- Dalla pagina sui Gories, Blacktop, Dirtbombs di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Alessandro Dal Cin e Stefano Iardella)

Mick Collins è una leggenda di Detroit. Con i Gories (Dan Koha alla chitarra e Peggy O’Neill alla batteria), Collins riprende e rielabora la tradizione del selvaggio e oscuro rhythm and blues (di gente come Screaming Jay Hawkins e Bo Didley).
House Rockin' (New Rose, 1988- Wanghead, 1989) è grezzo e abrasivo. Give Me Love esibisce una sfrontatezza quasi criminale e Let Me Hear the Choir Sing suona come un coro Voodoo.

I Know You Fine (Wanghead, 1990) è il loro lavoro più "compiuto", ancora traboccante di verve fuorviante ma registrato e suonato meglio. Hey Hey We're The Gories deride i Monkees, con un'energia dieci volte superiore. Le selvagge Nitroglicerine e Six Cold Feet sono due delle loro prove migliori (e più selvagge). A differenza di molti revaivalisti, i Gories attingono dal blues e dal gospel degli inizi del secolo e lo fondono col raga psicadelico dei Velvet Underground (con Peggy O’Neill che impersona Tucker).
I primi due album saranno raccolti su I Know You Be House Rockin' (Crypt, 1994).

Andrea Cazzani scrive:

Dei Gories sono da avere assolutamente i primi due album: House Rockin' e I Know Ya Fine But How Ya Doin'. In formazione, oltre a Mick Collins, Dan Kroha (ora Demolition Doll Rods, ai tempi non si vestiva da drag queen) e la batterista Peggy O'Neill. La loro principale ispirazione non è il garage anni '60 (e in questo sono la vera pietra angolare moderna del genere, dopo tutti i gruppi anni '80 che si rifacevano calligraficamente ai vari Seeds, Count Five, ecc. comprese pettinature e strumentazione) ma delta blues, gospel e Velvet Underground (Peggy ai tamburi sembra Maureen Tucker veloce), che sono le fonti da cui, in seguito, hanno attinto quasi tutti i garagisti anni '90, Jon Spencer in primis.

Una pletora di singoli riuscirà a tenere vivo l’interesse per il gruppo: Nitroglycerine (New Rose, 1990), Telepathic (In The Red, 1991), You Don't Love Me (In The Red, 1991), Give Me Some Money (Subpop, 1992), Baby Say Unh (Estrus, 1992), To Find Out (Giant Claw, 1992).

Ma l’album Outta Here (Crypt, 1992) metterà fine alla loro storia in un tono minore.
Gli ultimi singoli prodotti sono Ichiban (Giant Claw, 1992), Bughouse (Get Hip, 1994), You Little Nothing (Get Hip, 1995).

Dopo aver sciolto I Gories, Collins si unisce a Darin Lee Wood (precedentemente nei Fireworks e nei ’68 Comeback) e forma i Blacktop. Il gruppo suona un volgare e viscerale garage blues, a metà tra Bloodloss e Pussy Galore.
Mojo Kitty (in the Red, 1994) è il loro primo violentissimo singolo. Sebbene I Got a Baaad Feeling, (In The Red, 1995) sembra non riuscire a decidersi tra uno stile più pop (Tornado Love), la ferocia dei Gories (Your Pretty Face, Noone Knows You ‘re a Dog), voodobilly (The Grave, Flagpole Hill) e il Blues (I Think It’s Going To Rain, Planeth Earth), è pur sempre un lavoro robusto e solido.
(La ristampa su CD include l'EP We Desist, cover e rarità).

Up All Night (Au-Go_Go, 1995) è arricchito dal demenziale brano strumentale Bahia e da una versione appassionata di Here I Am.

Dan Kroha fonda le Demolition Doll Rods.

Mick Collins successivamente forma il King Sound Quartet (con Tim Kerr alla chitarra, precedentemente nei Big Boys, Poison 13 e Lord High Fixers, Alex Cuervo al basso e Stephanie Friedman alla Batteria), gruppo con il quale realizza The Getdown Impeartive (In the Red, 1998), un caleidoscopico incrocio tra merseybeat, soul, rhythm and blues, garage rock, punk rock e addirittura free jazz (la versione di venti minuti di Space in the Place di Sun Ra). Almeno I Wouldn't Put It Past You e White Streak sono al livello del miglior materiale dei Gories.

Mick Collins e Khoa uniscono nuovamente le loro forze, collaborando con Andrè Williams, un attempato sessantunenne, urlatore di Rhythm and Blues, per il suo album Silky (In The Red, 1998), un fantastico concept con storie vietate ai minori (i fans dei Cramps dovrebbero adorarle), e sottolineate dal più grezzo e sporco suono garage dai tempi dei primi Gories (Pussy Steak, Bring Me Back My Car Unstripped).
Collins è stato successivamente affiancato anche da John Spencer e molti altri ospiti illustri nel successivo album di Andrè Williams, The Black Godfather (In The Red, 2000), un lavoro però molto inferiore rispetto al precedente.

Nel frattempo, Collins forma gli Screws assieme al collega chitarrista e cantante Terri "Angel" Wahl dei Red Aunts e poi i Dirtbombs (due bassisti, due batteristi).
Con gli Screws pubblica Presents 12 New Hate-Filled Classics, (In The Red,1999) e con i Dirtbombs pubblica Horndog Fest (In The Red,1998), che contine l'inno Vixens In Space, la furiosa Armageddon Double Feature e la straziante My Heart Burns With Deeps of Lurve.
I Dirtbombs hanno inciso anche un bel po' di singoli: High Octane Salvation (Sympathy, 1996), All Geeked Up (In The Red, 1997), Tina Louise (Flying Bomb, 1998), Maybe Your Baby (High Maintenance, 1998), Stuck Under My Shoe (Some Assembly Required, 1998), Headlights On (Solid Sex Lovie Doll Records, 2000).
Il secondo lavoro dei Dirtbombs, Ultraglide In Black (In The Red, 2001), è un mero tributo ai classici del rhythm and blues.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Il mediocre mini-album dei Dirtbombs Chariots Of The Gods (Augogo, 2002) mostrò il loro irresistibile fascino dal vivo ma la poca creatività. Il loro terzo album, Dangerous Magical Noise (In The Red, 2003), è stato il più accessibile fino ad ora, influenzato dal soul e dal funk (Get It While You Can, Don't Break My Heart). Se la loro imitazione di Wilson Pickett non è particolarmente originale, nei pochi momenti in cui scatenano i loro geni MC5 riescono a essere comunque intimidatori (Start The Party, Thunder In The Sky, Motor City Baby). E lo spirito lascivo di Collins era ancora indomito (Get It While You Can, 21st Century Fox, I'm Through With White Girls).

Il quarto album dei Dirtbombs, il doppio CD di 52 canzoni If You Already Have A Look (In The Red, 2005), raccoglieva la valanga di rarità che avevano pubblicato su vari media. Il primo CD contiene i singoli (compresi capolavori malvagi come The Sharpest Claws, Here Comes That Sound Again, Scratching Post, Little Miss Chocolate Syrup, Never Licking You Again), mentre il secondo CD contiene un sacco di cover.

We Have You Surrounded (In The Red, 2008) dei Dirtbombs avrebbe dovuto essere solo un EP, dato che contiene solo una canzoncina memorabile (Ever Lovin Man) circondata da cover sciocche, e alla fine si conclude con l'orgia cacofonica di otto minuti Race to the Bottom.
I primi tre album avevano un senso (un originale festival garage-rock, un tributo al rhythm'n'blues basato su cover, un divertissment pop).
I due successivi erano invece scherzi mal riusciti.

Party Store (2011), il loro quinto EP, è stato uno strano tributo ai maestri della techno di Detroit e all'house.


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