang di chitarra, dall'altro Age Of Consent, espansiva e scampanellante, definiscono i due modi della loro personale dark dance. Nell'insieme danze futili ed armoniose, come 5.8.6. e Ultraviolence, e fanfare frivole come The Village e Ecstasy, le novelty del synthpop, compongono un prodotto impeccabile dell'alta tecnologia della musica ballabile.
L'arrangiamento è un capolavoro di sonorità artificiali (sezioni d'archi sintetizzate, accordi sparsi di chitarra, ritmi ibernati, effetti concisi e dosati, canto affettato in secondo piano). Spaziale e commosso, questo è il barocco della disco-music.
Particolarmente decisivo il singolo che verrà riedito nella sua versione inedita di ventidue minuti soltanto molti anni dopo, su Video 5.8.6. (Touch, 1998).

I dischi successivi esalteranno maggiormente il ritornello, ma l'elemento caratteristico rimarrà il mix denso e flamboyant. Le canzoni saranno intese sempre come complessi eventi sonori corredati da motivi orecchiabili. Shellshock (marzo 1986), True Faith (luglio 1987), Touched By The Hand Of God (dicembre), punteranno verso una musica da discoteca sempre più spensierata. Ormai assestati intorno ai sei minuti di durata, con ambiziosi ponti strumentali e melodie rubate al soul più "dolce", questi brani stanno alla musica come la scultura alla catena di montaggio.

Low Life (Qwest, 1985) continua il programma, affinando ulteriormente le armi, ovvero sintetizzatori e sequencer. L'album si apre con una mutazione poliritmica della ballata folk, Love Vigilantes, indovina un'aria memorabile come quella di Perfect Kiss, sprofonda nella sconsolata malinconia amorosa di This Time Of Night per librarsi subito dopo nell'epica galoppata di Sunrise, indulge in un'Elegia strumentale Alla Mike Oldfield, ricicla le loro infallibili cadenze da discoteca in Sub-culture, e si chiude con un'altra filastrocca folk in formato elettronico, Face-Up. Con un approccio all'arrangiamento che ha qualcosa di sinfonico, i New Order riescono a dimostrare che anche la musica da ballo può emanare emozioni profonde.

Brotherhood (Qwest, 1986), album meno "sintetico" che recuperava in parte la batteria e la chitarra acustica, ha dalla sua Weirdo, State Of The Nation, e soprattutto Bizarre Love Triangle. Questo brano è il loro capolavoro di arrangiamento; l'ariosa melodia, cantata in un crooning alla Bryan Ferry, è collocata su un ritmo freneticamente sincopato, e l'elettronica sembra quasi "bollire" sotto la pressione delle macchine.

Dopo aver definito il loro standard di musica da ballo elettronica con quella trilogia, i New Order specularono su quella maniera con il synthpop discotecaro di Technique (Qwest, 1989), che lucidò ulteriormente un marchio di fabbrica fra i più fulgidi dai tempi dei Pink Floyd. I migliori reperti del loro laboratorio di assemblaggio, Dream Attack, Fine Time, Round And Round e Run, ricrearono di fatto il loro stile vellutato, romantico ed elegante nell'era del techno. Vanishing Point non è altro che il vecchio funky-soul, per quanto ben mimetizzato. E' comunque il singolo World In Motion a vantare il ritornello più orecchiabile del periodo.

Bernard Sumner, cantante e chitarrista, formò assieme al chitarrista Johnny Marr degli Smiths gli Electronic.
Il bassista Peter Hook, dal canto suo, diede vita nel 1990 ai Revenge, restando più fedele al sound dei New Order con One True Passion (Capitol, 1990).
La tastierista Gillian Gilbert e il batterista Stephen Morris pubblicarono The Other Two & You (Qwest, 1993).

Con Republic (London, 1993) i New Order tornarono insieme. Regret (la hit), World, Ruined In A Day e le altre pallide cantilene scorrono all'insegna di un chic lussuoso che nasce all'incrocio fra il sentimentalismo patetico di Every Breath You Take (Police) e lo spleen fatalista di West End Girls (Pet Shop Boys).
Sono, insomma, i cromosomi di Electronic a prendere il sopravvento.
E' difficile però distinguere una canzone dall'altra e nessuna si fa ricordare in maniera particolare. Per buona misura i New Order strizzano l'occhio al techno con la ritmica accentuata di Chemical e all'hip hop con la base sincopata di Times Change. Alla fine il brano più originale del disco (o perlomeno il più romantico) è lo strumentale di chiusura, Avalanche.

Se il programma del gruppo rimane vano e vanesio, bisogna riconoscere però la classe di questi veterani del ballabile atmosferico. Forse non hanno mai scritto un brano che meriti di essere ricordato, ma nessuno ha impersonato meglio di loro la stagione del ballabile melodico britannico degli anni '80.

Substance (Qwest, 1987) è un'ottima antologia, ma mette anche spietatamente in luce come ben pochi brani superino l'esame del tempo. Alla fin fine, nonostante il carisma di essere gli "intellettuali" del movimento, i New Order furono titolari di due hit orecchiabili del synth-pop, Blue Monday e Bizarre Love Triangle, nè più nè meno che gruppi più umili come gli Eurythmics o gli Wham.


(Tradotto da Stefano Iardella)

I New Order si riunirono otto anni dopo per registrare Get Ready (Reprise, 2001). A parte i due noiosi brani synth-pop, Crystal e 60 MPH, hanno soltanto dimostrato che tutti i loro album precedenti erano stati notevolmente sopravvalutati.

Peter Hook ha rivisitato il classico sound dei New Order su Music For Pleasure (A&M, 1997), pubblicato come Monaco (una collaborazione con David Potts, che aveva già suonato in un EP dei Revenge). What Do You Want From Me, Shine, Happy Jack e Tender avrebbero potuto essere presenti in qualsiasi album dei New Order, ma altri brani cedono alla moda della musica commerciale , sia essa Brit-pop (Buzz Gum), techno (Junk) o disco-music (Sweet Lips).

I New Order si riunirono per pubblicare il nostalgico (e soprattutto sonnolento) Waiting For The Sirens' Call (Warner Bros, 2005). I frequentatori attempati delle discoteche possono apprezzare le tipiche canzoncine alla New Order di Krafty e Guilt Is A Useless Emotion mentre le generazioni più giovani si chiederanno quale sia il motivo per tutto questo clamore.


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