- Dalla pagina su Sam Phillips di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Leslie Ann Phillips (Glendale, 1962) giunse alla musica giovanissima attraverso la Chiesa: i suoi primi quattro album (per la Word) sono di natura religiosa (in particolar modo il quarto, The Turning, del 1987).
Poi sposò T-Bone Burnett, cambiò nome in Sam Phillips e da quel momento la sua carriera decollò.

The Indescribable Wow (Virgin, 1889), arrangiato in maniera quasi barocca benchè acustica, mise in luce una "rocker" capace di Holding On To The Earth e What You Don't Want To Hear, anche se gran parte del disco è annacquato da ballad soporifere.

Cruel Inventions (Virgin, 1991) è un album più omogeneo e maturo, che Phillips riempie di composizioni calibrate come Go Down, Raised On Promises, Where The Colors Don't Go che la propongono nei panni di una colta Kate Bush e una fatale Marianne Faithfull alle prese con dilemmi esistenziali. Forte di collaboratori come Van Dyle Parks, Elvis Costello e Marc Ribot, produce canzoni di gusto raffinato, ben orchestrate e cantate, ma spesso senza nerbo.

Alla psichedelia più barocca fa pensare infatti l'arrangiamento delle canzoni di Martinis And Bikinis (Virgin, 1994). Le melodie di Baby I Can't Please You, Strawberry Road, ancorano sofferte meditazioni filosofiche. I Need Love è forse la canzone più originale della sua carriera.

Omnipop (Virgin, 1996) presenta una cantante ancor più smaliziata, anche se le composizioni sembrano più leggere e casuali (Entertainment, Animals On Wheels, Faster Pussycat To The Library).


(Tradotto da Alessandro Isopo, modificato da Stefano Iardella)

Zero Zero Zero (Virgin, 1999) è un'antologia ben scelta.

Fan Dance (Nonesuch, 2001), il suo primo album in studio dopo cinque anni, è l'addio definitivo al formati dell'alt-rock che lei stessa aveva sostenuto negli anni '90. Five Colors, Love Is Everywhere I Go, Wasting My Time sono confessioni intime e delicate di un'anima innocente. Grazie a un cast stellare di pianisti e chitarristi (compreso l'arrangiamento d'archi a opera di Van Dyke Parks), Phillips non ha assolutamente bisogno di una rock band.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Ha viaggiato ulteriormente all'interno della sua psiche tormentata su A Boot And A Shoe (Nonesuch, 2004), un'altra confessione non edulcorata sebbene non così spartana come Fan Dance.
Infatti, dietro l'apparente calma e semplicità, i suoni sono organizzati con precisione maniacale, e la voce è accoppiata agli arrangiamenti (T-Bone Burnett, Jim Keltner, Marc Ribot) in maniera quasi scientifica. Questa è sia una raccolta matura e profonda, sia una farsa emotiva calcolata. L'uno non esiste senza l'altro. Lungi dall’essere artificiale, quest’ultimo è una skill che semplicemente accresce il primo. Alla fine, l’album sembra essere spontaneo e realizzato con cura e amore. Questo è forse il suo album più ricco di sempre, che vanta I Dreamed I Stopped Dreaming, Reflecting Light, How to Quit, Infiltration, One Day Late.

Don't Do Anything (Nonesuch, 2008), il primo album dal 1987 a non essere prodotto dall'ex marito T-Bone Burnett (dal quale aveva divorziato nel 2004) comprendeva Little Plastic Life e Sister Rosetta Goes Before Us ma non ha cambiato quasi mai il formato della sua musica, che è rimasta superficiale e disinvolta.

Phillips ha avuto la meglio sull'industria musicale con il suo sito web “Long Play” che pubblicava musica solamente per gli abbonati.
La musica risultante è stata inclusa in cinque EP e nell'album Cameras in the Sky (Littlebox, 2010).
Solid State (Littlebox, 2011) raccoglie materiale dai cinque EP e da Cameras in the Sky.


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