- Dalla pagina sui Teardrop Explodes di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

I Teardrop Explodes furono una delle formazioni guida del revival psichedelico di Liverpool della fine degli anni '70. Ma la loro non era semplice calligrafica ripresa dei suoni degli anni '60. Era semmai una fusione di spirito new wave e di spirito psichedelico. Il risultato era un formato di canzone che era tanto melodico quanto bizzarro. Un fatto piÃđ formale che emotivo, ma "formale" nel senso di rinnovamento delle strutture, non nel senso di imitazione delle strutture. I loro massimi maestri erano i Doors, ma rivisti attraverso gli occhi di Television e Brian Eno.

I Teardrop Explodes di Julian Cope esordirono nel 1979 con due 45 giri che coniugavano lo stile da Farfisa-band e un senso panico del primitivo con la ritmica ossessiva del dark-punk: Sleeping Gas e Bouncing Babies.
Il materiale di quel periodo verrà raccolto su Piano (Document, 1990).

Il primo album, Kilimanjaro (Mercury, 1980), si distinse per canzoni ipnotiche, atmosferiche e lussureggianti come Treason, Went Crazy, Books, Reward, Ha Ha I'm Drowning, Poppies In The Field, Suffocate, arrangiate con fiati funky, ritmi disco, tastiere melodiche e dissonanze lisergiche; ma non meno suggestive erano le piece piÃđ sperimentali, nelle quali il melodismo di Cope e le arie tastieristiche di David Balfe si esprimevano in costruzioni armoniche piÃđ introverse e visionarie (When I Dream e Thief Of Bagdad, il punk-a-billy alla Fall di Brave Boys).

La psichedelia manieristica e neo-romantica di Cope lasciÃē il segno anche sulle gemme di Wilder (Mercury, 1981): Passionate Friend, Bent Out Of Shape e Great Dominions.

Sciolto il complesso, dopo un terzo album incompiuto, Everybody Wants To Shag (Fontana, 1990), Julian Cope avrà modo di sfogare la sua personalità eccentrica.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Il tastierista Paul Simpson dei Teardrop Explodes lanciÃē i Wild Swans, il suo progetto incentrato sul dark-punk ballabile, con il singolo The Revolutionary Spirit (1982), seguito dall'EP The Peel Sessions (1986), contenente No Bleeding, e dagli album Bringing Home The Ashes (1988) e Space Flower (1990).

Gli ci sono voluti due decenni per dargli un seguito, The Coldest Winter for a Hundred Years (Occultation, 2011), dopo che la retrospettiva della carriera Incandescent (Renascent, 2003) aveva già scritto il loro epitaffio.

L'EP Tracks in Snow (Occultation, 2011) conteneva gli avanzi di The Coldest Winter.


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