- Dalla pagina su Mary J. Blige di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
La diva di New York del soul-rap Mary J. Blige (1971), autentico prodotto della dura vita nel ghetto, ha reso popolare la fusion tra soul e rap che si era sviluppata a partire dal grande successo di Bobby Brown avvenuto nel 1988.
Entrambi i suoi manifesti, What's the 411? (1992) e My Life (1995), sono stati realizzati dal produttore Sean "Puffy" Combs.
È diventata per lo più un'interprete di materiale soul e pop a partire da Share My World (1997), nonostante il fatto che questa volta fosse stata prodotta dagli inventori del new jack swing, Jimmy Jam e Terry Lewis, e ha proseguito con il brillante ma blando Mary (1999), in cui l'influenza hip-hop era ridotta al minimo (il pezzo forte è All That I Can Say, scritto e prodotto da Lauryn Hill).
Ha cercato di mettere in mostra un lato più maturo con No More Drama (2001), contente la hit Family Affair (con 70 minuti di riempitivo), e Love And Life (2003) ma, come la maggior parte delle dive, il suo personaggio non era particolarmente interessante.
La sua musica è musica soul vecchio stile, elegante e lussureggiante ma, in definitiva, derivativa e ripetitiva.
Negli anni successivi affondò rapidamente attraverso raccolte noiose come The Breakthrough (2005), Growing Pains (2007), Stronger with Each Tear (2009) e My Life II... The Journey Continues (Act 1) (2011).
Ha giocato con il soul, il jazz, il rock e persino con la musica house su The London Sessions (2014).
Strength of a Woman (2017) include collaborazioni con Kanye West (Love Yourself) e Kaytranada (Telling the Truth).
Nel 2021 ha partecipato al film su Aretha Franklin Respect di Liesl Tommy, in cui la Blige interpreta la cantante Dinah Washington (alias di Ruth Lee Jones).
Good Morning Gorgeous (2022) si apre con il pezzo infettato dalla trap Amazing, ma per lo più fluttua anemicamente tra liquide ballate soul come Come See About Me.
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