- Dalla pagina sui Black Crowes di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi, modificato da Stefano Iardella)

I Black Crowes, formati ad Atlanta alla fine degli anni '80 da un gruppo di tardi hippie innamorati dei R.E.M., furono protagonisti di un effimero revival del blues-rock degli anni '70. Come gli Aerosmith avevano copiato Rolling Stones, Free e Faces, i Black Crowes copiarono gli Aerosmith.
Il loro revival del blues-rock fu la quintessenza della reazione all'hardcore.

L'album Shake Your Money Maker (Def American, 1990) destò sensazione ad Atlanta: i Black Crowes. Il loro sound era il vecchio soul-rock di matrice britannica degli anni '70: il canto rauco e intenso di Chris Robinson, che ha studiato il "phrasing" di Rod Stewart, di Joe Cocker, di Steve Tyler e di Mick Jagger, ma non imita direttamente nessuno di loro; le chitarre ruvide e adorne di Rich Robinson e Jeff Cease, che hanno mandato a memoria Keith Richard e Duane Allman; la batteria di Steve Gorman e il basso di Johnny Colt, robusti e chiassosi come si conviene a un complesso del Sud, spesso coadiuvati dall'organo di Chuck Leavell (Allman Brothers).
Nati come Mr Crowe's Garden, quando i fratelli Robinson erano ancora minorenni, hanno fatto tutta la gavetta del caso.
Le loro canzoni, peccando di melodie memorabili, devono reggersi soltanto sugli arrangiamenti, i quali non sono altro che valanghe di citazioni. Dal coro soul di Twice As Hard al piano barrelhouse di Jealous Again (fra le righe del cui pentagramma si ascoltano il ritmo di Honky Tonk Women e il riff di Street Fighting Man) è una parata di banalità ben confezionate. Dal loro cilindro escono fuori tutti i trucchi del genere, dal "jump blues" sgangherato e fragoroso di Thick N'Thin al boogie sguaiato di Could I've Been So Blind, sprofondando spesso nel prediletto gospel (la commovente She Talks To Angels, Sister Luck, con tanto di organo alla Band, o Seeing Things, con tanto di coriste alla Leon Russell), per terminare con la quadriglia isterica di Stare It Cold.
Il modello piua abusato è quello dei Rolling Stones, dei quali sembra di ripercorrere la carriera da Buttons a Exile.
Nel solo primo anno l'album venderà tre milioni di copie, per nulla danneggiato dalle colorite disavventure del quintetto (espulsi da un tour e arrestati in un negozio), e lancerà su grande scala il revival degli anni '70 che complessi come Raging Slab avevano avviato in sordina.

Se il rhythm and blues Britannico degli anni '60 era stato l'ispirazione per il primo album, il boogie sudista degli anni '70 è il riferimento del secondo, The Southern Harmony And Musical Companion (Def American, 1992).
Il sound è più grintoso grazie anche a una formazione più compatta che ha sostituito Cease con il più esperto Marc Ford (ex Burning Tree) e Leavell con un organista permanente, Eddie “Harsch” Hawriysch.
Come il precedente, l'album non offre un solo secondo di originalità, ma l'efficacia è persino maggiore, vuoi per gli arrangiamenti più curati, vuoi per canzoni che vivono dei propri meriti e non soltanto del baccano strumentale, vuoi per il tono spirituale del cantante. Con immutato cinismo e necrofilia, i Robinson scavano fra le macerie del blues-rock più roccioso con Remedy (con solenne coro femminile) e Sting Me, sfiorando il grottesco nelle canzoni più emotive, come Sometime Salvation. Come il precedente, il disco fa soprattutto leva sul fascino della nostalgia, rispolverando i fantasmi di Rod Stewart (My Morning Song), Rolling Stones (Hotel Illness), e Jeff Beck (No Speak No Slave). Il sound ha indubbiamente raggiunto un suggestivo grado di dettaglio atmosferico (Black Moon Creeping, Thorn In My Pride).
Gelosi custodi di un ghetto musicale, più che di un genere musicale, i Black Crowes non sono altro (e non vogliono essere altro) che cloni di Free e Faces, per altro spesso superiori agli originali (e questa cosa dice molto sul valore degli originali).

Amorica (American, 1994) vorrebbe essere il loro album sperimentale. Le canzoni sono effettivamente un po' più elaborate, ma il risultato è soltanto di penalizzare l'unica dota del sestetto: l'arroccarsi roccioso attorno a un tema lineare. Cambi di ritmo, spunti discreti delle tastiere ed evocazioni esotiche affogano le power ballad Cursed Diamond e Non Fiction in ambizioni che sono forse fuori dalla portata del sestetto.
Se il trattamento riesce a impreziosire il rude boogie di Gone e a pennellare l'intricata ritmica latina di High Head Blues, e a rinnovare le musiche delle "radici" iniettate a forti dosi in P. 25 London e Downtown Money Waster, la vocazione del gruppo rimane quella di A Conspiracy (ritornello romantico e cadenza sincopata alla Faces) e di She Gave Good Sunflower (melodia ariosa su un rozzo country-rock da saloon). E' in questo formato senza fronzoli che eccellono i pigri duelli fra Rich Robinson e Ford, nonchè il rullo sciatto di Gorman. Con questo album il gruppo si emancipa parzialmente dal "riff", che era stato la colonna portante del loro sound (ma che finiva inevitabilmente per ricordare i Rolling Stones) a favore della dinamica della canzone, avvicinandosi in tal modo al soul di Memphis.


(Tradotto da M. Moreno, modificato e integrato da Stefano Iardella)

Con Three Snakes And One Charm (American, 1996), i Black Crowes continuano la progressione (o la regressione) che li vede portare il rock britannico in Georgia. I Rolling Stones sono già un ricordo, e ora suonano come gli Allman Brothers dei tempi d'oro. I migliori numeri qui (Under A Mountain, Good Friday) sono brani sentimentali e duri, senza essere pesanti o mediocri. La band flirta con le jams psichedeliche (le versioni live delle canzoni potrebbero esser persino più lunghe e più free-form). Troppe canzoni,comunque, suonano come pure imitazioni di stereotipi di southern rock, talvolta hard (Nebekanezer) talvolta soft (Bring On Bring On).

Go Faster e Go Tell The Congregation, sono i brani che spiccano in By Your Side (American,1998), marcando un ritorno alle loro radici hard-blues: il soul crooning di Chris Robinson,più la chitarra blues di Rich Robinson, più le scanalature d'organo Stax-soul, più i corni di Dirty Dozen, più le cantanti femminili gospel. L'unico problema è che la band suona vecchia e stanca.

Live At The Greek (Musicmaker.com, 1999) è un album live con il chitarrista Jimmy Page degli Led Zeppelin.

Lions (V2, 2001) non è granchè meglio. Midnight From The Inside Out, Losing My Mind e Lay It All On Me sono moderati blues-rock per hippies ritirati.
I Black Crowes sono rispettosi cultori del rock tradizionale, ma uno si chiede che bisogno ci sia di una replica dell'originale quando l'originale è ancora in giro.

Dopo aver sostituito Ford con Luther Dickinson, la band ha rispolverato le proprie credenziali di veri eredi del rock del sud degli anni '70 con Warpaint (2008), una raccolta affascinante e talvolta sconvolgente, evidenziata da Goodbye Daughters of the Revolution e Whoa Mule.

Before the Frost (2019) è un album live. Croweology (2010) contiene rarità.

Wiser for the Time (2013) è un altro dimenticabile album live.

Il tastierista Eddie Harsh dei Black Crowes è morto nel 2016, all'età di 59 anni, per cause ignote.


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