- Dalla pagina sui Bedhead di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
I Bedhead del Texas, guidati da Matt Kadane, esplorarono uno stato d'animo a metà strada tra la trance psichedelica e l'angoscia adolescenziale su What Fun Life Was (1994) e Beheaded (1996). I loro pezzi ameboidi "crescevano" anziché limitarsi a esistere: erano oggetto di un processo graduale, evolutivo (e potenzialmente infinito) che lentamente si focalizzava sulle emozioni.
Bio:
I Bedhead dei fratelli Bubba e Matt Kadane e del chitarrista Tench Coxe
(provenienti da Dallas)
esordirono nel 1993 con Bedside Table (Direct Hit), seguito da
The Rest Of The Day (Direct Hit). Bedside Table indugia nel
tema da tenera ninnananna della chitarra: si ha
continuamente l'impressione che il pezzo debba esplodere da un momento
all'altro, invece la chitarra continua a cullare dolcissima con il suo incedere
da onda e l'esplosione si verifica soltanto due secondi prima della fine.
The Rest Of The Day è ancor più trattenuta, spolpata della linfa
vitale, al limite dell'esaurimento nervoso.
A differenza degli psichedelici loro conterranei, per metà sprofondati in esperimenti d'avanguardia e per metà emuli dei maestri degli anni '60, i Bedhead trovano una formula originale: costruire melodie per "raffinamenti successivi", aggiungendo accordi poco alla volta a un'impalcatura armonica che all'inizio non è altro che un motivo vacillante. La fisionomia di ogni brano prende così corpo poco alla volta, come se all'inizio il gruppo si vergognasse di ciò che sta per suonare e impiegasse un po' a prendere confidenza nei propri mezzi; o come se prima facesse una sorta di prova generale in privato e soltanto dopo qualche decina di battute si lanciasse nel brano integrale; o come se volessero imporre una strategia di fruizione "graduale" del brano.
Sull'album What Fun Life Was (Trance, 1994)
canzoni come Liferaft e Living Well diventano tali soltanto dopo un doloroso
processo di crescita: sono dei lenti crescendo di una cantilena psichedelica
che si trascina a una cadenza metodica di boogie leggero in un gran frastuono
di piatti; dopo tre minuti sono diventate jam intense e assordanti.
Il metodo viene applicato con successo alla trance in brani come Powder,
in cui sembra di ascoltare parti strumentali dei Velvet Underground eseguite da
un gruppo di musicisti svogliati.
Uno dei tempi preferiti dai Bedhead è quello del valzer, che permea la
melodia piu' grintosa di Haywire nonchè Foaming Love. L'altro è quello
delle musichette antiche, vedi lo strimpellio quasi ragtime anni Venti di
The Unpredictable Landlord o lo skiffle fischiettabile di To The Ground, due
gag che fanno pensare a una versione minimalista dei Violent Femmes.
Il tutto filtrato attraverso una sensibilità che è quella dei Jesus And Mary
Chain.
L'EP 4 Song CD EP 19:10 (Trance, 1994) contiene materiale preistorico, registrato dal vivo in una chiesa nel 1990-91. L'EP Dark Ages (Trance, 1996) mette invece meglio a fuoco la personalità contorta e malinconica del gruppo. Any Life e Dark Ages sono due delle loro composizioni più poetiche, lo strumentale Inhume è trascendente come un raga.
Le canzoni di Beheaded (Trance Syndicate, 1996) risalgono praticamente allo stesso periodo del primo album, e infatti replicano le trance vellutate di quel disco, a metà strada fra il country onirico dei Cowboy Junkies e la psichedelia malinconica dei Mazzy Star. Il languido rintocco delle chitarre (prima quella di Tench Coxe), e il cantilenare sottovoce di Matt o Bubba Kadane, accompagnati dallo swing impercettibile della sezione ritmica, sono le voci di una disperazione rassegnata, consapevole della misteriosa rete di legami fra individuo e società. Qua e là sembra persino spuntare il fantasma di Tim Buckley. L'incedere funereo di Beheaded, la tenera progressione di Left Behind, il lamento impercettibile di Burned Out, il finale abulico di Losing Memories disegnano un paesaggio sempre più spopolato, sempre più intimo., sempre più profondo. L'umore si solleva in pochi punti, nella marziale Smoke, che potrebbe essere di Neil Young, e nella soave Withdraw, quasi pop. L'apice emotivo del disco è forse la melodia di What's Missing, cullata in accordi sereni. L'unico difetto dell'opera è una certa pigrizia in fase compositiva, che impedisce all'incubo di diventare visione. L'album contiene un rifacimento del loro secondo singolo, Rest Of The Day, uscito originariamente più di due anni prima.
Matt Kadane ha un po' esaurito le cose da dire (e "dire" più che "cantare")
nel suo bisbiglio sottomesso.
Su Transaction De Novo (Trance Syndicate, 1997)
ha pertanto deciso di affidare la sua musica a
quel concerto sotterraneo di accordi sparuti ma dai colori brillanti che da
sempre va conducendo di brano in brano.
Exhume apre la cerimonia nella maniera più funerea, con un canto appena
al di sopra del silenzio su un tintinnio di campanelli e triangolo, e poco
dopo verrà battuta in depressione dal vuoto prolungato di Forgetting;
ma
More Than Ever è (relativamente parlando) una canzone briosa e ottimista e
Half Thought, con il suo motivetto arioso su un ritmo rilassato, potrebbe
essere dei Magnetic Field, Extramundane è un cadenzato power-pop (non molto
distante dalle canzoni solari dei Luna) e lo strumentale Psychosomatica è
quasi hard-rock. Forse Kadane sta cercando di comunicare a un pubblico più
ampio, o forse non vuole restare prigioniero di un genere angusto.
E' comunque alla fine che Kadane ci regala il meglio.
La struggente "lullaby" di The Present impiega ben quattro minuti a prendere
forma attraverso un lento strimpellio di chitarra e poi si distende per tre
minuti in un soave carillon.
E' un nuovo modo di costruire la canzone, di far vedere come la canzone nasce
e si evolve, di suonarla nello stesso modo in cui è stata composta, un poco
alla volta, in maniera incrementale.
Il gruppo si è sciolto subito dopo la pubblicazione dell'album.
Bubba e Matt Kadane
hanno preso
tempo per radunarsi e alla fine sono tornati come New Year, che
comprendono l’ex
Codeine Chris Brokaw (batteria), Mike D’Onofrio dei
Saturnine
(basso) e Peter Schmidt (chitarra).
Newness Ends (Sub Pop 2001)
contiene
un suono più robusto, portando le melodie in primo piano e accelerando
i ritmi,
al confine col power-pop. Dolci litanie come Half a day, Great
expectations e Alter ego si aggirano ancora fra i Red House Painters
e Leonard Cohen, ma la tranquilla, sognante aria di Gasoline
inventa una
visione di Lou Reed accompagnato dagli Smiths (l'equazione One plus one
minus one
equals one è praticamente una riscrittura di Sweet Jane) e
la
vorticosa, ipnotica Newness Ends, a passo di valzer, prende in
prestito
sia da Neil Young che dai Velvet Underground. Se da un lato questi
deliri
rumorosi e fragorosi suonano fuori contesto e sbilanciati, il maggior
brio e una
struttura più complessa aggiungono nuove e intriganti variabili all'equazione chimica dei Bedhead.
Per Macha Loved Bedhead (Jetset, 2000), un mini-album molto frammentato e autoindulgente, Bubba e Matt Kadane dei Beadhead hanno unito le proprie forze con i Macha.
Music From The Film Hell House (Pleximusic, 2004) è una colonna sonora composta da Matt e Bubba Kadane.
Il secondo album dei New Year, che avevano debuttato con Newness Ends, è The End Is Near (Touch And Go, 2004), un album che aveva poco da aggiungere al primo: generico alt-rock che imita i principali punti di riferimento degli anni '90.
La caratteristica saliente della loro musica è il modo in cui chitarre e pianoforte si scambiano gli elementi di una melodia fino a quando il refrain/ritornello si libra come un iceberg su un oceano ghiacciato. Il problema con la loro musica è che riguarda principalmente il processo, non la melodia, e il processo tende a diventare monotono dopo alcune canzoni.
Il terzo album dei New Year, The New Year (Touch And Go, 2008), di fatto abbandonò il formato slo-core che avevano perseguito durante tutta la loro carriera e li presentò come dei rocker convenzionali (anche se sottili ed eleganti).
Passeranno nove anni prima dell'album successivo, Snow (Undertow Music Collective, 2017).
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