- Dalla pagina sui Replacements di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
I Replacements furono l'alter ego populista e popolare degli Husker Du. I loro primi album furono influenzati dalla frenesia epica dei Sex Pistols e dei New York Dolls.
Ma in Hootenanny (1983) Paul Westerberg emerse come cantautore confessionale e visionario, e la band iniziò a mescolare blues, country, rockabilly e boogie, pur mantenendo lo spirito dell'anthem (e il suono grezzo) del punk-rock.
Let It Be (1984) rallentò il ritmo e attenuò i toni delle chitarre, concedendo a Paul Westerberg il palcoscenico e un ruolo messianico. La sua tortura interiore divenne il viaggio spirituale di un'intera generazione, una sorta di passione/martirio in cui i comuni ragazzi americani si identificavano in modo quasi genetico. È stata la sua iconica miscela di orgoglio, sconfitta, desiderio e volontà a dare impulso alle potenti ballate della band.
Tim (1985) è stato allo stesso tempo un documentario sulla vita degli adolescenti americani e una sfilata di autentici e impeccabili pezzi rock'n'roll. Nelle sue grida desolate, la mitologia del disadattato e del solitario raggiunse un altro apice di pathos.
Lo stile versatile, eclettico ed enciclopedico di Pleased To Meet Me (1987) segnalava che i Replacements avevano esaurito il loro ruolo storico. Avevano esaurito i dolori della loro generazione.
Bio:
I Replacements ("Mats" per i fan) furono con gli Husker Du l'altra gloria
di Minneapolis durante i primi anni '80. Come i cugini, i Mats rappresentarono
un momento di raccoglimento e ripensamento, in cui le umili vite private
dei "kids" di provincia prendevano il sopravvento sullo schifo pubblico.
Rispetto ai cugini, i Mats furono però ancor più vicini all'animo
dei loro coetanei.
Il gruppo (originariamente chiamato Impediments) si mise in luce per gli atteggiamenti spavaldi ed estremi, come nella peggior tradizione del rock sotto-proletario, ma presto venne a galla anche un talento melodico che ne faceva il naturale trait d'union con la tradizione pop e folk. Assordanti, grezzi, veloci e passionali, i Replacements erano l'epitome del connubio fra arte e vita che cercavano i giovani punk; ma al tempo stesso Paul Westerberg era il portavoce naturale della sua generazione. Bob Stinson, un chitarrista roccioso ed efferato, fungeva un po' da forza trascinante del sound.
Esordirono nel 1981, nel mezzo del boom dell'hardcore,
con il singolo I'm In Trouble e con l'album
Sorry Ma (Twin Tone, 1981).
L'album era pilotato da due volgari inni generazionali come
Takin' A Ride e Shiftless When Idle,
ribadiva il loro status di kid da alcool e baruffa in alcuni thrash punk
demoniaci (Don't Ask Why, Shut Up, Customer,
Rattlesnake) che mutuavano l'assalto frontale dai Sex Pistols e la
carica emotiva dai New York Dolls, ma
evidenziava anche debiti verso il country
(Love You Till Friday),
il rockabilly (More Cigarettes), il boogie (Hanging Downtown).
Fecero colpo soprattutto le sarcastiche riflessioni sociali
sull'ambiente musicale di I Hate Music, Johnny's Gonna Die e
I Bought A Headache.
“I ain't got no idols/ I ain't got much taste/ I'm shiftless when I'm idle/
And I got time to waste”, ovvero “Non ho idoli / Non ho molto gusto / Sono incapace quando sono inattivo / E ho tempo da perdere”, riassume tutta la loro filosofia di kid vagabondi
e disoccupati della "bassa".
Sorry Ma uno degli album più trascinanti e maturi del 1981,
fatto tanto più
sorprendente se si pensa che il più anziano, il leader Paul Westerberg,
aveva ventun anni e il più giovane ne aveva soltanto quindici.
Stink (Twin Tone, 1982) mise in luce proprio le qualità più violente e arroganti del loro show. Di epilessi in epilessi i Replacements tracciano un affresco epico della loro generazione (vedi i quattro terrificanti anthem della prima facciata, fra i più esagitati di sempre: Kids Don't Follow, Fuck School, God Damn Job, Stuck In The Middle) e della loro percezione del mondo (Dope Smokin' Moron, Gimme Noise). Ma la personalità di Westerberg cominciava ad emergere sia come interprete passionale (nel blues shuffle di White And Lazy) sia come cronista lirico (nella ballata di Go).
Consacrati da questo disco come una delle più grandi bande di rock'n'roll dell'epoca, certamente una delle più autentiche e viscerali, due spanne sopra gli X e gli altri ambigui act californiani, i Replacements su Hootenanny (Twin Tone, 1983) si spinsero decisamente verso paesaggi blues (la title-track e Treatment Bound), surf (Buck Hill), rock'n'roll (Take Me Down To The Hospital), folk e country, pennellando tanto ballate di saggezza precoce (Color Me Impressed) quanto istigazioni a delinquere (Run It, You Lose, Hey Day), e toccando vertici di pathos nel collasso emozionale di Willpower e nella ballata alla U2 Within Your Reach. Incorreggibili ribelli, ebbero il coraggio di urlare con foga animalesca "the label wants a hit/ and we don't give a shit". L'album, proprio perche' rinuncia alle esagerazioni teatrali del punk, è quello che meglio cattura lo spirito dei "Mats" (come vengono soprannominati dai fan). Color Me Impressed, Willpower e Within Your Reach rimarranno fra i classici della loro generazione.
Let It Be (Twin Tone, 1984) confermò il nuovo stile ma ne evitò la
dispersione. Le sue canzoni sono brani attillati di power-pop come l'inno
I Will Dare (dalle tinte peraltro country) e l'hard rock quasi
strumentale di Seen Your Video,
con qualche scatenata novelty (Tommy Gets His Tonsils Out,
Gary's Got A Boner, un boogie alla Aerosmith)
e un altro paio di liriche ballate (Unsatisfied e Sixteen Blue).
Anche le ultime rabbiose scariche di adrenalina (We're Coming Out,
Answering Machine)
sono arrangiate in modo da moderarne la violenza.
Il suo tema di fondo è l'essere qualcuno che nessun altro vorrebbe essere,
esserne al tempo stesso orgoglioso e disperato, emarginato e mitizzato.
La forma della ballata hard-folk si rivela la più pertinente al programma,
anche se in tal modo i Mats perdono la forza d'urto del puro rock and roll
delle origini, e i fun gridano al tradimento.
Il disco fu campione d'incassi per le indies e stabilì un nuovo standard
di fare punk rock per la massa dei kid comuni, al contrario del nuovo rock
astruso di Minutemen e Black Flag.
E' in effeti l'opera che meglio equilibra il fremito adolescente del punk
con l'anelito proletario della giovinezza matura.
Da molti considerato uno dei massimi vertici della musica rock,
Let It Be (Twin Tone, 1984) fu l'album che trasformò i
Replacements da semplici icone generazionali ad artisti universali.
Fu così che
Tim (Sire, 1985) li impose come cantori di vita caldi e maschi
in uno stile più moderato di punk-pop che oscilla fra
il loro classico boogie
(Dose Of Thunder, Lay It Down Clown)
e la ballad commossa (Swinging Party e soprattutto
Here Comes A Regular),
con tutta una serie di quadretti generazionali alla Kinks
(in particolare Kiss Me On The Bus, ma anche
Little Mascara, Hold My Life)
e di foto d'epoca alla Stray Cats (I'll Buy).
Su tutto si levano le invettive malate di Bastards Of Young e
Left Of The Dial.
E' forse l'album più completo e coerente
della loro carriera, in cui il genio di Westerberg sforna ballate memorabili
una dopo l'altra
senza la minima fatica
(Here Comes A Regular, Left Of The Dial, Here Comes A Regular).
Bob Stinson e Chris Mars coadiuvano
il leader con chitarrismi incisivi e cadenze serrate. E l'insieme produce
alcuni dei momenti più toccanti dell'intero rock degli anni '80.
Lontani dalle roventi atmosfere
hardcore, i Replacements riprendono la tradizione della canzone rock là dove
si era interrotta prima del diluvio punk.
Westerberg è il più tipico cantore della cosiddetta "me generation", della quale coglie le debolezze costituzionali (insicurezza, immaturità, impreparazione, passività). Il chitarrista, Bob Stinson, era responsabile degli eccessi più riprovevoli, soprattutto nelle esibizioni dal vivo. Ridimensionato lui (e messo alla porta pochi mesi dopo, sostituito da Slim Dunlap), la personalità del leader ha modo di catalizzare tutta l'attenzione sulle storie. Arrabbiato, cinico, disperato, Westerberg vive il mondo violento dei teenager suoi contemporanei, un mondo di droga, sesso, alcool, risse, corse in auto.
Su Pleased To Meet Me (Sire, 1987), enciclopedico nelle sue fonti di ispirazione, lirico e melodico pur nel generale marasma abrasivo, i loro slogan sono pertanto meno provocatori, anche se più maturi. Dal rock and roll maschio e trasandato di I.O.U., Valentine e Red Red Wine al power-pop di Alex Chilton (commosso tributo alla loro oscura musa), dalle ballate acide e tenere di Skyway (una delle migliori del genere) e Nightclub Jitters al rhythm and blues ironico di I Don't Know e soprattutto Can't Hardly Wait, dal boogie sudista di Shooting Dirty Pool all'heavy metal di The Ledge (uno dei loro brani più gettonati), questi sono i Rolling Stones del punk.
Sospetto confermato anche dal più commerciale Don't Tell A Soul (Sire, 1989), fra un lamento country-rock (Achin' To Be, molto radiofonico), un boogie depravato (I Won't), un rhythm and blues da bar-band (Talent Show), un paio di power-pop da classifica (I'll Be You, Back To Back), un "lento" d'altri tempi (They're Blind) e la lirica, spettrale ode di Rock And Roll Ghost, che che affonda nel calvario personale di incomprensione del leader. L'ambivalenza di Westerberg si è ormai fatta schizofrenica: al suo ego di rabbioso ribelle, di cane randagio, continuamente in lotta contro una folla di bugiardi, snob, ipocriti, vigliacchi, venduti, si contrappone l'arte di cesellare canzoni formalmente impeccabili, ben lontane dal selvaggio rock and roll di un tempo.
All Shook Down (Sire, 1990) non fu l'ultimo album dei Replacements, ma di fatto il primo album solista del loro capriccioso e auto-lesionista leader, Paul Westerberg, indubbiamente uno dei più grandi autori di canzoni degli anni '80. L'opera è completamente fallimentare, persino inferiore al disco precedente del gruppo, Don't Tell A Soul, che era già stata la più grande delusione del decennio. Sadly Beautiful, Merry Go Round, Bent Out Of Shape (l'unica suonata con Mars e Stilton), When It Began, Happy Town, My Little Problem) non sono delle canzoni, sono l'obituario di uno dei complessi più importanti degli anni '80.
L'immane trilogia di Let It Be, Tim e Please To Meet Me (o tetralogia, contando anche il sottovalutato ma non meno meraviglioso Hootenanny) è rimasta senza seguito. Al tempo stesso dilagano le voci, i retroscena sulla gestione dei Replacements, che dipingono Westerberg come un piccolo Hitler senza scrupoli, deciso a trarre il massimo vantaggio personale dall'operazione, senza alcun rispetto per gli altri.
Il canto orgoglioso di Westerberg è la voce più pura dell'inquietudine della sua generazione. Le sue ballate erano dedicate ai ragazzi come lui. Nell'insieme compongono una grande, epica saga dell'adolescenza "malata" della provincia Americana.
Slim Dunlap,
Chris Mars e
Paul Westerberg daranno vita a
prolifiche carriere soliste, mentre il bassista Tommy Stinson formerà i
Bash And Pop.
Bob Stinson diventerà invece l'ennesima vittima del rock and roll, morendo di overdose nel 1995, all'età di 35 anni.
All For Nothing/Nothing for All (Reprise, 1997) è una brutta antologia dei loro ultimi anni.
Don't You Know Who I Think I Was? (Sire-Reprise, 2006) è una retrospettiva della carriera.
Steve Foley, che aveva sostituito il batterista Chris Mars nel 1990, è morto a Minneapolis nel 2008, per un accidentale abuso di farmaci, all'età di 49 anni.
L'EP Songs For Slim (Warner Brothers, 2013) risulta essere la prima registrazione dei Replacements in ben 23 anni.
Il chitarrista Slim Dunlap è morto a dicembre del 2024, all'età di 73 anni.
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