- Dalla pagina su Jah Wobble di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
Il lungo e bizzarro viaggio del bassista Jah Wobble, vero nome John Joseph Wardle (Stepney, 1958), iniziò con le sinfonie dark dub dei Public Image Ltd.
La sua carriera da solista si aprì con le ballate funk e jazz di Betrayal (1980), ambientate su uno sfondo allucinato (tinte di dub). Anche lui contribuì all'emergere del "lo-fi pop" con Bedroom Album (1983), un'umile raccolta di nenie funebri e introspettive registrate nella sua camera da letto. Gli esperimenti multiformi degli anni '80 portarono alle opere formalmente impeccabili della sua mezza età: il jazz-rock etno-psichedelico di Without Judgement (1990), attribuito agli Invaders of the Heart, la world-music su ritmi dance di Rising Above Bedlam (1991), la musica da camera dub-jazz barocca di Heaven And Earth (1996), ecc.
Anche se soltanto un paio di questi (Bedroom Album, Without Judgement) ebbero pieno successo, Jah Wobble rimase per due decenni uno dei musicisti più impegnati emersi dalla generazione punk.
Bio:
Jah Wobble (John Wordle) ha dato vita a una delle carriere più inconsuete di bassista rock.
Con i suoi dischi ha coniato una forma astratta di canzone intimista
e ha soprattutto creato uno stile atmosferico basato sul dub.
Wobble è un po' un'umile controparte britannica del massimo studioso di dub
vivente, Bill Laswell.
Wobble ha esercitato un'influenza determinante nell'accostare dub e musica
ambientale.
Il bassista dei Public Image Ltd,
Jah Wobble (John Wardle) esordì in proprio, dopo aver pubblicato
con Keith Levene l'EP Steel Leg (Virgin, 1978),
con l'album Betrayal (Virgin, 1980).
Wooble volta le spalle al punk-rock e s'immerge negli
effetti allucinatori del dub.
Wobble sfrutta la tecnica del dub per comporre brani strumentali
atmosferici, come Not Another, e persino d'avanguardia, come
Dan McArthur (originariamente un singolo in due parti, la cui seconda
parte è qui rititolata Beat The Drum).
Le sue partiture esibiscono anche un senso dello humour dadaista, che sfocia
in novelty come T.V., degne dei Residents.
Il capolavoro del disco è probabilmente la ballata funky e jazzata Today Is
The First Day Of The Rest Of My Life, con una coda strumentale che riassume tutte le sue libidini
reggae, jazz e rock.
Il piglio scanzonato dell'opera, in linea con lo spirito del “do it yourself” in voga a
cavallo fra i due decenni, non toglie nulla al valore dell'esperimento.
I brani dell'EP V.I.E.P. (Virgin, 1980) risalgono alla stessa sessione di registrazione. Wobble si presenta qui in veste leggermente più "domestica", meno erudita. I cinque brani si avvalgono comunque di scenari strumentali altamente spettacolari. The highlights are the seven-minute instrumental horn-driven dub-funk fanfare Seaside Special, hijacked by a cosmic organ drone, and the robotic industrial disco litany I Need You By My Side with a ghostly instrumental coda.
Wobble formò poi gli Human Condition, un combo formato con il chitarrista Dave “Animal” Maltby e il batterista Jim Walker (anche lui ex P.I.L.) con cui registrò alcune cassette autoprodotte.
Intanto era uscito il singolo (autoprodotto) con Fading e Nocturnal in cui erano ancora avvertibili le influenze del dub e del jazz, ma mescolate in un impasto elettro-acustico di grande suggestione. Quando provava a imitare Stockhausen, costruiva suite "concrete" come Nocturnal, forse il vertice del suo sperimentalismo. Ma la vera importanza del disco stava in Fading, una ballad melodiosa che impiega tribalismi sinistri, flauti e chitarre mediorientali, un canto fluttuante da allucinogeno, e in cui per la prima volta si realizzava pienamente la personalità artistica di Wobble.
L'attività polimorfa di Wobble proseguì con l'album Full Circle (Ariola, 1981) e l'EP How Much Are They (Play It Again Sam), due collaborazioni con Jaki Liebezeit e Holger Czukay dei Can. Grazie anche ai partner, la canzone è un saggio di virtuosismo di arrangiamento: il tema malinconico, un po' surf, dell'organo, immerso in un tripudio di percussioni, viene ripetuto in maniera gelida da un pianoforte, che a un certo punto s'impenna in una fuga romantica a ritmo di discomusic. Brezze intermittenti di tromba, campionamenti vocali, bassi funky e stacchetti dub popolano questo paesaggio estremamente raffinato. Più jazzato, sinistro, crepuscolare, il retro Twilight World lo complementa con il massimo di suggestione.
Ancora coadiuvato da Animal, Wobble registrò poi
l'EP A Long, Long Way (Island, 1982), cui cui
provò a reinventare tanto la musica strumentale rock (Romany Trail)
quanto la ballad (la title-track).
Wobble stava diventando sempre più musicista e sempre meno provocatore punk.
Wobble pervenne così al suo primo capolavoro,
Bedroom Album (Lago, 1983), così intitolato in quanto
registrato in camera sua con l'unico aiuto dell'amico chitarrista.
Si tratta di una raccolta di canzoni
strutturate e arrangiate in maniera più convenzionale. In City, una Fading più ariosa, il
rombo del suo basso è in bella vista, ma così anche le ritmiche dub e le melodie del sintetizzatore.
Sense Of History imbastisce invece una litania tetra, come se Jim Morrison recitasse un rosario
(un gong batte colpi marziali, un organo lancia accordi funerei), mentre la chitarra tintinna accordi latini
e passi di flamenco. Anche i brani soltanto strumentali oscillano fra questi due umori estremi: Hill In
Korea è un tenebroso requiem per organo, ma Invaders Of The Heart è invece una
caracollante suite arabica; se Sunshine si lancia in un gaio ballo brasiliano, Concentration
Camp intavola un intricato poliritmico dub a sfondo macabro.
Vertice atmosferico del disco è forse Desert Song, avvolto nelle
sonorità da incubo di un organo da cattedrale e di una fisarmonica da bistrò, di una chitarra da moschea
e di sibili elettronici alla Stockhausen. Vagando con l'immaginazione fra Rio e Il Cairo, fra il Vaticano e
la sua camera da letto, Wobble produsse un'opera tanto semplice quanto rivoluzionaria, tanto personale
quanto pubblica.
Per l'EP Snake Charmer (Island) si scomodarono Czukay, Liebezeit, Animal e Dave Evans (il “The Edge” degli U2). Il risultato, una world-music per discoteche, è però deludente.
Il decennio finì in sordina, con opere sempre intelligenti, ma accolte con freddezza da critica e pubblico: Neon Moon (Island, 1985) con l'organista Ollie Marland, un esperimento fallito, nonostante il seducente ballabile della title-track, e le armonie avventurose di Love Mystery e Life On The Line, la sua continuazione Tradewinds (Lago, 1986), l'ambizioso ma irrisolto Psalms (Wob, 1987), fra fanfare caraibiche come Island Paradise, easy listening strumentale come Dark Horse, e così via.
Album come Bedroom non sono il frutto di un piano prestabilito, ma di un momento magico, di circostanze casuali; impossibili da ripetere, assurdi da imitare. Wobble è costretto a cercare altrove la sua missione, ma le sue idee non sempre si traducono in musica.
Without Judgement (KK, 1990) lo propone alla testa degli Invaders
Of The Heart, una formazione (Justin Adams alla chitarra, David Harrow all'elettronica, Michael Schoots alle percussioni)
che amalgama meglio le sue fonti di ispirazione e gli consente di esplorare con maggior
cura le sue idee musicali. Ne risulta un sound "espanso", più etnico/psichedelico che dub/ambientale. La
suite di Spirit fonde un po' tutti i motivi dell'album: l'orchestrazione criptica, che mescola le fonti
sonore più disparate, i poliritmi effervescenti, che stendono una coltre sonnambula/onirica, i rigoli di
sonorità esotiche che sgorgano da tutte le parti, gli interventi graffianti della chitarra, i vocalizzi
enigmatici, che di un autistico che non riesca a esprimere un concetto importante.
Bungalow Park indugia in una lunga introduzione elettronica, prima che
la sezione ritmica cominci a picchiare e un'arpa giapponese intoni il suo canto fra stentati riff funky di
chitarra, la base funky di Voodoo pullula di eventi dissonanti, e Invisible Cities è semplicemente un accumulo di sparuti rumori strumentali (accordi, tintinni, vibrazioni, battiti). Una
decine di brevi intermezzi, arrangiati nelle fogge più bislacche e barocche, esauriscono le possibilità di
questo ensemble da studio.
Se in alcuni brani Wobble indulge in arrangiamenti anche troppo lambiccati, nei
dintorni di Weather Report e Patrick O'Hearn, se spesso il quartetto si compiace dell'intensità delle
proprie "groove" (nel jazzrock chitarristico ed esotico di Anything Can Happen, nel dub "acido" di
Psyche), tutto viene riscattato dalle personalissime formulazioni di world-music, dalla
raffinatissima musica mediorientale di Drowned And The Saved e Saracen e dalle
metamorfosi dello strumentale So Many Years, che parte in era surf, sconfina in territorio raga, si
spinge lentamente verso l'house e viene trafitto da un riff di hardrock.
Portando a termine la missione del disco precedente,
Rising Above Bedlam (Atlantic, 1991) è quasi un album di world-music,
ogni canzone essendo accarezzata da ritmi o melodie esotici.
L'album recupera di fatto l'intensità religiosa, se non il tono
intimista, di Bedroom Album, e la cala in un contesto ballabile e
finanche tribale, elevando il dub di Wobble a base propulsiva, senza
mimetizzarlo in esperimenti elettronici. In canzoni come Visions
Of You l'effetto finale si situa a metà strada fra Madonna e i Golden Palominos. Se in alcuni casi (la
batucada brasiliana di Bomba), la sorgente è ancora facilmente identificabile, in Erzulie
la fusione di elementi funky, dub, latini e arabici è ormai compiuta, e il brano non appartiene più a
nessuno di questi generi pur appartenendo a tutti. In Soledad è però chiaro che il merito è
soprattutto del chitarrista e della cantante (Natacha Atlas), abilissimi ai rispettivi "strumenti" nell'oscillare
fra melodia araba e melodia latina.
Meglio gli riescono le novelty, i brani in cui la sua super-fusion ballabile è al
servizio della parodia: come Ungodly Kingdom, una melodia tragicomica in un tripudio di
percussioni africane, di fiati da fanfara funky, coro maschile da musical e rumori buffi; o come
Wonderful World, un reggae cantato in tono da gangster ma con il controcanto di un coro gospel.
Per la ballad atmosferica di turno, Relight The Flame, Wobble trova di nuovo quel varco fra le
colonne sonore di Morricone (coro femminile e cadenze da trotto), il flamenco (Adams nei panni di
Ottmar Liebert), la salmodia arabica e il dub.
Jah Wobble e Kevin Mooney degli Adam and the Ants hanno aiutato la modella newyorkese Leslie Winer a registrare Witch (Transglobal, 1993), un album trip-hop pionieristico.
Gli Invaders non sono invece al massimo della forma, forse anche perchè distratti da uno stuolo di collaboratori di prestigio, su Take Me To God (Island, 1994). Autoindulgente come tutti i titani musicali, Wobble pecca di eccessi, non di difetti. God In The Beginning tenta di coniare una forma di ballabile all'incrocio fra Talking Heads, Public Image e New Order. Becoming More Like God insegue il miraggio di un hip hop d'avanguardia. Le armonie meglio congegnate sono quelle che sembrano nascere spontaneamente dal contrappunto fra i musicisti: l'epica The Sun Does Rise e ancor più la world-music polifonica di Angels.
Sono comunque sempre dischi altamente suggestivi, che fanno di Wobble uno dei massimi sperimentatori europei.
Del 1995 è una collaborazione con Brian Eno, Spinner (All Saints), che soffre soltanto dell'essere frutto occasionale, progetto parallelo, detour minore.
Poi Wobble dà alle stampe Heaven And Earth (Island, 1996), opera prevalentemente strumentale e preferibilmente atmosferica, varia al limite della confusione babelica, a tratti elegante fino al barocco e a tratti eseguita in maniera approssimativa, a tratti troppo palesemente succube del proprio modello (Bill Laswell). Pharoah Sanders presta persino il suo sax per la lunga Gone To Croatan. Heaven And Earth è musica da camera per strumenti cinesi e voce.
The Inspiration Of William Blake (All Saints, 1996) è una raccolta dedicata al poeta, in cui ogni canzone è ispirata a una delle sue poesie. Il tono è maestoso e lugubre, un primo accenno alla musica spirituale che verrà.
Wobble è sempre più sperimentale nella sua “30 Hz Series”, dodici volumi di album registrati in compagnia di Clive Bell, Chris Cookson e Jaki Liebezeit.
Celtic Poets (30 Hertz, 1997) è un calderone dub, jazz e ambient che funziona raramente (The Dunes, Star Of The East, Thames).
Requiem (30 Hertz, 1997), in cinque movimenti e in latino, è forse la sua opera più ambiziosa di sempre.
Light Programme (30 Hertz, 1998) è un altro miscuglio di stili (funk, jazz, soul, hip hop e, ovviamente, dub).
Umbra Sumus (30 Hertz, 1998) è, invece, una fantastica fusione tra oriente e occidente, classico e popolare: Moon Slowbeat è il tour de force dell'orchestrazione, Mount Zion è l'osso che Wobble lancia alle discoteche.
Deep Space (30 Hertz, 1999) è incentrato sul dub mistico, celtico, psichedelico e ambientale.
Il ritorno degli Invaders, Full Moon Over The Shopping Mall (30 Hertz, 1999), è un esercizio di raga-rock post-moderno (Waxing Moon, Full Moon).
Il seguito di Deep Space, Beach Fervor Spare (30 Hertz, 2000), contiene sette jam tribal-psichedeliche che durano in media circa nove minuti ciascuna (Trance).
Molam Dub (30 Hertz, 2000), è una miscela più allegra di dub, world-music, folk britannico e techno.
Passage To Hades (30 Hertz, 2001) è una collaborazione con il sassofonista jazz Evan Parker.
Radioaxom (Axiom, 2001) è una collaborazione con Bill Laswell (assieme a Nick Skopelitis, Graham Haynes, ecc.), una superba dimostrazione di dub-jazz.
Il sempre più attivo Wobble continuava ad alternarsi tra i supergruppi.
I Deep Space pubblicarono un doppio album dal vivo, Largely Live In Hartlepool & Manchester (30 Hertz, 2002).
I Solaris (Wobble e Laswell al basso, Harold Budd alle tastiere, Graham Haynes alla cornetta ed elettronica, Jaki Leibezeit alla batteria) pubblicarono Live in Concert (30 Hertz, 2002), occupato principalmente dalla suite The Mystery of Twilight.
Non c'è una sola nota in questi album dal vivo che non valga la pena di ascoltare.
Fly (30 Hertz, 2002) è un vero album solista di Wobble, e suona più come un mucchio di note che come tracce completamente concretizzate.
I Could Have Been A Contender (Trojan, 2004) è una retrospettiva della sua carriera, composta da tre dischi.
Gli Invaders of the Heart pubblicarono English Roots Music (2003).
Wobble è diventato prolifico in età avanzata, pubblicando: The Sound of Jah Wobble (Digital Vision, 2002), Fureur (EastWest, 2003), Elevator Music Volume 1A (30 Hertz, 2004), Mu (Trojan, 2005), Alpha-One-Three (30 Hertz, 2006), Heart and Soul (Trojan, 2007), Car Ad Music (30 Hertz, 2009), Welcome to My World (30 Hertz, 2010), 7 (2011), Dub the World (Ded Good Music, 2012), Access All Areas (Edsel, 2015), The Butterfly Effect (Jah Wobble, 2018), Dream World (Jah Wobble, 2018), Nocturne in the City (Jah Wobble, 2020), End of Lockdown Dub (Jah Wobble, 2020), Metal Box - Rebuilt in Dub (Cleopatra, 2021), Guanyin (Jah Wobble, 2021), Dark Luminosity: The 21st Century Collection (30 Hertz, 2023), The Bus Routes of South London (Jah Wobble, 2023), Thames Symphony (Jah Wobble, 2023), A Brief History of Now (Cleopatra, 2023), ecc.
Nel frattempo Wobble ha dato alle stampe la propria autobiografia, “Memoirs of a Geezer: Music, Life, Mayhem” (Serpent's Tail books, 2009).
Gli Invaders of the Heart sono tornati con Everything Is No Thing (2016) e Ocean Blue Waves (2019).
Tra le collaborazioni si annoverano Shout at the Devil (2002) con i Temple of Sound, Five Beat (2004) con Deep Space, Jay Wobble & the English Roots Band (2006), Chinese Dub (2008) con il Chinese Dub Ensemble, Japanese Dub (2010) con il Nippon Dub Ensemble, Psychic Life (2011) con Julie Campbell, Yin & Yang (2012) con Keith Levene dei P.I.L., Kingdom of Fitzrovia (2013) con Bill Sharpe, Anomic (2013) con il Marconi Union (Richard Talbot e Jamie Crossley), Inspiration (2014) con PJ Higgins, Maghrebi Jazz (2018) con Momo, Realm of Spells (2019) con Bill Laswell, Youth Meets Jah Wobble Acid Punk Dub Apocalypse (2020) con Youth Martin, Old Fashioned Ways (2025) con Ken Boothe, ecc.
Redux Anthology 1978-2015 (Cherry Redux, 2015) è un'altra antologia consistente in un box-set di 6 CD per un totale di 92 brani (di cui due originali).
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