- Dalla pagina sui Residents di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
Forse i musicisti indipendenti per eccellenza degli anni '70, i Residents, formati dal compositore Hardy Fox (1945) e dal cantante Homer Flynn (1945), si esibivano in costumi da androidi e non hanno mai rivelato il loro volto o la loro vera identità.
Trasferitisi dalla Louisiana a San Francisco nel 1966, debuttarono nel 1972, durante il periodo buio che seguì la fine del movimento hippie e il crollo dell'acid-rock. Composero le loro opere più innovative tra il 1974 e il 1976, quando la new wave non era ancora nata, ma il loro isolamento dalla scena musicale rimase assoluto fino a quando la new wave non permise loro di emergere come nuovi profeti di un modo di fare, eseguire e concepire la musica. "Oscuri" e criptici, i loro brani facevano parte di uno spettacolo multimediale le cui bizzarrie trasponevano il music-hall nella new wave e il cui suono enfatizzava un approccio compositivo in stile collage.
Meet The Residents (1974) diede un suono alla "devolution". Ispirati dal Dadaismo, dal Surrealismo e da Frank Zappa, i Residents assemblarono frammenti e detriti di cultura spazzatura (pubblicità, easy-listening orchestrale, colonne sonore di cartoni animati, musica pop, musica esotica, fanfare da banda musicale) e procedettero a scolpire un montaggio sonoro deliberatamente amatoriale, ma che forniva anche un agghiacciante documentario sulla civiltà occidentale, seppur mascherato da grottesca parodia del suo consumismo. Laddove Zappa era in realtà un virtuoso della composizione e della direzione, un eroico realizzatore di idee approssimative, i Residents erano degli applicatori approssimativi di idee eroiche. Voci glaciali, distorte e monotone si libravano su strumenti che fondevano finzioni cameristiche e atonali con ritmi puerili e melodie goffe.
Not Available (1978), concepito anch'esso nel 1974 ma pubblicato diversi anni dopo, una delle registrazioni più importanti dell'epoca, fu la loro opera d'arte più sofisticata. Le suite ivi contenute coniarono virtualmente una nuova forma di musica d'avanguardia, a partire dal primitivismo sinfonico e dalla cacofonica world music. Nonostante la gigantesca esibizione di suoni, offrivano una visione cupa e terrificante dell'umanità. Questa visione era espressa in un formato più programmatico con il balletto futuristico Six Things To A Cycle (1976), e raggiungeva il suo apice poetico con Eskimo (1979 - Cryptic, 2004), che era fondamentalmente un esperimento di "musica concreta" ambientato nell'Artico, ma anche un toccante omaggio all'umanità ancestrale, alla sua epica lotta in ambienti ostili. Questa volta i Residents si rivolgevano all'espressionismo e al teatro per creare un'opera meno caotica dei loro primi collage e più "ambient", nello stile di Brian Eno.
Mark Of The Mole (1981), il primo capitolo di una trilogia fantascientifica fantasy, e le fiabe di Census Taker (1985) e God In Three Persons (1988), continuarono le loro avventure in un regno musicale che nessun altro gruppo osava avvicinare.
Big Bubble (1985), il terzo capitolo della trilogia, fu uno degli esperimenti postmoderni più entusiasmanti sulla voce umana dell'epoca.
Bio:
I Residents (principalmente Hardy Fox e Homer Flynn)
sono stati uno dei gruppi più importanti e influenti della
storia della musica rock. Il loro show multimediale anticipò quelli della
musica industriale e la loro musica rock d'avanguardia ispirò la new wave
a trascendere i generi. Il loro metodo (parodia e collage) ricordava quello di
Frank Zappa, e rappresentò forse l'estremo sussulto di quella civiltà sonora.
La caratteristica principale della loro musica è l'"oscurità", una qualità di cui il duo fece un'ideologia. Oscuri sono i suoni, oscuri sono i testi, oscuri sono gli show e oscuri sono i musicisti. Quell'"oscurità" non è altro che un inno all'indipendenza dell'artista, al fatto creativo avulso dalle ragioni economiche, all'arte in quanto arte.
I Residents vennero formati a San Francisco al principio degli anni '70 da due emigrati della Louisiana (Shreveport): "Tychobrahe Samuelsson", musicologo stabilitosi a San Mateo, piccolo borgo presso San Francisco, studioso attento del kitsch e dei rumori quotidiani, e "Vanadium Zukofsky", un polistrumentista autodidatta (veri nomi: Homer Flynn e Hardy Fox). A supporto degli show dei Residents i due avviarono anche la Cryptic Corporation.
Il gruppo si distinse subito per un'immagine anti-divistica come poche: gelosissimi della propria identità, i Residents si esibivano raramente dal vivo, e comunque indossando maschere e costumi, in maniera da non poter essere riconosciuti. Attorno a loro si creò un alone di mistero, che durerà fino ad oggi.
La prima uscita discografica è il doppio 45 giri Santa Dog (1972). Quando il chitarrista inglese Philip Lithnam (ribattezzato Snakefinger) entra a far parte del loro entourage, nasce la Ralph Records, la loro etichetta indipendente. Il gruppo movimenta l'underground di San Francisco durante gli anni bui seguiti al tramonto del movimento hippie e dell'acid-rock e precedenti l'avvento della new wave. Isolati sia dall'indifferenza dei media sia dalla propria coerenza, i Residents vissero nell'anonimato fino al 1978. In effetti quando i dischi della Ralph cominceranno a circolare per l'America risvegliata dalla "nuova ondata", la rigogliosa ispirazione dei Residents si sarà in parte già esaurita. Gli autentici capolavori dell'ensemble più occulto del rock datano 1974/76, ma a quei tempi i loro dischi venivano stampati in un numero limitato di copie.
La filosofia dei Residents si presenta come una parodia della musica di consumo ("l'hit-parade è il cimitero delle orecchie", da un versetto del loro Corano), ma una parodia che si appoggia alla dotta "teoria dell' oscurità", accreditata al fantomatico guru tedesco Nicolas Senada, secondo il quale la parte più importante del cervello umano è stata atrofizzata dal consumismo, dalla pubblicità e dai media, e secondo il quale il cervello non è altro che un particolare circuito elettrico e che pertanto funziona tanto meglio quanto più la temperatura è bassa: in altre parole la Terra Promessa della setta è il Circolo Polare Artico. (Voci insistenti suggeriscono che Senada non sarebbe altri che Captain Beefheart in uno dei suoi migliori travestimenti).
Fedeli alle prediche di quel buffo profeta, i Residents rifiutano perciò i concerti sul palco, davanti alla folla, compaiono soltanto per televisione e si travestono da frigoriferi, come per evocare (con una sorta di danza rituale del gelo) lo stato creativo per eccellenza.
Maestri nello supplire con l'ingegno e la fantasia dei poveri alla scarsità dei mezzi, i Residents faranno delle cover il loro mezzo di espressione prediletto.
Al di là delle leggende la musica dei Residents è sociologica e antropologica nella misura in cui si occupa dei costumi della civiltà di massa. E' musica negativa nel momento in cui rifiuta i procedimenti tradizionali di composizione ed esecuzione. Tutti i dischi dei Residents sono caratterizzati da una incisione approssimativa, che a lungo andare è entrata a far parte del loro sound, un suono sporco che sa tanto di artigianale; a questo rumore bianco si sovrappone una copia estremamente degradata della fonte originale catturata sul nastro, mai riprodotta così com' è ma sottoposta invece a un processo che è l'esatto opposto della depurazione.
Dato il massiccio lavoro di mixing si può dire che lo studio di registrazione sia il loro strumento principale: ogni brano è un montaggio sonoro di frammenti e una sovrapposizione di diversi strati. I Residents diventano così il primo gruppo per il quale il pressapochismo tecnico sia ininfluente.
La complessa procedura di composizione/ esecuzione del brano, che sembrerebbe favorire tecniche raziocinanti meccaniche o informatiche, viene invece condotta all'insegna del più estroso nonsense. Il riferimento ovvio è il primo Frank Zappa, recidivo terrorista della musica commerciale, teorico ante-litteram del collage e inventore della musica totale. I Residents si distinguono tuttavia dal maestro di Cucamonga per via di un approccio più scientifico e più metafisico, meno goliardico e meno parodistico.
All'interno della new wave si possono avvicinare ai profeti dell'apocalisse Devo e Pere Ubu e ai nuovi psichedelici, più che altro per il resoconto visionario e sconnesso che danno dell'umanità.
La sintesi operata dai Residents (di elementi classici, di prassi indipendenti di produzione e di musica d'avanguardia) impone al loro sound diversi clichè: il timbro vocale psicotico (nasale, straniato, distorto, glaciale, monotono) che è associato alla "devoluzione"; la strumentazione da camera; la struttura atonale, aritmica, amelodica, delle composizioni; l'uso marginale dell'elettronica; la centralità del montaggio sonoro; il registro tragico; la parodia di generi popolari; e quel clima generale di approssimativo e amatoriale.
Il primo album, Meet The Residents (Ralph, 1974 - East Side Digital, 1988 - Cryptic, 2004), polemicamente dedicato ai Beatles,
viene pubblicato nel 1974 trasferendo su vinile alcune registrazioni casalinghe;
nel 1976 viene remixato e l'anno dopo ristampato in versione stereofonica.
La prima facciata comprende nove brani, organizzati in quattro suite, mentre
la seconda è composta di soli tre brani interamente strumentali.
Nella prima suite, da Boots a Smelly Tongues, sfilano in rapida
successione una declamazione meccanica e polifonica, un balletto per percussioni
orientali, clavicembalo e pianola, una funerea fanfara di fiati, un canto nasale
alla Holy Modal Rounders, un assolo arabo di clarinetto, un coro femminile che
intona un ritornello anemico su un caos di percussioni metalliche, un
mini-concerto per presse, soffi e tastiere pneumatiche, un canto filtrato
che scandisce ossessivamente una formula arcana.
Rest Aria ha l'aspetto di una composizione classica, stralunato ibrido
di pianismo romantico e orientalismi diafani eseguito con un ensemble
altrettanto insolito, presenti uno stridulo vibrafono, un'acidula trombetta,
tromboni, clarinetti e una jungla di percussioni esotiche. Il movimento si
snoda in crescendo con il piglio di una fanfara cerimoniale, facendo ripetere
la melodia a tutti gli strumenti in combinazioni sempre diverse.
In Spotted Pinto Bean un piano solenne apre per un coro giapponese/
beethoveniano/ campestre di soprani e bassi al quale subentra una big band
caotica, con il piano che si scatena in un assolo maniacalmente swingante
e conclude a mo' di concerto sinfonico (con tanto di sezione di fiati e
vocalizzi angelici della soprano).
Seasoned Greetings stravolge brani di easy-listening orchestrale con una
sequenza dal ritmo incalzante punteggiata dagli acuti di un sax nevrotico.
L'Infant Tango è cantato con grida omicida dal vocalist; segue un assolo
spasmodico di chitarra latin-jazz con in sottofondo una vertigine di archi
e stacchetti funky dei fiati; poi un duetto della sezione ritmica apre l'ottusa
danza swing di un'orchestrina di percussioni africane.
Crisis Blues esordisce come una cantilena straniata del cabaret brechtiano
nel tumulto marziale del piano e della grancassa, ma poi si scatena in una jam
di garage-rock che viene massacrata dai nastri; dopo una marcetta cinese per
vibrafono, sax, grancassa e flauto tutto si spegne in un tip-tap, un tam-tam
equatoriale e una voce nasale che ripete asetticamente un altro oscuro messaggio.
Il catalogo delle trovate è praticamente infinito.
Tutti i brani sono esperimenti di poemi tonali.
Not Available (Ralph, 1978 - Torso, 1988)
venne registrato nel 1974 ma, in osservanza alla teoria
dell'oscurità, non venne pubblicato che nel 1978.
Presentato come un esperimento di organizzazione fonetica del suono,
è in effetti un capolavoro della manipolazione di sorgenti sonore multiple,
pervaso da un senso opprimente di tragedie incombente.
Esemplare in tal senso è l'opprimente melodia per tastiere e fiati che apre
Edweena su un fitto tappeto tribale. L'atmosfera è cupa, le percussioni
vorticano ipnotiche, dai filtri escono voci deformi, malate. Un muro di tastiere
minimali si scioglie per un attimo in una melodia paradisiaca del synth, prima
che il farnetico degli appestati ritorni; e nell'alternarsi di canti celestiali,
di catastrofi wagneriane, di orde sub-umane e di filastrocche senza senso, pare
di assistere al continuo rivolgersi di una nebulosa vivente, che inghiotta
materia animale, umana e soprannaturale.
The Making Of A Soul: il sax barrisce su un ritmo da palude
equatoriale; il solito piano sentimentale distende la sua melodia romantica e
la solita, malinconica voce gracchiante, avvolta nel velo dei sintetizzatori,
blatera il suo flusso di coscienza; stacchetti pubblicitari, un ritmo ballabile
per strumenti-giocattolo; un canto ubriaco viene polverizzato nel caos totale;
un baritono elegante e un coro sub-umano intonano sinistri sortilegi.
Ship's Agoing Down è un concitato radiogramma dell'assurdo, recitato da
attori stralunati al baraccone della fiera, un vociare macabro di sciagurati
alla deriva, salutato da un'atmosera apocalittica di melodie sintetizzate e
ghirigori-nonsense di sax, un capolavoro di montaggio drammatico delle voci.
Never Known Question doppia il motivetto orecchiabile delle tastiere
con un coro meccanico; la tipica voce gracchiante narra la propria patetica
storia in un crescendo che porta ad un sinfonismo epico da kolossal storico.
La musica trabocca, amebica, dilaga in tutte le direzioni del tempo
(primitivismo, trobadorato, rinascimento, romanticismo, modernismo) e dello
spazio (Africa, Estremo Oriente, Arabia, India, America Latina, paesi slavi).
Ogni trucco finisce per approssimare meglio la loro visione tetra e nichilista
della condizione umana.
Il trattamento del parlato, il pianismo notturno e confidenziale, la
magniloquenza malinconica delle
tastiere elettroniche e gli interventi asettici del sax conferiscono al suono
un agghiacciante senso di solitudine; solitudine che scaturisce dal doppio
confronto con il cosmo (le atmosfere celestiali) e con quella moltitudine
spaventosa che si affanna in sottofondo. La musica "oscura" è una musica della
disperazione, del dolore, dell'impotenza; la drammatica allusione a un
destino orrendo che incombe sull'umanità.
Su un piano più diretto, invece, i Residents si pongono come obiettivo
quello di creare una mitologia da cartone animato e di metterla in scena
secondo i codici della morality play medievale. L'universo immaginario che vi
viene rappresentato finisce per valere come riflessione sul mondo reale.
Nel 1978 vengono pubblicati ben tre dischi dei Residents, contenenti per lo più vecchio materiale restaurato. Si assiste comunque a una svolta: l'abbandono dei moduli del flusso di coscienza, dell'estenuante ipnotico aggrovigliarsi dei suoni, a favore di una struttura musicale più vicina alla canzone della New Wave. Nascono così i pezzi brevi di Duck Stab (Ralph, 1978), originariamente un EP ma poi esteso ad album, e Fingerprince (Ralph, 1976 - Torso, 1988), il primo album su cui compare il sintetizzatore (destinato a diventare uno dei loro strumenti prediletti).
Il balletto futurista Six Things To A Cycle (su Fingerprince) racconta la mutazione subita dall'uomo per adattarsi all'ambiente che ha creato. Il primo quadretto è descritto da ritmi primitivi, che evocano foreste, paludi e cerimoniali: è una sagra pantagruelica delle percussioni. Poi vengono le macchine, e le percussioni si fanno metalliche e regolari, a scimmiottare i grotteschi movimenti degli umani-androidi: un minimalsmo di voci e di fiati segnala l'ncubo tecnologico divenuto realtà quotidiana. Il finale è una nenia orientale per archi, che dovrebbe celebrare il nuovo essere ma sembra piuttosto un requiem in memoria del predecessore. Il carattere più insolito della suite è che si rifa quasi esclusivamente agli strumenti a percussione.
Le canzoni dei Residents conservano il fascino del suono "oscuro", il lavoro sui timbri e sulla fonetica, gli arrangiamenti bislacchi e i testi idioti: la danza robotica di God Song, la marcia grottesca di Tourniquet Of Roses, la filastrocca paranoica di Constantinople, l'horror futurista di Sinister Exaggerator, l'idiot-song alla Zappa Semolina, lo sketch espressionista Weight-Lifting Lulu, la musica industriale di Birthday Boy, la ballata funerea di Electrocutioner costituiscono un canzoniere del nonsense degno del cabaret elettronico del vecchio underground. Kitsch, musica classica, folk orientale, colonne sonore, commercial televisivi... tutto viene macinato e ridotto a poltiglia informe.
Third Reich And Roll (Ralph, 1975) contiene
due collage, uno per facciata. Ciascuno è
una vertiginosa carrellata sugli hit degli anni '60, incollati uno dietro
l'altro e manipolati "foneticamente". L'album costituisce l'approdo radicale
della sperimentazione dei primi due dischi e il manifesto estremo della loro
processo postmoderno di riciclo della musica di consumo.
Il continuum musicale delle due suite
viviseziona e interpreta dieci anni di stili, di generi,
di mode. L'opera può anche essere interpretata come musica da camera per
studio di registrazione, sostituendo le note con il repertorio rock alla base
del processo di composizione. La piovra sonora che ne risulta è tutt'altro che
piacevole all'ascolto: niente più che un cumulo di rifiuti maleodoranti, un
cimitero di carogne, un Frankenstein-rock composto con chirugica ferocia.
Anche il melodramma Walter Westinghouse si svolge all'insegna dei loro
esperimenti timbrici e atonali.
Eskimo (Ralph, 1979 - East Side Digital, 1987) è un album di musique concrete dedicato alla civiltà esquimese,
che, secondo le teorie di Senada, ha goduto per millenni il clima ideale, quello
polare. Il disco contiene sei storie, ciascuna dedicata a un aspetto della vita
degli esquimesi. E' soprattutto un commosso tributo alle civiltà primitive, un documentario sonoro
sulle culture ancora incontaminate dal progresso.
Spingendo al limite estremo una tecnica già utilizzata nelle opere precedenti
per il teatro, la musica evoca scene e scenari, è una colonna sonora che non
ha bisogno del film.
The Walrus Hunt e The Festival Of Death (soprattutto la seconda)
sono le scene più potenti, pantomime espressioniste con sottofondo
elettronico alla Stockhausen, vocalismi corali androidi, percussioni sparse e
talvolta tribali, ovvero un vasto panorama di effetti sonori che riproduce i suoni
naturali.
L'arida esistenza del popolo delle nevi, simbolo di quella solitudine cosmica
disegnata nelle prime opere, viene evocata rendendo musicalmente
la desolazione del paesaggio artico, gli uomini imbacuccati che si muovono
a onde sul ghiaccio, il suono dei corni che si propaga nelle pianure deserte,
il mugolio dei cani, le bufere implacabili, i canti propiziatori, i sortilegi
contro gli spiriti.
I dialoghi si svolgono a monosillabi, meccanici, e proprio
poche vocali intermittenti, pronunciate con voce gutturale e straniata su un
ritmo di tintinni orientali, sorreggono l'apoteosi finale, la fine della
lunga notte artica.
Nel complesso Eskimo, opera antropologica, seconda soltanto alla
"Sinfonia Antartica" di Vaughan Williams, apre alla musica d'ambiente
(in questo caso artica) di Eno, allontanandosi dal collage sociologico
di stampo zappiano.
Diskomo (1980) è una versione "disco" di Eskimo suonata con strumenti-giocattolo, una sorta di remix per asili.
Commercial Album (july 1980 - Ralph, 1980 - Cryptic, 2004), un insieme di quaranta sketch pubblicitari artificiali della durata di un minuto ciascuno, costituisce invece il più serio studio sulla "commercial music" che sia mai stato tentato. L'iper-realismo dei Residents compone un altro monumento al quotidiano, ma rispetto ai primi lavori qui le particelle infinitesimali sono isolate, non incastonate l'una dentro l'altra. Il meglio dal punto di vista musicale si trova nelle buffe arie da cabaret d'altri tempi (Medicine Man, Loss Of Innocence, La La, Margaret Freeman), nei quadretti esotici (Amber, Japanese Watercolor, Love Leaks Out) e nelle visioni androidi (End Of Home, Red River, Moisture).
Se gli anni '70 erano stati per i Residents il decennio delle grandi
opere a tema, in retrospettiva gli anni '80 sono stati soprattutto gli
anni della Trilogia delle Talpe, la lunga saga che li ha tenuti
impegnati dal 1981 al 1985.
L'opera più ambiziosa della loro carriera è lo "spettacolo della talpa,"
una pantomima off-off che si basa sulla storia raccontata
su tre album-concept (Mark Of The Mole, Tune Of The Two Cities,
Big Bubble, con gli intermezzi raccolti in Intermission);
sorta di allegoria animalesca sulla alienazione nella società moderna, imbevuta
di Orwell ("Animal Farm") e di Chaplin ("Modern Times").
I due popoli che si confrontano parlano due lingue "musicali" diverse: gli uni
un rock abrasivo e industriale alla Pere Ubu, gli altri un rilassato cocktail
jazz.
Lo spirito è quello di una grandeur da Disneyland.
Sulla solita colonna sonora fatta di melodie poliritmiche, totalmente stravolte
dai filtri e dai rumori, i Residents imbastiscono una recita
piuttosto inintelleggibile, con molto espressionismo tedesco
e qualche intermezzo futurista.
Perfetta colonna sonora per un film futurista dei primi sovietici, tutta
impostato sulla coralità delle masse e sulle "attrazioni" sonore, l'opera si
svolge in un'atmosfera cupa e drammatica, oppressa da ritmi meccanici, da
trenodie marziali e da un desolante senso di catastrofe imminente.
La musica fa ampio uso di fasce sonore distorte alla Stockhausen, continuum
alla Ligeti, cluster pianistici, disturbi radio, bolle elettroniche alla
Subotnick.
Questi show costituiscono l'esperienza più radicale, nel bene e nel
male, del teatro rock.
Se l'inizio, Mark Of The Mole (Ralph, 1981), soffocava nel tentativo di dipingere visivamente le scene del racconto, risultando irrisolto e pretenzioso, e dimostrando come il rock dei Residents fosse fondamentalmente "leggero", e pertanto inadatto ai climi "wagneriani" di brani robotici come The New Machine, la seconda parte, The Tunes Of Two Cities (january 1982 - Ralph, 1982), con il pretesto di documentare i costumi musicali delle "due città", ovvero alternando il cocktail jazz demenziale degli uni alla musica "industriale" degli altri, confermava tanto il talento nel confezionare gag del primo genere (Serenade For Missy, Smack Your Lips) quanto la debolezza di cui sopra nel registro tragico-futurista del secondo genere.
Title In Limbo (1983, con Renaldo And The Loaf) è un'operetta sullo stile di Duck Stab con gag deliziose come il ragtime d'epoca Shoe Salesman e il mini-balletto giapponese Sailor Song.
Le opere migliori del decennio, The Census Taker (Episode, 1985) e God In Three Persons (Rykodisc, 1988), appartengono proprio al registro "comico".
The Census Taker è l'ennesima colonna sonora, ma questa volta sotto forma di brevi frammenti melodici (fra i quali svettano The Census Taker, con la tipica marcetta per synth, il concerto per trilli di Secret Seed, la grandiosa parata di Innocence Decayed, il concitato psicodramma di Where Is She),
God In Three Persons è una fiaba tematica a pannelli sul genere di Eskimo, ma fluidamente orchestrata alla Zappa (la lunga suite Kiss Of Flesh) con tutta una serie di slapstick demodè al limite del kitsch più bieco (la danza orientaleggiante Hard And Tenderly, il bebop evanescente di Thing About Them, la marcetta cinese di Their Early Years, la lamentazione nipponica di Loss Of A Loved One, il minimalismo tragico di Confused By What I Felt).
La vocazione per la cover si è altresì sbizzarrita intanto su diversi album dedicati al materiale di musicisti celebri, dalle canzoni di Presley a un massiccio programma 16-ennale di revisione dell'opera dei maggiori compositori americani.
Ma la terza parte della Trilogia, Big Bubble (Ralph, 1985), risulta
invece uno dei loro lavori più sperimentali e lungimiranti, e si annovera fra i
lavori più innovativi dell'avanguardia vocale di tutti i tempi.
Se la concezione della suite è cervellotica, l'esecuzione è da capogiro,
incalzante, thrilling e piena di sorprese.
L'ouverture, Sorry, demenziale e operistica, sprofonda l'ascoltatore in
un'atmosfera pesante e violenta, perfidamente sarcastica, che ricorda le opere
espressioniste degli anni Venti. L'arrangiamento è violentemente "industriale",
con orchestra e coro sintetizzati. Stabilito l'umore dell'opera,
Hop A Little ne stabilisce anche il modo espressivo con una sequenza di
gorgheggi acrobatici che usano soltanto versi vocali e rumori di palato,
contrappuntati da fendenti elettronici, nella più fiera tradizione di
avanguardiste come Meredith Monk.
Lo shock viene acuito da Gotta Gotta Get, nel quale il blaterare
pre-verbale si fa ancor più frenetico e, soprendentemente, espressivo: è un
"discorso", a tutti gli effetti, declamato in una lingua primordiale e
universale di accenti, di pause, di concitazioni e di enfasi. Sullo sfondo
rimane quella marea di suoni elettronici cupi e violentissimi, a conferire un
tono da tragedia apocalittica alle confabulazioni del canto. In Cry For The
Fire si librano lamenti altissimi, di grande intensità drammatica,
contrassegnati dalle note marziali del pianoforte e dell'orchestra i quali
danno poi luogo a una musica cerimoniale fortemente ritmata. E' anche il tono
solenne e impetuoso con cui si apre Die-Stay-Go, che prelude alle mutazioni
di registro e all'esplosione di ritmo di Vinegar.
Fear For The Future
è una mini-sinfonia puramente strumentale, con il piano a guidare una
melodia battuta sui tasti con violenza, come si trattasse di uno strumento
a percussione. Kula Bocca Says So è l'ultima, estrema novelty, caricatura
in versione "seria" di tanti hit comici della musica pop.
Il fatto che un lavoro così drammatico abbia in realtà origine da una
cultura della parodia dei generi popolari, ovvero sia la quintessenza
della sottocultura gnomica dei nostri tempi, aggiunge strati di significato
post-moderno a tutta l'operazione.
Non solo è una delle opere massime dei Residents, ma rimarrà come una delle
opere anticipatrici del sound neo- e post-industriale. Al tempo stesso
costituisce un trait d'union fra il teatro espressionista, l'arte-performance
post-minimalista, l'opera e la musica rock.
Accanto a questa l'altra grande realizzazione "multimediale" dei Residents
rimane Whatever Happened To Vileness Fats (Ralph, 1984), originariamente concepita
come colonna sonora di un video a lunga durata. Le registrazioni del 1972-76
vennero montate nel 1984 per ricavarne materiale per l'album. Negli ultimi anni
i Residents hanno presentato estratti dall'opera in diversi spettacoli, facendo
sperare che il progetto possa essere completato. A prescindere dalle qualità
fotografiche e cinematografiche del video, la musica si situa sul fronte più
"serio" della loro attività. Per quanto molti brani si rifacciano ancora al
loro melange multi-etnico (come i balletti cerimoniali, ispirati al folk
orientale, della title-track e della conclusiva Knife Fight),
a dominare è una forma sofisticata di musica da camera dissonante
(Atomic Shopping Carts) che si avvale di cluster, continuum, vocalizzi
dilatati e minimalismi assortiti,
con forti inflessioni robotico-industriali (Search For The Short Man)
in un opprimente clima da "wasteland" post-nucleare.
Per lo più strumentale, Vileness dimostra come l'arte dei Residents trascenda
i trucchi vocali e le trovate comiche.
Al genere di vaudeville espressionista che li ha resi celebri Vileness
aggiunge infatti poche gag, e fra tutte The Importance Of Evergreen, una
musichetta per organetto di strada con contrappunto di campanacci e arpa che
trasmuta in un jazzino da cabaret.
I Residents chiudono il decennio componendo una nuova trilogia. Le singole
parti, “Buckaroo Blues”, “Black Barry” e The King And Eye (Enigma, 1989), vengono
questa volta inaugurate sulla scena (nell'estate del 1989 a New York).
Si tratta di eventi multimediali a cui partecipano anche ballerini.
Ogni parte è dedicata a un periodo della musica americana: quello rurale
dei pionieri bianchi, quello degli schiavi africani e quello moderno.
La terza parte, quella che finisce su disco, è dedicata a rivisitare il mito
di Presley.
L'insieme viene successivamente battezzato “Cube-E”.
Con Freak Show (Official Product, 1991 - Mute, 2007) i Residents confermano questa tendenza, già radicata nei documentari sonori dell'“American Composer Series”, a scavare come archeologi semiotici nella mitologia americana. Una bizzarra regressione ai tempi delle canzoncine satiriche ispira le musiche da carnevale, da luna park e da circo con cui vengono ritratti questi "mostri", ciascuno immortalato da testi comici.
Dispersivi come pochi, i Residents continuano ad alternare lavori d'importanza capitale per il progresso della musica d'avanguardia a operine scipite come Our Finest Flowers (un collage/remix delle loro canzoni).
Il complesso che più di ogni altro ha sfruttato il formato del concept album e che più di ogni altro ha saputo fare di un sound amatoriale il proprio marchio di fabbrica, rimase a lungo ferocemente geloso della propria identità.
Come Frank Zappa la loro forma espressiva primaria è il collage. Come Frank Zappa i Residents assumono a termini elementari del loro linguaggio forme e modi della musica di consumo. Ma, a differenza di Zappa, i Residents applicano il loro sinfonismo semiotico all'alienazione dell'evo industriale, fondendolo con il teatro didascalico di Brecht e con la sotto-cultura dei film di fantascienza.
Gli anni '90 dei Residents sono stati per lo più deludenti.
La loro discografia è cresciuta costantemente ma ben di
rado ha arricchito qualitativamente il loro repertorio.
Gingerbread Man (East Side Digital, 1994) è un
CD-ROM interattivo che presenta ancora una volta dei
personaggi grotteschi.
Hunters: The World of Predators and Prey (Milan,
1995) è la colonna sonora da loro composta per una serie
televisiva. Have A Bad Day (East Side Digital,
1996) invece contiene la musica di un CD-ROM videogame da
loro creato.
Our Tired, Our Poor, Our Huddled Masses (Rykodisc, 1997) è un'antologia su due dischi che copre tutta la loro carriera, focalizzando però l'attenzione sui singoli e le canzoni invece che sui loro più significativi brani in formato libero.
Wormwood (Ralph, 1998), presentato dal vivo in Roadworms (Ralph, 2000), è un concept che trae sarcasticamente spunto da alcune delle narrazioni più inquietanti presenti nella Bibbia. E' il primo vero album dal 1991 ma i brani sono sviluppati nel formato canzone convenzionale. I veri Residents non sono questi.
Il DVD Icky Flix (East Side Digital, 2001) presenta dei videoclip futuristici dei Residents che, quanto a creatività, possono ben competere con le loro musiche.
Demons Dance Alone (ESD, 2002) è una collezione di canzoni "pop" sullo stile del vecchio Duck Stab, ma intrisa di una malinconia che riflette il sentimento del periodo in cui i brani sono stati composti (dopo gli attacchi terroristici dell'11 settembre). Ghost Child, Honey Bear e The Car Thief risultano addirittura commoventi. Il gruppo suona il più normale possibile nel power-pop di Make Me Moo e nel lounge-jazz di My Brother Paul. Il loro stile eccentrico si esprime con successo solo in Thundering Skies, Tortured e Sleepwalker.
WB: RMX (Cryptic, 2004) è uno stupido remix del primo demo che i Residents inviarono a una major (che lo restituì ai "residents", da cui il nome della band).
Twelve Days of Brumalia (2004), teoricamente creato solo per i fan che avrebbero scaricato le canzoni dal sito web dei Residents, ed il live The Way We Were (2005) furono eccentricità che non meritavano molta attenzione.
La questione della loro identità cominciò a essere la cosa meno interessante a proposito dei Residents. E fu senz'altro un brutto segno che nel 2005 era questo l'argomento principale di molti articoli su di loro.
Con tutta probabilità, Animal Lover (Mute, 2005) è più "mainstream pop" di ogni altra cosa che hanno fatto e faranno, ma questo è comunque un segno del fatto che i tempi sono cambiati. Più album faranno come questo, più si daranno da fare per demolire il loro mito. Ma in fin dei conti sarebbero comunque coerenti rispetto alla loro etica originaria.
Tweedles (2006) ha dato seguito alla serie di lavori deludenti.
Night of the Hunters (2007) era un doppio album strumentale.
Strange Culture (2007) è stata la colonna sonora di un documentario.
Il concept album The Voice of Midnight (2007) era fondamentalmente uno spettacolo radiofonico vecchio stile con una colonna sonora di musica d'avanguardia. "Talking Light" Presents Randy's Ghost Stories era un DVD di storie di fantasmi con grafica animata e la solita colonna sonora caotica.
The Bunny Boy (2008) era un altro concept album.
Is Anybody Out There? (2009) era un altro DVD di video.
The Ughs (2009) era un remix di vecchio materiale.
Ten Little Piggies (2009) raccoglie materiale inedito.
Il doppio disco Talking Light Bimbo's (2011) documenta un concerto dal vivo. Coochie Brake (2012) è stato il primo album registrato senza il cantante "Randy Rose" e ancora un altro concetto, questa volta una rivisitazione finto-autobiografica delle loro origini in Louisiana.
Il pezzo Sam's Enchanted Evening ha debuttato dal vivo nel 2011.
Il loro film Theory of Obscurity (2014) è stato una collaborazione con il regista Don Hardy.
Hardy Fox, sotto il nuovo soprannome di Charles Bobuck, ha pubblicato diversi album da solista: Chuck's Ghost Music (2012), Codgers On The Moon (2012), GOD O (2012), Life Is My Only Sunshine (2013), The Highway (2014), Roman De La Rose (2014), Missing Soldiers (2015), What Was Left Of Grandpa (2015), The Swords Of Slidell (2016), Bobuck Plays The Residents (2016), Black Tar (2016), Nineteen-Sixty-Seven (2017).
Fox ha anche pubblicato la sua autobiografia, “This is for Readers” (2016).
The Ghost of Hope (2017) è stato il primo album in studio dei Residents in cinque anni.
Con il proprio nome Hardy Fox ha poi pubblicato una raffica di album nel 2018: Hardy Fox (2018), A Day Hanging Dead Between Heaven And Earth (2018), Nachtzug (2018) e Rilla Contemplates Love (2018).
Hardy Fox, uno dei più grandi compositori di musica rock, è morto nell'ottobre 2018 di cancro al cervello, all'età di 73 anni.
Il postumo Intruders (2018), ultimo album con Hardy Fox, contiene Bobbie's Burning Blues.
I Residents pubblicano poi il doppio disco Metal Meat & Bone (2020), di fatto il primo album della band senza Fox (e che a lui è dedicato). Si tratta di materiale privo di idee.
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