- Dalla pagina su Kevin Saunderson e Inner City di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradtto da Marina Troiani, modificato da Stefano Iardella)

Kevin Saunderson (Brooklyn, 1964) è uno dei tre leggendari DJ e produttori di Detroit che inventarono la musica techno (gli altri due erano Juan Atkins e Derrick May) e che cambiarono per sempre il volto (e il ritmo) della musica dance.
Nato a Brooklyn nel 1964 (il nono figlio della famiglia), Sauderson si trasferì da bambino a Detroit dove infine incontrò i suoi amici Derrick May e Juan Atkins e iniziò a lavorare per le radio locali.
Ben presto cominciò a produrre propri singoli, sotto nomi d'arte come Kreem (Triangle of Love), Reese (The Sound, Bounce Your Body to the Box, Rock to the Beat), E-Dancer (Pump the Move), Inter-City, Tronik House, Essaray, Kaos, etc.
La sua collaborazione con la cantante Paris Grey, vero nome Shanna Jackson (Glencoe, 1965), di Chicago, ribattezzata Inner City, ebbe inizio nel 1987 con Big Fun (Virgin, 1988), che più tardi divenne un successo mondiale a fu seguito ben presto da Good Life.
Si deve a loro l'esplosione della musica techno nel 1988.
La loro musica non fu acclamata solo nei club statunitensi, ma anche in tutta Europa.
Influenzò notevolmente la musica continentale e i DJ anglosassoni che lanciarono la versione europea della techno (gli Inner City piazzarono otto hit nelle classifiche inglesi top 40 nell'arco di cinque anni e diedero alle stampe due album in grado di vendere oltre sei milioni di copie).
La singolarità della dance-music di Saunderson era il richiamo a quella tedesca: doveva più a Kraftwerk e Tangerine Dream che non al rhythm and blues (diversamente, quindi, dalla musica house di Chicago e, ovviamente, dall'hip hop).

La scalata delle classifiche da parte degli Inner City continuò con Ain't Nobody Better.
L'album Paradise (Virgin, 1989), degli Inner City, fu il primo album full-length realizzato interamente da un DJ techno di Detroit.

Il sound pop and soul di Fire (Virgin, 1990) fu un lapalissiano tradimento dell'estetica techno, ma Saunderson continuò il suo personale lavoro di sperimentazione con il Reese Project, inaugurato da Hope & Clarity (SIX6, 1992).

Mentre i singoli si susseguivano (Watcha Gonna Do with My Lovin, That Man, Back Together Again), seppur con qualità decrescente, il terzo album Praise (Virgin, 1992) lasciò sperare un ritorno alla miglior forma del 1988 grazie alla jam techno surreale di Ahnongay.
Sfortunatamente si trattava solamente dell'eccezione, non della regola.

Do Ya e Share My Life scalarono le classifiche del 1994.
Anche Hallelujah (1992) e Pennies From Heaven (1992) furono i preferiti sulle piste da ballo.

Hiatus (1996) confermò la decadenza di Saunderson come "dio della techno".


(Tradotto da Stefano Iardella)

Faces And Phases (Planet E, 1998) è un'antologia di rarità hard-techno pubblicata con diversi soprannomi. Ha fatto di più questo album, per ristabilire le credenziali artistiche di Saunderson, rispetto a tutti gli album degli Inner City messi insieme.

Nel complesso Saunderson è sicuramente importante come DJ, ma non è mai stato veramente convincente come autore. I suoi singoli sono accattivanti e groovy, ma è qui che finisce la sua "lezione". È probabile che i suoi brani hard-techno meno conosciuti, registrati con una varietà di soprannomi, dureranno più a lungo rispetto ai successi commerciali accreditati agli Inner City.


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