- Dalla pagina sugli U2 di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
Gli U2, una delle band di maggior successo degli anni '80, emersero dal contesto del pub rock e del punk rock, minimizzando il tono fondamentalista e enfatizzando quello populista della rivoluzione punk. A partire da Boy (1980), riuscirono a fondere la veemenza del punk rock con il successo di massa del pop e della disco music. La loro musica era viscerale ma non violenta. L'intenso canto dell'irlandese Bono Vox, vero nome Paul David Hewson (Dublino, 1960), i riff di chitarra marziali di The Edge, vero nome David Howell Evans (Londra, 1961), e i ritmi jungle riuscirono a fondere la malinconia della musica folk, il dolore del blues, il fervore del gospel e la magniloquenza delle arie operistiche.
Ancor più importante, anthem come Sunday Bloody Sunday (1983) e Pride (1984) unirono il pessimismo storico alla frustrazione adolescenziale.
Uno stile più riflessivo emerse in una fase più tardiva della loro carriera, portando a raccolte più sobrie come Joshua Tree (1987).
Bio:
Gli irlandesi U2 sono stati il principale fenomeno rock degli anni '80.
Guidati dal cantante Bono Vox (Paul Hewson) e dal chitarrista
The Edge (Dave Evans),
gli U2 hanno coniato una canzone che fonde stili "alti" e "bassi" della
musica popolare: l'urlo di dolore del folk, il pianto dimesso del blues,
l'incalzante fervore del gospel, l'aria d'opera, la vibrante frustrazione
del punk-rock.
Gli U2 realizzarono una perfetta simbiosi con gli umori (malinconicamente utopisti) della loro generazione, che li ha infatti eletti ad eroi. L'operazione aveva forse poco di musicale, e talvolta si limitava a riciclare quell'"umore" sul blaterare sempre più patetico di Bono e sugli accordi sempre più enfatici di Edge, ma segnò una pietra miliare nell'evoluzione almeno del pop d'autore ("pop" nel senso di canzone melodica, la scuola dei chansonniers e dei Beatles).
Sui temi del martirio e della salvazione gli U2 hanno comunque eretto un'epopea spirituale di portata universale. Se le loro apoteosi da kolossal biblico ne hanno fatto talvolta i Cecil DeMille del rock, le ben più inquietanti cadenze tribali di tante loro amare ballate hanno raccolto la fiaccola del dolore idealizzato che fu dei bluesman di strada e dei folksinger di protesta.
Musicalmente, l'elemento più originale del loro sound è non tanto il tenore di Bono Vox (talvolta anche troppo melodrammatico, fino a sembrare la parodia dei cantanti d'operetta) quanto lo stile chitarristico di Dave Evans (The Edge), le cui figure semplici ripetute freneticamente hanno dato origine a una piccola rivoluzione tonale nell'uso dello strumento.
Il primo album, Boy (Island, 1980), li segnalò per un esuberante
garage-rock romantico e psichedelico, con gli assalti chitarristici di
Edge in primo piano. E' la sua chitarra a propellere Out Of Control,
un vibrante inno a ritmo di disco-punk, Stories For Boys
e soprattutto I Will Follow, inno ancor più solenne condotto da
un riff stentoreo in staccato e impreziosito da tastiere dissonanti e
striduli tribalismi.
Edge condensa la loro "teenage angst" nei brevi assoli di Twilight,
The Electric Co e
O'clock Tick Tock,
premonizioni del suo stile futuro.
I brani epici sono intervallati da accorte pause
folk-psichedeliche (An Cat Dubh, Into The Heart).
Bono tenta di fondere (anche se in maniera talvolta più maldestra che geniale)
i registri più nobili del canto popolare, dal tenore
d'opera al bardo gaelico, dal rocker allo shouter, dallo yodel allo spiritual,
e gli arpeggi cromatici di Edge costituiscono una forma di accompagnamento che
esaspera lo stile free-form del jingle-jangle e le improvvisazioni modali
dell'acid-rock. Merito del sound brillante del disco va anche al produttore,
Steve Lillywhite: cadenze alla Blondie e alla Police (A Day Without Me)
puntano già in direzione di un sound altamente commerciale.
October (Island, 1982), dominato più che mai dagli arrangiamenti atmosferici di Lylliwhite, memori della psichedelia, è intriso di misticismo introspettivo (l'inno quasi liturgico di Gloria, il raga-rock di I Fall Down, il tribalismo spiritato di Scarlet), nonostante la solita manciata di disco-punk (Rejoice, Fire, Is That All).
Quegli accenti religiosi sfociano nell'idealismo accorato di
War (Island, 1983),
l'album che li consacra star mondiali. Il lamento struggente di Bono, i riff marziali
di Edge e i ritmi di jungla (alla Diddley) si esaltano in due forme base:
la serenata (Two Hearts Beat As One) e la ballata politica
(il rap Seconds, la marziale Sunday Bloody Sunday sulla guerra civile irlandese,
e soprattutto New Year's Day su Solidarnosc, vertice accorato del loro
disco-punk anthemico).
Predicatori nell'era dell'ansia, gli U2 realizzano in musica lo stesso
compromesso fra frigida astrazione simbolica e lucido commentario storico
che venne già tentato da Yeats in poesia.
I loro proclami umanitari, il tono disperato con cui vengono eseguiti e
persino l'arrangiamento neutro (che può condensare gli stili più disparati),
esibiscono la stessa capacità profetica di cogliere lo spirito dell'epoca.
Il commosso tributo ai valori della nazione americana di Unforgettable Fire (Island, 1984), più rilassato e maturo, poetico e trascendente, si avvale di paesaggi onirici evocati dalla produzione stratificata di Brian Eno: la commovente Pride in memoriam Martin Luther King, la loro aria più memorabile, il summa del loro epos borghese; Sort Of Homecoming, onirica e ipnotica; Wire, su ritmi caraibici e minimalisti; Unforgettable Fire, eterea e sinfonica; Bad, tenera e psichedelica.
Joshua Tree (Island, 1987) indulge nella depressione apocalittica, e il loro vittimismo di maniera produce lamenti gospel come I Still Haven't Found, elegie amorose da AOR come With Or Without You e denunce politiche come Bullet The Blue Sky (che contiene probabilmente il miglior assolo della carriera di Edge, un assolo quasi "documentario" della guerra di cui parla la canzone), i tre poli della loro arte, per ciascuno dei quali gli U2 si servono di uno stile appropriato. Il loro idealismo si esprime in ballate che mescolano country, rhythm and blues e rock and roll e talvolta li avvicinano al melodramma passionale di Springsteen, ma sempre su un registro molto più lirico (Running To Stand Still, Red Hill Mining Town, Where The Streets Have No Name). Malato di un realismo un po' obsoleto, il disco si riallaccia a temi e umori degli anni '30, da Frank Capra a Ernest Hemingway. Where The Streets Have No Name marks a new zenith of transcendental intensity, thanks to the frantic raga-like ringing tones of the lengthy instrumental overture and to the tribal beat.
Il live Rattle And Hum (Island, 1988) celebra l'immensa popolarità raggiunta dal complesso, nuovi bardi del nobile populismo che fu di Guthrie e di Dylan. E non stupisce che proprio la civiltà dei folksinger fornisca l'ispirazione qer quel monumentale atto di contrizione spiritual che è Love Rescue Me o per l'intensa elegia di Van Diemen's Land, Proprio perchè si situano come eccezioni all'interno del corpus creativo del gruppo Desire, sorprendentemente propulsa da un tribalismo maniacale, quell'incrocio di voodoobilly e jump blues che è When Love Comes To Town, il non meno tetro e incalzante gospel di Hawkmoon 269, il soul fiatistico di Angel Of Harlem (1989) (ma con profumi di Blonde On Blonde), risultano fra i momenti più validi dell'intero repertorio.
Gli U2, emblema del "corporate rock" degli anni '80, tanto pomposo quanto futile, fra nobili riesumazioni delle radici del rock (nel loro caso soprattutto gospel e blues) e dubbio impegno civile. Il successo travolgente di Joshua Tree e soprattutto dei loro spettacolari tour hanno fatto degli U2 una delle più efficienti macchine economiche della storia del rock. Negli ultimi decenni soltanto Michael Jackson e Madonna possono competere con il loro amalgama di musica, personaggio e messaggio.
I primi accenni di caduta di popolarità danno come frutto Achtung Baby
(Island, 1991), l'album che reinventa di fatto il loro sound.
A risaltare è un arrangiamento rumoroso e imprevedibile che pure conserva la
sofisticata eleganza delle produzioni di Brian Eno (il vero artefice del loro
sound da Unforgettable Fire in poi) e soprattutto accentua la ballabilità.
E' una mossa tutt'altro che controcorrente, anzi perfettamente in linea con
i trend della dance music britannica (più o meno "industriale") dei primi
anni '90. Dilagano così i ritmi hip-hop e le sciabolate heavymetal.
Zoo Station vanta l'armonia più demoniaca (sostenuta da una pulsazione
alla T.Rex), ma i momenti migliori sono forse quelli in cui il gruppo torna
alle cadenze di Bo Diddley (Mysterious Ways),
al falsetto del gospel (The Fly, con un altro storico assolo di Edge, il singolo che annunciò l'era elettronica degli U2) e agli accordi epici degli Who
(Even Better Than The Real Thing).
La ballad One recupera gli accenti accorati di Bono in un contesto
meno patetico del solito.
Who's Gonna Ride Your Wild Horses e Until The End Of The World
(con un altro assolo creativo di Edge)
ripercorrono i loro temi musicali in un'ottica che fonde il decadente e
l'industriale.
Zooropa (Island, 1993) conferma il piglio distratto e giocherellone del
nuovo corso, che ricorda un pò ciò che successe ai Beatles da Penny Lane
in poi. Si passa per velleità industriali di quarta mano come
Daddy's Gonna Pay For Your Crashed Car, sketch demenziali degni dei
Residents come The Wanderer (un synthpop cantato dal tenore country di
Johnny Cash), per la psichedelia sonnolenta degna del John Lennon meno
ispirato di Numb, il tribalismo scipito alla Talking Heads di Lemon.
D'altronde, arrivati ai loro livelli di popolarità, potrebbero permettersi
anche di incidere un disco senza musica.
Zooropa è tanto "moderno" quanto lo furono Sgt Pepper (Beatles) nel 1967 o
The Wall (Pink Floyd) nel 1980.
Danno l'impressione di essere quattro bambini viziati,
tanto ricchi da potersi permettere qualsiasi capriccio.
Gli U2 e Brian Eno sono anche i Passengers, titolari di Original Soundtracks 1 (Island, 1995), una raccolta di brani sperimentali che giocano con la musica ambientale e la musica da ballo elettronica.
Continuando la parabola che li accomuna ai Beatles (un improvviso successo di
vendite che ne fece un fenomeno sociale più che musicale, poi un successo
critico dovuto più ai produttori che ai musicisti, e infine una disperata
rincorsa a inseguire le mode di turno), gli U2 pervengono a
Pop (Island, 1997), album che incorpora le tecniche di produzione
della musica da ballo elettronica, quasi un album
di tardo synth-pop per nostalgici degli anni '80.
L'incalzante pulsazione di Discotheque, la musica industriale di
Mofo e Gone
offrono
i momenti "sperimentali", perlomeno per un gruppo conservatore come gli U2.
Il cuore del disco è comunque rappresentato proprio dall'opposto, da canzoni
banali, prevedibili, senza nerbo come Staring At The Sun,
Do You Feel Loved, The Playboy Mansion, Please.
In mezzo ci sono mezzi "trip" psichedelici come
If You Wear That Velvet Dress, Miami, Wake Up Dead Man e
allucinati squarci di pathos come
If God Will Send His Angels e Last Night On Earth (che però
ruba il riff a Personal Jesus dei Depeche Mode e la cadenza a
Bang A Gong dei T-Rex).
Se questo disco l'avesse fatto un altro gruppo, non ne avrebbe parlato nessuno.
Bono ha inciso anche In A Lifetime con la band celtica Clannad, da alcuni considerato il suo capolavoro vocale.
Se Pop era stato il loro album "elettronico", All That You Can't Leave Behind (Reprise, 2000) segna il loro ritorno al rock and roll. L'idea sembra quella di ripercorrere la loro carriera, dagli inizi quasi punk alle austere ballate del periodo intermedio. La voce di Bono e' noiosa come sempre (se possibile è persino senile nella natalizia Peace On Earth), ma It's A Beautiful Day (simile a The Sun Always Shines On TV degli A-Ha) e Elevation ripagano con una forza brutale che da questi gentiluomini di mezz'eta' non ci si aspetterebbe. Grace e Stuck In A Moment (che ricorda il Van Morrison più metafisico), il nostalgico tributo New York e Wild Honey (Backstreet Boys per i più vecchi) sono brani di pop vecchio stile per i tradizionalisti. Essendosi concentrati nello scrivere musica piuttosto che nasconderla dietro gli arrangiamenti quest'album suona, se non altro, sincero. La verità, tuttavia, è che se questo lavoro fosse stato pubblicato da una band meno conosciuta sarebbe verosimilmente rimasto inosservato: la maggior parte dei brani è appena mediocre.
L'eco delle loro vecchie hit risuonano nel How To Dismantle An Atomic Bomb (Interscope, 2004), un album molto tradizionale alla U2, una esplosiva e passionale applicazione del loro pop "grandioso" (Vertigo, City).
A parte il lavoro rifinito di chitarra da parte di The Edge, questa collezione blanda non mostra alla fine tentativi creativi. Ciò non è un disappunto, è quello che sono gli U2: una mediocre arena-rock band.
Dozzine di gruppi sono più interessanti. Se uno di questi gruppi avesse fatto questo tipo di dischi, pochi critici si sarebbero preoccupati di recensirli.
Lo spreco di produttori (Brian Eno, Danny Lenois e Steve
Lillywithe) è piuttosto imbarazzante per No Line On The Horizon(Interscope,
2009).
No Line On The Horizon è una banale ripetizione di stereotipi
(vocalismi urlati, suoni percussivi). Magnificent ha un bello
sferragliare atmosferico e coinvolgente, ma che resta fine a se stesso. Get
on Your Boots è leggermente più rock e meno lamentoso del resto, mentre Fez – Being Born è il pezzo “sperimentale”.
Tra gli album pubblicati nel 2009 è difficile trovarne uno peggiore
di questo.
Bono e The Edge hanno composto la colonna sonora del musical Spider Man (2011).
Gli U2 hanno contribuito con Ordinary Love al film “Mandela: Long Walk to Freedom” (2013), seguito dal singolo Invisible (2014).
Gli U2 sono tornati con i concept album Songs of Innocence (2014), prodotto da Danger Mouse, Paul Epworth, Ryan Tedder, Declan Gaffney e Flood, largamente
considerato una delle più grandi truffe della musica rock (il suo formato
digitale è stato progettato per indurre gli utenti a scaricarlo
automaticamente) e Songs of Experience
(2017), prodotto da Jacknife Lee, Ryan Tedder, Steve Lillywhite, Andy Barlow, Jolyon Thomas, Brent Kutzle, Paul Epworth, Danger Mouse e Declan Gaffney.
La
vasta mobilitazione dei produttori era inversamente proporzionale alla qualità
artistica della musica.
Songs of Surrender (2023) è semplicemente imbarazzante.
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