- Dalla pagina sulle Raincoats di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Le Raincoats vennero alla ribalta durante il boom creativo della new wave, ma suonavano a Londra, dove in quegli anni imperversavano punk-rock, dark-punk e similia. La loro era musica intelligente e sofisticata, consapevole di classica e jazz, che affrontava temi femministi. L'arte delle Raincoats era soprattutto un'arte vocale, un'arte delicata e raffinata che si rifaceva ai cori a cappella di voci bianche della liturgia gregoriana, ma che era intrisa di un "weltanschauung" da cabaret espressionista. Il senso di tragedia incombente, di fatalismo rassegnato, di disperata impotenza, è parte integrante del loro messaggio pessimista sulla condizione femminile.
La formazione classica sfoggiava la chitarrista
Ana Da Silva, la violinista Vicky Aspinall, la bassista Georgina Mary Birch e
la batterista Palmolive (Paloma Romero).
Cominciarono a suonare nel 1976, ispirate dal punk-rock, ma se ne distanziarono
subito, anche se ne conserveranno sempre lo spirito indipendente e oltraggioso.
Esordirono sotto l'egida di Mayo Thompson con l'album
Raincoats (Rough Trade, 1979), una raccolta di
soavi favole morali come
Fairytale In The Supermarket e di anthem femministi come
Adventures Close To Home.
In realtà queste femministe angeliche proponevano una "toy music",
musica giocattolo semplice, curiosa e inventiva.
Versione colta delle Roche, le Raincoats stravolgevano i concetti di unità
di ritmo e melodia alternando all'interno dello stesso brano tempi diversi
e scivolando per melismi da una melodia a un'altra.
Chiuse in un sound arrangiato in modo volutamente povero (i bisbigli sfumati, gli eterei contralto folk, gli scampanellii di flamenco, gli strimpelli atonali, i rulli di bacchetta), le loro canzoni costituiscono il più geniale tentativo di rifondare il rock progressivo inglese.
Si presentarono più raffinate e nei panni di folksinger multistrumentaliste (violino, cello, cimbali, kalimba) sul secondo album, Odyshape (RoughTrade, 1981), più vicino alla scuola di Canterbury: la cantilena mediorientale a passo di flamenco della title-track, la minacciosa filastrocca cadenzata di Baby Song (con poliritmi caraibici e coro gregoriano), il vortice di ululati, tribalismi e violino tzigano di Shouting Out Loud, le rarefatte armonie di vocalizzi liberi e riff incalzanti di And Then It Is Okay, persino un ritmo di orologi e rubinetto, che crea una malinconia sconfinata (Only Loved At Night); per culminare nel solenne raga per soprano indiana a passo reggae-cosacco di Dancing In My Head.
La loro avventura si concluse con una eclettica fusion etnica (il singolo Animal Rhapsody del 1983, all'insegna di un afro-funk goliardico in stile Rip Rig Panic) e una raccolta di lied folk-jazz più maturi, Moving (RoughTrade, 1984), che spazia dal teatro "brechtiano" alla Boheme esotica con una serie praticamente infinita di trucchi: solfeggi corali a ritmo caraibico (Honey Mad Woman), disco music con mosse arabe (Balloon), jazz-rock per cantante raga (Overheard) o per solfeggi hare krishna (The Body); con vertici di pathos romantico nella struggente melodia cosacca di Dreaming In The Past, nell'ipnotica cantilena orientale di Ooh Ooh La La La, nella filastrocca atonale a passo di reel I Saw A Hill e nella surreale fanfara reggae-funk di Avidoso.
Il primo album è esuberante ed eccentrico, Odyshape è un disco di sperimentazione naive, Moving è corrotto da un umore anemico. Tutti e tre sono incantevoli, ma su diversi piani.
Fairytales (Tim Kerr, 1995) è un'antologia dei primi album.
Birch ha riformato il gruppo con Silva, la violinista Anne Wood e la batterista Heather Dunn dei Tiger Trap, e hanno registrato Looking In The Shadows (Geffen, 1996), un'opera molto più accessibile. Don't Be Mean, Baby Dog, 57 Ways e Pretty vendono semplicemente il pop obliquo delle Raincoats a un pubblico più vasto, in un periodo in cui, inaspettatamente, esse sembravano solamente delle imitatrici.
Birch ha poi formato una nuova band, Hangovers, il cui Slow Dirty Tears (Kill Rock Stars, 1998) è di gran lunga più sofisticato di qualunque cosa fosse mai stata registrata dalle Raincoats. Il sound mischia jazz, blues, reggae, dance, pop e garage-rock, mentre la produzione stende uno strato leggero di campionamenti, tastiere e rumori in tutto il disco. Birch adesso è una "voce", una esecutrice straordinaria, piuttosto che una intellettuale radicale. Monster e I'm Glad I'm Me Today mettono in mostra la combinazione migliore di questi due aspetti.
All'età di 55 anni, Ana DaSilva ha pubblicato il suo primo album solista, The Lighthouse (Chicks On Speed, 2004).
Nel 2018 ha collaborato con Phew per Island (Newwhere, 2018).
All'età di 67 anni, Gina Birch ha pubblicato il suo primo album solista, I Play My Bass Loud (Third Man, 2023).
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