- Dalla pagina su The Smiths & Morrissey di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

In breve:
Gli Smiths sono stati una delle band di guitar-pop di maggior successo della fine degli anni '80. Hanno segnato con uno stile che era per molti versi l'opposto della musica all moda dei loro tempi: intimo e tenero invece anzichè enfatico e/o macho. Le loro melodie gentili sono state innestate sul canto ascetico e vulnerabile di Stephen Morrissey (Davyhulme, 1959), simile a quello dei muezzin, e sugli arpeggi di chitarra trascendentali di Johnny “Marr” Maher. I testi introversi e ipersensibili hanno catturato l'immaginazione di una generazione che era chiusa in stanze buie, non vagava per le strade, una generazione che si identificava con il mondo desolato e la vita solitaria di Morrissey. La trance e la malinconia elegiaca di Hand in Glove (1983), This Charming Man (1983), What Difference Does It Make (1984), William It Was Really Nothing (1984), How Soon Is Now (1984) e dell'intero The Smiths (1984) erano impegnative in termini emotivi, non musicali. Nonostante fossero un gruppo orientato al contenuto, gli Smiths conclusero la loro carriera con la perfezione formale di The Queen Is Dead (1986) e singoli come Girlfriend In A Coma (1987). Gli Smiths definirono il termine "post-punk" meglio di chiunque altro: non avevano assolutamente nulla in comune con la civiltà punk. In effetti, erano per il punk-rock ciò che i Beatles erano stati per il rock'n'roll: l'antidoto.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi, modificato da Stefano Iardella)

Bio:
Inventori del rock intimista del dopo-punk, con cui la musica leggera restaurava il suo potere sull'industria discografica britannica, gli Smiths sono responsabili, nel bene e nel male, dell'affossamento del punk-rock e della resurrezione del pop. Sono anche, nel bene e nel male, non la causa ma l'effetto della decadenza del punk-rock e della rinascita del pop. Da loro prese l'abbrivo la corrente che avrebbe portato ai fenomeno più aberranti del "Brit-pop" degli anni '90. Al tempo stesso soddisfarono le frustrazioni di una nuova generazione di adolescenti che aveva bisogno di rituali di auto-flagellazione diametralmente opposti a quelli del punk-rock.

Il sound degli Smiths era la quintessenza della semplicità melodica. Da un lato gli arpeggi chitarristici di Johnny Marr (Maher), che riassumevano e popolarizzavano lo spleen trascendentale dei Television e dei Joy Division , e dall'altro il canto ascetico e accorato, mediato dai mantra e dal crooning "nero", di Stephen Morrissey. Ad aggiungere un fascino al tempo stesso tragico e polemico all'operazione erano le liriche di Morrissey, omosessuale introverso e iper-sensibile.

I singoli ne imposero subito sound e personalità. Morrissey salmodia come un rabbino in trance su un folk-rock tintinnante e incalzante la storia "noir" di Hand In Glove (1983). L'alter ego di quella tetra elegia è la briosa This Charming Man (1983), un rave-up con il tempo in levare della Tamla e dei Pretenders e contrappunto atonale della chitarra alla Fall . What Difference Does It Make (1984) è persino un boogie stentoreo che la chitarra popola di scampanellii alla Chuck Berry mentre il cantante predica nel tono freddo di Stan Ridgway. William It Was Really Nothing (1984) sfodera invece il frenetico finger-picking del country and western e un ritmo caraibico.

Erano brani abilissimi a fagocitare e metabolizzare le radici del rock and roll, ma costituzionalmente deboli. Il popolo che non si riconosceva nell'isteria dei punk si riconobbe comunque nelle melodie perbene degli Smiths. Il loro pop intimista e melodico venne incontro ai bisogni di una generazione che aveva esaurito le proteste di strada e non riusciva più a contenere la propria disperazione esistenziale. I testi lievemente degenerati aggiunsero quel pizzico di notizia che fa bene al culto.

Il vero capolavoro degli Smiths fu semmai How Soon Is Now (1984), una litania da muezzin propulsa da un tribalismo voodoo alla Bo Diddley, e accompagnata dal tremolo psichedelico di una chitarra e dal trillo atmosferico di un'altra chitarra (come nelle ballate della solitudine di Chris Isaak).

L'album Smiths (Rough Trade, 1984) ambienta il calvario di Morrissey in un mondo desolato che è in realtà una rappresentazione del microcosmo quotidiano del cantante.

Meat Is Murder (Rough Trade, 1985) non ha nè fantasia nè nerbo, ma ha il merito di accentuare i toni tragici delle loro canzoni. Spicca la ballata elegante e un po' onirica di That Joke Isn't Funny Anymore. Intanto esce su singolo la cavalcata country-gospel di Shakespearès Sister (1985).

La paranoia di Morrissey si sublimò semmai su The Queen Is Dead (Rough Trade, 1986), un album che è un traguardo formale. L'atmosfera apocalittica della title-track si riallaccia al dark-punk di qualche anno prima e prepara il terreno per una sequenza di ballate d'alta classe. There Is A Light That Never Goes Out potrebbe essere una canzone orchestrale degli anni '50. Boy With A Thorn In His Side è una melodia degna di un'aria d'opera, e Morrissey la canta in un melisma soffuso. Il cantante, in splendida forma, si ripete sempre più vellutato in Big Mouth Strikes Again, un vortice che s'impennia in maniera quasi sufi, contrappuntato da una cantante esotica e incalzato da un altro veloce finger-picking di Marr. Marr, dal canto sua, dà brio al disco mettendo in pista il country & western sferragliante di Vicar In A Tutu e la filastrocca cadenzata di Frankly Mr Shankly. Il disco si chiude con l'orchestrale There Is A Light e il boogie fatalista di Some Girls Are Bigger Than Others (che potrebbe essere dei Dire Straits), come in una dissolvenza cinematografica. Molte ballad sono semplicemente tediose, ma l'insieme costituisce il prezioso vangelo di un martirio psicologico in cui molti adolescenti si riconoscono.

La cadenzata Ask (1986) e la rustica Panic (1986) tengono vivo il mito, ma denotano in realtà una netta caduta di tono (se non altro, una tediosa ripetizione degli elementi dei singoli precedenti, dal country & western all'aria d'opera). Forse consci di aver esaurito un filone, gli Smiths diedero con Shoplifters Of The World (1986) uno dei brani più duri della loro carriera, al limite del boogie sudista e dell'hard-rock.
Strangeways Here We Come (Rough Trade, 1987) è così una raccolta smaliziata che propone soltanto imitazioni dei loro successi, ma con il massimo della raffinatezza. Se A Rush And A Push è l'ennesimo motivetto innocuo da fischiettare al supermercato, un piccolo universo di suoni popola la semplice malinconia folk di Girlfriend In A Coma (comprese le impennate orchestrali) e Last Night I Dreamt That Somebody Loved Me comincia persino con un sinitro mini-concerto d'avanguardia per rintocchi di pianoforte e voci angosciate prima di lanciarsi in un valzer macabro degno dei Doors. In mezzo a tanti buoni sentimenti I Started Something I Couldn't Finish arriva come uno schiaffo: battito da disco-music, riff distorto di hard-rock, fanfara rhythm and blues di fiati e persino un ruggito "nero" di Morrissey. Death Of A Disco Dancer chiuse nella maniera più tetra e metafisica la loro carriera. Gli arrangiamenti avevano raggiunto la perfezione formale senza mai eccedere in sensazionalismo. Questo disco così diverso dal loro stereotipo potrebbe benissimo essere ricordato come il loro capolavoro. Il singolo Sheila Take A Bow (1987) è invece un'altra delle loro arie disimpegnate.

The Singles (Reprise, 1995) was possibly the only truly essential Smiths album.

The Sound Of The Smiths (2008) è stata un'antologia dei singoli e delle rarità.

Sciolti gli Smiths, Johnny Marr diede vita agli Electronic con Bernard Sumner dei New Order.
Steven Morrissey non attese molto prima di pubblicare il suo primo album solista, Viva Hate (EMI, 1988).
L'album fece scalpore e impose Morrisey fra le star della musica pop, ma più per il personaggio che per la musica.
L'album, infatti, conserva i difetti peggiori degli Smiths (il crooning lamentoso, le melodie operatiche, gli arrangiamenti da musica leggera) e pochi dei pregi. La raccolta sprofonda traccia dopo traccia, passando per le terribilmente patetiche Alsatian Cousin, Everyday Is Little Sunday, Suedehead. Sono ritornelli senza nerbo, che neppure la lunga, autobiografica riflessione di Late Night Maudlin Street riesce a redimere. La pochezza di queste canzoni dimosta soprattutto quanto importante fosse il ruolo di Johnny Marr.

Nei tre anni seguenti Morrissey pensò bene di concentrarsi sui singoli, che in fondo erano sempre stati il forte degli Smiths (come di tutti i cantanti di musica leggera): Interesting Drug (con Marr alla chitarra e Kirsty MacCall al controcanto), Ouija Board, Piccadilly Palare (uno ska alla Madness), November Spawned A Monster (il brano da discoteca), Yes, I Am Blind (un gospel allegorico alla Nick Cave), Hairdresser On Fire (con uno degli arrangiamenti orchestrali più pesanti).
Quei brani vennero in seguito raccolti su Bona Drag (Sire, 1990), di gran lunga il suo miglior album solista.

Kill Uncle (Sire, 1991) insiste invece nel proporre musica leggera e atteggiamenti stucchevoli (Our Frank, Asian Rut). Driving Your Girlfriend Home e Mute Witness sono storie interessanti (la seconda su uno stupro), ma musicalmente senza nerbo. I suoi salmi interiori fanno leva su quel tenore minato dal tremolo, che però alla lunga risulta di una monotonia davvero angosciante.

Your Arsenal (Sire, 1992) segna persino una regressione al glam-rock di David Bowie. (You're Gonna Need Someone On Your Side). Morrissey è diventato praticamente uno specialista nel comporre ritornelli che sono al tempo stesso orecchiabili e insopportabili (Tomorrow, Seasick). Il disco è musica che non suona più come musica, e si fa ascoltare pertanto soltanto per liriche, ora argute (We Hate It When Our Friends Become Successful e soprattutto You're The One For Me Fatty) e ora programmatiche (National Front Disco e Wèll Let You Know). I temi sono sempre autocommiserativi (e un po' razzisti, da buon ariano, proprio lui che è omosessuale).
Il disco ebbe comunque un successo stratosferico e rilanciò la carriera di uno dei cantanti più noiosi della storia del rock.

In realtà ogni album deve molto al coautore: Vini Reilly (Durutti Column) per Viva Hate, Mark Nevin per Kill Uncle, Alain Whyte per Your Arsenal. Sono loro a mettere in musica i testi di Morrissey.
La prassi è ancor più evidente su Vauxhall And I (Sire, 1994), che è composto metà con Whyte e metà con Boz Boorer. Morrissey si concentra sulle storie, che in effetti sono diventate piccoli virtuosismi teatrali, e il partner imbastisce un accompagnamento attorno alla sua "recitazione". L'incoerenza stilistica è un fatto congenito. The More You Ignore Me e Lifeguard Sleeping Girl Drowning sono quasi telenovele. L'apice narrativo lo tocca forse in Now My Heart Is Full (soltanto lui poteva scrivere un'ode alla propria incapacità di esprimersi) e Tell All Of My Friends. L'album si chiude con Speedway, un pezzo insolitamente "rumoroso", che è praticamente heavy-metal per lui.
Il problema è che più Morrissey canta più il pubblico si rende conto che canta sempre la stessa canzone, e forse alcune non bisognerebbe cantarle neppure una volta.

I singoli Hold On To Your Friends e Boxers si attengono a quelle direttive. Forse Morrissey ottiene risultati più convincenti con il singolo Interlude (Parlophone, 1994), registrato con Siouxsie.

Il produttore Steve Lillywhite si affianca a Whyte e Boorer su Southpaw Grammar (Sire, 1996), album che rimane comunque ligio al canone del precedente. Morrissey si espone al ridicolo con i pomposi undici minuti di Teachers Are Afraid Of The Pupils e della title-track, nei quali può ossequiare liberamente i suoi idoli Henry Mancini e Phil Spector. Un accompagnamento appena più grintoso sortisce Do Your Best e Dagenham Dave, che se non altro sono vivi e non morti come il resto della sua opera, e addirittura il rock chitarristico di Boy Racer e Best Friend On The Payroll. Forse anche lui si è reso conto che c'è un limite a quante lacrime un uomo può piangere prima di sentirsi dire che se lo merita.

Morrissey si è costruito una maschera patetica, da "giovane Werther" del pop, che gli è valsa sì la "stardom" ma che potrebbe essere anche la sua condanna dal punto di vista artistico.


(Tradotto da Roberto Morelli)

Capendo che non aveva molto da dire come musicista, Morrissey abbandona l'ambizione musicale di Southpaw Grammar e ritorna al tradizionale formato canzone con Maladjusted (Mercury, 1997). Consolas l'eccezione di Ambitious Outsiders, i momenti migliori dell'album sono anche i meno pretenziosi: melodie semplice ma trascinanti come Alma Matters, Ammunition, Satan Rejected My Soul. Sempre più letterato e mortalmente serioso, Morrissey non potrebbe andare più lontano dallo stereotipo di rock star. A suo credito, le sue ninnna-nanne melodiose suonano come una chiamata alle armi per tutti gli individui dimenticati dalla società, per le impotenti vittime del fato e per i teenagers soli e incompresi.

Nessuno si sarebbe aspettato che il più noioso cantautore della sua generazione avrebbe trovato il modo di diventarlo ancora più. Invece Morrissey ha fatto l’impossibile ed ha fatto sua una posizione politica (America Is Not The World). Le lussureggianti orchestrazioni di You Are The Quarry (Attack, 2004) possono almeno aiutare nel tentare di ignorare i peggiori testi che egli abbia mai scritto ed il suo tono altezzoso, la musica rimane comunque passabile (Irish Blood English Heart, First of the Gang To Die) anche se a tratti insopportabile.

Ringleader Of The Tormentors (Sanctuary, 2006), prodotto da Tony Visconti, suona un pò meno deprimente e piagnucolante del solito, in particolar modo in The Youngest Was the Most Loved.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Continuando la progressione iniziata dal produttore Visconti, Years of Refusal (2009), prodotto da Jerry Finn, ha presentato un interprete più vivace e, complessivamente, più musicale (con uno stereotipo meno autobiografico). Lo svantaggio è che ha perseverato nel dialogo con la società con lo stesso guitar-pop di due decenni prima, ignaro che il mondo della musica è andato avanti. Il lato positivo è che i suoi testi patetici sono stati finalmente riscattati dalla musica che si può davvero ascoltare. La nevrosi di Something Is Squeezing My Skull, la rabbia di It's Not Your Birthday Anymore e soprattutto l'insicurezza di I'm Throwing My Arms Around Paris avevano finalmente un senso. Le latineggianti When Last I Saw Carol e One Day Goodbye Will Be Farewell e le jazzate You Were Good in Your Time e All You Need Is Me hanno aggiunto ulteriore intrattenimento. Il glam-rock di Visconti abbinato all'angoscia esistenziale fece miracoli con Marc Bolan e David Bowie: Morrissey ammise implicitamente chi fossero i suoi antenati.

Swords (Polydor, 2009) raccoglie rarità. Very Best of Morrissey (2011) è un'antologia decente.

World Peace Is None of Your Business (2014) contiene World Peace Is None of Your Business e Staircase At The University.

Egli ha anche pubblicato il suo primo romanzo, "List of the Lost" (2015).

Low in High School (2017) contiene Spent The Day In Bed.
“Casa, è solo una parola? O è qualcosa che porti dentro di te?” è quanto di più profondo possa domandarsi (Home Is a Question Mark).

California Son (2019) è un album di cover.

I Am Not a Dog on a Chain (2020) ha segnato un ritorno alla musica (non solo testi pretenziosi innestati su arie dalle sonorità anni '50) con Jim Jim Falls e Bobby Don't You Think They Know.


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