- Dalla pagina sui Beat Happening di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
Beat Happening era il trio guidato da Calvin Johnson (Olympia, 1962), un'istituzione vivente della scena di Olympia. La musica folk minimale e sbilanciata di Beat Happening (1985) e Jamboree (1988) incoraggiò centinaia di ragazzi in tutto il paese a suonare rock primitivo, indipendentemente da quanto fossero inetti i musicisti. Johnson lanciò altre iniziative musicali. Incise God Don't Make No Junk (1994) degli Halo Benders con il tastierista Steve Fisk dei Pell Mell e il chitarrista Doug Martsch dei Built To Spill. E Dub Narcotic Sound System, inaugurato con l'album strumentale Echoes From The Scene Control Room (1995), fu l'applicazione del processo creativo dub alla musica rock da parte di Calvin Johnson, sebbene i risultati ricordassero più i Contortions che interpretavano il soul di Memphis degli anni '60.
Bio:
I Beat Happening sono il principale veicolo d'espressione per
Calvin Johnson, una piccola istituzione del rock indipendente e lo-fi
degli anni '80.
L'uomo che ha cantato versi come “The best part of sex is walking home hand
in hand” è innanzitutto un'istituzione morale dei college Americani.
Calvin Johnson formò nel 1983 a Olympia, nei pressi di Seattle, un trio con la batterista Heather Lewis, intitolato Laura. Con l'ingresso del chitarrista Bret Lunsford e la dipartita del terzo membro, nacquero i Beat Happening. Inizialmente il terzetto batteva soltanto i caffè locali, mescolandosi alla folla di musicisti di strada. Come le UT e pochi altri gruppi negli annali del rock, i tre membri si alternavano ai vari strumenti e al canto. I primi due anni di vita sono documentati soltanto da nastri auto-prodotti.
Il primo nastro, Beat Happening (K, 1984), venne registrato in casa nel novembre del 1983. E' un esercizio di folk minimale i cui numeri (in particolare la filastrocca di Fourteen e la ballata farsescamente noir di I Spy) non superano i due minuti, sono centrati attorno a una melodia fiabesca ed eseguiti con mezzi di fortuna. E` un incrocio fra Kevin Ayers e David Peel. Lewis vivacizza l'atmosfera con Down At The Sea, un ritornello elementare e spartano alla Jonathan Richman.
Un netto progresso venne segnato dal secondo nastro, registrato due settimane dopo con un minimo di accuratezza in più. Contiene un'altra filastrocca infantile, Our Secret, destinata a rimanere la loro sigla. Lewis canta What's Important, sulla stessa falsariga, appena più pimpante. E' un festival del primitivo e dell'approssimativo: la batteria è poco più di una grancassa, la chitarra strimpella in modo meno che amatoriale. Cio` nonostante il voodoobilly di I Love You riesce a creare un'atmosfera ipnoticamente ossessiva.
Il terzo nastro fabbricato in proprio, Three Tea Breakfast (K, 1984), registrato a Tokyo nella primavera del 1984 in condizioni disastrose, contiene un'altra ballata di folk surreale cantanta da Lewis, In My Memory, la cantilena Honey Pot, che Johnson esegue da solo accompagnandosi con il battito delle mani, e persino un numero alla Velvet Underground, Don't Mix The Colors, ma sempre nell'ottica di un arrangiamento sotterraneo, superficiale, insignificante. E` il massimo del primitivismo, del riduzionismo, ma al tempo stesso proprio l'estrema povertà del progetto consente di esaltare il talento melodico del trio.
Il primo album, Beat Happening (K Records, 1985) raccoglie registrazioni di diversi periodi. La produzione è comunque migliorata, ma rimane l'assunto di partenza, di far musica con il minimo sforzo possibile, puntando tutto sul canto. I brani continuano ad essere miniature, frammenti, provini. Johnson dilaga nel grottesco e trascinante voodoobilly di Bad Seeds, forse il loro capolavoro e mette in mostra il suo baritono reboante nella nenia indianeggiante di Look Around e nel pop latineggiante di Let's Kiss. Lewis incanta nel suo registro piano con un'altra fiaba, Foggy Eyes, danza leggiadra e bambina in 1,2,3, ma affronta anche temi più rock in Run Down The Stairs. Rispetto ai nastri che l'hanno preceduto questo disco non introduce in realtà nessuna novità: è ancora una musica di tre accordi, suonata in 4/4.
Queste registrazioni, cassette e dischi, verranno raccolte su 1983-85 (K, 1990).
Passano tre anni prima che il gruppo trovi la forza di pubblicare un altro album.
Jamboree (K, 1988) propone una nuova
razione di ninnananne per psicopatici.
A dominare sono Bewitched e soprattutto
Hangman, ovvero i Cramps rallentati e privati di qualsiasi emozione (humour,
horror o altro che sia), modulati peraltro con inflessioni beat in
Crashing Through e accentuati con distorsioni e cadenze da garage-rock in
Midnight A Go-Go.
Il registro monotono di Johnson, che appiattisce la melodia fin quasi ad
annullarla, ben si presta per condurre ballate semi-country contrassegnate da
ritmi pow-wow e da un tono solenne (Drive Car Girl,
Indian Summer, destinata a rimanere la loro canzone più celebre).
The This Man Boyfriend Club, cantata a cappella in un frastuono casuale di
distorsioni, segna invece un ritorno al primitivismo più nudo.
Il gioiello di Lewis (che nel gruppo sembra condurre una carriera a parte,
improntata a una musica più umana e calorosa di quella ascetica di Johnson)
è questa volta In Between.
Nel complesso l'album conferma soltanto ciò che nastri e dischi precedenti
avevano anticipato: un sound scarno, avaro di emozioni, volutamente tenue,
fondamentalmente ambiguo.
Un netto calo di qualità caratterizza il successivo Black Candy (K Records, 1989), del quale si salvano soltanto il Pajama Party In A Haunted Hive e la title-track (alla Cramps), Cast A Shadow e Ponytail (i due brani più pop). Knick Knack è l'unico brano cantato dalla batterista. Il disco rimette in discussione l'arte dei Beat Happening, che per alcuni sarebbe un colossale bluff.
La delusione raddoppia con Dreamy (SubPop, 1991), album ancora
arido e banale, benchè vanti del materiale migliore:
mentre Johnson sfoga di nuovo le sue libidini "crampsiane" in Nancy Sin,
Lewis pennella ballate variegate e personali come
Left Behind, Fortune Cookie Prize, Collide.
Hot Chocolate Boy e Cry For A Shadow sono numeri di revival,
divertenti ma non particolarmente geniali.
Il garage-rock Revolution Come And Gone è il piatto forte dell'opera,
ma non giustifica la fama dei Beat Happening nei college.
Preceduto dal singolo Sea Hunt, invece, You Turn Me On (K, 1992) abbandona del tutto il riduzionismo e centra l'obiettivo con un sound che è sempre debitore dei Cramps (Pinebox Derby, la title-track), ma al tempo stesso pende verso il raga minimalista dei Velvet Underground (la lunga Tiger Trap) e concede più respiro alle composizioni dal sapore "domestico" di Lewis (Noise e Sleepyhead). Johnson, nel suo registro bassissimo, pennella una canzoncina surreale come Teenage Caveman e un garage-rock delle fogne come You Turn Me On. La sua voce è diventata una delle più celebri del rock alternativo. I nove minuti di God Send, un rosario recitato da Lewis sullo strimpellio dissonante di Johnson, infrangono il tetto dei due minuti nello stesso modo in cui si perde la verginità.
Calvin Johnson, aiutato da musicisti locali (compresi
Steve Fisk e
Doug Martsch), ha
registrato anche l'album God Don't Make No Junk (K, 1994) a nome
Halo Benders.
Johnson si sforza di ricamare atmosfere delicate nelle varie
Will Work For Food (il Neil Young desolato e marziale di Harvest)
e Snowfall (quasi un omaggio al pop degli anni '50) del disco,
ma meglio gli riescono
una comica Don't Touch My Bikini,
un epico anthem da garage-rock, Freedom Ride, che sposa la verve
debosciata dei 13th Floor Elevator con il tono fatale Stan Ridgway,
e una surreale Big Rock Candy Mountain che fonde
il battito di Sister Ray, il crooning macabro di Jim Morrison,
l'organo tisico di Fisk, e il twang di Duane Eddy.
Proprio i brani che più si discostano dal suo stile normale.
Rumorini elettronici e distorsioni vivacizzano le code dei brani.
Ciò che guasta il disco, come al solito, è il baritono insopportabile di
Johnson.
Don't Tell Me Now (K, 1996), il secondo disco accreditato agli Halo Benders, mostra ancora un lato più "musicale" di Calvin, sebbene Halo Bender, Phantom Power e Mercury Blues, i momenti salienti emotivi, siano lontani dall'estro creativo del primo album degli Halo Benders.
Gli Halo Benders completano la loro caduta con The Rebel's Not In (K, 1998), in cui i pezzi pop Bury Me e Virginia Reel Around the Fountain sono tanto alternativi quanto Mariah Carey.
La ballata Love Travels Faster mostra almeno un po' di emozione.
Dub Narcotic Sound System è l'applicazione di Calvin Johnson del processo creativo dub alla musica rock, anche se spesso i risultati suonano come i Contortions che interpretano il soul di Memphis degli anni '60. Il progetto iniziò nel 1994 con una serie di brani semplici come Dub Narcotic (K, 1994), Bite, Fuck Shit Up e Booty Run Up, ha proseguito con gli EP Hands On The Dial (Punk In My Vitamins, 1994) e Ridin' Shotgun (K, 1994), e poi è stato coronato dal singolo Industrial Breakdown (K, 1995), che include anche The Beat From 20,000 Fathoms.
L'album strumentale Echoes From The Scene Control Room (K, 1995) spiega meglio il concetto alla base del progetto: sposare l'approccio minimalista del lo-fi rock con l'approccio minimalista dei primi sperimentatori dub.
Calvin riprese l'esperimento anni dopo con Degeneration Introduction (K, 2003), che presenta brani più ballabili come Sounds Narcotic.
Boot Party (K, 1996), in un certo senso, è completamente diverso dai singoli. Le influenze dub e funk sono più forti (soprattutto nella strumentale Bunny Echo), ma soprattutto la band fa "rock", grazie a rave-up garage-rock come Monkey Hips And Rice, Shake A Puddin' e Boot Party. È davvero party music. L'eccezione significativa è Ship To Shore, una melodia di classe e piena di sentimento.
Il chitarrista dei Beat Happening Bret Lunsford, che lasciò i Beat Happening nel 1989, formò i D+ che pubblicarono D+ (K, 1997) e Dandelion Seeds (K, 1998), entrambi aderenti al dogma "lo-fi" dei Beat Happening.
L'EP Bone Dry (K, 1997) ritorna al soul di Memphis incrociato con lo stile funk di James Brown.
Out Of Your Mind (K, 1998) è intriso di dub e funk, e almeno Out Of Your Mind e Oslo Calling si distinguono come una nuova forma di crossover.
Lo stesso non è vero per Sideways Soul (K, 1999), una collaborazione con i Jon Spencer Blues Explosion. La terribile voce di Johnson rovina le jam degli Spencer.
Crashing Through (K, 2002) è un cofanetto da 7 CD che include tutti gli album più Music To Climb The Apple Tree By, un'antologia di tutti i singoli, gli EP e le compilation, e un'antologia di rarità.
L'album solista di Calvin Johnson, What Was Me (K, 2002), è un album blues spartano.
Il suo seguito, Before the Dream Faded (K, 2006), è più eccentrico e meno blues.
Sons of the Soil (2007) rielabora alcune delle canzoni passate di Johnson, con una nuova band di musicisti veterani.
Look Around (K/Domino, 2015) è un'antologia sulla carriera dei Beat Happening.
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