- Dalla pagina sugli American Analog Set di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Gli American Analog Set, prevenienti dalla zona di Dallas, hanno coniato una canzone minimalista che prevarica persino lo slo-core dei Codeine e le litanie dei Mazzy Star, a due passi dalla musica rock-ambientale dei Seefeel. Mark Smith suona la batteria, Lisa Roschmann le tastiere, Andrew Kenny la chitarra (questi tre erano attivi da anni come Electric Company) e (ultimo arrivato) Lee Gillespie suona il basso.
Il sound di The Fun Of Watching Fireworks (Trance, 1996) nasce all'incrocio fra il minimalismo (la ripetizione ipnotica di figure elementari) e la canzone "lo-fi" (arrangiamento spartano, esecuzione dimessa). Lo strimpellio distratto delle chitarre, il falsetto sottovoce, le cadenze sonnolente contribuiscono a creare la sensazione di una musica di minima energia, di minima eccitazione, di minime emozioni. La cartilagine vibra lentamente, senza forza, senza scopo. Nel singolo Diana Slowburner si confondono droni ambientali alla Seefeel e litanie alla Mazzy Star. On The Run's Where I'm From mescola un incedere brioso da country-rock, un organo fatalista alla Nico e la trance dei mantra. Un motivo tzigano di chitarra, una cadenza marziale indianeggiante, una figura sibilante in sottofondo di organo "acido" formano Gone To Earth. Tutto riporta alla mente gli anni '60, dal tenue shuffle psichedelico e caraibico di On My Way ai ghirigori melodici di Farfisa e al rosario estatico alla It's A Beautiful Day di Too Tired To Shine. L'opera si chiude con il blues anemico di It's Alright, che non potrebbe enunciare una contraddizione più palese. Laddove Brian Eno e Galaxie 500 si incontrano e diventano un'idea unica di non-musica, gli AAS hanno cominciato a scavare una fossa per il rock'n'roll.
From Our Living Room To Yours (Emperor Jones, 1997),
registrato, come il precedente, in una camera, cambia di un millimetro la
prospettiva, ma abbastanza da mettere meglio a fuoco l'operazione:
il jamming quieto e ipnotico di questi texani, ancorato a figure ripetute di
basso e organo, sembra un'estensione del rock di Galaxie 500 e Luna.
Magnificent Seventies (che su singolo è una tenera ballata folk),
caracolla per otto minuti lambendo il
boogie sornione di Lou Reed, la cantilena nevrotica di Neil Young, il
country-rock, il minimalismo, persino la fuga barocca.
Il sereno solfeggio del canto in primo
piano e le minacciose volute d'organo in sottofondo si contrappuntano in maniera
quasi matematica. La loro arte nasce dai contrasti, intorpidendo contrasti che
sarebbero altrimenti violenti.
Anche White House tenta il compromesso con il pop, e Don't Wake Me
trova forse l'equilibrio giusto fra melodia e anemia.
Poi prende il sopravvento il lato onirico, quello di
Where Have All The Good Boys Gone, che sembra sempre in procinto di sfociare
in una canzone, ma rimane invece ancorata a un ralentì stordito, a un pallido
scheletro della canzone che potrebbe essere.
Nella bruma dello swing lento e crepuscolare di Blue Chaise si insinua il
bisbiglio fugace del cantante. In Two Way Diamond subentra un presagio
tetro di morte, come nel Neil Young più pessimista e nei Portishead più
anemici.
Il singolo esteso Late One Sunday / The Following Morning (Darla, 1997) rivela una band ancor più avventurosa. Late One Sunday intreccia due pattern ipnotici: un twang di chitarra country e una linea di basso dub. La batteria è intensa. Campioni parlati fluttuano nell'aria. Le tastiere creano una pressione inquietante sullo sfondo, che ricorda la viola di John Cale nei Velvet Underground. Il brano dura tredici minuti. The Following Morning è un brano d'avanguardia che attinge ampiamente al minimalismo: le tastiere ripetono salmi dalle tinte orientali (che ricordano Terry Riley), mentre studiati pattern percussivi alla maniera di Steve Reich forniscono un sottile contrappunto.
The Golden Band (Emperor Jones 1999) riflette un'impasse, con il gruppo rivolto contemporaneamente in due direzioni: da un lato le lente e delicate canzoni pop dei due album, e dall'alto i toni minimalisti di Late One Sunday, da molti considerate il loro capolavoro. Il suono che ne risulta può appropriatamente definirsi "vagante", caratterizzato com'è dalla tendenza verso un ambience sppacey decisamente orientato verso il trance. Il marchio di canzoni pop come A Schoolboy's Charme e The Wait è come sempre rappresentato dall'acume, dal senso di inutilità accurata di riffs e melodie potenzialmente accattivanti, dal fraseggio quieto ma intenso. Sabotare le loro melodie e i loro riffs prima che acquistino lo stereotipato eccitamento rock è stata da sempre la ragion d'essere del gruppo, una sorta di serena autodisctruzione forse ispirata da religioni orientali. Lo stile eccelle in New Drifters, un pezzo strumentale per piano basso e batteri che dura dieci minuti che più o meno consapevolmente imita la struttura della sonata classica in quattro movimenti. Vibes e elettronica trasformano Golden Band in un piccolo requiem mentre It's All About Us riassume I loro primi due album. Il fatto che sono i pezzi strumentali a governare dimostra che le limitati abilità vocali di Kenny stanno rapidamente diventando il punto debole del gruppo.
Il singolo The Only Living Boy Around (1999) è una semplicissima canzone folk-pop degna dei Belle And Sebastian.
Through The 90s (Emperor Jones, 2001) raccoglie i tre singoli e pochi inediti.
Know By Heart (Tigerstyle, 2001) è sorprendentemente
"normale".
Il gruppo sembra dirigersi verso ballate country passando per
esperimenti
ritmici come Million Young e We're Computerizing and We Just
Don't Need You Anymore, ma in fondo tradisce una preferenza per le
melodie rilassate come Punk as Fuck, Aaron &
Maria
e Like Foxes Through Fences. Musica breve, semplice e leggera.
Su Promise Of Love (Tiger Style, 2003) il gruppo costruisce atmosfere oniriche con tentativi quasi accorati di pordurre suoni. Continuous Hit Music, introdotta da un drone di organo ipnotico, Hard to Find (battito fratturato, xilofono), You Own Me (jazz doodling), The Hatist, e il concerto di otto minuti per violoncello e tastiere di Modern drummer ben rappresentano il loro approccio al songwriting e alla dilatazione. Slo-core, dream-pop e droning music si incontrano e generano il dream-core.
Set Free (Morr, 2005) è ancora meno focalizzato nel modo in cui crea strutture amebiche che dovrebbero fondersi nelle canzoni, ma investe di più nel vestire quelle amebe. L'effetto degli arrangiamenti puntillistici è quello di iniettare una vita spettrale in poesie tonali come She's Half. Tuttavia, è significativo che il pezzo più intrigante sia lo strumentale Everything Ends, con il suo inquietante uso delle tastiere.
Andrew Kenny ha debuttato con il suo nuovo progetto Wooden Birds sull'album Magnolia (Barsuk, 2009), una raccolta di ballate languide e senza pretese.
Two Matchsticks (2011) è fin troppo uniforme e ordinario, come un rosario sussurrato a un ritmo midtempo mesto. Baby Jeans è l'unica canzone in grado di destare l'attenzione.
- Torna alla pagina sugli American Analog Set di Piero Scaruffi -